Mega 2000 511

30 MAG 2020

Da piccolo, quando i miei acquisti fumettistici dipendevano esclusivamente dai soldi dei miei genitori e quindi dalla loro volontà o meno di comprarmi qualcosa, l’afflusso di fumetti che entravano in casa mia seguiva una cadenza piuttosto regolare e controllata.

Oltre al Topolino settimanale e con l’esclusione di qualche occasionale vattelapesca da libreria intercettato nell’apposito reparto di qualche ipermercato, i mensili che prediligevo (essenzialmente Paperino e Mega 2000) li ricevevo in tre occasioni specifiche: Natale, villeggiatura estiva e compleanno.

In particolare mi piaceva molto Mega 2000 perché offriva storie mai viste prima, e quindi non rischiavo di ritrovarmi dentro doppioni, e perché le avventure erano spesso tematizzate con il mese di pubblicazione: a dicembre c’erano atmosfere natalizie, in estate vicende vacanziere e via dicendo. Questo aspetto per me è sempre stato molto importante, poiché calare i personaggi Disney nel medesimo contesto stagionale che contemporaneamente stavo vivendo io me li rendeva più reali.

Inoltre, queste storie avevano un taglio diverso da quelle che trovavo su Topolino: come noto, provenivano dal mercato estero (in particolare dalla Danimarca e dal Brasile) ed erano tradotte in italiano per la prima volta, appositamente per il mensile, ma questo all’epoca io non potevo saperlo e lo scoprii solo anni dopo.

Tra i diversi acquisti estivi e dicembrini della mia infanzia che ricordo particolarmente bene c’è il n. 511 di Mega 2000, del luglio 1999.

Il sommario di quell’albo era piuttosto rappresentativo del menù offerto dalla testata: storie danesi avventurose con i paperi e mystery con Topolino, le brevi con gli animali del bosco provenienti dall’animazione, qualche follia brasiliana con Paperoga e Dinamite Bla e, a proposito di Brasile, uno spazio tutto per José Carioca.

In particolare ricordo con piacere le storie della sezione Paperino in vacanza: soprattutto Alberi di Paul Halas e Vicar, in cui il protagonista e i nipotini tentavano un viaggio alla ricerca di speciali noci richiestissime, e Il mistero delle pigne di William Van Horn dal tono simile ma dal finale a sorpresa, entrambe molto sulla lezione barksiana e con due stili di disegno interessanti nell’approccio grafico, che partiva da Carl Barks per poi prendere due strade parallele.

Sempre spassose le storie di José, che da piccolo adoravo grazie all’umorismo così diverso da quello delle altre avventure disneyane, meno “politicamente corretto” per quanto sempre nei limiti consentiti ovviamente. Il costume extra large (di Fernando Bonini e Antonio de Lima) metteva il protagonista nell’imbarazzante situazione di rimanere nudo in spiaggia, per esempio. E, in generale, la scarsa propensione al lavoro e la predilezione ad “arrangiarsi” per sbarcare il lunario non rappresentava certo un modello per i lettori.

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: José Carioca in una parodia di Blade Runner, per esempio

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: José Carioca in una parodia di Blade Runner, per esempio

Oltre alle storie dal sapore estivo in questo caso c’era anche una mini-parodia del film Blade Runner di Ridley Scott (José cacciatore di androidi, di Raimundo Guimarães de Cerqueira Júnior e Átila de Carvalho), piuttosto riuscita nel suo essere dissacrante ma nel ricalcare abbastanza fedelmente alcuni passaggi chiave della pellicola.

Piacevoli le due storie con Amelia (Realtà virtuale di Halas e Jack Sutter e Il grande Zalaman di Per Hedman e Vicar), con la fattucchiera effettivamente temibile nell’attuare le sue mire, prima coniugando la sua maglia con un videogioco e poi dovendo contrastare un prestigiatore da strapazzo che le ha rubato degli incantesimi, mentre le tre vicende con Topolino e Pippo in vacanza si caratterizzavano come letture amene e poco più, graziate però dagli eleganti disegni di Francisco Rodriguez Peinado e César Ferioli.

La scuola brasiliana presentava poi anche un’altra parodia, stavolta di Cappuccetto Rosso, con protagonista Pennino (Berrettino Rosso di Marcelo Milani e Carlos Edgar Herrero), e La storia dell’ozio (scritta da Aparecido Norberto) che scimmiottava un po’ il farsesco intento pedagogico di alcuni cortometraggi animati classici, specialmente con Pippo, adattato però ai diversi personaggi cari agli autori sudamericani come Dinamite Bla e ancora José.

Il punto più debole della raccolta era costituito dalle brevi storielle con Fratel Coniglietto e Lupetto, che non mi interessavano granché da piccolo e che anche rilette adesso sono poca cosa.

Mega 2000 era un periodico utile nel diversificare lo sguardo del lettore rispetto alla sola produzione italiana, offrendo una buona selezione di storie danesi e brasiliane che in diversi casi non avevano molto da invidiare a quanto veniva prodotto per Topolino.

Un tipo di pubblicazione che oggi manca e di cui, credo, si sente la mancanza.

Autore dell'articolo: Andrea Bramini

Andrea Bramini, detto Bramo, nasce a Codogno nel 1988. Dopo avere frequentato un istituto tecnico ed essersi diplomato come perito informatico decide di iscriversi a Scienze Umane e Filosofiche all'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove a inizio 2011 si laurea con una tesi su Watchmen. Ha avuto esperienze professionali nell'ambito delle pubbliche relazioni e come segretario. Appassionato da sempre di fumetti e animazione Disney, ha presto ampliato i propri orizzonti imparando ad apprezzare il fumetto comico in generale, i supereroi americani, le graphic novel autoriali e alcune serie Bonelli e affini. Scrive di queste passioni su alcuni forum tematici e principalmente per il sito di critica fumettistica Lo Spazio Bianco, nel quale ricopre la carica di caporedattore.