Topolino 3319

09 LUG 2019
Voti del fascicolo: Recensore: Medio: (17 voti) Esegui il login per votare!

Nel complesso, il numero 3319 di Topolino si rivela alquanto modesto.

Inizia questa settimana la storia in 4 puntate che ha goduto di ampia pubblicità anche al di fuori del circuito fumettistico: “L'enigma della lettera dal passato” viene presentata dal direttore nell'editoriale, dove si spiega anche che avrà delle appendici su altre testate del parco Disney ma il corpo principale dell'avventura sarà ospitato sul settimanale e sarà completamente autonomo.
Marco Bosco non perde tempo: nel giro di due tavole assistiamo già alla scomparsa di Paperone, le rimanenti servono per spruzzare un po' di mistero sulla vicenda e radunare tutti i protagonisti. Certamente l'”arruolamento” di alcuni di essi appare piuttosto forzato o quanto meno gratuito, ma d'altra parte quattro puntate non sono molte, in particolar modo con tanti personaggi da gestire. Evidentemente non c'era modo di elaborare un ingresso in scena più studiato per tutti loro.
Riguardo i disegni, troviamo un Mazzarello sostanzialmente diverso da quello che a cui eravamo abituati: di tanto in tanto qualche elemento tipico del suo tratto si intravede, soprattutto negli occhi, ma c'è stato indubbiamente un notevole cambiamento. Personalmente trovo questo suo nuovo stile piuttosto anonimo, ma potrebbe anche essere più funzionale per una eventuale ristampa estera.

Enrico Faccini era l'altro nome da cui mi aspettavo molto riguardo questa uscita ma ancora una volta l'autore genovese si cimenta in una storia umoristica abbastanza canonica: “Paperino fuoriclasse suo malgrado” è divertente, ma è assai lontana da quello a cui ci ha abituato. Manca quella vena surreale tipica delle sue migliori prove, manca la demenzialità: questa è una avventura che avrebbe potuto scrivere qualunque altro discreto sceneggiatore. Quando si legge il nome “Faccini” nei credits, inevitabilmente le aspettative sono più alte.

“Superpippo e il mistero di Rock Hill”, nonostante un vago richiamo al classico di Agatha Christie Dieci piccoli indiani, sembra pensata per un pubblico infantile, mentre “I Bassotti in: dolci evasioni” è la classica riempitiva senza infamia e senza lode.
Senza lode anche la storia che chiude l'albo, una vicenda narrata in malo modo, che scomoda inutilmente personaggi storici per far fare loro delle semplici comparsate. E non invogliano certo alla lettura dei disegni diligenti ma totalmente anonimi.

Ben più interessante l'apparato redazionale con la prima puntata di una rubrica sui viaggi dedicata questa settimana al deserto del Namib e una intervista alla conduttrice radiofonica Andrea Delogu sulla sua convivenza con la dislessia.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: il fumetto supereroistico "classico" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"