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Che libro c'è sul comodino?
 - Aperto da Marci, Sabato 11 Apr 2009, 10:43:09
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Re: Che libro c'è sul comodino? (# 1695)

raes
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Gran Mogol

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  • Posizione: lucca
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    PolliceSu

    Re: Che libro c'è sul comodino? (# 1695)

    paolo di Tarsio un ebreo del suo tempo libro molto interessante

    Re: Che libro c'è sul comodino? (# 1696)

    Sachiel
    Sachiel
    Pifferosauro Uranifago

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    Lux fiat!

  • Posizione: Il Bel Paese
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    PolliceSu   (1)

    Re: Che libro c'è sul comodino? (# 1696)

    Ho da poco terminato Lolita, e immagino sia inutile se non pretenzioso da parte mia indugiare ad elogiarne l'eccelsa tecnica narrativa. Preferisco soffermarmi, allora, sul punto che maggiormente mi preme nella lettura di un'opera, vale a dire sulla psicologia dei personaggi. Humbert risulta essere un uomo dotato indubbiamente di una certa quantità di malvagità: egli conferisce poca importanza alle persone che lo circondano, è egoista nel senso più puro del termine, non fa niente da cui non possa trarre vantaggio e profitto, infischiandosene dei sentimenti di chiunque altro, anche di Lolita, anzi forse soprattutto di lei. È emblematico il fatto che non sembri avvertire alcun briciolo di tristezza per il decesso di Charlotte, e anzi intravede nel drammatico incidente l'occasione propizia per ghermire la figlioccia. Per quanto riguarda quest'ultima, Humbert possiede la consapevolezza di essere da lei disprezzato ma ironicamente, in un certo senso, non è capace di comprendere, sempre preso da sé stesso, di quanto l'odio di Lolita nei suoi confronti vada ben oltre le sue aspettative. Humbert semplicemente sopravvaluta sé stesso, pensando di poter essere in fondo amato, e sottovaluta la ragazza, ritenendo che impaurita dal destino a cui potrebbe andare incontro, sola al mondo, si sarebbe sempre esentata dal tirargli un tiro mancino non appena se ne fosse presentata la possibilità. Eppure, il protagonista dell'opera appare, nonostante tutto, ancora prima che come un uomo malvagio, come una persona malata, debole, dotata di un'acuta mente calcolatrice e allo stesso tempo estremamente fragile, capace di concepire l'omicidio eppure incapace di porlo in pratica. Humbert stesso risulta essere in più punti consapevole della sua deviazione mentale, e sul finale esprime sinceramente il desiderio di voler evitare di causare ulteriori sofferenze a nessuno. Probabilmente, però, se se ne presentasse l'occasione lui ripeterebbe, senza alcun tentennamento, le stesse identiche azioni del passato. Non perché non sappia di essere malato, ma perché decide di ignorarlo per trarre piacere. Ecco, secondo me il punto di maggior fascino di questa straordinaria opera risiede proprio in ciò, nel sottile confine fra la pura e semplice malvagità e il dolore dettato dalla propria condizione malata, da cui però o non si è capaci di allontanarsi o viene deciso di lasciarsi sopraffare, forse perché, in fin dei conti, è più conveniente fare così e, per poter tirare avanti, si potrà sempre ripetere che non si è fatto niente di male, perché l'altra era d'accordo nell'assolvere alle proprie richieste. Impaurita, terrorizzata, sola al mondo, ma era pur sempre d'accordo.
    Si ricordò dei bambini dei bei vecchi tempi andati, e li vedeva correre per quei giardini mentre la Terra tranquilla girava come sempre attorno al mondo. Ma quelli adulti non erano più quei bambini: erano loro, tutto il contrario, e molto di più.

    Re: Che libro c'è sul comodino? (# 1697)

    Paperogo
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    PolliceSu   (1)

    Re: Che libro c'è sul comodino? (# 1697)

    Io sono solito leggere più libri alla volta, ma tutti lentamente... In questo momento sono in corso di lettura
    D.Buzzati, "La boutique del mistero" (interessante ma non è propriamente lo stile narrativo che apprezzo di più; mi fa venire in mente una via di mezzo tra Kafka e il Rodari de "La torta in cielo")
    M.de Cervantes, "Don Chisciotte della Mancia", II tomo (il primo tomo, che avevo letto tanto tempo fa in modo saltuario, mi era parso un po' ripetitivo, questo per ora pare più interessante)
    Eschilo, "Prometeo incatenato" (mi interessa per via di alcune statue e pitture raffiguranti Prometeo nella mia città, ma certo non è una lettura facile)

    Vi consiglio due libri reggiani:
    Silvio d'Arzo, "Casa d'altri"
    Cesare Zavattini, "Ligabue"
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    Re: Che libro c'è sul comodino? (# 1698)

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    Re: Che libro c'è sul comodino? (# 1698)

    In questo periodo sto leggendo "Il conte di Montecristo" ma sto facendo molta fatica a terminarlo. Sono più o meno a metà, cioè a pag. 500 di mille pagine scritte fitte. Avevo apprezzato la prima parte, che tra l'altro mi ha fatto pensare che questo libro ne abbia ispirati, almeno in parte, altri divenuti classici: L'isola del tesoro, Robinson Crusoe, Ventimila leghe sotto i mari, forse anche film Il fuggitivo e qualcosa di Hitchcock... Mi sta piacendo molto meno la seconda parte, nella quale Montecristo cambia completamente personalità e si trasforma in una specie di onnipotente infallibile un po' piatto, per il quale fatico a provare simpatia o empatia
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    Re: Che libro c'è sul comodino? (# 1699)

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    Re: Che libro c'è sul comodino? (# 1699)

    Insieme a "I miserabili", nel quale procedo lentamente, sto leggendo anche il più leggero "Don Camillo e i giovani d'oggi", che credo sia l'ultima raccolta di racconti di Guareschi o almeno l'ultima con protagonista il parroco uragano. Temevo e anzi ero quasi sicuro che in questi racconti si fosse persa la poesia dei primi e si respirasse un'aria di goffa ed esibita modernità, come accaduto a molti film nel passaggio dall'Italia povera degli anni '40/50 a quella degli anni '60, e invece anche in queste storielle, pur forse non al livello delle migliori dello scrittore della bassa parmense, si trovano tanti piccoli bei momenti. Mi piace soprattutto il fatto che Don Camillo e Peppone tornino nemici "alla pari", mentre nelle prime raccolte di racconti (improntate da un feroce anti-comunismo, qui abbastanza stemperato) era quasi sempre il prete a vincere. In questi racconti "dei giovani d'oggi" non sono rari gli aiuti reciproci tra prete e sindaco, pur mai dichiarati.
    È così forse un peccato che non si sia riusciti a realizzare l'ultimo film della serie, a causa della malattia che portò poi rapidamente alla morte Fernandel. Doveva intitolarsi proprio "Don Camillo e i giovani d'oggi" e se non ricordo male se ne girarono alcune scene e si dice che Fernandel, conscio di dover "partire" anticipatamente, registrò in audio tutte le proprie battute per poter in qualche modo suggellare anche questo capitolo della saga; ma, sempre se non ricordo male, di quei video e quegli audio sembra essersi persa ogni traccia.

    "Compagno", disse con voce pacata Don Camillo, "in questo mondo dove ognuno se ne infischia di tutti gli altri, in questo mondo dominato dall'egoismo e dall'indifferenza, noi continuiamo a combattere una guerra che è finita da un sacco di tempo. Non ti dà l'idea che noi siamo due fantasmi? Non ti rendi conto che, fra non molto, dopo aver tanto combattuto, ognuno per la sua bandiera, verremo cacciati via a calci -io dai miei e tu dai tuoi- e ci ritroveremo miserabili e strapelati a dover dormire sotto un ponte?".
    "E cosa significherà questo?" rispose Peppone. "Continueremo a litigare sotto il ponte".
    Don Camillo pensò che in uno sporco e pidocchiosissimo mondo in cui non è possibile avere un vero amico è una gran consolazione poter trovare un vero nemico.
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