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Intervista a Donald Soffritti


Donald Soffritti alle prese con Paperinik.

Quanti anni fa hai iniziato a collaborare con Topolino?
Ho iniziato 22 anni fa, nel 1997, come inchiostratore. Poi da inizio '98 fino alla fine dello stesso anno ho fatto il corso di disegno all'Accademia Disney per iniziare la carriera di disegnatore all'inizio del '99.

Quanto pensi sia importante la rivista per le persone e per l'editoria?
Topolino è il magazine più famoso d'Italia, un caposaldo dell'editoria. Ha intrattenuto interi cicli di generazioni facendo sognare grandi e piccini. Impensabile immaginare un'edicola senza Topolino in bella vista. I personaggi Disney ormai sono considerati di famiglia, parenti stretti. Con Topolino si muovono i primi passi di indipendenza nella lettura, si conoscono vocaboli nuovo, ci si diverte e si impara anche a riflettere su alcuni aspetti della vita.

Qual è la storia disegnata da te a cui sei più legato?
è una delle ultime, la Topodissea. Senza rinnegare il passato, con Paperino Paperotto che adoro tutt'ora, o le Witch, la Topodissea in quanto a maturità professionale, anche se c'è ancora molto da fare, è quella che mi rappresenta di più.

Qual è la storia in generale a cui sei più legato?
A livello sentimentale, tra le mie, per sperimentazione e per tipo di progetto direi quelle fatte per il magazine PP8. Avevo carta bianca. Per il Topo direi la Topodissea. Dei miei colleghi tutte quelle scritte da Enrico Faccini che sono spassose, ma anche quelle di Carpi o Scarpa. Difficile dirne una su tutte, ogni storia ha una sua particolarità che in un qualche modo ci resta dentro.

Qual è l'autore/autrice a cui sei più legato?
Sono più di uno. Il grande Cavazzano di cui continuo ancora a studiarne la narrazione e l'impaginazione; Il grande Uderzo, papà di Asterix; Toriyama. Questi i principali. Di solito però amo guardare tutto e tutti perché c'è sempre da imparare da chiunque.

Qual è il personaggio in cui ti identifichi di più? e qual è il tuo preferito?
Sicuramente Paperino Paperotto è il personaggio che mi ha sempre dato la possibilità di muoverlo e farlo recitare come piace a me, trasmettendogli automaticamente una parte di me stesso. I personaggi Disney sono tutti meravigliosi, mano mano che li si disegna li si scopre per quello che realmente sono e li si ama per questo. Amo Paperino, Paperoga, Zio Paperone, Pippo, Topolino e Pluto ma anche i cattivi, che adoro, Gambadilegno, Macchia Nera, Plottigat, insomma amo tutti i personaggi con carattere.

Cosa pensi sia necessario per mantenere un Topolino di qualità?
Belle storie avventurose, umoristiche, che facciano ridere veramente e una grafica più fresca, odierna, accattivante, compreso le scelte cromatiche delle colorazioni che a mio avviso sono tutt'ora piuttosto superate e non in linea con i tempi.

Quanto tempo impieghi mediamente per disegnare una storia?
Faccio mediamente dalle 10 alle 13 pagine al mese, con un buon margine di miglioramento anche se, in mezzo al lavoro c'è la vita che scorre con tuto quello che ne ruota attorno.

Quale periodo della rivista pensi sia stato il più importante?
Mah, non so se ci sia stato un periodo più importante di un'altro, non è solo una questione di prodotto ma di momento storico. Negli anni '90 Topolino vendeva un milione di copie alla settimana, sicuramente un gran periodo. Le storie belle a mio avviso ci sono sempre state così come le storie meno belle. Forse nel periodo Muci, la scelta di abbassare il target non ha fatto bene alla testata allontanando un po' di più gli adulti, cosa ovviata poi in un secondo momento dalla De Poli. Entrambe seguendo le direttive della Disney Italia. Nell'editoria si sa, si va per tentativi, si prova e non sempre va bene. Non mi sento di condannare assolutamente nessuno, perché nessuno ha la verità in tasca. Le buone idee tra gli sceneggiatori ci sono sempre state, vantiamo di sceneggiatori davvero eccellenti. Credo quindi che non sia tanto una questione di periodo storico migliore di più di un'altro ma della gente che ne fruisce. Il pubblico è cambiato tanto, complice il dilagare di supporti come gli smartphone che hanno indubbiamente allontanato i ragazzi dalla lettura. Se un ragazzo ha 5€ in tasca e deve decidere se con quei soldi ricaricare il cellulare o comperare Topolino, la seconda scelta perde in partenza. Panini in questo momento, con la figura di Bertani, sta ragionando il futuro della testata cercando proprio di arrivare con logica a tutti quei lettori che si sono allontanati dalla lettura proprio per i motivi di cui sopra.

A quale epoca della rivista sei più legato?
Da lettore a tutto ciò che è uscito negli anni della mia infanzia, quindi tra gli anni '70 e '80. Da professionista dalla fine degli anni '90 in poi.

Qual è il direttore tra quelli sotto cui hai lavorato a cui sei più legato?
Ho vissuto in pieno il periodo Muci e DePoli con le quali ho sempre avuto ottimi rapporti umani e professionali. Ad entrambe devo veramente moltissimo. Bertani è subentrato da poco e per quel poco che ho avuto a che fare con lui mi è sembrato una persona molto in gamba.

Cosa pensi riservi il futuro a questa rivista?
Non lo so. Il nuovo direttore ha ottime idee e ottime intenzioni per la testata stessa anche se i conti si fanno sempre con i lettori. Sta puntando moltissimo sulla qualità e quando si punta su quella le risposte buone non mancano mai. Vediamo un po', io sono molto fiducioso!

Per diventare disegnatore hai seguito un corso "normale" o hai frequentato l'Accademia Disney?
Ho fatto studi artistici, Istituto D'Arte e Accademia di Belle Arti. Poi in un secondo momento, quando mi hanno preso, ho fatto l'Accademia Disney, che è stata fondamentale direi. Da solo sarei arrivato fino ad un certo punto, avevo molte lacune e sul fumetto non avevo insegnanti che potevano accompagnarmi in un percorso professionale di un certo tipo. Scuole di fumetto ancora non erano molto pervenute. L'Accademia Disney mi ha insegnato tutte le basi del fumetto Disney che, una volta consolidate, mi sono servite per un percorso di crescita professionale a livelli di qualità alta, qualità sulla quale ho investito tutta la mia carriera.

In che modo sei stato "arruolato" (cioè hai partecipato ad un concorso come quello più recente del 2014 o hai fatto un colloquio oppure collaboravi già con altri fumetti e sei stato chiamato per Topolino)?
Tentai una prima volta con la Disney nel '94 ma andò malissimo e avevano ragione loro, ovviamente. Ci riprovai una seconda volta nel 97, sempre mandando fotocopie in Accademia e stavolta andò meglio. Roberto Santillo mi reclutò subito come inchiostratore, in attesa di iniziare il corso di disegno all'inizio dell'anno successivo, eravamo in agosto. Da li iniziò un'avventura meravigliosa che spero non finisca mai.

- Matteo Gatti




 

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