Topolino 3306

08 APR 2019
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70 anni sono un traguardo prestigioso per una rivista e la Panini festeggia degnamente la ricorrenza della più celebre tra quelle del suo attuale parco testate con un elegante volumetto che ripercorre la storia di questi 7 decenni. Bella iniziativa, forzatamente sintetica, comprensibilmente autoagiografica, comunque imperdibile per spiegare, a chi non lo conosce, cosa ha rappresentato “Topolino” per una larga parte di italiani.

Dal “Topolino giornale” ai cambi di periodicità, dal forte legame con lo sport alle tante iniziative che hanno accompagnato la testata, dai direttori a qualcuno degli autori più celebri, in 100 pagine e viene ricostruita l'avventura di un giornale che è diventato “un classico del nostro tempo”, per usare le parole dell'editoriale dell'attuale direttore.

La copertina di Cavazzano, rielaborazione della prima storica copertina del settimanale, fa pensare che i festeggiamenti proseguano in maniera altrettanto indovinata sulla rivista.

Purtroppo invece il menù fumettistico della settimana non offre un granché: nessuna storia celebrativa, nessuna storia di richiamo, solo avventure di routine.
Per meglio dire una storia di richiamo sembrava dovesse esserci, ma al momento la cosa migliore di “Klondike”, scritta da D'Antona e disegnata da Lorenzo Pastrovicchio è che ci sarà una seconda puntata e, con essa, la speranza che abbia anche qualcosa di interessante da dire. Questa prima parte infatti, è solo una delle tante sfide tra Paperone e Rockerduck a cui l'ambientazione da corsa all'oro non aggiunge molto, intrappolata com'è da curiosi e cervellotico cavilli burocratici. Ma la presenza di un secondo antagonista (stranamente con le sembianze di Soapy Slick. Un omaggio o cela qualcos'altro?) potrebbe dare un po' di pepe alla vicenda.

Sulle altre storie c'è poco da dire: divertenti ma niente di memorabile.

La storia di chiusura conferma quanto detto in precedenza, puro mestiere al servizio di una banale storia con Paperinik, senza mordente e con l'ennesimo scienziato pazzo caratterizzato come una ridicola macchietta.

Per una volta saltano invece le consuete rubriche e lo spazio redazionale è occupato dagli omaggi di dieci dei migliori attuali autori del settimanale e da quelli di alcuni nomi del giornalismo nostrano.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: il fumetto supereroistico "classico" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"