Paperofollie – 45 anni fa

09 MAR 2020

Premessa

Giornate particolari queste dominate dall’ansia e dalla preoccupazione per il COVID-19. Molti di noi si trovano a dover restare in casa, a costo di sacrifici sia economici sia emotivi per la distanza dai propri cari, altri – purtroppo – sono già stati colpiti dal contagio.
Bisogna farsi forza, non ci sono alternative se non quella di seguire consigli e direttive di chi è preposto alla gestione della salute pubblica. Tra queste quella di certo più “aliena” al nostro modo di vivere è quella dello “restare a casa”, un lusso che quasi nessuno può permettersi a cuor leggero, ma che è indispensabile.

Per cercare di supportare chi in questi giorni si trova con più tempo “libero” di quello che avrebbe voluto, e per creare comunque un po’ di “comunità” seppur virtuale tra noi appassionati di fumetti Disney, da oggi e per i prossimi giorni sul Papersera verranno pubblicati quotidianamente(!) articoli di analisi/presentazione degli albi cui ognuno di noi è più legato, per condividere con gli altri appassionati le nostre impressioni, per sollecitarne la rilettura, il confronto, la riscoperta.

Chiunque voglia proporre un albo è il benvenuto, cerchiamo di trovare aspetti positivi anche in questa situazione, coraggio!

Paperofollie – un vero Classico!

Paperofollie

La copertina di Giovan Battista Carpi.

Conclusa la lunga ma doverosa premessa, inizio questo primo excursus della serie che potrei definire “gli albi del cuore” con un numero di quella che – provate a contraddirmi – è la più bella collana Disney della storia editoriale del nostro Paese: I Classici Disney (prima serie). Settantuno numeri in cui è racchiuso il meglio della produzione (fino al 1977, per forza di cose) non solo italiana, ma anche di Barks, Gottfredson, Wright solo per citarne alcuni…

L’albo di cui vi parlerò è il numero 59: Paperofollie, il primo – tra le altre cose – ad avere il numero “ufficiale” sulla costa della copertina, pubblicato come supplemento al Topolino 1001 nel febbraio 1975.

Il volumetto si presenta con una meravigliosa copertina dallo sfondo blu scuro elegantissimo che fa da contrasto ad un Paperino vestito da giullare e raffigurato da quel genio di Carpi in tre pose diverse, quasi come fosse un foglio di animazione con la tecnica degli onion skin, cioè il sovrapporre fogli trasparenti con il soggetto in diverse posizioni per facilitare il lavoro degli intercalatori.

Altrettanto bravo Marco Rota nel disegnare la quarta di copertina con un Paperino elegantissimo e abbastanza brillo a mollo in un calice di champagne, anticipando le gesta di Dita von Teese!

Champagne!

Che classe, Paperino!

Proprio il colore di sfondo della copertina mi ha attratto moltissimo quando ero bambino, faceva sembrare quel volumetto ancor più importante (e costosissimo a causa del prezzo di 500 lire, il doppio di un Topolino dello stesso periodo… pensare che le 500 lire di allora oggi equivarrebbero a 2,7 euro, meno dell’attuale costo del settimanale!).

Pur avendolo sostituito anni fa con un esemplare in buone condizioni, ho ancora il volume acquistato allora (o dopo di seconda mano? Non ricordo con esattezza, nel 1975 avevo 6 anni…), usurato nella costa per tutto il tempo che è stato aperto, macchiato in qualche pagina per le volte che – contravvenendo a qualunque regola – lo leggevo durante la cena (non siate duri con i vostri giudizi… avete un’idea di cosa trasmetteva la televisione allora? La lettura a tavola era proibita, ma…tollerata a volte!) e conservato oggi tra le cose più care.

Riguardandolo capisco perché mi fossi così affezionato a quel volumetto, a partire dall’immagine introduttiva in prima pagina: la canoa a piedi palmati presa direttamente da “Le montagne trasparenti”: uno dei mezzi più folli e divertenti del periodo d’oro della coppia Cimino/Cavazzano. E le storie non erano da meno, questo l’indice (dettagli ovviamente sul COA):

  • Paperino e la mosca tre-tre – I TL 809-B (Gazzarri/Perego)
  • Zio Paperone e il pugno di pietra – I TL 846-C (Cimino/Perego)
  • Zio Paperone e la riconquista dei beni – I TL 823-C (Dalmasso/Gatto)
  • Zio Paperone e le montagne trasparenti – I TL 831-A (Cimino/Cavazzano)
  • Zio Paperone e il piffero variabile – I TL 844-A (Cimino/Cavazzano)
  • Zio Paperone e i guanti di Cagliostro – I TL 819-A (Cimino/Bordini)
  • Zio Paperone e il medioevo siderale – I TL 819-B (Cimino/Cavazzano)

Salta subito all’occhio come tutto il contenuto del Classico sia stato stampato su Topolino tra maggio 1971 e febbraio 1972, addirittura da Topolino 819 furono riprese ben due storie!

La cosiddetta frame story (cioè le tavole di raccordo che all’epoca andavano sotto il nome di “Prologo”) si sviluppa in maniera convincente per legare insieme le prime storie, salvo poi rifugiarsi nell’abusato escamotage di far raccontare ai protagonisti l’avventura successiva, senza una vera integrazione della stessa nella serie di storie dell’albo.

Le storie

Ma sono ovviamente le storie la vera ragion d’essere dell’albo: tutte di livello alto, con punte di vera eccellenza. Per dire, la storia del pugno di pietra è secondo me una delle migliori realizzate da Perego, pur nel suo essere anomala nello svolgimento, con largo spazio lasciato ai due protagonisti one-shot dell’avventura e un ruolo inconsuetamente ridotto per i paperi.

Si parte all'avventura!

Che meraviglia il garbo e la sensibilità dello zione nell’incitare i nipoti all’avventura!

Non parliamo poi de “Le montagne trasparenti”, una delle mie storie preferite in assoluto, per l’umorismo, per l’azione, per la morale, per le trovate narrative… Cimino realizza un vero capolavoro, con lo Zio Paperone deciso e determinato a trovare l’oro nascosto nelle profondità delle Montagne Trasparenti: indimenticabile il piglio con il quale costringe a partire un esterrefatto nipotame per la sua spedizione a bordo della sua assurda piroga a molla “Be’… Vi ha colpito la paralisi? Salite, salite!” o il tuffo che non esita a fare dalla scogliera – corredato da un irresistibile ZOMP! – per individuare il nascondiglio del filtro destinato a far ritornare le montagne al loro stato originario, o ancora la capocciata – questa accompagnata da un CONC – che gli fa testare suo malgrado la consistenza delle montagne. Memorabili anche i disegni di Cavazzano: l’abituale splash panel posto ad inizio della storia molto suggestivo con un panorama privo di personaggi, la dinamicità delle sue vignette, la spettacolarità della pagina dove le montagne si rimaterializzano, le trovate comiche come la misura della profondità del precipizio quanto Paperino si rende conto di star per precipitare, la caratterizzazione degli autoctoni… e l’elenco potrebbe continuare!

Quale caparbietà...

Esagerato in ogni sua manifestazione, Zio Paperone non può cedere di fronte ad una semplice realtà dei fatti!

Rileggo con piacere ogni volta anche i guanti di Cagliostro, con uno zio Paperone schiavo delle sue fissazioni ed inconsapevole del disastro verso il quale lo porteranno le sue azioni: nonostante il dolore alle mani per aver maneggiato troppo denaro, e nonostante la diagnosi propostagli dal saggio Tobia, l’avarastro decide di continuare: “La volontà domina la materia! Lo dimostrerò contando tutti i pezzi doppi! Lavorerò tutta la notte!” Inutile dire che le conseguenze della sua scelta saranno catastrofiche!

Il medioevo siderale, poi, con l’ennesimo professore “tribarbuto” e la trovata folle del “Tribunale Ultrarapido”, chiude il volume dando modo ad un non ancora trentenne Cavazzano di sfoggiare una volta di più la sua bravura!

Insomma, considerando che il volumetto è di facilissima reperibilità – non è inconsueto trovarlo in asta ad un euro – ne consiglio l’acquisto (o la riscoperta se sepolto in qualche libreria) a tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere sin qui, dandovi l’appuntamento a domani con un altro albo particolarmente interessante!

Autore dell'articolo: Paolo

Sono appassionato lettore e collezionista di fumetti Disney sin da quando ho imparato a... guardare le figure. Il Papersera - sia il sito sia l'associazione - sono per me motivo d'orgoglio!