Topolino 3312

21 MAG 2019
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L’elemento più caratterizzante del numero è indubbiamente la copertina. Copertine componibili erano già apparse sul settimanale, ma questa si distingue per la soluzione adottata: il logo del settimanale con strilli pubblicitari e tutte le informazioni editoriali sono su un foglio separato mentre la copertina vera e propria consta del solo primo quarto di disegno che andrà poi a costituire, insieme ai successivi tre, il disegno completo.

Per il resto, si tratta di un numero assolutamente nella media, senza particolari picchi in positivo e negativo, ma con storie pressoché tutte piacevoli.

Dopo una prima puntata in cui Enna trovava il modo di ribadire la continuity tra le vicende di Quack Town e quelle di Paperopoli, “Paperino Qui Quo Qua e il grande gioco geniale” comincia ad entrare nel vivo: in generale manca un po’ di ritmo ma l’interesse viene mantenuto vivo dalla sottotrama riguardante il prof. Quagliaroli e il suo misterioso “mandante”. Continuo a restare perplesso riguardo la commistione tra luoghi e personaggi reali e di fantasia che sembra ormai essere una prassi consolidata, dato che questo è solo l’ultimo di una serie di esempi simili.

Peccato invece per i disegni di Tosolini che, a differenza di Freccero nella prima puntata, non sfrutta molto l’ambientazione della storia.

Alessandro Sisti ormai padroneggia le trame con paradossi temporali con estrema naturalezza: ne è la conferma “Topolino e l'altra macchina del tempo”, trama solida e accattivante che si giova dei disegni di Giuseppe Zironi.

“Archimede e le idee ritardatarie” di Buratti e Guerrini, è una classica storia di rivalità affaristiche tra i due miliardari più in vista di Paperopoli che ha il difetto di perdersi in un finale un po’ semplicistico, lì dove storie così hanno spesso riservato delle conclusioni di grande effetto.

L’albo si chiude con “Zio Paperone e il doppiaggio provvidenziale” della serie “Paperopoli film festival”, scritta da Giulio D’Antona ed illustrata da Lucio Leoni, divertente avventura che introduce in maniera alquanto originale i doppiaggio cinematografico.

Riguardo la parte redazionale, degni di nota soprattutto gli articoli che accompagnano le storie di apertura e chiusura, dedicati rispettivamente a Leonardo da Vinci e, appunto, al doppiaggio nel cinema

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: il fumetto supereroistico "classico" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"