Topolino 3357

30 MAR 2020
Voti del fascicolo: Recensore: Medio: (17 voti) Esegui il login per votare!

Gilberto, Newton, Pennino, Ely, Emy ed Evy, Pierino e Pieretto, Gastoncino sono personaggi con una caratteristica in comune: quella di essere inutili. Vuote proiezioni, antitetiche o più spesso concordanti, di un main character, nate quindi già zoppe e poi gestite quasi sempre in maniera pessima.

Ecco quindi che vedere in apertura una storia intitolata a Newton non predispone bene alla lettura. Per di più la firma è di un autore arrivato da poco sul settimanale ma che con una manciata di storie ha già mostrato di conoscere e saper gestire con efficacia i personaggi. Non vorrà bruciarsi subito?

Invece bisogna riconoscere che Marco Nucci se la cava egregiamente, con una storia simpatica, in cui il nipote di Archimede ha un senso e una personalità. La vicenda è chiaramente rivolta a un pubblico molto giovane ma il messaggio (non esistono scorciatoie per lo studio e, nel caso, sono più che altro dannose) viene comunicato in maniera chiara e divertente, ed è perfettamente leggibile anche dai grandi (non saprei, a questo proposito, se il nome di Coccodega Bay richiami intenzionalmente la Bodega Bay de Gli uccelli, come a voler essere una strizzata d’occhio proprio per i lettori più maturi). Infine quanto mai indovinato l’abbinamento con i disegni di Intini, ideali per una storia fresca e simpatica.

Area 15 si conferma una bella sorpresa: la serie di Gagnor e Sciarrone va avanti esplorando e sviscerando sempre più il mondo di Qui, Quo e Qua, a tutti gli effetti ormai tre adolescenti che riflettono specularmente la fascia di lettori a cui si rivolgono. Finora non ci sono eventi epocali o misteri in agguato, ma la storia non sembra averne bisogno concentrata com’è sulle vicende quotidiane dei protagonisti alle prese, come tutti i loro coetanei, con aspirazioni, amori, gelosie e tutto il corredo di quell’età, introducendo con naturalezza anche tematiche più “serie” (un esempio è il ragazzo sulla sedia a rotelle).

Gelosie in famiglia…

Due storie che svettano facilmente grazie al resto del volume, di livello davvero basso, al punto che è quasi difficile credere che si tratti dello stesso prodotto.

Faccini è totalmente sprecato nella breve di Salati, Un grattacapo di nome Sissy, mentre agli avanzi di magazzino firmati Panini e Amendola, scialbe gag allungate con in più interventi redazionali al limite del ridicolo, siamo ormai abituati da diverse settimane.

Possiamo provare ad essere indulgenti nei confronti di Sarda, in virtù di un passato in cui ha dato grandi prove nel fumetto Disney: Paperino, Paperoga e la Gioconda fiamminga, è uguale a tante altre storie della P.I.A., il solito meccanismo della caccia al tesoro e un “insospettabile” che in realtà è evidente fin dalla prima apparizione sulla scena e i disegni di Palazzi, piuttosto anonimi, non aiutano.

Meno compassione ispira Venerus, perchè è ancora giovane e soprattutto ha dato mostra in passato di buone prove, anche con Minni, mentre invece da un po’ di anni sembra aver smarrito la sua vena migliore. Minni, zia Topolinda e l’anti età digitale è un esempio di come utilizzare nel modo sbagliato un personaggio che già di suo non aveva più ragione di essere ripreso dopo la prima apparizione. Riportare in azione zia Topolinda in questo modo è deprimente, ogni pagina è tutto uno stucchevole “che bella la terza età, siamo anziani, ma possiamo fare tutto e non rinunciamo a nulla”: sembra una pubblicità degli adesivi per dentiere. Immancabile poi il consueto elenco di luoghi comuni assortiti. Altra nota dolente sono i disegni della Vetro: un’artista da vent’anni ormai alle prese con Disney (a onor del vero, venti anni non molto prolifici) dovrebbe interpretare in maniera più efficace e meno illogica una sequenza come quella in figura (forse la colpa va divisa equamente tra sceneggiatore e disegnatore, non so. Quello che so è che, oggi come oggi, una scena simile, in una storia di 25 tavole ospitata su Topolino, appare onestamente un po’ sciatta).

Per i redazionali, intervista a Matteo Berrettini, promettente tennista, e all’astista Duplantis, fresco detentore del record mondiale indoor.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: il fumetto supereroistico "classico" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"