Gli Archivi di Topolino – Anno Uno 1949-1950

24 NOV 2019
Voti del fascicolo: Recensore: Medio: (3 voti) Esegui il login per votare!

Arrivati alla fine di questo “anno bellissimo” ci si rende facilmente conto di come il settantesimo anniversario di Topolino libretto sia stato celebrato con una certa cura da parte della Redazione del settimanale: a un pregevole e ricchissimo albo speciale allegato al numero 3306 si affianca ora Gli Archivi di Topolino, un elegante volume dedicato interamente al primo anno di vita dell’indiscussa ammiraglia tra le testate Disney pubblicate in Italia.

Facendo un passo indietro, tra i primi segnali di assoluta novità che Panini Comics portò con sé una volta divenuta licenziataria dei fumetti Disney nel nostro paese ci fu un evidente aumento esponenziale dell’offerta. Tra testate storiche in edicola, pubblicazioni generaliste da un tanto al chilo e prodotti più ricercati per i lettori più esigenti, dal 2014 a oggi da parte dell’editore c’è sempre stata una particolare attenzione verso le varie categorie dei “compratori” disneyani. Sulla qualità – è ovvio – per ogni pubblicazione andrebbe fatto un discorso a sé che coinvolgerebbe di conseguenza anche questioni legate a molteplici parametri, dal target di riferimento all’investimento alla base.

Quel che conta, comunque, è avere ben presente quali siano, tra gli appassionati, i tre principali sottoinsiemi che compongono il branco eterogeneo, numeroso e spesso rumoroso dei lettori di Topi e Paperi: i compratori compulsivi; i lettori occasionali; i “collezionisti” disposti a spendere anche parecchio per prodotti di lusso. E allora, a chi è rivolta l’iniziativa degli Archivi di Topolino?

Per varie motivazioni, che andremo a esaminare in seguito, a nessuna delle categorie appena elencate ma a un settore che negli ultimi decenni ha avuto modo di ritagliarsi un proprio spazio: quello degli appassionati colti, quegli “intellettuali” disposti ad approfondire le loro conoscenze attraverso la lettura di un prodotto che, in ultima analisi, è anche bello da esibire in libreria. È a costoro, dunque, che è dedicato il (primo) volume degli Archivi, un nuovo esperimento – quasi un numero zero – che la Direzione Bertani ha portato in anteprima a Lucca Comics 2019. Elegante formato, cartonatura e rilegatura assolutamente pregevoli, ottima qualità della stampa e della carta, Luca Boschi curatore di tutto il pacchetto: le premesse per un prodotto effettivamente notevole ci sono tutte e, a conti fatti, i pregi riescono a distinguersi rispetto ai pur presenti difetti.

Pippo è assoluto mattatore nella stravagante e pionieristica Topolino e i grilli atomici, la storia che apre il volume

Per capire dove si vorrà andare a parare con questa nuova pubblicazione è bene partire subito dalle parole spese dallo stesso Alex Bertani nell’editoriale di apertura: «Ma cos’era Topolino 70 anni fa? Che rapporto aveva con i propri lettori? Che ruolo poteva avere, in una società che rinasceva e si rimetteva faticosamente in moto dopo un conflitto mondiale, con priorità di ben altro peso e natura, un piccolo giornale a fumetti? […] Ho chiesto a Luca [Boschi, ndr] di aprire il forziere della sua conoscenza e di condividere con noi quel primo e ormai dimenticato “anno uno” del nostro settimanale […]. Alla ricerca delle sorgenti di Topolino».

Ecco, in poche righe, tutto quello che c’è da sapere degli Archivi di Topolino: un’iniziativa di ricerca senz’altro lodevole. I lettori, vecchi e nuovi, hanno infatti bisogno di andare oltre il presente e il passato prossimo delle storie Disney, potendosi riallacciare ad epoche passate e mai vissute con pubblicazioni di questo genere. È il motivo per cui è bene che gli stessi Grandi Classici possano continuare a svolgere ancora a lungo la loro funzione che è anche, se non addirittura soprattutto, formativa per una completa e approfondita cultura disneyana. In questo caso si intende esplicitamente scavare ancora più indietro, risalire alle sorgenti, per ritrovare ciò che il Direttore auspica nella sua introduzione.

La struttura di questo volume è tradizionale e collaudata: articoli di commento scritti da Boschi e avventure pubblicate per la prima volta in Italia tra il 1949 e il 1950, quando il libretto – allora un mensile da 100 pagine per 60 lire – cominciava pian piano a ingranare. La scelta delle storie è decisamente apprezzabile: quel che si poteva temere all’inizio, e cioè un’ennesima ristampa di materiale ormai iconico ma spremuto fino in fondo come L’Inferno di Topolino o Eta Beta uomo del 2000, è stato fortunatamente (e saggiamente) evitato.

Un esempio della censura operata sugli indigeni di Paperino e il feticcio: in alto la versione proveniente da Topolino 9, in basso quella da Zio Paperone 80

Non che siano state ripubblicate storie del tutto irreperibili, anzi, ma a conti fatti tutto segue una logica ben chiara: un’italiana (Topolino e i grilli atomici, terza e ultima collaborazione di Guido Martina e Angelo Bioletto), una di Carl Barks (Paperino e il feticcio), una di Bill Walsh e Floyd Gottfredson (Topolino e Eta Beta nel pianeta “minorenne”) e due storielline del bosco (Il Lupo Mannaro fa il pittore, di Chase Craig e Paul Murry, e Fratel Coniglietto e lo spaventapasseri, di Craig e Dick Moores). Una roba simile, insomma, al sommario di un numero qualsiasi di quel tempo, quando si poteva trovare tutto questo bendidio nello stesso albo, con le storie lunghe divise in più puntate.

Di certo sarebbe inutile in questa sede parlare di storie già molto note e ristampate. In particolare, però, per quanto riguarda Paperino e il feticcio la versione qui ristampata direttamente da Topolino 7-9 è a tutti gli effetti la più fedele all’originale barksiano, in quanto la rappresentazione degli indigeni non presenta le censure apportate a posteriori: gli autoctoni hanno qui (di nuovo) segni distintivi come i labbroni e i denti appuntiti a simboleggiare una loro essenza semiferina, percezione ampiamente stereotipata che nel 1949 era ancora un retaggio culturale dell’epoca coloniale ormai giunta quasi al capolinea.

La questione delle caratterizzazioni e delle trovate grafiche e narrative “d’altri tempi” impone pertanto, nel 2019, delle considerazioni sull’epoca e sul contesto in cui vennero realizzate. L’articolo introduttivo, a tal proposito, si conclude con un circostanziato disclaimer in cui si afferma che nel corso della lettura «possiamo imbatterci in vignette che raffigurano delle azioni paradossali, o magari ingenue, comuni anche ai disegni animati e ai film comici. Nascevano con l’intento di provocare l’ilarità senza esclusione di colpi, ma gli autori contemporanei si guarderebbero bene dal proporne di analoghe. Riproducendo queste storie in modo integrale talvolta possiamo incontrare personaggi che bevono alcolici, fumano, maneggiano delle armi o riproducono stereotipi etnici comunemente diffusi nei media del Novecento».

Per quanto qualcuno possa storcere il naso davanti all’effettiva necessità di dover affermare l’ovvio, è tuttavia apprezzabile come presa di posizione, soprattutto in virtù del dibattito su alcuni temi tuttora caldi. Tutto ciò rientra del resto in una più ampia “campagna” che la Disney stessa sta portando avanti su più fronti legati alla distribuzione dei suoi prodotti: nei volumi delle cronologiche di Al Taliaferro della IDW o di Floyd Gottfredson della Fantagraphics, ad esempio, ma anche prima di alcuni film come Dumbo e Gli aristogatti sulla piattaforma streaming Disney+, dove in molti hanno notato il richiamo alla presenza di “outdated cultural depictions”. A conti fatti tutto ciò ha senso soprattutto se, come vantaggiosa conseguenza, permette di poter fruire delle versioni originali e non censurate di una data opera.

Tra le “criticità” più evidenti possiamo trovare la colorazione. In queste due vignette con l’insolito “Paperone rosa” si può avere un’idea delle differenze tra la prima versione e quella restaurata in digitale

Non è comunque tutto oro quel che luccica e anche Gli Archivi di Topolino ha le sue criticità che è bene inquadrare, sperando possano essere migliorate in futuro con i successivi volumi. Il primo scoglio, indubbiamente il più evidente e meno modificabile, è rappresentato dal prezzo: 29,90€ possono effettivamente risultare pesanti per la maggior parte delle tasche e anche se in libreria e fumetteria sono presenti numerosi fumetti di altri editori con caratteristiche e prezzo simili tuttavia è raro che in quei casi si tratti di semplici ristampe.

Inoltre, la quantità complessiva delle pagine dedicate agli articoli di approfondimento potrebbe risultare insufficiente (16 su 202) e le informazioni, per chi segue le pubblicazioni Disney da decenni, sono più o meno sempre le stesse. Ciò detto l’intenzione manifesta di realizzare un “compendio”, quasi un’antologia commentata alla portata di tutti, del primo anno di Topolino rimane ottima: non ci si perde troppo in eccessivi tecnicismi, le informazioni sono abbastanza dettagliate e come sempre scritte bene.

Anche la colorazione delle storie può riservare delle magagne per i palati più raffinati, in quanto è stata ripresa quella del restauro digitale presente su Topolino Story (2005) e nelle ristampe anastatiche di Topolino 1-38 allegate alla collana Gli anni d’oro di Topolino (2010); non, quindi, quella più “artigianale” di settant’anni fa: la differenza, per chi ha la pazienza di confrontare vignetta per vignetta, è evidente ma non si tratta certamente di un crimine di lesa maestà. Si nota invece uno stacco rispetto al resto del volume con l’ultimo episodio del Pianeta “minorenne”, nel quale la presenza dei colori dell’epoca deve essere sfuggita ai curatori.

Un esempio della colorazione presente nell’ultimo episodio di Topolino e Eta Beta nel pianeta “minorenne”

Un’effettiva caduta, purtroppo, c’è ed è rappresentata da un vago senso di confusione a lettura ultimata. In coda al volume sono presenti due pagine di appendice in cui sono presentati schematicamente tutti gli albi pubblicati tra aprile 1949 e marzo 1950, vale a dire Topolino 1-12, con le copertine (ma senza le quarte di copertina, una mancanza abbastanza evidente) e l’elenco delle storie pubblicate in ogni numero. E fin qui ci siamo, del resto si sta parlando dell’Anno Uno del libretto.

Il problema si rende tuttavia manifesto quando, tornando semplicemente a guardare con attenzione l’indice del volume, ci si accorge che le ultime puntate del Pianeta “minorenne” sono apparse su Topolino 13-15 e che tutta la storia di apertura, «alla quale riserviamo il posto d’onore in questo volume», Topolino e i grilli atomici, è stata pubblicata nei numeri 13-16, oltre dunque il primo, fatidico anno di vita del libretto. Un errore? La volontà – comprensibile – di inaugurare la collana con una storia cult italiana (l’unica in effetti disponibile, ad eccezione del solito Inferno)? Non è ben chiaro.

Nonostante queste criticità, ci sentiamo comunque di promuovere ampiamente l’iniziativa, che è indubbiamente interessante e coraggiosa e che riporta alla memoria i fasti di quella gemma editoriale che fu la prima serie di Topolino Story o, andando ancora più indietro, dell’ormai storico volume Top 1949 di vent’anni fa. Ma il tutto ci lascia con l’interrogativo da cui siamo partiti: per chi è dunque pensato Gli archivi di Topolino? Se non lo è per i giovanissimi, né per un pubblico di collezionisti strictu sensu (che cercano direttamente gli originali), né infine per i lettori occasionali, riuscirà a resistere a lungo sugli scaffali delle fumetterie con il solo ausilio dei lettori colti? Ce lo auguriamo vivamente, in attesa dell’Anno Due 1950-1951.

Autore dell'articolo: Davide Del Gusto

Sono cresciuto a pane, letteratura, storia e fumetti. Paperseriano dal remoto 2004, colleziono, leggo e recensisco. I miei indiscussi numi tutelari tra i fumettari sono Carl Barks, René Goscinny e Albert Uderzo, Floyd Gottfredson, Hergé, Vittorio Giardino, in rigoroso ordine sparso.