Topolino 3386

18 OTT 2020
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Una nuova avventura di Newton e dei suoi amici, sempre ad opera della coppia Nucci & Intini, apre il numero di questa settimana. Siamo a pochi giorni da Halloween e l’argomento scelto è perfettamente in tema, così come lo sono i disegni, carichi di atmosfera e “tensione”, che ci restituiscono il nipote di Archimede quasi in versione “scienziato folle” in Newton Pitagorico e gli incubi dell’incubatrice.

La storia è indubbiamente breve per una posizione storicamente destinata ad avventure più corpose, ma d’altronde tutto si regge su un escamotage narrativo non nuovo (ma sempre d’effetto) che non può essere tirato troppo in lungo se non si vuole depotenziarne l’efficacia. Il fatto di promuoverla a storia di apertura e con copertina annessa, poi, è sicuramente indice di quanto la Redazione punti su questa serie.

È interessante semmai vedere come fattivamente coesistano più versioni dei nipotini, quasi a differenziarsi per coprire fasce di età diverse in una fase della vita in cui anche un solo anno può rappresentare un cambiamento significativo: con Area 15 e progetti analoghi si affrontano tematiche adolescenziali, mentre qua i personaggi sono decisamente più piccoli, orientativamente a cavallo tra elementari e medie, quindi 9-12 anni.

In un certo senso prendono il posto che fu di Paperino Paperotto: le età dei protagonisti sono circa le stesse ma, mentre la serie di Enna era incentrata su Paperino bambino e quindi forzatamente ambientata molto indietro nel tempo, in un epoca che i più giovani di oggi non possono conoscere, Newton e i suoi amici hanno l’identico entusiasmo e la stessa ingenuità dei bimbi di Quack Town ma trasportati nel presente, lo stesso dei loro lettori.

I deliri di onnipotenza di un piccolo scienziato pazzo

I deliri di onnipotenza di un piccolo scienziato pazzo

Procede molto bene L’isola dei misteri, secondo lavoro dedicato da Artibani alla figura del Capitano Nemo. La trama di fondo è quella, ovviamente, de L’isola misteriosa con un gruppo di naufraghi (i detenuti del romanzo sono qua sostituiti da Minni e Paperina nel ruolo di un’esploratrice e di una giornalista) che si ritrova su un’isola sconosciuta, apparentemente abitata da una qualche presenza che non vuole rivelarsi.

La storia è un esempio di come si gestiscono bene i personaggi: Pippo è un ottimo Nemo; le due protagoniste (finalmente tali) sono perfettamente credibili; Topolino, per una volta in un ruolo subalterno rispetto all’amico, e Paperino completano benissimo il gruppo dei “buoni”. Macchia Nera e Gambadilegno sono invece i due villain della storia, tutto sommato abbastanza temibili. Il risultato è in linea con lo spirito delle opere di Verne, robusta avventura esotica mixata con tanta tecnologia più o meno futuribile, una lettura piacevole con i disegni di Pastrovicchio che prendono il ruolo delle illustrazioni dei romanzi d’epoca.

Gli italici paperi invece, arrivata alla terza puntata, trasmette una sola sensazione: noia, noia profonda. Tre puntate di nulla, di chiacchiere senza costrutto, di risoluzioni improvvisate e mai chiare. Venerus raduna quasi tutto il cast dei paperi ma la scena è occupata totalmente da Paperone (anzi, Paperonoro); gli altri sono ridotti al ruolo di comparse, sono del tutto marginali. È dalla puntata precedente che lui e Tizio Caio (basterebbe già questo nome per capire il livello a cui siamo) blaterano di affari e di carriere, vignetta dopo vignetta, pagina dopo pagina e la soglia di attenzione si abbassa sempre di più.

A sorpresa invece (almeno per me) Mickey 2.0 si rivela un buon lavoro. Sciarrone era ancora acerbo con il digitale e si vede, ma Faraci era ancora molto ispirato e si vede anche quello. Per il momento quindi due begli episodi in attesa di una conclusione che si spera all’altezza.

Superfluo invece commentare un tardo Rota degli anni Duemila che non ha più la freschezza di un tempo, per di più in un formato che penalizza uno dei suoi punti di forza, le grandi vignette panoramiche, e al servizio di una delle tante anonime storie “livello Mega” provenienti dalla Egmont.

Il numero è completato da un piccolo approfondimento sui sogni e la loro importanza e dalla seconda puntata di Strano ma vero, rubrica dedicata alle curiosità “made in Japan”

Autore dell'articolo: Gianni Santarelli

Abruzzese, ingegnere elettronico riconvertito in quel che serve al momento. Il mio rapporto con i fumetti segue tutta la trafila: comincio a cinque anni con le buste risparmio della Bianconi (sovvenzionato da mia zia), poi Disney, i supereroi Corno, i Bonelli (praticamente tutti, anche se abbandonati man mano). Verso i 18 anni scopro le riviste della Comic Art, leggo "Stray toaster" di Sienkiewicz e inizio un giro del mondo fumettistico che ancora non termina. Fumetto franco-belga, argentino, americano, autori celebri e sconosciuti, tutto finisce nella mia biblioteca, molto aspetta ancora di essere letto, nel frattempo dilapido una fortuna. Su due cose sono profondamente ignorante: i supereroi "classici" (ad eccezione di Batman, per cui ho una venerazione, non leggo una storia dell'uomo ragno & c. dagli anni 80) e il fumetto giapponese. Per il Papersera, con il nick "piccolobush", collaboro all'annuale premio, scrivo qualche articolo quando necessario e mi occupo, con puntuale ritardo, del settimanale "Topolino"