Topolino 3362

10 MAG 2020
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Per usare una metafora calcistica, si può dire che Zio Paperone e la pietra dell’oltreblù porti a casa il risultato. Come previsto non ci sono stati colpi di scena eclatanti, ma tutto si è svolto secondo un copione collaudato. Alla fine può andar bene così, perché si sa che le storie su commissione difficilmente sono brillanti.

Potrei continuare con i luoghi comuni (veri o falsi che siano) dato che questa storia è in fondo un luogo comune fumettistico, un meccanismo visto e rivisto tantissime volte che ha se non altro un pregio: se chi lo porta avanti è uno che sa fare il suo lavoro (ed Enna certamente lo è) viene fuori comunque qualcosa, se non indimenticabile, almeno gradevole. Per cui diciamo che ci accontentiamo del risultato finale, nonostante qualche passaggio poco chiaro (vedi la capacità di Amelia di estrarre il colore dai quadri, un particolare che forse andava chiarito prima e meglio).

Ad aprire il numero è però la prima puntata di Le GM in: Operazione Alaska, storia che ha il compito di accompagnare in edicola il nuovo mensile dedicato al corpo scoutistico statunitense che, nel nome, riecheggia il glorioso volumetto pubblicato per la prima volta circa quarant’anni fa. Se della trama, opera di Rossi Edrighi, poco si può dire essendo appena all’inizio, sicuramente si fanno notare i disegni di D’Ippolito che, se da un lato scimmiotta Carpi (a volte in maniera troppo evidente, vedi l’Arcimogol), dall’altro regala delle situazioni e delle tavole dal montaggio meno convenzionale.

Solo uno dei tanti esempi in cui il disegnatore ha rielaborato la classica gabbia del settimanale

Dopo Raffaello, un altro artista e architetto quasi suo contemporaneo viene omaggiato in questo stesso numero, il Palladio. La storia porta le firme di Gagnor e Held e non è certo la migliore né dell’uno, né dell’altro. Se al primo si può imputare un umorismo tutt’altro che travolgente (oltre a una mania citazionistica molto fine a se stessa), al secondo è senza dubbio riconducibile il progetto del labirinto più inutile della storia.

Accidenti, non sono riuscito a risolvere il labirinto!

Un Faccini tornato autore completo e assurdamente surreale ci introduce invece al ritorno sulle pagine di Topolino di un nome storico del settimanale: Rudy Salvagnini, assente dal 2011.

Pico de Paperis e il problema del black out, con i disegni di Francesco Guerrini, è una sua classica storia, uno spunto semplice che di iperbole in iperbole (umoristiche) trascina il lettore verso delle gustose risate. Sicuramente un ritorno piacevole, sperando che la verve di un tempo sia rimasta immutata.

Nei redazionali, ovviamente molte pagine per presentare la prima uscita del Manuale dedicato ai ragazzi, consigli per le letture dei più giovani e la solita rubrica calcistica.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: i supereroi "classici" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, con il nick "piccolobush", collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"