Topolino 3324

14 AGO 2019
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Cominciano in questo numero le nuove avventure di Paperinik direttamente ispirate alle storie originali di Martina degli anni ’70. Artefice di questa operazione è Marco Gervasio, già artefice della riscrittura delle origini del vendicatore di qualche numero fa e anche in questa occasione autore completo.

Essendo più o meno suo coetaneo, non posso non valutare questo progetto con gli occhi di chi ha letto già da bambino quelle avventure.
Indubbiamente “Paperinik e l’inghippo del ‘B&B'”, in questa prima parte, è scorrevole e rispettosa dei personaggi originali. A lasciarmi perplesso è però tutta l’operazione. L’autore e anche il direttore del giornale erano stati fin troppo espliciti, dichiarando a più riprese la diretta ispirazione alla versione primordiale del personaggio, ma qua non si tratta di semplice ispirazione: si riprendono pedissequamente elementi, caratterizzazioni, quasi intere sequenze di quei vecchi lavori per ottenerne una rimasticatura e riproponendoli senza un po’ di originalità. Che senso ha?
I limiti del Paperinik martiniano, per quanto sia un suo accanito fan, mi sono fin troppo chiari e tra l’altro emergono subito dopo poche storie dell’autore piemontese: il Paperinik vendicatore che ha come nemesi naturali il cugino e lo zio è un filone che si inaridisce presto e, già dopo alcune avventure, a questa raffigurazione si alterna quella di un “vigilante” sui generis che porterà poi a quella di supereroe cittadino a tutti gli effetti solo qualche anno dopo la sua prima apparizione.
Riuscirà Gervasio a evitare il vicolo cieco cui porta inevitabilmente la figura del Paperinik vendicatore di se stesso?
Aspettiamo la seconda puntata (e magari le storie successive) per un giudizio completo, tuttavia, in mancanza di qualcosa di realmente nuovo, rischia di essere una iniziativa velleitaria, senza un vero appeal.
Altra storia da segnalare è “Young Donald Duck”, una nuova serie ideata da Francesco Artibani e Stefano Ambrosio che si dipanerà per otto puntate. Si tratta di una serie che narra il periodo adolescenziale di Paperino e di altri personaggi Disney (compresi quelli di Topolinia) pensata anche (soprattutto) per il mercato americano.
Questa prima parte è poco più di un prologo e al di là che sembra essere interessante, soprattutto considerando il pubblico ben specifico cui si rivolge, c’è poco altro da dire. Non resta che aspettare le puntate successive. Artibani comunque ha già realizzato un buon lavoro con Slam Duck, operazione per certi versi analoga, ed è quindi lecito sperare in una felice riuscita.
Delle altre storie presenti val la pena notare la divertente breve di Vito Stabile e Fabio Pochet e “Indiana Pipps e la tavola del re delle onde”. Questa in particolare si segnala, oltre che per i disegni di Vian, per aver inquadrato in un contesto preciso il personaggio creato da Sarda. Sisto Nigro lo assimila ancor di più alla sua controparte cinematografica, facendone un professore universitario. In tal modo gli dà una connotazione più realistica non solo rispetto all’avventuriero senza arte né parte come era in origine, ma anche rispetto al goffo tentativo fatto dal suo stesso creatore quando lo aveva inserito tra i custodi del mistero. Inoltre, la presenza di Kranz resa da subito palese, pur non dando chissà quale valore aggiunto, evita almeno al lettore di chiedersi in quale pagina salterà fuori “a sorpresa”. Ci si toglie il dente subito e va bene così.
Complessivamente un numero sufficiente che, in più, ha come allegato il secondo mazzo di carte da gioco disegnate da Paolo Mottura.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: il fumetto supereroistico "classico" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"