Topolino 3321

22 LUG 2019
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La prima parte di “Topolino e il castello sulla luna”, scritta e disegnata da Casty, è il pezzo pregiato del numero di Topolino in edicola questa settimana. La storia, che celebra anche la ricorrenza del primo sbarco umano sul nostro satellite, in queste sue prime 38 tavole si articola come tante altre storie di largo respiro dell’autore: un breve prologo che si conclude con un cliffhanger, l’entrata in scena dei protagonisti e il loro progressivo coinvolgimento, quindi la svolta decisiva che fa entrare la vicenda nel vivo.

Il tutto condito da enigmi, colpi di scena, sequenze quasi “horror” (si pensi alla scena del rientro dei tre presunti astronauti, tipica di tanto cinema di genere), piccoli omaggi e dettagli che sicuramente si tramuteranno in qualcosa di più concreto nella seconda parte, come l’accenno al classico quesito matematico del foglio piegato 42 volte. Insomma, nonostante qualche “scorciatoia” di sceneggiatura (gli emissari di un ente governativo coinvolti in una missione, a detta di loro stessi, segretissima che imbarcano in tale missione persone che non hanno mai visto prima. Ma evidentemente il numero di pagine è tiranno), si tratta di un lavoro che promette una conclusione di alto livello e offre tanti spunti di approfondimento per chi ne ha voglia (l’elio-3 è davvero un elemento usato nella ricerca sulla fusione nucleare, piuttosto raro sul nostro pianeta ma presumibilmente più abbondante proprio sulla Luna).

La saga dell’estate, “L’enigma della lettera dal passato”, giunge al terzo episodio ma appare abbastanza spenta. Si regge unicamente su una classicissima caccia al tesoro per enigmi, tuttavia non è particolarmente intrigante, né divertente. Decisamente da Bosco (con disegni “originali” di Tosolini) ci si aspettava qualcosa di più, dato che con trame mistery e gialle ha sempre dimostrato di cavarsela ottimamente. Non resta che aspettare gli episodi successivi e sperare che il tutto converga verso una conclusione degna di una storia in diverse puntate con tanti (forse troppi) protagonisti.

L’autore non si riabilita del tutto neanche con la sua seconda storia del numero: “I Bassotti e il gadget prodigioso” (disegni di Lara Molinari) avrebbe funzionato meglio se fosse stata un po’ più breve. Le troppe pagine finiscono col depotenziare lo spunto di base e soprattutto conducono inevitabilmente il lettore ad intuire quello che voleva essere un finale a sorpresa.

Un enorme punto di domanda scaturisce invece dalla visione della storia che chiude l’albo, “Paperino e il timbro cittadino” di Venerus e Palazzi.

Mi sono convinto che sia una di quelle storie che hanno bisogno di una seconda lettura (e magari anche una terza… e una quarta… e una quinta…) per coglierne appieno il significato. Il problema è che ho fatto fatica anche a finire la prima. E’ stata un’esperienza quasi lisergica, sensazioni che mi mancavano dai tempi delle storie di Siegel e Fanton.

Anzi, ritiro quello che ho detto: niente seconda lettura, non voglio rovinarla rischiando di trovare (per puro caso, ovviamente) la giusta chiave interpretativa. Voglio ricordarla così, meravigliosamente confusa, gioiosamente anarchica, totalmente ad minchiam.

I contenuti redazionali sono piuttosto corposi ed includono un articolo celebrativo della missione Apollo 11, uno sul Giappone (per la rubrica dei topoviaggi) e la presentazione del Giffoni Film Festival.

In conclusione, mi permetto una annotazione nella ipotesi che qualcuno della redazione legga questo intervento: nella mia città (Arezzo) è stato impossibile trovare una copia senza pupazzetto allegato. Forse le poche arrivate, se sono arrivate, sono andate via subito o forse sono state distribuite a pochissimi punti vendita. Non è la prima volta che accade e anche questa volta, come le precedenti, stavo per rinunciare ad acquistare il numero: essere obbligato, perché di questo si tratta, a spendere 13 € per il settimanale è una opzione da me non contemplata e non avrò problemi (come non ne ho avuti in passato) a lasciarlo ancora in edicola quando si ripresenterà nuovamente tale situazione.

Per cui, se si tratta di una scelta deliberata dell’editore, ne prendo atto senza problemi. In caso contrario, sarebbe forse il caso di riesaminare le strategie di distribuzione.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: il fumetto supereroistico "classico" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"