Ho da poco terminato Lolita, e immagino sia inutile se non pretenzioso da parte mia indugiare ad elogiarne l'eccelsa tecnica narrativa. Preferisco soffermarmi, allora, sul punto che maggiormente mi preme nella lettura di un'opera, vale a dire sulla psicologia dei personaggi. Humbert risulta essere un uomo dotato indubbiamente di una certa quantità di malvagità: egli conferisce poca importanza alle persone che lo circondano, è egoista nel senso più puro del termine, non fa niente da cui non possa trarre vantaggio e profitto, infischiandosene dei sentimenti di chiunque altro, anche di Lolita, anzi forse soprattutto di lei. È emblematico il fatto che non sembri avvertire alcun briciolo di tristezza per il decesso di Charlotte, e anzi intravede nel drammatico incidente l'occasione propizia per ghermire la figlioccia. Per quanto riguarda quest'ultima, Humbert possiede la consapevolezza di essere da lei disprezzato ma ironicamente, in un certo senso, non è capace di comprendere, sempre preso da sé stesso, di quanto l'odio di Lolita nei suoi confronti vada ben oltre le sue aspettative. Humbert semplicemente sopravvaluta sé stesso, pensando di poter essere in fondo amato, e sottovaluta la ragazza, ritenendo che impaurita dal destino a cui potrebbe andare incontro, sola al mondo, si sarebbe sempre esentata dal tirargli un tiro mancino non appena se ne fosse presentata la possibilità. Eppure, il protagonista dell'opera appare, nonostante tutto, ancora prima che come un uomo malvagio, come una persona malata, debole, dotata di un'acuta mente calcolatrice e allo stesso tempo estremamente fragile, capace di concepire l'omicidio eppure incapace di porlo in pratica. Humbert stesso risulta essere in più punti consapevole della sua deviazione mentale, e sul finale esprime sinceramente il desiderio di voler evitare di causare ulteriori sofferenze a nessuno. Probabilmente, però, se se ne presentasse l'occasione lui ripeterebbe, senza alcun tentennamento, le stesse identiche azioni del passato. Non perché non sappia di essere malato, ma perché decide di ignorarlo per trarre piacere. Ecco, secondo me il punto di maggior fascino di questa straordinaria opera risiede proprio in ciò, nel sottile confine fra la pura e semplice malvagità e il dolore dettato dalla propria condizione malata, da cui però o non si è capaci di allontanarsi o viene deciso di lasciarsi sopraffare, forse perché, in fin dei conti, è più conveniente fare così e, per poter tirare avanti, si potrà sempre ripetere che non si è fatto niente di male, perché l'altra era d'accordo nell'assolvere alle proprie richieste. Impaurita, terrorizzata, sola al mondo, ma era pur sempre d'accordo.
Si ricordò dei bambini dei bei vecchi tempi andati, e li vedeva correre per quei giardini mentre la Terra tranquilla girava come sempre attorno al mondo. Ma quelli adulti non erano più quei bambini: erano loro, tutto il contrario, e molto di più.