Topolino 3332

11 OTT 2019
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3332

Come testimonia l’editoriale di Alex Bertani, è un numero legato a ricorrenze e compleanni: il Direttore festeggia infatti un anno alla guida di Topolino, senza tirare bilanci, riconoscendo invece l’operato di chi lo ha preceduto e rilanciando verso nuove sfide e traguardi. Non possiamo quindi che augurargli buon lavoro, rimanendo in attesa delle belle novità che ci vengono promesse.

Nel frattempo, è Paperinik il protagonista della bella copertina di Andrea Freccero, nonché della storia d’apertura, Paperinik e la disfida di Villa Rosa, di cui vedremo la conclusione nel prossimo libretto. Gervasio, affiancato ai disegni da Pastrovicchio, prosegue nel ciclo di avventure che vede la ripresa delle atmosfere degli esordi del Diabolico Vendicatore. L’autore romano si riallaccia direttamente agli eventi che portarono mezzo secolo fa Paperino ad assumere la sua identità segreta, provocando forse un effetto un po’ sgradevole al lettore di vecchia data, visto che proprio le origini di Paperinik sono uno dei pochissimi fatti “storicizzati” nella immutabile continuity Disney: rimane il dubbio se non si potesse trovare un altro spunto per dare il via alla narrazione. Per il resto, la sceneggiatura propone un Paperinik le cui mosse, sia nelle azioni che nei congegni utilizzati, ricalcano molto fedelmente le sue prime apparizioni: chissà se questa nuova/vecchia versione del supereroe di Paperopoli riuscirà a incontrare il favore delle nuove generazioni, come fece 50 anni or sono.

Un altro cinquantenario, ovvero quello dello sbarco dell’uomo sulla Luna, fa da sfondo a Zio Paperone e la luna d’occasione, avventura in cui ritroviamo Roby Vic, la versione fumettistica dell’astronauta Roberto Vittori, già incontrata in tre precedenti occasioni. In questo caso, Sisti non si riallaccia al precedente più illustre dei viaggi disneyani sulla Luna, ovvero la Storia & Gloria della Dinastia dei Paperi, ma dà comunque una doverosa profondità storica agli eventi grazie al personaggio di Paperone, ovviamente già attivo e multimiliardario nel 1969. Proprio la rivelazione finale risolleva una storia altrimenti poco originale per lunghi tratti, in ogni caso ben illustrata da D’Ippolito.

Passando alla brevi del numero, segnaliamo Paperino Paperotto e la corsa dei lavatoi (Camerini/Martusciello), ispirata al concorso FAI 2018/2019, vinto dalla classe 1° F della scuola media “Vanni” di Viterbo. Grazie a questa storia il nostro sguardo torna a posarsi sugli antichi lavatoi in pietra presenti in molte delle nostre città e molto spesso, inevitabilmente, abbandonati; più in generale, ci invita a individuare beni del territorio che possono essere riscoperti e valorizzati anche al giorno d’oggi.

Paperino, Gastone e il ciuffo ribelle (Fontana/Chierchini), oltre a concederci una delle ultime occasioni di osservare il tratto del compianto maestro ligure, lascia al lettore un’ampia sensazione di già visto; non molto più innovativa è Paperoga e l’anti intrusivismo edilizio (Deninotti/Lavoradori), in cui però il personalissimo tratto del disegnatore veneziano ben esalta i disastri innescati dal papero col berretto rosso.

L’ultima storia del numero, Minni e i colori della scienza (Venerus/De Lorenzi), si inserisce nel ciclo in costume delle Victorian Ladies ma, complice il tono leggero e disimpegnato della sceneggiatura, offre una lettura scorrevole e nulla più.

Citiamo, infine, la presentazione di un remake in programma sul numero palindromo 3333: Zemelo e Usai firmano la rilettura di Topolino nella casa dei fantasmi, indimenticabile capolavoro di Ted Osborne e Floyd Gottfredson. Un’operazione non infrequente negli ultimi tempi sulle pagine di Topolino, su cui permane però qualche dubbio sull’opportunità della stessa.

Autore dell'articolo: Kim Don-Ling

Sabaudo di nascita, romano d'adozione e veneto per amore, leggo fumetti da quando ero bambino e non ho ancora smesso! I miei preferiti: Tex, Asterix, Lucky Luke, Corto Maltese, Mafalda… ma Topolino resta il compagno di viaggio più fedele, una passione che mi ha portato a conoscere il Papersera e con esso tanti amici (e non solo) lungo tutto lo stivale italiano. Il mio idolo disneyano di sempre è Romano Scarpa, ma non posso dimenticare l'emozione del mio primo raduno, nel quale ho avuto la fortuna di incontrare due miti come Don Rosa e Carlo Chendi.