Topolino 2243

19 APR 2020
Topolino 2243

La copertina del numero 2243.

Nel 1998 avevo 10 anni giusti giusti e seguivo con costanza Topolino da almeno tre, grazie all’acquisto settimanale da parte dei miei genitori.

Mi piaceva quasi tutto, indistintamente, anche se pian piano iniziavo a costruire un mio gusto e a identificare gli autori che apparivano con più frequenza sulle pagine del pocket.

A novembre uscì un numero molto speciale, forse il primo con un’aura così prestigiosa da quando avevo cominciato a collezionare la testata: il 2243, quello che festeggiava i 70 anni dalla creazione di Mickey Mouse.

Era particolare già dalla copertina, dove il protagonista era raffigurato con uno stile molto pittorico su un elegante drappeggio blu scuro e nella sua mise storica, in braghette rosse.

All’interno un editoriale ad hoc (che, al contrario di oggi, rappresentava un caso decisamente raro), quattro pagine con gli auguri di tantissimi vip – è divertente vedere ora, a 22 anni di distanza, quanti sono ancora sulla cresta dell’onda e di quanti non ci si ricorda più… – e un giornale completamente dedicato al personaggio e alla sua carriera, sia per quanto riguardava i fumetti che le varie rubriche.

La splash page de "Il fuime del tempo"

La splash page de “Il fiume del tempo”.

Le storie erano tutte d’eccezione: la più celebre fu certamente Il fiume del tempo, ristampata in moltissime occasioni negli anni successivi e fino a oggi, scritta a quattro mani da Francesco Artibani e Tito Faraci e disegnata da Corrado Mastantuono, un team di all-star di quegli anni. Ma chi l’ha scoperta in una delle numerose riedizioni difficilmente avrà provato le stesse emozioni del leggerla “in diretta” e in quel determinato contesto. Era una delle poche volte, forse l’unica da molti anni, in cui il mondo dell’animazione confluiva in quello del fumetto, e per me fu anche la prima occasione per venire a conoscenza di Steamboat Willie (il cortometraggio d’esordio di Topolino), aiutato anche dai redazionali contenuti nell’albo. A parte questo, la comicità post-moderna ed esplosiva del duo di sceneggiatori permise di imbastire una vicenda che mi divertiva genuinamente e in maniera esplosiva, grazie ai siparietti azzeccatissimi tra Topolino e Gambadilegno, non sacrificando comunque la componente vagamente mistery e il fattore nostalgico. Il tratto di Mastantuono, morbido e dinamico, permise poi di avere tavole semplici ma iconiche, un feeling cartoon e un’espressività facciale invidiabile.

Un bel revival!

Un bel revival!

L’altra avventura-simbolo del numero era Il giorno più lungo. Realizzata da diversi membri della redazione e disegnata da alcune delle matite più presenti in quel periodo, partiva da un’idea tanto stramba quanto geniale nella sua sottigliezza: Topolino non sopporta festeggiare il suo compleanno e passerà tutta la giornata a sfuggire dai numerosi amici che vorrebbero celebrarlo. Composta da cinque mini-capitoli preceduti da una sorta di prologo (firmato nientemeno che dal direttore Paolo Cavaglione), alternava una miriade di comprimari del microcosmo disneyano in una sequela di situazioni buffissime, simpatiche e imprevedibili. Un tipo di ironia perfettamente coerente con quanto si vedeva in quegli anni, soprattutto su altre serie che spesso contaminavano con questo mood anche la testata ammiraglia.

Un approccio leggero e sardonico che mi conquistò, e che si intravedeva anche nelle one-pages intitolate Grazie, mi mancava, di Aldo Vitali e Alessandro Perina, nelle quali a turno i vari membri della Banda Disney pensavano a un regalo per il festeggiato.

La storia di Michelini-Carpi

La tavola d’apertura della storia di Michelini e Carpi.

La sfida dei 70 anni di Fabio Michelini e Giovan Battista Carpi era invece l’anello debole del pacchetto: la trama era più un pretesto per fare sfilare la folta passerella di avversari affrontati da Mickey nel corso degli anni, anche alcuni storici e apparsi raramente come Orango, e la sua risoluzione appariva debole e un po’ campata per aria. Carpi ai disegni purtroppo era lontano dai fasti del suo stile, che risentiva ora degli anni, e molte vignette apparivano sconclusionate o con personaggi poco proporzionati. Il me decenne fu comunque maggiormente indulgente, apprezzando quel tocco vintage che le tavole facevano trasparire.

Passando alle rubriche, la parte del leone la fece un lungo servizio impostato come una fittizia intervista a Topolino stesso: al di là dell’approccio un po’ ingenuo e fuori tempo, le informazioni contenute erano assolutamente interessanti e costituirono per me una miniera di notizie che ignoravo, corredate da molte vignette e curiosità sulle diverse anime del personaggio, tra fumetto, cinema, TV, comprimari ecc.

Per il resto c’erano un mini-tutorial su come disegnare la testa del personaggio, un approfondimento su gadget e memorabilia dedicati e uno sugli avvenimenti importanti accaduti nel 1928, anno di esordio del Topo più famoso del mondo.

Il 2243 non aveva una foliazione maggiore del solito, non aveva effetti speciali per la copertina, non ne venne creata una variant cover: era strutturalmente un Topolino come gli altri, ma con storie molto buone, grandi nomi e un’ottima cura dei contenuti complessivi, che portò a una monografia riuscitissima ed encomiabile.

Autore dell'articolo: Andrea Bramini

Andrea Bramini, detto Bramo, nasce a Codogno nel 1988. Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su Watchmen. Ha avuto esperienze professionali nell'ambito delle pubbliche relazioni e come segretario. Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, le graphic novel autoriali e alcune serie Bonelli e affini. Scrive di queste passioni su alcuni forum tematici e principalmente per il sito di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, nel quale ricopre la carica di caporedattore.