The Don Rosa Library – Zio Paperone e Paperino 12

10 OTT 2018
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Il dodicesimo volume della collana si apre con una cover che ricorda la prima delle storie (stavolta solo tre) comprese nel volume, vale a dire Paperino e le carte perdute di Colombo: questa, preceduta da una prefazione a cura di Lidia Cannatella, appartiene alla categoria dei cd. “sequel barksiani”, vale a dire quelle storie create da Don Rosa prendendo a riferimento una famosa storia del suo mentore Carl Barks e facendo riprendere la vicenda da dove quest’ultimo l’aveva conclusa, quindi provando a svilupparne ulteriormente trama e contenuti; stavolta ad essere ripresa, su invito del suo editor norvegese, è la famosa Paperino ed il cimiero vichingo, molto amata nel paese scandinavo. Riprendendo un po’ lo schema già visto ne Zio Paperone e i guardiani della biblioteca perduta (già apparsa sul numero 9 della testata), anche questa è una sorta di avvincente caccia al tesoro ricca di riferimenti storici accuratamente verificati dall’autore; un’interessante notazione la merita il finale, dove l’autore critica il concetto secondo il quale una terra già abitata da migliaia d’anni possa venir “scoperta” da qualcuno che ne reclami poi il possesso: la versione definitiva della storia mostra una versione “depotenziata” di questo finale, ma le note dell’autore e lo storyboard originale permettono di ricostruire la sua idea iniziale.
Si prosegue con Zio Paperone – L’incredibile avaro miniaturizzato, che può essere ritenuta anch’essa quasi un sequel dal momento che riprende una vecchia macchina miniaturizzante già descritta da Barks; lo svolgimento ha un ritmo sostenuto ed è impreziosito dalle inquadrature dinamiche dei fantasiosi scenari a dimensione ridotta, riuscendo a catturare l’attenzione del lettore sino all’ultima tavola.
Il volume si conclude con Zio Paperone in: Cuori nello Yukon, il primo capitolo aggiunto postumo alla $aga: ambientato in quello che lo stesso autore dichiara essere il suo “periodo preferito nella vita di Paperone”, la storia si ricollega alla famosa sequenza di quattro tavole contenuta in Zio Paperone e la stella del polo dove il protagonista ricorda di aver rapito Doretta Doremì costringendola a lavorare per un mese nella sua concessione mineraria: questo fatto mette in moto l’intera vicenda, poiché Doretta lo usa per denunciare Paperone alle autorità nella speranza che lui “ritorni” da lei. La storia ha una struttura diversa rispetto ai futuri capitoli extra della $aga, perchè narrata in modo diretto e non in forma di flashback, ed inoltre i due protagonisti praticamente non interagiscono mai, se non in minima parte nel finale: Paperone e Doretta hanno indubbiamente entrambi dei caratteri forti e pieni d’orgoglio, eppure l’autore riesce a far emergere i loro sentimenti anche senza farli parlare. Per il resto, la storia si caratterizza per l’uso non solo di ambientazioni ma anche di personaggi realmente esistiti, in questo caso ben tre.
Concludendo, anche se composto da sole tre storie, questo dodicesimo numero risulta tra i migliori per la qualità delle storie, tutte molto diverse tra loro ma altrettanto molto particolari, oltre che per la presenza di parte dello storyboard originale della prima storia, inserito per permettere al lettore di ricostruirne il finale originale.

Autore dell'articolo: Gancio