Topolino 3366

03 GIU 2020
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«Dimostrerò che sei tutta farina e niente impasto», «Ti darò lievito da torcere», «Ti sgonfierò subito», «Non farti rivedere o ti stendo come un impasto»… Queste sono alcune delle battute del nuovo episodio di Topolino, le origini in cui, tra l’altro, viene tirato in ballo forzatamente il tema dei reality culinari molto in auge da diverso tempo.

Giusto una settimana fa, sulle pagine del forum, Giuseppe Zironi ricordava a tutti che Topolino è pensato e diretto principalmente ai ragazzini. Questa è una realtà di cui tutti ormai sono ben consci, anche se non manca ogni volta chi si meraviglia o si indigna.

Quello per cui invece bisognerebbe indignarsi è quando questa motivazione diventa una scusa per (o viene interpretata come un modo per) proporre lavori di scarso interesse come se i ragazzini non avessero diritto a storie ben confezionate e ben scritte, indipendentemente dai temi trattati. Scrivere per ragazzi non vuol dire che si può propinare loro qualsiasi sciocchezza perché, per dirla con una frase attribuita a Buzzati, scrivere per ragazzi è come scrivere per gli adulti, solo più difficile.

Restando alla storia di Zironi ospitata nello scorso numero, l’autore ha rivendicato legittimamente l’aver preferito focalizzarsi su determinati argomenti toccati nella vicenda piuttosto che su altri, come si aspettavano alcuni utenti. Ma, al di là di questo, nulla si può dire sulla scrittura e sui dialoghi: d’altronde l’autore reggiano si è sempre distinto molto positivamente tutte le volte che si è cimentato come autore completo.

La disputa della pizza invece, al di là dell’essere su un registro narrativo diverso (tutta la parte della sfida è improntata all’umorismo), è molto scipita. Nonostante il target della storia sia esattamente lo stesso (questa serie nasce proprio per fare breccia nei ragazzini con il personaggio di Topolino), il livello di scrittura è totalmente diverso e piuttosto basso. Ci si affida, come mostrato, ad un umorismo non molto raffinato e a cavalcare qualche moda del momento (tutta la seconda parte è una sorta di flebile parodia di Pizza Hero che è tra l’altro, mia personale opinione, uno dei peggiori programmi del genere).

Ma se a Deninotti, nella scuderia disneyana da circa tre anni e con una manciata di storie, possiamo concedere il beneficio del dubbio diverso è il discorso di Enna: l’autore sardo ha un curriculum di tutto rispetto e vederlo inanellare una prova opaca dietro l’altra dispiace.

Non so se soffra in particolare le storie su commissione ma, se già La pietra dell’oltreblù non era stata particolarmente brillante, la storia dedicata al Giro d’Italia sembra davvero scritta senza ispirazione: intreccio farraginoso, escamotage astrusi, comprimari anonimi…

«Secondo me quello è masnadiero di nome e di fatto» (uno dei nipotini parlando del rivale Masnadiero Spintòn) suona come una resa incondizionata: l’autore che meglio di tutti ha saputo interpretare Paperino Paperotto, che ha scritto Duckenstein e Lo strano caso del Dottor Ratkyll e di Mister Hyde, che scrive per Bonelli, si ritrova aggrappato ad una battuta fiacchissima. Speriamo che torni presto ai livelli a cui ci ha abituati.

Il resto del numero è più o meno sullo sesso livello di quanto visto finora. Zemelo continua nella sua discesa tra i meandri delle riempitive, lo cito solo perché ha l'”onore” di scrivere la storia d’addio di Massimo De Vita. Grande idea quella di salutarlo con Super Indiana Pipps. A suo modo è una forma di giustizia poetica: lui è stato quello che ha consacrato il pippide esploratore disegnando le storie più importanti del personaggio, è giusto che sia ancora lui a trascinarlo definitivamente nella polvere.

Questo comunque non cambia di una virgola l’affetto e l’ammirazione per uno dei più grandi disneyani di sempre, un autore che ha votato la sua intera carriera professionale a questi buffi animali antropomorfi. Grazie di tutto, Maestro.

Paperino e la grande corsa nel deserto è la classica storia di un autore fermo agli anni Novanta, per di più penalizzata da un formato non adatto come quello di Topolino.

Storia Papera: La preistoria è infine un trip lisergico da leggere tutto d’un fiato, sembra un flusso di coscienza. Ricordatela così, senza senso, senza trama, eppure con una sua efficacia comica, perché qualche risata la strappa.

Completano il numero un articolo sui trent’anni del telescopio spaziale Hubble e un resoconto/intervista sui “diari della bicicletta” di Jovanotti.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: i supereroi "classici" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, con il nick "piccolobush", collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"