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Topolino 3361 - Recensione di Paperinika

È innegabile che ogni nuova storia di Casty susciti, in chi segue più o meno assiduamente Topolino, curiosità ed aspettative. La copertina di Andrea Freccero ispirata alla storia di Casty.Nonostante nel corso degli anni si sia guadagnato l’indiscusso riconoscimento di autore di kolossal quasi come uno dei più acclamati registi cinematografici, è indubbio che la sua verve e la sua creatività spicchino anche nelle storie più semplici, qui intese non come una caratteristica dispregiativa ma, tutt’altro, come un ottimo contraltare a quelle che sono, vuoi per lunghezza, vuoi per complessità di trama e tematiche affrontate, delle storie più impegnative. Quindi, dicevamo, storie semplici a prima vista, che rappresentano anche loro l’universo dei Topi sempre così ben rappresentato dall’autore goriziano, con il suo solito stile fresco, vivace e coinvolgente. E anche la storia di questa settimana non fa eccezione a questo suo marchio di fabbrica. Topolino e la casa dei dipinti che fingono (in inglese Mickey Mouse and the house of the pretending paintings) è una storia di lunghezza standard, ma che nelle sue 35 tavole a metà tra il thriller, il gotico e la fiaba più o meno cupa riesce a toccare le corde giuste che ci fanno sorridere, emozionare e spesso anche immedesimare nei personaggi rappresentati. Andiamo quindi alla scoperta, in parallelo all’avventura vissuta da Topolino e Pippo dopo l’acquisto del villino per le vacanze, anche la storia del pittore Odoard Crunch, che a seguito di un amore non corrisposto cerca sfogo nella pittura, senza rendersi conto di stare sprofondando man mano nella tristezza e nella depressione. In una similitudine con Dorian Gray, i quadri iniziano a riflettere sempre più il lato intimo e nascosto del loro autore, ingrigiscono, soffrono, fino a che – lo scopriremo poi sul finale – cuando menos piensas sale el sol (come cantava anche Shakira qualche anno fa), e insieme al protagonista scopriamo che tutte le sofferenze possono essere superate e la serenità può venire ritrovata quando meno ce lo aspettiamo, all’improvviso. L’ingresso di Topolino nel mondo dei quadri di Odoard Crunch.Il tutto sapientemente condito sia dal registro caratteristicamente humor dell’autore, sia da un tratto grafico per certi versi vintage ma che, a parere di chi scrive, ben si confà alle storie dell’autore, realizzando quella perfetta sinergia tra testi e disegni che difficilmente si può trovare quando le mani e le menti di sceneggiatore e disegnatore non sono le stesse. Anche perché a vedere tavole come quella a pag. 32, viene davvero impossibile chiedersi se ci potesse essere di meglio. Si potrebbe obiettare che alcuni passaggi sul finale siano un po’ troppo affrettati, ma sarebbe davvero un dettaglio che non inficia nella maniera più assoluta il risultato della storia. Se proprio devo muovere una critica, la faccio piuttosto al titolo, che trovo personalmente non in linea con quello che viene rappresentato nella storia. Come seconda portata del numero abbiamo il terzo episodio di Zio Paperone e la pietra dell’oltreblù, seconda saga italiana di Bruno Enna con i disegni di Alessandro Perina. In questa puntata i paperi sono in trasferta a Firenze, ormai prossimi alla fine della vicenda, e con ancora un finale tutto da scrivere. La narrazione si presenta molto più coinvolgente della precedente avventura leonardesca, e ci offre anche dei siparietti degni di nota (come non pensare al dialogo tra Zio Paperone e il calzolaio fiorentino?). Segue poi un nuovo episodio della serie Miao (Cronache feline) intitolata a Malachia, dal titolo Una visita sgradita (Giorgio Salati/Enrico Faccini), avventura simpatica e per nulla banale. Altro piatto forte della settimana è Zio Paperone e il Criptodeposito (Alessandro Sisti/Vitale Mangiatordi), che ci accompagna alla scoperta del mondo delle criptovalute, e lo fa, grazie alla maestria della sceneggiatura, grazie a uno scenario più che credibile e realistico. Sicuramente molto interessante, e forse lo sarebbe stato ancora di più se ci fosse stato a corredo un redazionale di approfondimento sull’argomento. Dopo un’ennesima breve martoriata dalla censura, in chiusura troviamo Paperino e il ritorno del bassotto trasformista (Mazzoleni/Held) che riprende un personaggio già visto alcuni anni fa. La trama qui è gradevole ma non è niente di eccezionale, e i disegni, purtroppo, non aiutano ad apprezzarla maggiormente. Non si capisce se la somiglianza tra i due personaggi attorno ai quali ruota la vicenda è lasciata all’immaginazione del lettore – magari per facilitarne la distinzione ai lettori più giovani – o se davvero la popolazione di Paperopoli ha dei seri problemi di vista. In ogni caso, piccolezze a parte, è davvero un numero di ottima qualità, come non se ne leggevano da un bel po’. Al netto di pochi dettagli quasi tutte quelle presentate sono storie di sostanza e non solo di fumo, e questo non può che portare ad un ottimo risultato!

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Topolino 3361

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MarioCX
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    Re:Topolino 3361
    Risposta #60: Mercoledì 29 Apr 2020, 16:16:28

    Io invece, pescando a caso nei numeri degli ultimi tre anni, non ne trovo per niente di così belli. Fare raffronti qualitativi con numeri di cinquant'anni fa credo abbia poco senso, perlomeno nell'ottica della recensione settimanale.

    Se poi si allarga il discorso agli interi 70 anni di storia del settimanale, lì bisogna poi andare molto sul soggettivo (e inevitabilmente anche sull'aspetto nostalgico e dei gusti personali, che chiaramente incidono molto quando si tratta di gradire o meno una determinata cosa).
    Per dire, per quel che mi riguarda i due numeri che tu hai citato per me sono dimenticabili: su 7 storie 5 sono brevi straniere abbastanza insulse (disegnate anche con un tratto che tutto è tranne che accattivante) e solo 2 su 7 sono storie degne di nota. Quindi io leggendo un numero così oggi non darei più di 3 stelle, se le storie principali fossero dei capolavori, altrimenti neanche quelle. Ed è esattamente quello che faccio quando incontro, ancora oggi numeri con la struttura portante su una o due storie e il resto riempitive più o meno dimenticabili.
    Questo invece è un numero che mi ha lasciato pienamente soddisfatta. Se non do 5 stelle qui, allora davvero non saprei a chi darle.

    Ah beh...se le uscite degli ultimi tre anni sono peggiori di questo numero, allora capisco il vostro entusiasmo.
    Quantomeno nel topo di 50 anni fa, assurdità veramente brutte come quella del "trasformista" non era neppure pensabile ci potessero essere.

    Poi se a questo 3361 dai 5 stelle e dai un tre stelle ad un topo (definito "dimenticabile") che ha un Martina/Scarpa in apertura e un Cimino/Cavazzano in chiusura (ed entrambe non di produzione minore) più qualche storiella americana quantomeno non assurda e pulitamente disegnata (migliore comunque dell'analoga storia "Miao" di questo numero), non so proprio più che dire.

    « Ultima modifica: Mercoledì 29 Apr 2020, 16:19:48 da MarioCX »
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      Re:Topolino 3361
      Risposta #61: Mercoledì 29 Apr 2020, 16:31:46
      più qualche storiella americana quantomeno non assurda e pulitamente disegnata (migliore comunque dell'analoga storia "Miao" di questo numero), non so proprio più che dire.
      Ma infatti non c'è molto da dire, basta ricordarsi che le opinioni e i gusti sono belli proprio perchè vari. :)
      Se poi ti aspetti che le recensioni e le opinioni degli altri debbano per forza incontrare il tuo gusto personale, beh, lì non so proprio più che dire io. ;)

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      MarioCX
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        Risposta #62: Mercoledì 29 Apr 2020, 16:52:10
        Però se si inizia a teorizzare il relativismo spinto della serie "i gusti sono gusti e non si discutono" allora si possono anche chiudere i forum di discussione.
        Se tra Mozart e Jovanotti è solo una questione di gusti, allora perché esiste la critica?
        Se uno Schifano e un mio scarabocchio hanno la stessa valenza artistica cosa ne parliamo a fare?

        In realtà, la percezione soggettiva va nutrita ed alimentata in un continuo processo di arricchimento degli strumenti di giudizio.
        Se io pensassi di avere gli stessi strumenti di Sgarbi per giudicare un dipinto sarei un presuntuoso, perché quel tipo di percezione non l'ho mai alimentata e quindi non sono in grado di discettarne con quella "ragion veduta" che in tal campo mi manca.

        Però, e questo non me lo toglie dalla testa nessuno, ho abbastanza letture alle spalle per potermi premettere di dire forte e chiaro che una storia come quella del "trasformista" è una sonora bruttura.


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          Re:Topolino 3361
          Risposta #63: Mercoledì 29 Apr 2020, 18:04:52
          Non ho dato 5 stelle (che è il massimo) a questo numero, perché allora a numeri come questi:

          https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL++789

          https://inducks.org/issue.php?c=it%2FTL++800

          Quante ne dovrei dare?
          Così...pescandone due a caso degli "anni belli" senza troppa attenzione.
          Darei un 3 al primo, giusto per Paperinik e Cimino (il resto è inguardabile e irricordabile, a partire dalla copertina!), e 2 al secondo (ed è pure generoso)!

          Non esistono gli "anni belli", non sono mai esistiti! MAI!

          Per inciso, a me i disegni di Casty piacciono tantissimo, ma dire che Mangiatordi e Faccini sono "brutture alla Lostaffa", francamente, va ben oltre il giudizio de gustibus: è una vaccata vera e propria!
          Io son nomato Pippo e son poeta
          Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
          Verso un'oscura e dolorosa meta

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          Paperinika
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            Re:Topolino 3361
            Risposta #64: Mercoledì 29 Apr 2020, 18:17:02
            Però se si inizia a teorizzare il relativismo spinto della serie "i gusti sono gusti e non si discutono" allora si possono anche chiudere i forum di discussione.
            Se tra Mozart e Jovanotti è solo una questione di gusti, allora perché esiste la critica?
            Se uno Schifano e un mio scarabocchio hanno la stessa valenza artistica cosa ne parliamo a fare?

            In realtà, la percezione soggettiva va nutrita ed alimentata in un continuo processo di arricchimento degli strumenti di giudizio.
            Se io pensassi di avere gli stessi strumenti di Sgarbi per giudicare un dipinto sarei un presuntuoso, perché quel tipo di percezione non l'ho mai alimentata e quindi non sono in grado di discettarne con quella "ragion veduta" che in tal campo mi manca.

            Però, e questo non me lo toglie dalla testa nessuno, ho abbastanza letture alle spalle per potermi premettere di dire forte e chiaro che una storia come quella del "trasformista" è una sonora bruttura.
            Beh, anch'io ho abbastanza letture sulle spalle per potermi permettere di dire forte e chiaro che le storielle intermedie dei due topolini che hai citato sono delle sonore brutture.
            Come la mettiamo, allora, in questo caso? :)

            Davvero, non capisco il voler per forza considerare oggettivi i gusti.
            « Ultima modifica: Mercoledì 29 Apr 2020, 18:25:40 da Paperinika »

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              Re:Topolino 3361
              Risposta #65: Mercoledì 29 Apr 2020, 19:21:56
              Beh, arrivo buon ultimo, ma solo perché il Topo l'ho letto ieri.
              Niente da ridire sulla storia di Casty: magari non sarà come quelle epiche con Atomino, ma è pur sempre una storia con i controfiocchi, con quel magico tocco di inquietudine che sapevano trasmettere le storie di Scarpa e di Walsh / Gottfredson.
              Molto bello il personaggio di Crunch, ovviamente ispirato a Munch, e molto poetico.
              Un solo (piccolissimo) appunto rivolto al letterista: rileggere pareva brutto, eh? (Pag. 20, vignetta n° 1)

              Per curiosità: ma solo io ho avuto una copia difettosa, dove in alcune pagine il nero ha debordato sui colori?

              Ah: mi va di aggiungere che io il calzolaio di Firenze l'avrei fatto parlare fiorentino...  ;)

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              MarioCX
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                Re:Topolino 3361
                Risposta #66: Mercoledì 29 Apr 2020, 19:45:24
                Beh, anch'io ho abbastanza letture sulle spalle per potermi permettere di dire forte e chiaro che le storielle intermedie dei due topolini che hai citato sono delle sonore brutture.
                Come la mettiamo, allora, in questo caso? :)

                La mettiamo che, per quanto non siano memorabili quelle antiche storielle sicuramente puerili, hanno almeno il merito di non avere un disegno caotico e chiassoso come quelle attuali che proprio da fastidio alla vista.

                Non esistono gli "anni belli", non sono mai esistiti! MAI!

                Perbacco che affermazione col petto in fuori che si direbbe non ammettere repliche...
                Certo che ci sono le "Golden Age", nella nona arte come in tutte le altre.
                Negarlo significa semplicemente non saperlo.
                Désolé.

                ...ho la febbre, ma ti porto fuori a bere...

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                  Re:Topolino 3361
                  Risposta #67: Mercoledì 29 Apr 2020, 20:03:29
                  Beh, anch'io ho abbastanza letture sulle spalle per potermi permettere di dire forte e chiaro che le storielle intermedie dei due topolini che hai citato sono delle sonore brutture.
                  Come la mettiamo, allora, in questo caso? :)

                  La mettiamo che, per quanto non siano memorabili quelle antiche storielle sicuramente puerili, hanno almeno il merito di non avere un disegno caotico e chiassoso come quelle attuali che proprio da fastidio alla vista.

                  Perbacco che affermazione col petto in fuori che si direbbe non ammettere repliche...
                  Opinione tua. Negarlo significa semplicemente non volerlo ammettere.
                  Désolée.
                  « Ultima modifica: Mercoledì 29 Apr 2020, 22:35:54 da Paperinika »

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                    Re:Topolino 3361
                    Risposta #68: Mercoledì 29 Apr 2020, 20:13:46
                    Forse vent'anni fa avrei scritto anch'io le stesse cose di MarioCX perché se c'è una cosa che abbiamo in comune è l'ammirazione per le sceneggiature e i disegni degli autori fra i '60 e i '70 (chiamati non a caso "Anni d'Argento" nel nostro volumone 'Topolino Tremila' che includeva il periodo 1963-1978). Se c'è una cosa che ci differenzia è che Mario, se ho capito bene, ha terminato di leggere Topolino con il n. 2000 del 1994 (e quindi dopo un quarto di secolo ne ha trovate di differenze!) mentre io ho ricominciato proprio intorno a quel numero tondissimo e in quegli anni, dopo quasi un quindicennio di stop dovuto a diversi fattori: grandi autori meno presenti, disegnatori che avevano cambiato in peggio il loro stile - Cavazzano e i suoi seguaci - dialoghi meno incisivi ed elaborati dovuti ad un impoverimento autoriale e, forse, ad una prima fase di politically correct negli anni '80.

                    Quando tornai a leggere qualcosa sul libretto (mentre non avevo comunque abbandonato i Classici e Grandi Classici con storie dai '50 ai '70), ritrovai alcuni maestri di cui venni a sapere, finalmente, nomi e cognomi, ma anche tanti nuovi disegnatori le cui tavole non riuscivo proprio a digerire: alcuni di loro erano quelli della 'rinascita disneyana' dei '90 usciti dall'Accademia Disney di GB Carpi mentre altri erano i seguaci di Cavazzano con il Maestro compreso (che però per me, all'epoca, poteva esser tale solo nei '70).

                    Devo ammettere che dopo qualche tempo, "abituando l'occhio" (perché adesso voglio parlare solo dei disegni) ho apprezzato diversi autori che oggi reputo dei grandi anche perché sono rimasti, comunque, nel solco dello stile classico di Scarpa, Carpi, Massimo De Vita, Rota, Gatto, Chierchini, il primo Cavazzano se non Al Hubbard oltre oceano (penso a Turconi). O hanno elaborato uno stile 'barocco' (vedi Mottura e Celoni) che è oggettivamente bello. Oggi i vari Casty, Faccini, Sciarrone, Guerrini, Turconi, Freccero, Mangiatordi, Gervasio, Zironi, Pisapia, D'Ippolito... hanno propri stili variegati sul solco di una classicità ripresa dai maestri cui accennavo prima. E lo stesso Cavazzano, dopo le 'figurine bislacche' degli '80 e '90, ha ripreso una classicità più realista dopo il 2000. Peccato per Massimo De Vita che ha da poco messo le matite a riposo, al top della sua carriera, dopo aver assunto uno stile molto dinamico e scattante che ho ammirato moltissimo, decisamente diverso dai suoi precedenti tratti.

                    Per cui capisco MarioCX per quello che ha scritto (soprattutto sui disegni perchè per le sceneggiature il discorso sarebbe, forse, più complesso e lungo) anche perché, come scrivevo all'inizio, è rientrato in un mondo (quello del Topolino Libretto) dopo oltre un quarto di secolo ed è normale che abbia reagito così.
                    Se mai avrà voglia e curiosità di studiarsi parte del percorso saltato dal '94 ad oggi, probabilmente arriverà a giudizi meno tranchant riguardo gli attuali disegnatori ed autori.

                    Ma sono sicuramente d'accordo con lui su una caratteristica che accomuna alcuni disegnatori attuali (e che vedo criticata nel suo ultimo post): la poca 'pulizia' del disegno, con troppi orpelli, scritte o sfondi che alimentano una certa confusione (a cominciare dai titoli delle storie). Su questo aspetto di strada ce n'è ancora da fare (se mai certi disegnatori lo vorranno perché mi sembrano 'compiaciuti' da tanto 'disordine') ma, considerando le copertine dell'ultimo anno, è sperabile che un certo ordine e una certa pulizia da 'fuori' arrivino anche 'dentro'. E anche riguardo le brevi americane, molte avevano una particolare ironia che poteva renderle delle piccole perle, non dimenticando che nei '60 e '70 hanno dato vita a tanti nuovi personaggi paperopolesi (e ambienti lavorativi come il Papersera) adottati subito o dopo un po' di tempo dagli autori italiani e che sono ancor oggi fra i protagonisti principali del fumetto Disney del nostro paese.
                    « Ultima modifica: Giovedì 30 Apr 2020, 18:40:46 da Cornelius Coot »

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                      Re:Topolino 3361
                      Risposta #69: Mercoledì 29 Apr 2020, 21:04:30
                      Non esistono gli "anni belli", non sono mai esistiti! MAI!
                      Perbacco che affermazione col petto in fuori che si direbbe non ammettere repliche...
                      Certo che ci sono le "Golden Age", nella nona arte come in tutte le altre.
                      Negarlo significa semplicemente non saperlo.
                      Désolé.
                      Sentirsi dare dell'ignorante da uno che non compra Topolino da ventisei (!) anni e che, nonostante questo, si dà un sacco di arie da Grande Esperto, è quantomeno singolare! ;D

                      Comunque, basta così: tra le altre cose, siamo ampiamente fuori tema...

                      Mi permetto solo di chiedere scusa a Franco Lostaffa, che non si merita di essere citato addirittura come paradigma delle "brutture"!
                      Non sono io che l'ho tirato in ballo, ma avrei dovuto evitare di nominarlo a mia volta...
                      Io son nomato Pippo e son poeta
                      Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
                      Verso un'oscura e dolorosa meta

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                        Re:Topolino 3361
                        Risposta #70: Mercoledì 29 Apr 2020, 23:35:35
                        In mezzo a parecchie storie noiose, o comunque che poco lasciano al di là di quei cinque minuti necessari alla loro fruizione, Topolino e la casa dei dipinti che fingono è una piacevole sorpresa da parte di un Casty che permette al Topolino di ospitare pagine di profonda leggerezza, senza che queste scadano nello psicologismo spicciolo, e non a caso apprezzo la splendida analisi che ne fa Alby67, sincera testimonianza che questo giornaletto può ancora raccontare qualcosa dietro a quel fiume di parole oltre cui spesso non si guarda più, convinti che non si nasconda nient'altro rispetto a ciò che viene proferito.

                        Ma il fumetto non è solo parola: la forza della sua rappresentazione sta nel mutuo dialogo tra testi e disegni, e a Casty riesce perfettamente di realizzare tale intreccio. Ho letto che diversi vorrebbero accompagnare le sceneggiature castyane ai barocchi e serpeggianti affreschi di un Celoni o di un Mottura - e non nascondo che appagherebbe molto anche i miei sensi - tuttavia l'elemento visivo prenderebbe troppo il sopravvento e rimarrebbe più l'impressione di una storia dalla bella forma ma dal vacuo contenuto, ed è per questo che preferisco la più equilibrata geometria castyana, con quel Topolino dalla smorfia che tanto compatisce le bizzarrie dell'amico, quanto rimane perplesso nel momento in cui fiuta l'inghippo, o l'illogicità di certi atteggiamenti, o con quella linea che è capace sia di stemperare le situazioni sia di infonderle quel minimo elemento di tensione che è bene vivere durante la lettura; in una parola: fluidità.

                        Fluido, altresì, è il modo in cui l'autore è riuscito a combinare una tipica storia "thriller" di Topolino e Pippo con una precisa seppur sottesa indagine sui turbamenti di un artista che brama di essere tale. A riguardo, mi tornano in mente - ma solo perché l'ho recuperato di recente e ci ho scritto sopra qualche riflessione - le pagine del Tonio Kröger di Mann dedicate alla critica dell'arte, in cui il protagonista, proiezione irrequieta dello stesso autore, condanna il cosiddetto "sentimento caldo", basato sul subitaneo impulso creativo e sul trionfo delle emozioni come soggetto dell'opera d'arte. Ecco, vedo in Odoard Crunch quel prototipo di artista, convinto che l'arte si basi sull'esplicita rappresentazione delle proprie emozioni, senza che vi sia dietro una ricerca né un linguaggio adatto a fissarle. Si dice che un artista sia introspettivo per definizione, e non è un caso, infatti, che sotto l'effetto della magia i quadri rivelino in maniera indelebile quello che è realmente: essi diventano la carne che rivela ciò che vi è di in-visibile nell'autore, veri e propri fantasmi che racchiudono quanto di più essenziale vi sia nello stesso Crunch, cioè un povero uomo dominato da emozioni negative, ansia, depressione, frustrazione, desideroso di eliminarle attraverso un sentimento.

                        Infine, vorrei fare notare come fino alla pagina trenta Casty abbia quasi lasciato intendere che il pittore sia tristemente defunto - forse nemmeno di morte naturale - salvo poi dover rientrare - purtroppo - nel tipico dualismo Disney, contrapponendo a tutto questo "grigiore" il salvifico principio dell'amore, che trionfa sul male, ristabilisce l'armonia perduta, e via dicendo con la solita filastrocca ben nota. Rimane però da osservare che, senza questo tempestivo intervento delle forze del bene, probabilmente Odoard Crunch si sarebbe dato fuoco assieme alle sue opere, o almeno così sembrerebbero dirci quelle pagine bianche che interrompono le intime confessioni dello stesso pittore.

                        E la bellezza di questa storia sta anche nel fartelo pensare, poco importa se verrai smentito nella tavola successiva. Si scorge, in tutto questo, la sagace e attenta costruzione di Casty, che ha bisogno di essere supportata anche dai suoi disegni, ed è anche per questo che faticherei a vedere le sue opere con altro tratto, fatta eccezione per Faccini, il cui tratto ben funziona in presenza di alte dosi di surrealismo (Topolino e il rampiro di Transvitania ne è l'esempio lampante).
                        « Ultima modifica: Domenica 17 Mag 2020, 15:52:00 da Andy98 »

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                        MarioCX
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                          Re:Topolino 3361
                          Risposta #71: Giovedì 30 Apr 2020, 18:06:31
                          Beh, anch'io ho abbastanza letture sulle spalle per potermi permettere di dire forte e chiaro che le storielle intermedie dei due topolini che hai citato sono delle sonore brutture.
                          Come la mettiamo, allora, in questo caso? :)

                          La mettiamo che, per quanto non siano memorabili quelle antiche storielle sicuramente puerili, hanno almeno il merito di non avere un disegno caotico e chiassoso come quelle attuali che proprio da fastidio alla vista.

                          Perbacco che affermazione col petto in fuori che si direbbe non ammettere repliche...
                          Opinione tua. Negarlo significa semplicemente non volerlo ammettere.
                          Désolée.

                          Onorato, è sempre bello insegnare qualcosa a qualcuno.
                          Però. Addirittura alla lettera, è davvero quasi commovente.

                          Forse vent'anni fa avrei scritto anch'io le stesse cose di MarioCX perché se c'è una cosa che abbiamo in comune è l'ammirazione per le sceneggiature e i disegni degli autori fra i '60 e i '70 (chiamati non a caso "Anni d'Argento" nel nostro volumone 'Topolino 3000' che includeva il periodo 1963-1978). Se c'è una cosa che ci differenzia è che Mario, se ho capito bene, ha terminato di leggere Topolino con il n. 2000 del 1994...

                          In realtà ho smesso molto prima in modo continuativo.
                          Sono stato abbonato fino al 1978 incluso (e non era già più un bel leggere rispetto al 71-72 circa) e poi ho sempre comprato il Topo in modo saltuario.
                          A volte mi piaceva, a volte meno ma di cose brutte (lasciamelo dire) come quelle del "trasformista" ne ricordo davvero poche.


                          « Ultima modifica: Giovedì 30 Apr 2020, 18:18:25 da MarioCX »
                          ...ho la febbre, ma ti porto fuori a bere...

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                            Re:Topolino 3361
                            Risposta #72: Martedì 5 Mag 2020, 11:28:02
                            Scusate, non conosco il percorso che ha attraversato Mangiatordi, ma nelle sue storie, nelle pose dei personaggi, nelle mimiche, ci vedo qualcosa di Carpi. Ho letto solo adesso la storia e il topic di questo numero, quindi non sapevo nulla di quanto è stato scritto al riguardo. Curioso come si possano avere opinioni e impressioni così divergenti. A me i suoi disegni sono piaciuti moltissimo e mi hanno lasciato una certa nostalgia per il Maestro. Mi piacerebbe sapere se qualcuno sa qualcosa sul suo percorso formativo. Grazie

                            Sappiate che tutte le cose sono così: un miraggio, un castello di nubi... Nulla è come appare  -  Buddha

                            https://ilnumeroprimopiugrande.wordpress.com

                            https://ilproblemadellalieno.wordpress.com

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                              Re:Topolino 3361
                              Risposta #73: Martedì 5 Mag 2020, 12:23:34
                              Mangiatordi ha lavorato insieme a Francesco D'Ippolito e Paolo De Lorenzi da Andrea Freccero e ha frequentato l'Accademia Disney. Quindi è possibile rivedere pose carpiane all'interno dei suoi disegni.
                              « Ultima modifica: Martedì 5 Mag 2020, 17:46:59 da Atius »
                              O Patria, mia solleva il capo affranto / Sorridi ancora, o bella tra le belle / o madre delle madri asciuga il pianto! / Il ciel per te s'accenda di fiammelle / Splendenti a rischiarar ancor la via / Sì che tu possa riveder le stelle! / Dio ti protegga Italia, così sia.

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                                Re:Topolino 3361
                                Risposta #74: Mercoledì 6 Mag 2020, 19:54:25
                                Sentirsi dare dell'ignorante da uno che non compra Topolino da ventisei (!) anni e che, nonostante questo, si dà un sacco di arie da Grande Esperto, è quantomeno singolare! ;D

                                Comunque, basta così: tra le altre cose, siamo ampiamente fuori tema...
                                Leggo solo ora questa discussione, ma non posso fare a meno di rispondere. Prima di tutto, vorrei esprimere la mia stima per Mario CX: che compri o no Topolino da 26 anni, frequenta come me questo forum praticamente dagli albori, e posso confermare che è un grande esperto, o almeno questa è l'impressione che io ho sempre avuto.

                                Ma andiamo al nodo cruciale: non capisco perché rivendicare con orgoglio che "anni belli" non siano esistiti nel fumetto Disney o in generale. Posso capire che aiuti a sopportare meglio alcuni tratti negativi della produzione attuale, illudendosi che sia sempre stato così.

                                E non voglio nemmeno affermare nello specifico che questi anni che stiamo vivendo lo siano o non lo siano. Ma mi preme far passare che negare con fermezza questo concetto è un atteggiamento assolutamente miope, e che in più o meno qualsiasi ambito dell'esperienza umana età "auree" ed età "di decadenza" ci sono sempre state, ed è secondo me inevitabile che questo si possa applicare anche al Fumetto Disney, specialmente con la lunga storia che ha alle spalle.

                                Il punto è che "età aurea" non significa automaticamente che qualsiasi storia sia stata prodotta in quell'epoca sia peggiore di quella prodotta nelle altre epoche, e così via. Ad esempio secondo me alcuni dei prodotti migliori della Letteratura Latina sono stati scritti nel Basso Impero, età che già viene considerata di decadenza. Tanto per fare un esempio.

                                E un altro concetto che vorrei far passare è che quello di "anni d'oro" ed "anni meno d'oro", diciamo così, è un concetto ben più ampio e complesso del semplice "contiamo quante storie belle c'erano nei numeri di Topolino dell'epoca e quante ce ne sono nei Topolino di adesso". Così facendo sicuramente si rischia di andare nel dominio dei gusti personali, e la discussione perde qualsiasi senso di esistere... E' secondo me un concetto che investe molti altri fattori.

                                Se dovessi azzardare così, all'impronta, un'ipotesi, direi che sicuramente gli anni '90 lo sono stati per il Fumetto Disney italiano: coesistenza fra vecchi Maestri e nuove ottime leve, ottima gestione del settore creativo e di quello più attinente alla direzione e gestione economica delle testate, alta dose di creatività e voglia di sperimentare segnalate da nascita di nuovi personaggi, filoni, testate... Eccellenti risultati nelle vendite, grande successo del brand Disney a livello mondiale e anche al di fuori del medium fumetto...

                                Insomma come vedete gli "anni belli" non solo possono esistere, ma vale quantomeno la pensa ragionare sul concetto senza mettere il paraocchi e attaccare chi la pensa diversamente.

                                Ci tengo infine a dire una cosa anche a costo di risultare antipatico: conviene che se questo forum si smetta di deligittimare continuamente le opinioni degli altri, e si diminuisca la dose di sarcasmo, perché così viene uccisa ogni discussione sul nascere, e di conseguenza il forum tout court.
                                W la Disney e Dumas!
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