Topolino 3027

27 NOV 2013
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Bei tempi (ma in realtà si parla di non più di uno o due anni fa) quando Topolino usciva spesso con albetti promozionali o didattici allegati per sensibilizzare i suoi lettori o istruirli su qualche particolare argomento. Così storie come Paperopoli e il sapore buono del cibo in dono, avevano in essi il loro ambiente naturale in cui essere collocate: un di più rispetto alla lettura del settimanale con anche tutto lo spazio necessario per gli approfondimenti.
Oggi invece si finisce col trovarsele addirittura come storie di apertura con tutti i contro del caso. Sia chiaro, l’intento è lodevole, il tema è di attualità e meritorio di essere portato all’attenzione dei lettori, ma vista la scelta di offrirgli la massima ribalta, allora forse era il caso di produrre un’avventura che avesse qualcosa in più. invece Macchetto ci regala uno dei suoi classici lavori, esile come le ali di una farfalla, ecumenico come Fabio Fazio, ma soprattutto noioso perchè sprovvisto di una qualsiasi trama o idea. E’ solo un megaspot vagamente (e vanamente) filosofeggiante riguardo il problema della scadenza degli alimenti, una storia didattica appunto, non diversa da quelle che si potevano leggere su “Qui, Quo, Qua e il problema dell’olio usato” o “Un bosco per amico”. Con la differenza che queste ultime erano in una sede tutta loro, non andando ad inquinare lo spazio-fumetto del settimanale.

Comunque ci si consola almeno con l’ultima puntata di Darkenblot, che chiude degnamente questa seconda avventura del “nuovo” Macchia Nera. Come era facile prevedere, Casty e Pastrovicchio ci riconsegnano il criminale che tutti conoscevamo ma fanno anche di più. Perchè Macchia non si limita a recuperare quella credibilità che poteva pensarsi perduta (o comunque appannata) negli episodi precedenti, come succube di Mister Me, ma di fatto si impossessa totalmente della scena, giganteggiando e mettendo in ombra tutti gli altri protagonisti. Questa puntata è sua, solo e soltanto sua, Topolino non fa nulla, non combina nulla, un piccolo, inutile sorcetto in balia di eventi (e putrelle) più grandi di lui.

Casty conduce bene in porto la sua storia, il piccolo robottino rappresenta forse un escamotage troppo facile per districare alcuni passaggi, ma bisogna rendere merito all’autore di aver risolto brillantemente la questione del “mal di denti”: era sembrata una trovata eccessivamente demitizzante, però si è rivelata alla fine perfetta per il colpo di scena che ha determinato l’inversione dei ruoli e quindi l’inizio della (breve) ascesa del supercriminale.

Pastrovicchio dal canto suo fa un lavoro egregio e l’imponenza fisica e caratteriale di Macchia nera è in gran parte merito suo e del nuovo look che ha elaborato.

Riflessione strettamente personale: per tutta la puntata ho avuto l’impressione di avere davanti non Topolino e Macchia ma Martin Mystere e Sergej Orloff. In particolare la somiglianza tra i comportamenti e gli atteggiamenti dei due villains in questa occasione, per quanto sicuramente casuale, ha dell’incredibile.

Divertente ma graficamente alquanto confusa e pesante è Goose Maps – Paperino e il pozzo dei desi…nari, mentre Gennarino e la buona cattiva stella rispolvera un vecchio clichè narrativo, puntando i riflettori su Gennarino, i suoi sensi di colpa e l’affetto che lo lega ad Amelia.

Meritevole invece Gambadilegno e Rock Sassi insieme… per forza, in cui Panini, con i disegni di Usai, ci restituisce un Rock Sassi come non si vedeva forse dalla sua prima apparizione, cioè non un completo beota degno compare di Manetta, ma un poliziotto duro, inflessibile e in grado di spaventare i criminali pur se non particolarmente brillante: insomma come originariamente lo aveva presentato Faraci, prima di fargli cominciare a scendere i gradini della scala evolutiva fino ad arrivare all’ameba che era diventato recentemente.

Oltre ai fumetti, sono da segnalare sicuramente l’articolo sulla colletta alimentare e il reportage fotografico di Lucca Comic & Games.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: il fumetto supereroistico "classico" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"