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Intervista a Roberto Vian


Roberto Vian

Dove sei nato e quando?
Mestre, il 20 Febbraio 1965.

Quanti anni fa hai iniziato a collaborare con Topolino?
Nel 1992.

Quali sono le tipologie di storie che preferisci disegnare e quali quelle che preferisci in generale?
Un'importante produttore cinematografico diceva che vi sono tre regole per scrivere una buona storia: struttura, struttura e struttura. Se il plot è costruito bene il piacere di disegnare si puó provare in qualsiasi storia. Oltre a ció sono affascinato da sceneggiature che suggeriscano ampi paesaggi, atmosfere un po' drama e talune tipologie di storie in costume.

Quanto pensi sia importante la rivista per le persone e per l'editoria?
Pur essendo confezionato per un pubblico molto giovane i lettori del Topolino stanno all'interno di una forchetta di età in base alla quale possiamo guardare al fumetto in generale. Piú che di fumetto parlerei di che cosa è il fumetto di epoca in epoca. I geroglifici egizi, geroglifico riferisce ad una incisione sacra, avevano funzione appunto sacra, cerimoniale ed anche tecnico-mercantile. In epoca medievale il discorso offerto in immagine aveva anch'esso funzione sacra e naturalmente di gestione sociale. In epoca contemporanea che ruolo affidiamo al fumetto? Le domande sono a mio avviso piú importanti delle risposte che altro non sono che attutitori di ansia. Noi siamo occidentali e dunque cristiani, questa è la cultura che ci organizza la mente. I cristiani pensano a sé stessi in un mondo che ha un passato, un presente ed un futuro dove il futuro è sempre positivo, da ció la Struttura Restaurativa in tre Atti e il fumetto seriale. E' il pensiero di civiltà che segna il passo, non il singolo individuo e nessuna civiltà è mai riuscita a modificare le proprie simboliche in corsa, al massimo, come vediamo oggi, le radicalizza. Le neuroscienze, che sono un Cartesio spinto all'iperbole, indicano che oggi i ragazzi stanno spostando il baricentro cognitivo dalla parola all'immagine. La Tecno-Scienza ha quasi abolite le categorie dello spazio e del tempo e già Martin Heidegger evidenziava che la morfologia cognitiva occidentale è molto sensibile a queste strutture perché in loro assenza ci troveremmo disorientati. Nella 'Lettera sull'Umanesimo' sempre Heidegger scrive che "Il linguaggio è la casa dell'Essere e nella sua dimora abita l'uomo"; il linguaggio lo apprendiamo da piccoli in modalità inconsapevoli dunque, si puó dedurre che non siamo noi ad usare il linguaggio ma è il linguaggio che ci agisce; linguaggio vuol dire pensiero. Hegel nella 'Scienza della Logica' scrive che dinanzi ad un aumento quantitativo di un fenomeno si da una modificazione di carattere qualitativo, es. se bevo un bicchier d'acqua magari va bene per il ricambio cellulare, se ne bevo 50 rischio il pronto soccorso, è una legge di natura. Se si accetta questa argomentazione si deve dire anche che quando il mezzo diventa fine non ha nessun orizzonte finalistico, il mezzo come fine prevede solo il proprio autopotenziamento 'ad infinitum' e qui il nostro sguardo sul futuro deflagra. La Tecno-Scienza è per noi oggi un tratto fondamentale di Civiltà e noi pensiamo ad essa come ad un mezzo mentre Emanuele Severino sulla scia dello stesso Heidegger avverte che essa è divenuta il nostro abito mentale. Questo non è secondario. Reputo dunque anche il Topolino un luogo di possibilità importanti specie se terremo conto di ció che siamo in termini di Storia in quanto la Storia è psiche. L'aspetto ludico della lettura è anch'esso importante.

Qual è la storia scritta da te a cui sei più legato?
Ho un buon ricordo di diverse sceneggiature. Se proprio dovessi scegliere guarderei non ad una specifica storia ma ad un periodo seppur breve, X-Mickey. Colgo l'occasione per ringraziare ancora l'allora direttore del Topolino Claretta Muci. Persona intelligente.

Qual è la storia in generale a cui sei più legato?
Storia significa tempo a cui si attribuisce un senso. La storia che mi affascina di piú è quella dello stesso Walt Disney. Anni fa ebbi la curiosità di leggere quel testo bellissimo dedicato a Disney scritto da quell'uomo intelligente che era Sergej Ejzenstejn, regista russo, parliamo di montaggio intellettuale detto anche Montaggio per Attrazioni. Ejzenstejn sosteneva che Walt Disney rappresentava con il suo lavoro un pensiero pre-logico antecedente la Civiltà Industriale, interpretazione interessante. Il montaggio è lo specifico del linguaggio cinematografico ed è importante anche nel fumetto in quanto puó suggerire sfumature di significato piú ampie. In '2001: Odissea nello Spazio' Stanley Kubrick, che a mio avviso riprende 'La Scienza della Logica di Hegel', troviamo un'esempio nobile di regista-filosofo seppur dal chiaro sapore religioso. Lo iato sistematico che il linguaggio fumetto impiega tra una immagine e la successiva, o un'altra, è uno strumento potente come lo puó essere la pausa in musica. Ritengo per inciso che dai fumetti di Rodolphe Topffer non sia cambiato molto, i codici sono gli stessi. Quando noi narriamo qualcosa stiamo lavorando sul tempo e sullo spazio e, abbiamo già detto, che tempo è uguale a modo di pensare l'essere umano gettato nel mondo, come scriveva ancora Heidegger. Walt Disney costruisce un mondo che riflette il nostro modo di occidentali di guardare e guardarci come umani dinanzi al mondo naturale che ci ospita, visto che il nostro sguardo verso esso mondo è contemplativo e autoreferenziale e non partecipativo. Semplice e potente idea, quella di Walt Disney!

Qual è l'autore/autrice a cui sei più legato?
Guardando alla tecnica fumetto in generale direi che Alberto Breccia, uruguagio, è l'autore che nella sua ricerca grafica programmaticamente irrisolvibile ha generato un percorso fiammeggiante; gli inglesi traducono l'aggettivo con un termine che amo, flamboyant. Dopodiché non possiamo dimenticare McCoy, Raymond ed altri. In Italia Dino Battaglia, Sergio Toppi e Gianni De Luca penso costituiscano un tentativo importante di proposta su una modalità narrativa riflessa su di una forma-segno con notevole e raffinata capacità di operazioni su tempo e spazio; in alcuni loro passaggi mi viene alla mente una parte del lavoro di ricerca sulla percezione visiva elaborato dalla Gestalt con Husserl, Koffa, Kohler e Wertheimer. Vedo il fumetto nella sua forma piú pura in assenza di dialogo che Platone definiva 'discorso immobile'.
Entro fine anno pubblicheró in rete, a fruizione libera, un mio racconto scritto e disegnato in cifra realistica; nella mia esperienza diretta oggi gli editori italiani non recepiscono questa tipologia di proposte.

Qual è il personaggio in cui ti identifichi di più? e qual'è il tuo preferito?
Le due cose coincidono, Pippo. Carl Barks, se non ricordo male, definí Pippo un personaggio stupido. Pippo esprime un comportamento che in psicologia (che dovrebbe cambiare nome perché non è un sapere ma una pratica) si definisce 'lucid dream', in italiano lo traduciamo con onironautica, una sorta di sogno guidato, con un piede nell'Inconscio e un piede nella sfera razionale. Ricordo che Inconscio non è un luogo, Inconscio è un aggettivo. Trovo Pippo molto seducente appunto per questa sua modalità da equilibrista in costante oscillazione tra razionalità ed irrazionalità facendosi emblema di come noi esseri umani siamo. In un'epoca di razionalità spinta come la nostra Pippo è definito 'uno strano', dove strano significa straniero, uno simpatico ma che puó ingenerare una certa angoscia perché non si riesce ad inquadrarlo, a prevederlo, appunto metterlo in ratio; Freud direbbe 'Unheimlich'. Dopodiché sappiamo che alla fine, come si dice, Pippo è buono. Rispecchia la strutturazione della nostra mente di occidentali. Ottimo carachter!

Cosa pensi sia necessario per mantenere un Topolino di qualità?
Come sopra, sono piú interessato alle domande in funzione del sottofondo culturale di una società perché lí abita la motivazione del suo agire; ancora Platone sottolinea che estrapolare una frase da una argomentazione equivale ad azzerare il pensiero. L'intenzione originaria di Walt Disney aveva forti tratti di attenzione pedagogica verso i ragazzi all'interno di un'afflato colorato, simpatico, anche con brevi sguardi sul dramma. Tutte le comunità arcaiche si sono impegnate ad escogitare storie, miti, narrazioni per formare l'uomo in funzione della vita dal momento che l'umano nasce in assenza di codici. La nostra cultura, il Cristianesimo, ha messa in circolazione l'idea di futuro e allo stesso modo la Scienza l'idea di progresso, l'afflato di fondo è identico come scrive con forza Bacone nel 'Novum Organum'. Possiamo pure operare sperimentazioni strutturali narrative con finali sospesi o drammatici ma la nostra scansione cognitiva di vita sul futuro è sempre positiva; Karl Jaspers in 40 pagine dedicate al Tragico greco scrive che nessun occidentale puó piú essere tragico, nemmeno Shakespeare. In Italia è ritenuto un buon lettore colui che legge 3 libri all'anno; che libri, fumetti e film leggiamo e guardiamo noi? Piú che di computer, che vanno benissimo, la scuola ha bisogno di maestri e i bravi maestri sanno che i ragazzi, e non solo, imparano per fascinazione, non per calcolo. Una rivista o un libro si acquistano per fascinazione, non per calcolo. Il computer allena la mente ad un pensiero convergente mentre l'umanità ha ideato in ottima parte con mentalità divergente; ció che nella vita è un problema con il computer diviene programma. In base a ció reputo il Topolino importante in qualità di possibilità seria, da esprimersi anche in modalità formali divertenti, in rapporto ad un pubblico giovane per offrire un contributo alla formazione di lettori poi adulti che andranno a partecipare della società stessa. Inoltre, l'italiano non è un popolo, siamo poco piú che una espressione geografica, come notava Talleyrand; l'italiano peró potrebbe disporre di un deposito culturale enorme, da Dante a Leopardi, che dovremmo sottrarre ai poeti per consegnarli ai filosofi; Leopardi anticipa Nietzsche. Se mi occupo in maggior parte di cose che amo non ho bisogno di distrarmi, distrazione significa separazione. Se come società viviamo di speranze ed auguri, termini della passività che usiamo spesso, non funzionerà e i giovani questo lo hanno capito. Pensiamo ancora in modo umanistico ma in epoca Tecnica, non età Tecnica, tutto il pannello valoriale umanistico viene modificato come ci indica la Filosofia seria da tempo; il pensiero tecnico è un pensiero che calcola ma le nostre cose piú belle sono irrazionali come l'amore, le passioni, perció le definiamo tali. Dunque una domanda riguardo a qualsiasi prodotto culturale potrebbe essere, quale è lo scopo? Sempre in generale sono d'accordo con Umberto Galimberti quando sostiene che noi italiani non siamo ancora arrivati a livello di cittadinanza, siamo fermi ad un livello di parentela, di simpatie. Cultura è anche questo. Vista dunque la nostra passione per il futuro come terra di promessa se non investiamo sui giovani anche con l'offerta culturale su chi investiamo? Da qui porrei una rinnovata attenzione all'opinione del lettore riguardo la qualità dell'offerta. Nel prossimo futuro il lavoro per gli sceneggiatori e i disegnatori di fumetti verrà drasticamente ridotto causa le A.I. Nel disegno Disney inoltre è facile fare confusione tra interpretazione e distorsione

Quanto tempo impieghi mediamente per scrivere una storia?
Un mese.

Quale periodo della rivista pensi sia stato il più importante?
Riferendo alla mia esperienza penso che il periodo della istituzione dell'Accademia Disney, Accademia richiama Platone, da parte di Giovan Battista Carpi che, prima di essere un ottimo disegnatore era un intellettuale, abbia costituito un'esempio di intenzione di pensiero che poi in qualche modo ha tentato di tradursi in azione. Penso sia piú importante il come del cosa.

Qual è il direttore tra quelli con cui hai lavorato a cui sei più legato?
Diciamo che alcuni direttori hanno in qualche modo tentato di esprimere un pensiero bello all'interno di un modo di impostazione del lavoro. Si tratta di capire quale perché si decide di tradurre in azione.

Per diventare disegnatore hai seguito un corso "normale" o hai frequentato l'Accademia Disney?
Ho iniziato con il fumetto realistico per dedicarmi poi all'iperrealismo a grafite, sono essenzialmente autodidatta. Dall'età di 16/17 anni ho iniziato a frequentare studi di professionisti di cui stimavo il lavoro. La figura di mastro artigiano che ricordo con maggior gratitudine è Stelio Fenzo che, oltre a uomo di cultura, esprime un tocco con il pennello davvero splendido. A 25 anni ho contattato Giovan Battista Carpi all'Accademia Disney e, in parallelo al lavoro che facevo per pagare le bollette, ho iniziato un percorso di un'anno durante il quale Carpi mi diceva solo: Continua! Un giorno mi sono licenziato dal lavoro e sono andato a Milano con le ultime tavole disegnate e ho detto al Carpi: Mi volete o no?

- Matteo Gatti




 

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