
Le sei storie del Classico coprono una decina di anni in entrambe le cronologie: quella editoriale con soggetti usciti fra il 2012 e il 2023 e quella narrativa con soggetti ambientati dal 1920 al 1930. Gervasio riesce a cucire alcune di queste storie che già in origine avevano plot cinematografici con una frame story che vede, fra le altre cose, il racconto dell'addio di Ortensia e Matilda al fratello ingrato (in questo caso senza il piccolo Paperino al seguito), famosa scena che ad oggi non aveva mai avuto 'riletture' rispetto all'originale donrosiano.
Gli attori Ducklas Fairbarks e Gloria Squackson sono i due protagonisti che, nel corso dell'albo, tengono involontariamente allacciati i vari fili della narrazione gervasiana sotto differenti angolazioni: da attori veri e propri sullo schermo, da paperi che vivono la loro vita 'in carriera' in maniera decisamente diversa (altezzosa e scocciata lei, romantico e ingenuo lui), da maschere usate da John e Dolly per depistare la polizia.
Intorno a loro succede di tutto e protagonisti sono, oltre a Fantomius e Dolly, Copernico e Cartesio (il gemello malvagio), il Commissario Pinko e sua moglie Adelaide, Cuordipietra e Jen Yu (in una alleanza 'agitata'), Cacciavite e Paperone (ancora in viaggio insieme), Ortensia e Matilda con Quackmore, intenti a organizzare il loro nuovo futuro.
Il frame, ottimamente illustrato da Federico Butticè, che da nuove energie ai vari characters, non finisce dopo l'ultima storia ma si ferma prima, pur ricollegandosi all'ultima tavola dell'ultima storia: Miss Paperett senior critica, nei suoi pensieri, il modo in cui il suo principale ha lasciato andar via le sorelle, ignara che lui...
Spoiler
stia firmando un assegno non trasferibile intestato a loro due: una cifra pazzesca - lo sarebbe oggi, figuriamoci all'epoca: 100 milioni di dollari

che dovrebbe renderle più sicure e tranquille per il resto della loro vita.
Questo terzo Classico dedicato al gentil papero (dopo "I misteri di Fantomius" e "Fantomius ladro planetario") è un ennesimo gioiello prezioso così come tutti gli altri di questa che considero una 'terza serie autoriale' della testata nata nel 1957. In fondo lo è perché ha una sua numerazione (oltre che un suo concept particolare), parallela a quella precedente che va avanti lo stesso. Non a caso questi Classici sono arrivati terzi come migliore testata disneyana ai Topo Oscar 2025