Gialli e Supergialli: il meglio dei Classici Disney

26 GIU 2020

Era il lontano 1929 quando la casa editrice Mondadori lanciò una sua nuova collana di libri polizieschi dal titolo I Libri Gialli, il cui successo fece sì che tutt’oggi nell’uso comune il termine “giallo” indichi un racconto relativo ad un crimine, di solito esteso anche al racconto più specificatamente poliziesco.

Giallo e Supergiallo

I Gialli di Topolino e Supergiallo di Topolino.

Quasi 50 anni dopo, nelle edicole uscì per la “mitica” collana de I Classici Disney, il numero 7 intitolato I Gialli di Topolino (fossi un appassionato di numerologia non potrei esimermi dal notare la “magia” collegata all’essere stato “sedotto” dal n. 7 del 7/77…).

Avevo otto anni, e non sapevo né cosa fosse un giallo, né che il volume in questione fosse la ristampa fedele (al netto della copertina) di quello, appartenente alla prima serie dei Classici, pubblicato nel dicembre 1960. Avevo iniziato a leggere “per conto mio” da pochi anni, e l’abbondanza di Topolino dell’epoca (in chiesa li regalavano, mia zia me ne passava parecchi dopo averli letti) aveva già fatto sorgere in me una sorta di dipendenza verso queste letture.

Il consueto imbarazzante “prologo”, firmato da un trascurato Perego e “sceneggiato” da Dalmasso, non fa altro che sottolineare ancora di più lo “stacco” qualitativo tra le tavole di raccordo e la qualità del disegno e della trama presenti nella storia di apertura: Topolino e il mistero di Tapioco Sesto, con un Romano Scarpa in piena fase “americana” che dissemina firme “Walt Disney” lungo tutta la storia e con un ritmo narrativo molto differente tra le due puntate che la compongono: la prima simile alle molte avventure “urbane” fatte vivere da Gottfredson a Topolino (il selvaggio Giovedì, l’elefantino Bobo, lo struzzo Oscar, ecc.) e la seconda che vira con molta più decisione verso l’Avventura, fino a culminare con lo storico duello tra Topolino e Gambadilegno!

La foga del duello

I duellanti si sono fatti prendere dalla foga…

Avventura classica di Topolino che viene ripescata anche dalle due storie successive, Topolino e i due ladri e Topolino e i pirati, rifacimento italiano la prima, e “lucidatura” dall’originale la seconda, delle omonime avventure del Topolino classico, rispettivamente da parte di Giuseppe Perego e di Ambrogio Vergani. Pur gridando vendetta per l’evidente differenza di stile tra i nostri due compatrioti e il Maestro Gottfredson, per un bambino di otto anni, incurante ed ignorante di quanto successo al di là dell’oceano 40 anni prima, le due storie si mostrano come avvincenti e memorabili, con personaggi forse già al di sopra delle righe rispetto a quello che eravamo abituati a leggere all’epoca: valga su tutte la tentata impiccagione di Pippo da parte della folla inferocita (per un furto, peraltro, non per un omicidio…) prelevandolo dal tribunale: qualcosa di davvero inedito e coinvolgente!

Vignetta in negativo

Una delle vignette che descrivono l’azione “al buio”.

Tralasciando la poco interessante – almeno secondo me – Topolino e il 5170K scomparso, l’albo si chiude con quella che secondo me è la più bella storia di Topolino in versione comic book prodotta negli Stati Uniti: Topolino e il fantasma del Monte Cannibale: 42 pagine di avventura “in miniatura”, visto che fu lasciata l’impaginazione originale a 4 righe di vignette per pagina, capaci di far vivere a Topolino, Pippo e noi lettori un’avventura misteriosa ed a tratti inquietante, con soluzioni grafiche mai viste prima (e neanche dopo, a dir la verità, o forse qui è la memoria a farmi difetto) sia per le persone invisibili, sia – soprattutto – per le vignette (parliamo di quasi 5 pagine!) nelle quali l’azione si svolge al buio in una miniera, con le immagini dei nostri eroi (e non solo) tracciate solo da un bordo colorato nella vignetta altrimenti completamente nera.

Poco più di un anno più tardi, dopo aver pubblicato anche I Gialli di Paperino, la Mondadori ritorna a questo genere narrativo col numero 21, aggiungendo il prefisso accrescitivo: Supergiallo di Topolino (anche questo, ristampa fedele dell’omonimo Classico uscito nel 1963).

Sì, ma stai calmo...

Sì, ma stai calmo…

Questo albo è forse il migliore in assoluto della collana! Basti pensare alla “quarta” e quasi misconosciuta storia, Topolino e il tesoro degli Aztechi: un’avventura molto piacevole (che, a pensarci bene, di “giallo” non ha granché…) che si svolge tra Topolinia e il Messico, con Topolino e Pippo alla ricerca del tesoro del titolo contrastati da un paio di cattivi diversi dal solito Gambadilegno, e che risultano essere veramente cattivi: a confrontarli con quelli di oggi fanno quasi paura, ma per i canoni dell’epoca erano assolutamente normali…

Ma, ovviamente, i pezzi forti del Supergiallo sono i tre capolavori di Romano Scarpa!

Non mi stancherò mai di dire che Topolino e la Dimensione Delta è la storia Disney perfetta, sotto ogni punto di vista! Io la conobbi proprio in quell’occasione, e subito mi resi conto di quanto fosse speciale: il ritmo di narrazione, le battute disseminate qua e là, ma soprattutto la bellezza dei disegni e la simpatia del protagonista e dei comprimari (anche se non capivo cosa volesse dire “Uomo Nuvola”…) fanno sì che questa storia riesca a toccare le corde di un lettore di qualsiasi età, fin dalla prima volta in cui fu pubblicata! Senza dimenticare la complessità della trama: un luogo non-luogo (anzi, per dirla correttamente «non in città, né fuori città»), atomi ingranditi, minacce meteorologiche, il sacrificio di Bep-Bep… e tutto assolutamente comprensibile (anche) per un bambino delle elementari. Meglio non fare paragoni polemici con quanto ci viene propinato da anni a questa parte!

Squisitezza

Assolutamente meraviglioso, ringraziamo la squisitezza di Minni…

Topolino e l’unghia di Kalì, poi, è un vero e proprio (questo sì!) giallo all’inglese, dove Topolino non sfigura nel ruolo tipico di Poirot o di Ellery Queen! La storia la conosciamo tutti (e chi non la conoscesse, rimedi il prima possibile!), ma fa sempre piacere ricordare le piccole e grandi idee geniali contenute nell’avventura, dai “canti giavanesi della siccità”, al “bah!”, alla “pralina al rum” alla “mitragliatrice ambulante”, e via citando!

In chiusura dell’albo, poi, abbiamo Topolino e il Pippotarzan, un’altra avventura poco gialla e molto esotica, dove facciamo conoscenza addirittura con il fratello di Pippo che ha deciso di trasferirsi in Africa alla ricerca delle migliori noci di cocco! Storia famosa, in un certo senso, anche perché ha “ispirato” (diciamo così) un famoso film con Sordi e Manfredi

In conclusione, è vero che stiamo parlando di due albi storici ed irripetibili, e lungi da me voler magnificare acriticamente e massivamente “le belle storie di una volta”… ma consentitemi di dire che l’affezione, la fedeltà, e conseguentemente l’acquisto del Topolino settimanale passa(va) anche attraverso storie come queste, che emozionando ed entusiasmando il lettore, e restando nella sua memoria, collocavano – inconsciamente o meno – la lettura del Topolino tra le cose piacevoli da fare, tra quelle per le quali era possibile sottrarre senza alcun rimpianto del tempo ad altre attività (che fossero la partita a pallone in cortile allora, o quella a Fifa 20 alla Playstation oggi); anzi, era consuetudine procedere anche a numerose riletture di ogni albo, e non per la mancanza di alternative: compiti, cortile, oratorio e giocattoli erano tutte attività da “incastrare” nell’agenda di un bambino! Quindi il merito “qualitativo” di questi fascicoli non può essere non riconosciuto e nemmeno può essere liquidato come semplice “fattore nostalgia”: erano albi bellissimi, validissimi e – bisogna pur riconoscerlo – con poca o nulla cura editoriale. La loro forza era la sostanza, non la forma.

Autore dell'articolo: Dippy Dawg

Autore dell'articolo: Paolo

Sono appassionato lettore e collezionista di fumetti Disney sin da quando ho imparato a... guardare le figure. Il Papersera - sia il sito sia l'associazione - sono per me motivo d'orgoglio!