Topolino 3378

26 AGO 2020
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Dopo la buona prova di Foglie rosse, Claudio Sciarrone deve avere evidentemente preso fiducia nei propri mezzi. In Fast Track Mickey, continua a macinare pagine su pagine di storia, la resa dei personaggi forse non è sempre il massimo e le autovetture appaiono meno fantasmagoriche di quanto recitino i balloon, però la narrazione per immagini va alla grande, il montaggio delle tavole è vario, quanto di meno classico si sia visto sul settimanale ma decisamente efficace e di effetto.

C’è solo un problema: siamo alla terza puntata, sono passate circa 90 tavole e dopo un mese ancora non si entra nel vivo. Si cincischia, si tergiversa con i vari preparativi, però di quello che dovrebbe essere il motore (è il caso di dirlo) della vicenda se ne parla en passant in un paio di tavole a puntata e poi si torna a dare spazio al contorno.

Io non so quanto un pubblico come quello odierno, abituato a fagocitare contenuti a ritmo elevato, capace di recuperare intere stagioni di serie TV in pochissimo tempo, possa pazientare per arrivare alla fine di questa storia (rallentata ancor di più dalla inusuale periodicità quindicinale).

Tavole atipiche per Topolino

Tavole atipiche per Topolino

Probabilmente i lettori interessati faranno un rewatch dell’intera opera quando uscirà l’ultima puntata, o magari prenderanno l’eventuale ristampa in volume, ma personalmente finora faccio molta fatica ad appassionarmi a una storia che continua a girare intorno all’obiettivo senza ancora affondare il colpo.

Chi invece arriva a conclusione in questo numero è Zio Paperone e l’identità perduta: Stabile scrive una storia molto classica, forse pensando al disegnatore a cui era destinata. Qualche leggerezza di sceneggiatura proprio nel concitato finale (il guardiano prima inflessibile e che poi lascia passare tutti senza un motivo, la motivazione piuttosto debole con cui il cattivo giustifica il non essersi impossessato prima della chiave di accesso), ma rimane una storia gradevole.

È piuttosto Rota a deludere: già in precedenza avevo lamentato una certa mancanza di “freschezza” nei disegni nelle altre sue storie apparse di recente su Topolino e risalenti a qualche anno addietro. Devo purtroppo confermare questa impressione, si notano parecchie incertezze e nel complesso non si può parlare di un lavoro riuscito.

Per Qui, Quo, Qua e i vicini di castello vi lascio semplicemente un’immagine, certo che vi permetterà di svoltare diverse serate in compagnia come spunto di discussione. Guardatela bene, rifletteteci su e poi decidete se è il caso di procedere nella lettura.

Il pezzo forte dell’albo è ovviamente Topolino e le giornate malfunzionanti, scritta e disegnata da Casty che per l’occasione torna alle atmosfere che gli sono più congeniali: tutta la prima parte è un crescendo di suspense, in un meccanismo rodato ma che riesce sempre a coinvolgere il lettore. Il protagonista avverte dei cambiamenti nella realtà che lo circonda e che gli è familiare, cambiamenti che diventano sempre più evidenti senza che lui riesca a trovare una spiegazione razionale. Gli eventi si susseguono, come pure i comprimari, a volte inquietanti, a volte solo bizzarri.

Se l’origine del mistero in questo caso è intuibile (le dimensioni parallele è forse la prima cosa a cui si può pensare), è invece originale la spiegazione del meccanismo che le governa, che non solo origina un finale coerente ma costringe a una attenta rilettura per capire bene tutti gli accadimenti (e magari sperare di cogliere in fallo l’autore!).

Imperdonabile però la didascalia iniziale, un vero e proprio spoiler, e il continuo sottolineare l’alternanza tra giornate pari e dispari nelle didascalie successive: una trovata che depotenzia parecchio l’ingegnoso meccanismo partorito. Non una grande idea per una storia dove il mistero dovrebbe essere il vero protagonista.

Il numero è completato da un bel servizio sulle aurore boreali, oltre che dalle interviste a Larissa Iapichino, saltatrice in lungo e figlia d’arte e ai due producer Takagi e Ketra.

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: i supereroi "classici" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, con il nick "piccolobush", collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"