Topolino 3410

02 APR 2021
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Quello del viaggio è un tema ultimamente molto ricorrente tra le pagine di Topolino. Sempre più spesso ci troviamo infatti al fianco di giornalisti in trasferta, come nella riuscita serie di Beppe Zironi Topolino giramondo, o di impavidi esploratori in affascinanti storie in costume, come in Sir Topleton e la sfida al grande bianco di Sergio Cabella e, per l’appunto, nell’avventura in due parti che apre il numero di questa settimana: Topolino, Pippo e la scalata del secolo.

In questa storia, ambientata in un villaggio himalayano alle pendici di una montagna ancora inviolata, la “Cresta del Cielo”, seguiamo l’apicoltore Topolino e l’esploratore Pippo in una corsa alla vetta, nella speranza di precedere nella conquista il disonesto Gambadilegno. Fausto Vitaliano propone una vicenda scorrevole e interessante, valorizzata nelle sue atmosfere dalle sempre ottime illustrazioni di Paolo Mottura, in particolare nelle meravigliose pagine monocromatiche che raccontano le sorti delle precedenti spedizioni.

La storia di per sé non è particolarmente innovativa dal momento che mette insieme tematiche e situazioni cui il fedele lettore di Topolino è abituato, dal viaggio in un’ottica ambientalista di rispetto e ammirazione per la natura fino al (riuscito) ruolo di Pippo come esploratore e inventore sui generis, che in parte ricorda il Capitano Nemo di Francesco Artibani. Ma non è questo un limite del racconto, che riesce comunque ad amalgamare questi ingredienti in maniera naturale confezionando una lettura assolutamente piacevole in grado di catturare il fascino delle montagne. È anche una bella sorpresa trovare entrambe le parti della storia nello stesso numero di Topolino, lusso che ultimamente non ci viene concesso molto spesso.

La nascita di una curiosa società di gentiluomini

Troviamo a seguire Paperino e l’ultima voce della lista. Francesco Vacca sceneggia un’avventura classica di ambientazione cittadina giocando sul canovaccio del Paperino che, troppo volenteroso, finisce per esagerare combinando solo pasticci a causa dell’eccessivo impegno. La storia è impreziosita dai disegni di Francesco Guerrini e da una buona caratterizzazione della famiglia dei paperi. In particolare, è interessante il comportamento di Zio Paperone nel finale: apparentemente sembra seguire lo stilema degli ultimi anni di uno Zione che valorizza anche i sentimenti, ma ritrova in chiusura quella venalità che maggiormente si rifà alla sua caratterizzazione classica.

Gatti cubisti

Miao, cronache feline torna anche questa settimana con l’episodio Abracadabra!, con Enrico Faccini come autore completo. Il tocco dell’autore ligure sulla sceneggiatura si fa sentire: troviamo una storia più onirica, assurda e visionaria delle altre del ciclo… e sicuramente più interessante, sia per le soluzioni grafiche che si concede sia per l’inaspettato finale.

Chiudono l’albo due nuovi episodi di due diverse serie: Tecnologia alla mano di Alessio Coppola, che continua Pippospot, e L’età delle invenzioni che, con i testi di Augusto Macchetto e i disegni di Luca Usai, si aggiunge al ciclo di Storia Papera. Nella prima ritroviamo un Pippo pubblicitario sempre più di successo che si trova a dover rivitalizzare la vendita di guanti da lavoro e di televisori difettosi. Si tratta di un episodio forse un po’ più debole dei precedenti ma nel complesso in linea con la media della serie.

Una piccola nota di biasimo va invece a L’età delle invenzioni. Nonostante Storia Papera sia riuscita a rivitalizzare la tipologia di brevi storie “didattiche” come le Pillole di Pico inserendo Paperoga in maniera interessante e originale, l’episodio di questa settimana presenta una morale un po’ troppo marcata che porta anche a certe cattive rappresentazioni degli eventi. Il condivisibile messaggio della storia è infatti di essere sempre pronti a osare, mostrando come il successo, nelle invenzioni come nella vita personale, sia spesso legato a una buona miscela di sogno, caparbietà e coraggio. Si sceglie però di veicolarlo tramite una descrizione di brillanti e innovative invenzioni del passato, ancor più esaltate da una loro presunta rarefazione nel presente, dal momento che le scoperte moderne vengono ridotte a semplici “reinterpretazioni” di idee preesistenti e prive dell'”effetto uao”.

Ok boomer

Derubricare la programmazione moderna a un aggiornamento dei suoi albori ottocenteschi, o internet al “banale” collegamento telefonico tra due computer è però molto simile a descrivere la lampadina come una semplice reinterpretazione della candela, o l’automobile della carrozza. Questo approccio risulta un poco pretestuoso in un mondo come quello contemporaneo in cui la tecnologia procede a una velocità incredibile e sta cambiando continuamente la nostra vita. Basterebbe una rapida ricerca sugli sviluppi moderni della robotica, per esempio, per ottenere “l’effetto uao” sparito dal presente secondo Pico.

Complessivamente Topolino 3410 rappresenta quello che sarebbe un’ottimo numero della media per il settimanale: nessuna grande storia evento (a meno che non si voglia classificare come tale l’avventura di Vitaliano e Mottura, che però non ha goduto del battage pubblicitario di tante altre), nessuna storia predestinata a diventare un moderno classico, ma tante avventure complessivamente di buona qualità, che accompagnano il lettore in una piacevole esperienza di lettura.



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Autore dell'articolo: Simone Devoto

Ricercatore in fisica con la passione dei giochi da tavolo e dei fumetti, uso da tempo il Papersera come contatto con altri appassionati della nona arte. Svezzato con il mondo Disney, che rimane il mio principale punto di riferimento, ho presto ampliato i miei orizzonti a diversi universi fumettistici, con un particolare occhio di riguardo per il fumetto franco-belga.