Paperinik 21

05 SET 2018
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Il ventunesimo numero di Paperinik è all'insegna della modernità, almeno per quanto riguarda la scelta delle storie: niente avventure “storiche”, con una datata 1990 e tutte le altre post 2000. Oltre, ovviamente, all'inedita L'ipnosi archimedica firmata Deninotti/Molinari. I quali fanno un buon lavoro nel proporre una storia piacevole e quantomeno più originale di molte che l'hanno preceduta. A muovere l'intreccio, oltre ovviamente a Paperinik, c'è un'Amelia ben gestita e un divertente Archimede. Il tutto condito da bei disegni e una colorazione curata.

La sezione delle ristampe si apre col sempreverde Panaro, che, in coppia con Gula, mette insieme una lunga storia in due tempi, L'enigma delle nebbie, dove il papero mascherato è alle prese con un mistero che sa molto di serie tv dei vecchi tempi, grazie all'ambientazione in una cittadina rurale. E che vedrà Paperinik lottare con un “vecchio” (ma non troppo) nemico. Buone le atmosfere create dagli autori, casomai stona un po' l'invenzione che Archimede cede al protagonista all'inizio della storia. E che funziona un po' troppo da deus ex machina per l'eroe, anche se va detto che non inficia troppo la godibilità dell'avventura. Si volta pagina ed ecco una recentissima (2014) commedia di due autori di alto livello come Sisti e Guerrini, Gli apprendisti di provincia. Nella sua brevità mostra una certa originalità e una sceneggiatura frizzante e divertente. Valorizzata da disegni accuratissimi ed espressivi.

Tocca quindi a Il tesoro di Cornelius Coot, caccia al tesoro del fondatore di Paperopoli, pluri ristampata ma sempre gradevole, e L'intrigo sotterraneo, breve comica dall'impostazione assai classica con il valore aggiunto dei disegni di Silvia Ziche. Diverte il lettore anche Il rapimento in maschera, commedia degli equivoci scritta sapientemente da Enna, a cui segue la lunga avventura in Oriente Il tempio indiano, scritta anch'essa da Carlo Panaro. Infine lo spazio della storia guest è affidato a L'estate a Villa Lalla, vicenda d'impostazione classicissima scritta da Michelini e disegnata da Gervasio, prima che l'autore romano si dedicasse anima e corpo al Fantomius qui solo citato.

In conclusione si tratta di un numero piacevole da leggere, che strappa anche qualche risata. Ma, come spesso accade, non adatto al lettore affezionato di Topolino, che si troverà a rileggere storie che già possiede sul settimanale.

Autore dell'articolo: MiTo