Topolino Mystery – I classici 62

16 MAR 2020
Disney vs. Jacobs

Il confronto tra la copertina del fumetto Disney e l’albo di Jacobs.

Nel febbraio 1982, lo stesso mese dello storico “salto” del Topolino settimanale numero 1370 per uno sciopero, la collana de I Classici pubblica un numero all’apparenza del tutto standard, “Topolino Mystery”.
Un particolare però mi colpisce e mi spinge all’acquisto dell’albo (allora non acquistavo regolarmente la testata): il colore di sfondo della copertina, diverso dai soliti che hanno sempre caratterizzato la collana. Un marrone mattone molto originale, che – assieme all’effetto “faro puntato” – ricorda moltissimo la famosissima copertina di Blake & Mortimer de “Il marchio giallo”… albo che però all’epoca non conoscevo affatto! (Il consiglio è di recuperare l’avventura di Jacobs, anche se non Disney).

Il contenuto dell’albo è gradevole, ma nulla di eccezionale: si apre con Topolino e i piselli sabotatori una storia scritta dai fratelli Abramo e Giampaolo Barosso e disegnata da Onofrio Bramante; memorabile più per la commistione Topolino-Paperone che per la trama; di seguito una classica (e per certi versi irritante) storia in costume di Paul Murry, e Topolino e la seppia paralizzante con i disegni di Capitanio.

Macchia Nera o Cattivik?

Macchia Nera o Cattivik?

Nobilitano l’albo due storie di Romano Scarpa con le ristampatissime Topolino e il finale giallo e Topolino e la caccia a chissà cosa, belle e godibilissime. La prima con uno spunto inedito, la seconda – ahimè – con un Macchia Nera non all’altezza di quello che dovrebbe essere… e con il “solito” difetto di confondere quello che è un mantello come se fosse il personaggio; insomma, è così difficile notare che la bocca non deve apparire da sotto il lenzuolo nero?

Le due storie scarpiane sono intervallate dalla storia Topolino e i ladri di pellicce, dove credo possa essere chiaro a tutti l’ispirazione allo stile di Paul Murry da parte di Massimo de Vita. Chiudono l’albo tre storie di Sergio Asteriti, dove è evidente come il tratto dell’artista raggiunga la sua stabilizzazione proprio all’inizio degli anni Settanta, con una personalizzazione del tratto e delle espressioni dei personaggi che accompagneranno le vignette dell’artista veneziano lungo il resto della sua carriera e raggiungendo il proprio massimo negli anni Ottanta.

Un proto-Inducks

La pagina con l’elenco dei Classici usciti sino a quel momento.

Ma la sorpresa vera e propria, ed il motivo per il quale ho scelto di parlarvi di questo albo, è a pagina 254, una pagina di testo in bianco e nero intitolata “L’era dei… classici” e che riportava – per la prima ed ultima volta – l’elenco di tutti i numeri de “I Classici” usciti sino a quel momento, identificati con il loro titolo e con un pallino accanto a quelli che potevano essere richiesti alla Sezione Collezionisti della Mondadori perché non ancora esauriti… pratica che mai avrei avuto la tentazione di seguire, visto il prezzo di vendita pari al doppio di quello di copertina, allora di mille lire.
Certo, rivalutate al tasso Istat quelle mille lire oggi equivarrebbero a circa 1,8 euro, mentre l’ultimo numero de I Classici mi è costato 4,5 euro… un bel salto! E comunque all’epoca valeva la regola dell’usato = metà prezzo, e non ci voleva nulla a trovarli, non solo a Porta Portese o alla già allora mitica Libreria UFO di via Ostiense, ma soprattutto nelle frequenti vendite sui marciapiedi organizzate dai bambini… erano uno spettacolo: soldatini, fumetti, giocattoli (rotti) e altre amenità che oggi sono praticamente esclusiva di eBay o fiere del fumetto!

Insomma, in un periodo ante-INDUCKS (sarebbero serviti almeno 13 anni per iniziare ad avere qualche informazione disponibile in maniera strutturata) quella pagina per me era ORO: scoprire i titoli dei tanti “buchi” che avevo in collezione (l’ultimo rimase il 38, Paperone Maxi Manager, poi rivelatosi un po’ deludente), vedere citati come “esauriti” i numeri che invece avevo, e quindi nella mia percezione di tredicenne intenderli come rarissimi tesori da tenermi stretti, sono fattori che hanno indiscutibilmente contribuito a fare di me un appassionato collezionista! Ed è anche per questo motivo “affettivo” che nella mia collezione ho mantenuto la copia originale di allora dell’albo, non sostituendola con una migliore come ho fatto con tanti altri. Viva i Classici di Walt Disney, viva Topolino Mystery!

Autore dell'articolo: Paolo

Sono appassionato lettore e collezionista di fumetti Disney sin da quando ho imparato a... guardare le figure. Il Papersera - sia il sito sia l'associazione - sono per me motivo d'orgoglio!