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I Grandi Classici 60 - Recensione di Guglielmo Nocera

Il numero di Natale 2020 è decisamente infarcito di avventure a tema. Ciò a partire dalla prima storia, con copertina dedicata, Zio Paperone e le buone azioni: la firmano Carlo Gentina ai testi e il più tirato a lucido dei Romano Scarpa ai disegni (per le chine dell’inchiostratore che lo accompagnerà essenzialmente fino all’ultimo, Lucio Michieli). Una storia di buoni sentimenti, forse un po’ troppo lineare come spesso accade in questi casi, ma i disegni trionfano per vivacità e dinamismo, regalandoci una di quelle perle grafiche che solo l’ultimo Scarpa fu in grado di confezionare. Ed è invece un giovane Scarpa – siamo qui trent’anni prima, con le chine miracolose di Giorgio Cavazzano – ad essere riproposto in Paperino e i calendari omaggio, su testi dei fratelli Barosso. Spunto bislacco eppure verosimile sino alla banalità, realizzazione vulcanica e istrionica, tutti gli ingredienti tipici dei fratelli liguri. Non la loro prova più riuscita, forse, ma, come si suol dire, “ad avercene”. E i Barosso ritornano, quasi in fondo all’albo, con una storia di tutt’altro tono, appartenente al loro filone di thriller velocissimi (anche se non sempre altrettanto solidi… ma una simile seriosità non era nelle loro corde): Topolino e la torta aurifera, disegnata da Luciano Bottaro. Sul fronte delle storie straniere troviamo una rapidissima storia di Dick Kinney e Al Hubbard (Paperoga in… lo spettacolo deve proprio continuare?), due pagine inesistenti con Archimede e l’ormai onnipresente Newton, una strana storia olandese su una antica maledizione natalizia (Paperino e il Natale in montagna), un escamotage paperoniano per scongiurare il pericolo di un Natale senza neve e senza slittino (Paperino e il Natale in grigio), e due brevissime: ma se una, l’autoconclusiva Qui Quo Qua e l’abete di Natale, appare decisamente dimenticabile, l’altra è una minuscola perla di due pagine ad opera di Bill Walsh, Topolino e Tip pozzo di scienza. Menzione, sempre sul fronte d’importazione, per un inconfondibile divertissement barksiano, Paperino e la gara del vischio, la cui conclusione deliziosa ricompensa il lettore di tante, eternamente uguali, riproposizioni successive dello stesso canovaccio. Abuso d’ufficio Ed eccoci, finalmente, alle due storie più lunghe dell’albo. Opera rispettivamente dei due autori fondativi e antitetici del fumetto Disney italiano del dopoguerra, Romano Scarpa e Guido Martina, entrambi nel pieno della loro maturità anagrafica (ma solo uno dei due in quella… inventiva), le due storie sono un chiaro paradigma della rotazione del gusto fumettistico nel volgere di esattamente trentasei anni. La storia di Scarpa, I 7 Nani e il cristallo di Re Arbor, giocata su impensate reminiscenze della vicenda di Biancaneve, ha per unico pregio quello di stendere, nelle prime battute, un velo di promettente malinconia sulle condizioni estetiche e psicologiche della regina Grimilde. Ma il resto della storia non riesce, purtroppo, a sfuggire al campo semantico del manierismo, un vero e proprio gorgo per lo Scarpa dagli anni Settanta in poi, prima solo accennato, e da cui l’autore veneziano si riscatterà poi sempre meno frequentemente, fino ad un imprevisto colpo d’ala nell’ultimissima parte di carriera. Qui siamo nel pieno del consolidamento del nuovo standard delle storie scarpiane: altisonanti, venate nella messa in scena di alcuni personaggi-chiave di una inquietante e non sempre spiegabile dose di follia (qui a farne le spese è anzitutto il debuttante Re Arbor, ex-pretendente alla mano di Grimilde). La follia negli occhi dei personaggi tardoscarpiani La sceneggiatura alterna trionfo e nevrosi, dipanandosi per trentatré pagine di flussi e riflussi nelle alterne fortune del piano grimildesco. Felice particolare narrativo, l’uso del mutismo di Cucciolo, sebbene brevemente disatteso per una parte della storia (quando i due nani e i due soldati sono scambiati, tutti e quattro sono in grado di parlare…). Sui disegni, ovviamente, la musica cambia… ma paradossalmente, la perfezione grafica rende alla volatilità della sceneggiatura un servizio inquietante, facendo sposare il “caricamento” eccessivo dei passaggi narrativi ad uno scintillio dinamico ed espressivo decisamente surreale. E Martina? Avvalendosi come può dei disegni molto rigidi di un Giulio Chierchini (sostituito in corsa da Luciano Bottaro nelle tavole finali) ancora nella prima fase della sua carriera, il Professore confeziona una trama che passa dal subdolo all’agghiacciante, ma con un umorismo, un tempismo, una coerenza e una vivacità che disarmano qualunque giudizio accigliato e rendono la storia godibilissima, almeno per chi scrive questo pezzo. La Banda Disney e l’espresso di Natale è la storia migliore del numero. È, daccapo, un umorismo tutto martiniano, irripetibile, nel senso che è necessario non ripeterlo per non tradire i personaggi, e soprattutto per non scadere nel ridicolo. Ma, così com’è, è perfetto.  Ma c’è un altro ma. A pagina 206 compare una vignetta molto famosa. Anche troppo, come diremo fra poco. Ne riproduciamo qui sotto la versione originale e quella pubblicata invece sull’albo di cui ci stiamo occupando: la motivazione del rimaneggiamento è evidente. Eppure. Negli ultimi tempi sui Grandi Classici ci si sta curando di mantenere l’aderenza al testo originale, e ne sono la prova, del resto, gli intatti riferimenti all’impiccagione in questa stessa storia; ma in generale, tutto quanto riguarda violenza (nei limiti disneyani tradizionali, anzi molto meno, visto che la morte, ospite d’onore di praticamente tutti i Classici d’animazione, nei fumetti non compare quasi mai), aggressività, trucchi immorali di uno speculatore… tutto questo è mantenuto. Fa eccezione il riferimento razziale. Sincero e condivisibile disgusto dinanzi a un’uscita siffatta? Effetto della recente, nuova spinta di sensibilizzazione? Timore costante della redazione, al punto da non prendersi il rischio nemmeno previo disclaimer a piè di pagina nell’indice? Senz’altro, e sono motivazioni perfettamente comprensibili. Casacche a confronto Ma c’è da sospettare che un quarto e fondamentale motivo sia ammissibile, ed è la sovraesposizione social di cui ormai godono quella specifica vignetta, quella specifica battuta, quelle risatacce che le numerosissime occorrenze di questo passaggio nel variegato mondo dell’out of context disneyano italiano ispirano, cercano, celebrano. È comprensibile che l’accostamento “cromatico” della battuta in questione generi spiazzamento, forse sorriso, specie (anzi direi soprattutto) per disabitudine a quel linguaggio, e per comprensibile allergia al politically correct. Ma è veramente con la riproposizione virale di una vignetta di sessant’anni fa che si combatte l’eventuale ipocrisia di oggi? È con la messa alla berlina di un passaggio sceneggiato da un professore di lettere prestato al fumetto (e mai più restituito) che alimenteremo le nostre risate, in mancanza di adeguati stimoli che provengano dal presente? È destino che, ormai, per quel che concerne il fumetto italiano si debba ridere solo di scherno? Contesto: il 1960 Forse sì, chissà. E forse in ogni caso chi scrive avrebbe posto un disclaimer prima della storia e lasciato la vignetta intatta. Ma che proprio quella vignetta, e non ad esempio quelle della tentata impiccagione, o quelle con i riferimenti al tabacco, sia stata presa di mira, ci faccia riflettere. E ci ricordi che l’integrità del testo originario passa tanto dalla genuinità delle ristampe quanto dal tenere a mente che quelle vignette, appunto, risiedono in seno al testo originale. E se l’out of context funziona – benissimo – una volta, la sovraesposizione invece va a farsi caricatura, desemantizzazione, noia. Se veramente si vuole essere “postmoderni” si metta in campo la propria creatività e il proprio pensiero, senza trincerarsi dietro lo spirito dei tempi. Magari anche basandosi su una vignetta fuori contesto di sessant’anni fa, se vogliamo, ma aggiungendoci sempre qualcosa. La trasfigurazione, arma potentissima e provvidenziale, affranca e specifica. Schiacciarsi, viceversa, sulla ciclicità dell’inattuale ci consegna ad una stanchissima e nervosa monotonia.

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Cronache dal Papersera 7 - Papersera 11

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Flash X
Cugino di Alf
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    Cronache dal Papersera 7 - Papersera 11
    Giovedì 10 Giu 2021, 14:40:55
    Volume 11 del Papersera in questi giorni in edicola.
    Ecco l'indice, che presenta 12 storie ristampate e 2 inedite in italia prima di questa pubblicazione, di provenienza straniera.

    Ristampe.
    Paperoga e l'arrampicatore sociale;
    Zio Paperone e il "caro-vita";
    Zio Paperone e il reportage su "Mister Pedone";
    Zio Paperone e gli articoli pronti;
    Le origini di Paper Bat;
    Paperone e la questione di immagine;
    Paperino e il robot giornalista;
    Paperino e il trasloco arioso;
    Paperina e... rivoluzione in redazione;
    Superlavoro per superfumettisti;
    Paper Kid Pony Express;
    Paper Kid e il cavaliere molto solitario.

    Storie inedite.
    Giallo filatelico in redazione;
    In diretta dalla redazione - Cronache sonnolente.

    Più tardi o domani scriverò la mia piccola recensione a riguardo, una volta finito di leggere.
    Vi posso confermare, avendo visto il next su questo numero, che il prossimo esce dal 6 settembre in edicola e si chiamerà sempre "Cronache dal Papersera".

    « Ultima modifica: Giovedì 10 Giu 2021, 14:59:35 da Flash X »

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    Cugino di Alf

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      Re:Cronache dal Papersera 7 - Papersera 11
      Risposta #1: Sabato 12 Giu 2021, 12:11:52
      Ma che bel numero! Mi sono piaciute tutte le storie tranne "Paper Kid Pony Express" che mu ha un po' annoiato.
      Da ricordare sicuramente "Le origini di Paper Bat" storia proprio incentrata su come è nato l'alter ego di Paperoga che non avevo mai letto. Devo dire che mi aspettavo fosse una storia del tutto banale considerando il rango delle storie con questo "supereroe", invece ammetto che si è rivelata una lettura davvero interessante e divertentissima allo stesso tempo! C'è tutta una confusione incredibile con tutti quanti travestiti da gorilla, Paperino, i Bassotti, Rockerduck e tutto ciò mi ha fatto sbellicare, anche per come poi questo Paper Bat risolve la situazione. Di sfondo alla vicenda naturalmente c'è il Papersera e, come possiamo leggere nell'editoriale, questa sarà l'ultima volta che vedremo questo Papero Mascherato sul Papersera perché poi, distaccandosi completamente dall'argomento giornalistico, andrà a finire con altre storie sulla nuova testata Il Club dei Supereroi, testata che prenderò al 100% visto che adoro il Manuale delle GM, il Papersera e il nuovo Almanacco Topolino!
      Altra storia degna di nota e che mi ha fatto morire dal ridere è "Paperino e il trasloco arioso", in cui i nostri devono spostare una scrivania fuori dall'ufficio per scambiare quest'ultimo con quello dello Zione.
      Delle storie di Paper Kid quella che ho preferito è quella perlopiù concentrata comunque sulla redazione del Papersera piuttosto che al personaggio in senso stretto, naturalmente parlo di "Superlavoro per Superfumettisti", una vera e propria vicenda di guerra tra Paperone e Rockerduck nel campo delle vignette a fumetti dei loro rispettivi giornali. Sembra che le storielle di Paperoga piacciano a tutti un sacco e il povero Paperino è l'unico "normale" che capisce che quelli non sono bei fumetti. :D
      Le inedite sono entrambe stupende!
      "Giallo filatelico in redazione" ci parla di Paperoga che prende un francobollo preziosissimo dalla collezione di Zio Paperone come se nulla fosse e da ciò scoppiano una marea di gag (anche con Paperina poliziotta che indaga sul misterioso "furto" di francobollo) secondo me molto riuscite.
      Infine in "In diretta dalla redazione - Cronache sonnolente" Paperino e Paperoga devono fare un articolo sull'insomnia ma con i pasticci di Paperoga ce ne saranno delle belle che non voglio assolutamente accennare perché anche qui c'è da ridere!
      Altro numero che consiglio a chi vuole farsi una lettura spensierata!

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        Re:Cronache dal Papersera 7 - Papersera 11
        Risposta #2: Venerdì 23 Lug 2021, 12:46:29
        Le cronache del Papersera è davvero una pubblicazione splendida. Sono molto contento che pubblicano anche storie inedite. Finora le storie braziliane non pubblicate ancora in Italia sono prese da Francia. Magari (anche se temo che non sia possibile) si potrà pubblicare anche storie di Papersera pubblicate solo in Brazile (o Brazile e Portugallo). Comunque voglio segnalare un piccole errore nella parte editoriale del numero 11. Hanno scritto che l´unica storia di Papersera (S-Code) disegnata da Strobl (è scritta da Kinney, anche se Kinney non e segnalato autore nell´Inducks) non ancora pubblicata in Italia è la storia "Diebstahl geistigen Eigentums" (uscito nel libretto tedesco Donald Duck 234), ma questa storia è uscita in Topolino 912. Per questo tutte le storie di Papersera scritte da Kinney e disegnate da Strobl sono uscite in Italia. Rimangono solo storie braziliane che sarebbero anche da pubblicare in Italia.

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        il grillo atomico
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          Re:Cronache dal Papersera 7 - Papersera 11
          Risposta #3: Sabato 24 Lug 2021, 00:55:07
          Non ho mai acquistato il PAPERSERA e mi domando a quale altra testata si puo avvicinare il suo formato
          come faccio a mettere immagine qui

            Re:Cronache dal Papersera 7 - Papersera 11
            Risposta #4: Domenica 25 Lug 2021, 01:38:45
            Non ho mai acquistato il PAPERSERA e mi domando a quale altra testata si può avvicinare il suo formato
            Paper Fantasy, oppure la nuova Il Club dei Supereroi.

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              Re:Cronache dal Papersera 7 - Papersera 11
              Risposta #5: Domenica 25 Lug 2021, 02:46:00
              Grazie per la risposta Pensavo che il successo della testata fosse dovuto ad un formato piu grande ma evidentemente ci sono altri fattori che giocano dentro
              come faccio a mettere immagine qui

               

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