Topolino 3243

23 GEN 2018
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Ancora un numero senza infamia e senza lode, senza acuti e senza bassi, con alcune storie sufficienti ma che avrebbero potuto essere molto migliori.

E’ il caso della storia di apertura, Zio Paperone e la promessa venuta dalla Scozia, scritta da Buratti e disegnata da Mazzarello: uno spunto apparentemente originale è solo l’occasione per infilarsi in un intreccio narrativo visto più volte, però ben gestito e in cui Paperino riesce a ritagliarsi un momento di giusta soddisfazione. La vicenda paga però pegno nel finale, che conclude il tutto con una fretta eccessiva.

Considerazioni analoghe si possono fare per la storia che chiude l’albo, Topolino e il supermistero a quattro ruote, opera di Mazzoleni, dove una vicenda sospesa tra giallo e fantasy, viene parzialmente rovinata ancora una volta dal finale: un finale dove saltano gli equilibri e in cui viene a mancare la fluidità che fino ad allora aveva caratterizzato lo svolgimento. Peccato perché la commistione tra una trama mistery e i disegni di Leoni avrebbe potuto regalare qualcosa di ben più riuscito, come lo stesso disegnatore (in veste di autore completo) ha più volte dimostrato nel passato.

Comunque sono due esempi di storie che sarebbe bene vedere più spesso sul settimanale.

Sul resto del numero non vale spendere molte parole: lasciamo Donald Quest al suo pubblico e Paperinik e l'animazione arborea all’oblio, mentre Duck Tales fa capire una volta di più come animazione e fumetto siano linguaggi completamente differenti e non si possono applicare bovinamente gli stilemi di uno all’altro. Di tutta la storia resta un unico momento divertente, le citazioni (volutamente sbagliate?) shakespeariane e batmaniane di Paperino, vai a sapere però se già presenti in origine o tutta farina del traduttore.

Per completare il volume tanto spazio ai giochi e a Rovazzi, protagonista anche di alcune one-page imbarazzanti persino per uno che ha scritto versi come «col trattore in tangenziale, andiamo a comandare» (e che a quanto pare sta riuscendo a redimersi con un film quantomeno garbato targato “Disney”).

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: i supereroi "classici" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, con il nick "piccolobush", collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"