I Grandi Classici Disney 46

19 NOV 2019
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Ci sono tre cose certe e inesorabili: la morte, le tasse e il ritardo delle recensioni dei Grandi Classici sul Papersera. Stavolta non si tratta solamente di qualche giorno, ma di mesi interi in cui l’unica testata Disney al contempo “da edicola” e “per collezionisti” è stata vittima di un assordante silenzio da queste parti. Eppure eccoci qui di nuovo, carichi di buoni propositi per rilanciare questo appuntamento mensile. Ed è un piacere riprendere il filo che avevamo interrotto tempo fa proprio con il numero 46 di ottobre 2019, un albo che sin dall’editoriale di Lidia Cannatella intende ricordare l’opera di uno dei grandi autori del Topolino classico: Giulio Chierchini.

Scomparso recentemente all’età di novantuno anni, il maestro genovese ha contribuito molto all’immaginario visivo dei lettori di Topolino in quanto colonna del giornale sin dalla prima, pionieristica stagione degli anni ’50, il momento in cui i Grandi Vecchi stavano iniziando a muovere i primi passi sulle pagine del periodico allora edito da Mondadori.

Chierchini, che esordì come collaboratore di Giovan Battista Carpi nel 1953, avrebbe raggiunto la piena maturità artistica negli anni ’70, facendosi ricordare per il suo stile immediatamente riconoscibile, personalissimo, e per le sperimentazioni tecniche del decennio successivo con le cosiddette storie dipinte. Non solo, il suo nome è legato anche a un pugno di parodie e storie in costume che qualsiasi appassionato ha certamente scolpite nella memoria: I promessi paperi, L’Inferno di Paperino, Paperin Pestello e la via delle Indie. A queste si aggiunge il dittico delle sventure di Paperin Papermosca, per la prima volta pubblicato in maniera integrale in questo numero dei Grandi Classici.

Ispirate per vicende e per atmosfera all’Italia del primo ‘500, La disfida di Paperetta e Papermosca e i Lanzichenotti ruotano attorno al canovaccio, solito nella produzione Disney italiana, del Paperino inesorabilmente sfortunato che fa della sua irresponsabile intraprendenza il motore di una auspicata rivalsa. In entrambi i casi Chierchini ha inteso fare il verso alla “grande storia nazionale” che per un bel pezzo era stata raccontata ed esaltata con pomposa retorica.

Pertanto, la parodia della “gloriosa impresa” compiuta dai tredici cavalieri italiani che vinsero altrettanti campioni francesi nella Barletta del 1503 ruota in realtà attorno ad una scommessa affaristica ante litteram tra le controparti di Paperone e Rockerduck; i bassotteschi Lanzichenotti al servizio di Carletto Paperatto V, invece, sono costretti a frenare la loro ferocia da mercenari affamati di bottino davanti alla calata di famelici e pingui oconi, copie carbone di Ciccio, utilizzati come deus ex machina per la risoluzione della vicenda.

Esattamente come nelle altre storie in costume chierchiniane, insomma, ciò che conta è prevalentemente lo sberleffo, la volontà manifesta di mettere alla berlina una retorica spesso antiquata a colpi di dissacranti fumetti.

Stralci di “storia patria” ritornano anche alla fine del volume e con essi ci allacciamo alla sezione Superstar, questo mese dedicata in qualche modo al mondo della scuola. Un filo conduttore che, va detto, risulta tutto sommato debole per quanto molto elastico: il risultato è un po’ uno zibaldone, un minestrone che punta (più del solito) su un’eterogeneità stilistica e narrativa notevole, da montagne russe.

La “storia patria” di cui sopra è presente nell’unica italiana del lotto, Paperino e la storia romana, scritta dal divulgatore Danilo Forina e disegnata da Massimo e Pier Lorenzo De Vita: i toni magniloquenti, i due episodi legati alla Roma repubblicana (la guerra contro Veio e il sacco dei Galli), la recitazione del tutto esagerata di Paperone e Paperino sono ingredienti sufficienti per poterla consacrare al rango di cult da riscoprire. Inoltre, grazie ad una cornice narrativa “didattica” è perfettamente in topic con la sezione monografica, così come lo è a suo modo Chiquita e la grande recita (Vic Lockman e Tony Strobl), che però è tutt’altro che memorabile.

Per il resto, da una notevole ten-pager di Carl Barks, Le api scolastiche, con la sua celebrata quadrupla di ambientazione cittadina, si passa a un classico conflitto domestico (Paperino e la psicologia, disegni di Paul Murry) e si chiude il tutto con l’esordio di Gilberto in Pippo e l’erudiZIOne (Chase Craig e Bill Wright), dove in poche tavole si assiste al dramma della disparità “intellettuale” tra un bimbetto saccente e uno zio poco sveglio, con tanto di contrappasso nel finale. Sostanzialmente, insomma, ad esclusione della prova giovanile di De Vita e del perfetto meccanismo narrativo della barksiana, di carne al fuoco ce n’è indubbiamente molta, ma manca quel quid.

L’albo si completa poi con un trittico di storie che puntano sull’inquietudine e sull’orrore. Pippo Halloween, di Luciano Bottaro, è uno dei virtuosismi ai quali l’artista rapallese ci ha abituati con le storie degli ultimi anni della sua carriera. Pur non raggiungendo i trip visivi di altre sue prove rimane una storiella piacevole basata sull’infinito scontro tra Pippo e Nocciola che, nonostante la ripetitività di molte situazioni, ha il potere di non stancare mai troppo.

Ottima inoltre la presenza di una storia danese di Marco Rota, La casa degli Hada, che da noi era apparsa finora soltanto su Zio Paperone quasi vent’anni fa. Di sicuro questa ristampa è una scelta apprezzabile non solo per l’ambientazione e per alcune trovate narrative, ma anche per il dialogo “autoriale” che instaura a distanza con Ingorgopoli, la storia che segna il ritorno di Rota sulle pagine di Topolino.

Un commento, infine, a Topolino e le lettere misteriose, scritta dalla “meteora” Umberto Volpini e disegnata dal veterano Luciano Gatto: una storia che riecheggia vagamente temi della fantascienza classica, nonostante il cliché dell’omino verde con l’astronave in panne sul nostro pianeta. Probabilmente è tra le storie più riuscite dell’Atomino post-scarpiano, ma la sua riedizione suscita una riflessione riguardante la ristampa su questo mensile delle avventure dell’atomo amico di Topolino.

Curiosamente, infatti, concluso il ciclo di Scarpa (nei numeri 32-34, 36-39 e 42) i Grandi Classici non hanno ripresentato le successive storie in ordine cronologico: come su un’altalena, abbiamo avuto prima L’acceleratore nucleare (Bencivenni e De Vita) e poi siamo tornati indietro con I funghi radioattivi (Bencivenni e Asteriti), poi di nuovo avanti con La missione in Losconia (Figus e Dotta) ed eccoci qua con Le lettere misteriose, che in realtà è la più antica tra queste; ancora assenti le tavole di raccordo di Topolino alle Olimpiadi realizzate dallo stesso Scarpa. Una stonatura abbastanza evidente sulla quale si può tuttavia chiudere un occhio, vista la cura editoriale che fa dei Grandi Classici una tra le migliori testate Disney edite da Panini.

Autore dell'articolo: Davide Del Gusto

Sono cresciuto a pane, letteratura, storia e fumetti. Paperseriano dal remoto 2004, colleziono, leggo e recensisco. I miei indiscussi numi tutelari tra i fumettari sono Carl Barks, René Goscinny e Albert Uderzo, Floyd Gottfredson, Hergé, Vittorio Giardino, in rigoroso ordine sparso.