Il regalo di Natale di Carl Barks

24 DIC 2020

Il mese di dicembre ha qualcosa di diverso da tutti gli altri. Le città si riempiono di luci colorate, le famiglie abbelliscono le case con i loro addobbi migliori e una magia particolare invade i cuori delle persone. Tutti noi ci sentiamo influenzati dall’arrivo del 25 dicembre, desiderosi di trascorrere il Natale insieme ai nostri cari, magari davanti a una tavola imbandita, per dimenticare almeno per un giorno gli affanni della quotidianità e ricaricare le pile per il nuovo anno ormai alle porte.

Ma non si può capire pienamente il significato festoso del Natale se non si sposta l’attenzione dai più grandi ai più piccini. Sono loro i veri protagonisti della giornata, sono loro che più di tutti vivono con trepidazione la notte della vigilia, sperando di scoprire al loro risveglio esauditi i propri desideri, trovando sotto l’albero i pacchetti tanto sognati. Una tensione che comincia a manifestarsi dalla fine dell’estate, per poi sciogliersi il 25 dicembre come accade ai fiocchi che sigillano i doni. Il sorriso di un bambino che scarta il suo regalo ripaga ogni piccolo o grande sacrificio compiuto per tale scopo. Nella loro incrollabile attesa e negli sforzi compiuti per soddisfarla si compie un rituale sempre uguale e sempre diverso, che si ripete ogni anno e che scandisce il tempo delle nostre vite.

Proprio per le caratteristiche uniche che la festa del Natale porta con sé, ogni anno nuove storie a fumetti cercano di raccontare al meglio l’atmosfera che si viene a creare, con risultati invero altalenanti, basti pensare a quanti film pieni di stereotipi tappezzano le reti televisive durante questo periodo per capire come riuscire ad essere veramente ispirati non sia facile.

Solo dei poveri bambini…

A meno di chiamarsi Carl Barks, naturalmente. Il Maestro dell’Oregon ha scritto alcune delle sue più belle avventure proprio sfruttando l’ambientazione natalizia. Sono storie senza tempo, che scaldano il cuore e che si possono – se non addirittura devono – leggere ogni anno, ormai entrate a far parte della tradizione anche loro.

Rileggendole, saltano immediatamente agli occhi la sua abilità di sommare gag meravigliose una dietro l’altra e la capacità di inserire sempre la frase giusta al momento giusto. Noi ci siamo ritrovati a ridere per una vignetta o una battuta anche in questa ennesima rilettura. Ma non è intenzione di questo articolo sottolineare un talento narrativo ormai universalmente riconosciuto.

I

I “cari” parenti

Piuttosto, vale la pena evidenziare come Barks avesse colto quegli elementi che poco sopra abbiamo identificato come quasi costitutivi della festività natalizia: la centralità dei bambini, le loro aspettative per i regali, le iniziative che gli adulti intraprendono per farli felici. E così, sono immancabilmente Qui, Quo e Qua ad innescare gli avvenimenti che avvengono sotto Natale. Paperino e Zio Paperone reagiscono di conseguenza, si agitano, si sbattono, ma nulla accadrebbe davvero se non ci fossero i nipotini da accontentare.

I bambini che ci mostra Barks sono anche portatori del vero spirito del Natale, capaci di non farsi catturare dall’egoismo, dall’avidità o dalla competizione che spesso finiscono per corrompere gli adulti. In una delle storie natalizie più famose, Paperino e la scavatrice, a colpire sono la semplicità della richiesta espressa da Qui Quo e Qua nella letterina e l’incapacità dei grandi di interpretare correttamente il desiderio dei nipotini. I comportamenti di Paperino e Paperone, per quanto potenzialmente animati da buone intenzioni, rivelano tutti i loro limiti, in un crescendo rossiniano di azioni che invece di soddisfare le aspettative dei nipotini, finiscono per deluderli sempre più. Rimangono comunque memorabili alcune sequenze, come la battaglia fra le scavatrici o le recite nei panni di Babbo Natale, fantastici esempi della comicità barksiana e della sua capacità di manovrare i personaggi.

Sentirsi un po' a disagio...

Sentirsi un po’ a disagio…

Potremmo usare le stesse parole anche per un’altra delle storie più amate: Paperino, Zio Paperone e il ventino fatale. Un’avventura corale in cui tutto il cast dei paperi si mobilita nuovamente per accontentare Qui, Quo e Qua, i quali però non chiedono nulla per loro, ma per i loro coetanei del quartiere periferico di Shacktown (tradotto inizialmente in italiano come “Sobborgo Agonia”, giusto per capire). Sono indimenticabili le scene iniziali in cui Barks inserisce senza tanti preamboli né spiegazioni la povertà all’interno del mondo Disney, facendo riflettere non solo i nipotini, ma anche tutti i lettori sulla differenza tra i bambini che trascorreranno un bel Natale, con un lauto pranzo e tanti regali, e quelli che, invece, non avranno niente per festeggiare. Ecco che ci si sente allora come “grassi porcellini”, involontari privilegiati a confronto di persone meno fortunate. Ma non sono gli adulti ad accorgersi di questa situazione, presi dalla corsa all’acquisto o dai vari preparativi, sono i bambini che riescono ad aprire loro gli occhi e a ricordare l’importanza del donare e non del ricevere, di preoccuparsi per gli altri e non per sé stessi. È grazie a questo cambio di prospettiva che si può così respirare la vera atmosfera natalizia.

D’altra parte, Barks lo aveva ben chiaro, come testimonia un’altra storia, Paperino e la fiaba natalizia, dove lo spirito del Natale viene ritrovato dai paperi presso una famiglia povera ma capace di accogliere e riscaldare chi ne ha bisogno più di quanto i più mirabolanti doni possano fare.

… e un ricco vecchietto

La povertà, dunque, come la condizione migliore per apprezzare i veri valori del Natale? Non una frase da riferire a Paperon de’ Paperoni, il personaggio disneyano più di ogni altro legato a questa festività, in quanto creato nel 1947 appositamente per Il Natale di Paperino sul Monte Orso.

Solo un povero vecchio?

Solo un povero vecchio?

La leggenda narra che questo ricco papero, il cui nome originale è Scrooge McDuck, sarebbe dovuto apparire per una sola volta; come ben sappiamo, fin dal nome, si ispira al celebre protagonista del Canto di Natale di Charles Dickens con cui condivide anche i tratti caratteriali: misantropo, vive in solitudine odiato da tutti. Come il suo alter ego umano, però, il Natale sarà proprio l’occasione per lui per emergere dalla solitudine e riallacciare i rapporti con la famiglia, per entrare stabilmente nel cast paperopolese. Il personaggio avrà un’evoluzione nel carattere e nell’aspetto, tanto che l’incontro con i nipoti sembra farlo ringiovanire, perché da vecchio acciaccato con il bastone, riscoprirà la grinta e la tenacia dei tempi d’oro, tenendo il bastone più come vezzo che come necessità.

Se nell’occasione del debutto il suo ruolo lo relega in parte dietro le quinte, lasciando la scena a Paperino e nipotini, nelle altre storie natalizie prima citate si rivela assoluto mattatore. Il Paperone barksiano sfoggia una teatralità innata e a tratti quasi ostentata: ogni occasione è buona per ricordarci che non è un papero come tutti gli altri, ma il più ricco del mondo, pertanto le cose devono andare come vuole lui! Gli eventi ci faranno capire che neanche un patrimonio incalcolabile può garantire la riuscita dei propri progetti.

Spesso nelle avventure degli ultimi anni abbiamo assistito ad un Paperone che cela un grande cuore sotto la scorza di un ricco taccagno. Un eccesso di buonismo a cui Barks non arriva mai, presentandolo come un personaggio che si fa toccare dall’atmosfera natalizia, ma solo di striscio, com’è nella sua natura, non mutando i suoi tratti caratteristici.

Barks enfatizza invece gli aspetti più severi del carattere di Paperone nei suoi più famosi oli dedicati al Natale, che ci presentano un avaro privo di sentimenti anche nei confronti dei parenti più stretti. Splendide illustrazioni che non rendono però giustizia ad uno dei personaggi più amati del mondo disneyano, proprio perché molto ricco non solo di dollari ma anche di virtù come simpatia e determinazione che non possono che farci empatizzare con lui.

E ringraziare lo “zio Carl” di averlo creato: un regalo che si perpetua ogni 25 dicembre da oltre settant’anni.

Season to Be Jolly (1975)

Autore dell'articolo: Federico Pavan

Sabaudo di nascita, romano d'adozione e veneto per amore, leggo fumetti da quando ero bambino e non ho ancora smesso! I miei preferiti: Tex, Asterix, Lucky Luke, Corto Maltese, Mafalda… ma Topolino resta il compagno di viaggio più fedele, una passione che mi ha portato a conoscere il Papersera (e a incontrare tanti amici e una splendida sposa) lungo tutto lo stivale italiano. Il mio idolo disneyano di sempre è Romano Scarpa, ma non posso dimenticare l'emozione del mio primo raduno, nel quale ho avuto la fortuna di incontrare due miti come Don Rosa e Carlo Chendi.

Autore dell'articolo: Carlotta Franceschini

Sono cresciuta prima con la Pimpa, i disegni di Tony Wolf, ma anche e soprattutto Cip e Ciop, e poi leggendo Topolino. Sono appassionata di cinema, amo leggere, ma la mia passione più grande è la montagna e, quando possiamo, io e mio marito Kim saliamo a fare trekking tra le amate Dolomiti. Papersera per me significa fumetti, ma soprattutto amici, è un po’ una famiglia allargata sparsa in tutta Italia..e non solo!