Mega Almanacco 1

31 GEN 2017
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La prima sensazione dopo la lettura del “nuovo” Mega Almanacco è di stridente contrasto tra l’editoriale e i contenuti effettivi. Nel primo la direttrice promette il meglio della produzione recente nostrana e soprattutto di altri paesi ed è una dichiarazione d’intenti che manderebbe in visibilio qualsiasi appassionato, ma il contenuto non mantiene nulla di tutto ciò. Una veloce lettura del sommario permette di verificare che non c’è traccia di storie nostrane, non c’è nessuna inedita e le più recenti risalgono ai primissimi anni 2000 che non sono poi tanto dietro l'angolo: quando si comincia ad andare avanti con gli anni, si tende ad avere una percezione errata del tempo, ma basta fermarsi un attimo a riflettere per capire che i primi anni 2000 significa quindici e più anni fa! Alcuni degli autori ospitati sul volume sono anche morti nel frattempo…

Il fatto è che questo Mega, al di là del formato più grande, si presenta del tutto identico, anche visivamente, ai suoi predecessori, i vari Mega 2000, Mega 3000, Disney Comix… E’ una rivista di fumetti da un tanto al chilo, dove si può trovare la storiella divertente, la storiella simpatica, la storiella così così, la storiella brutta, l’autore un po’ più noto e quello di cui non si conosce nemmeno la data di nascita, tutto insieme senza nessun criterio che non sia quello di raggiungere la foliazione prevista.

A meno di una forte inversione di rotta con i numeri successivi non si capisce cosa abbia più delle testate defunte per poter avere un maggior successo (Disney Comix, uguale in tutto per tutto, è durato tre anni o poco più): certamente si ritaglierà un suo pubblico, probabilmente potrebbe anche essere remunerativa dato che ristampa storie già edite sulle collane precedenti e quindi non richiede chissà quale sforzo produttivo però dispiace vedere come si tenti di prendere in giro il lettore cercando di propinargli un’accozzaglia di riempitive spacciandola per una raccolta di primizie.

Per di più il rapporto quantità/prezzo, unico fattore che potrebbe far pendere un po' l'ago della bilancia in favore dell’acquisto, non è nemmeno dei più alti. Impossibile trovare qualcosa di positivo in una rivista che nasce già vecchia, nelle idee e nei contenuti.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: il fumetto supereroistico "classico" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"