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Intervista a Giorgio Salati


Un pensieroso Giorgio Salati.

Dove sei nato e quando?
A Milano nel 1978.

Quanti anni fa hai iniziato a collaborare con Topolino?
Più di 15: la mia prima sceneggiatura è dell'estate 2003.

Quanto pensi sia importante la rivista per le persone e per l'editoria?
Naturalmente è molto importante perché è il settimanale a fumetti che ha venduto di più nella storia italiana, esiste da 70 anni e su di esso hanno imparato a leggere milioni di italiani.

Qual'è la storia scritta da te a cui sei più legato?
Ce ne sono molte. Tra le mie, quella che forse è rimasta più nel cuore dei lettori è "Paperinik e l'amore nell'oblio", che certamente è anche una delle mie preferite. Mi risulta un po' difficile scegliere, diciamo che sono molto legato tra le altre alla saga "Zio Paperone e la sfida da 50$".

Qual'è la storia in generale a cui sei più legato?
Anche qui è molto difficile scegliere. Il Ventino Fatale e la Stella del Polo di Barks sono sul podio. Altre mie preferite: i Gamberi in Salmì di Scarpa, la prima storia di Eta Beta di Walsh/Gottfredson.

Qual'è l'autore/autrice a cui sei più legato?
Credo Barks.

Qual è la tipologia di storie che preferisci scrivere?
Mi piace che ci sia un sottotesto emotivo, altrimenti mi annoierei, e di conseguenza si annoierebbe il lettore. Mi piace in particolare scavare nelle psicologie dei personaggi, provare a "metterli in crisi" per vederli riemergere con le loro qualità più genuine. Mi piace mettere in discussione i cliché per cui i personaggi sono conosciuti, per riscoprire quali sono i motivi che hanno determinato tali cliché, cercando di giungere al nucleo più vero del personaggio.

Qual'è il personaggio in cui ti identifichi di più? e qual'è il tuo preferito?
Probabilmente mi identifico di più in Paperino, ma non mancano le volte in cui mi sento Pippo o Paperoga. Quando sono sarcastico mi sento un po' Paperone. Quando faccio delle battaglie di principio mi sento Topolino. Quando ricevo complimenti per le mie storie mi sento Paperinik, quando le scrivo mi sento Archimede (che mette insieme competenza tecnica e inventiva/fantasia). Questo è il bello dei personaggi Disney: sono degli archetipi universali, ognuno di essi incarna una parte di noi e possiamo trovarci proiettati dentro ognuno di loro, a seconda della storia.
Il mio preferito? Diversi. Forse Paperino. Ma ultimamente ho una grande simpatia per Battista.

Cosa pensi sia necessario per mantenere un Topolino di qualità?
Tenere la bussola ferma sulle relazioni tra i personaggi, sulla loro dimensione morale ed emotiva, senza però snaturarli (per es. Paperone in fondo in fondo ha un cuore d'oro ma non può risultare sempre troppo affettuoso/generoso altrimenti non è più Paperone).

Quanto tempo impieghi mediamente per scrivere una storia?
Difficile stabilirlo perché di solito faccio più cose contemporaneamente. Per quanto riguarda un soggetto potrebbe volerci un pomeriggio come diversi giorni, per una sceneggiatura forse un paio di settimane. Ma ripeto, non mi è possibile quantificare davvero.

Quale periodo della rivista pensi sia stato il più importante?
Quello che verrà, perché si combatte una sfida importante contro le chiusure delle edicole e la scarsa propensione alla lettura dei nostri connazionali.

A quale epoca della rivista sei più legato?
Ovviamente a quella in cui lo leggevo da piccolo, ossia la seconda metà degli anni '80.

Cosa pensi riservi il futuro a questa rivista?
Credo che nemmeno Nostradamus potrebbe dircelo.

Per diventare sceneggiatore hai seguito un corso "normale" o hai frequentato l'Accademia Disney?
Ho frequentato la Scuola del Fumetto di Milano nel 2001. Ho iniziato a lavorare per Topolino nel 2003. Poi nel 2005/2006 ho frequentato un "master" di sceneggiatura presso l'Accademia Disney.

In che modo sei stato "arruolato" (cioè hai partecipato ad un concorso come quello più recente del 2014 o hai fatto un colloquio oppure collaboravi già con altri fumetti e sei stato chiamato per Topolino)?
Alla fine della Scuola del Fumetto sono stato esortato dal mio insegnante a fare delle prove per Topolino, e dopo mesi di lavoro ho mandato via mail alcuni soggetti e il mio curriculum. Ottenni un appuntamento con un editor, il quale mi disse che secondo lui sarei stato in grado di scrivere per Topolino, ma le storie che avevo mandato non andavano ancora bene. Mi misi sotto a scriverne altre, e finalmente queste andarono in porto, segnando l'inizio della mia carriera di sceneggiatore.

- Matteo Gatti




 

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