I Grandi Classici Disney 326

25 DIC 2013
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Se anni Ottanta devono essere, che siano i migliori! Paperino e la casa elettronica è una grande storia di Pezzin/De Vita, di quel grandioso filone sulle grandi novità tecnologiche che per vari hanni ha così efficacemente (e benevolmente) smascherato le tante ombre del millantato “progresso”, facendoci contemporaneamente ridere a crepapelle.
Una grande storia per introdurre un grande numero, che al netto (purtroppo) del comparto straniero (si salva dalla scontatezza Topolino miliardario, e lascia giusto un minimo ricordo Nonna Papera e la befana dell’orfano) presenta quasi solo grandissimi lavori: la meno coinvolgente è forse Una baita per Ciccio, peraltro la meno solida del ciclo Boschi-Scarpa, ma comunque divertente anche se non ai livelli di altre storie di Boschi.
Assolutamente ingegnose (e spassose) due storie dei mitici fratelli Barosso, Topolino e il pranzo di gala e Topolino e il traspositore a transistor, così come Strega Nocciola e il progetto U.V., che però vanta già tre ristampe sui GCD, nel 1999 e nel 2008, quest’ultima davvero un po’ troppo recente. Evitando simili sovrapposizioni (e ancor più col BIG) si riuscirebbe davvero a rendere un grande servizio a nuovi lettori e collezionisti senza scontentare nessuno. Interessante comunque notare il “bottarismo” di uno Scala ancora vicino al suo maestro.
Grande storia, divisa in due parti e ornata dai disegni di Pier Lorenzo De Vita, anche Paperino e la grotta di Aladino, una delle tante scritte dal (chissà perché) dimenticato Osvaldo Pavese, che per fortuna i Grandi Classici ci ripropongono con la dovuta frequenza.
Infine, la sezione Superstar ci regala due grandi storie di Guido Martina, entrambe spassose e ricche di idee narrative, che ci mostrano quanta ricchezza (ancora irristampata) ci riserbi la produzione di questo grande Autore, spesso dimenticata in Albi d’Oro o Almanacchi. Paperino e il vecchio dell’anno nuovo in particolare ha delle trovate micidiali oggi improponibili (un tale beve tanto da dimenticarsi di respirare e muore: “morì, come visse, sbronzo/ e lo eterniamo in bronzo, etc.”); la seconda, Paperino e il capodanno tropicale, è una di quelle storie che celebravano le ricorrenze festive nella maniera più agitata e inventiva possibile, lontana dall’innaturale e fuorviante melensaggine che altri autori hanno poi creduto di dover introdurre.
Un numero dunque che si guadagnerebbe le sue brave cinque stelle se non fosse per l’apporto estero e, soprattutto, la cattiva gestione della ristampa chendiana.

Autore dell'articolo: Dominatore delle Nuvole

Pacioso studente di dottorato in matematica (e incallito lettore di tutto il resto), mi sono formato su I grandi Classici Disney (che acquisto tuttora recensendoli quando possibile insieme all'amico Davide Del Gusto) e Topolino Story vecchia serie. Venero la scuola Disney classica, dagli ineguagliabili vertici come Carl Barks e Guido Martina ai suoi meandri più riposti come Attilio Mazzanti e Roberto Catalano (l'inventore della macchina talassaurigena). Dallo sconfinato affetto per le storie di Casty sin dagli esordi (quando lo confondevo con Giorgio Pezzin) deriva il mio roboante nome d'arte. Scarso fan della rete, resto però affezionato al mondo del Papersera che è il mio periodico contatto con altri appassionati. Lo reputo anzitutto e soprattutto un luogo di approfondimento distensivo, e nei ritagli di tempo cercherò di contribuire il più possibile a renderlo tale, nella convinzione che la distinzione tra esegesi e nerdismo sia salutare e perseguibile. Attendo sempre con imperterrita fiducia la nomina di Andrea Fanton a senatore a vita.