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Topolino 3432 - Recensione di Davide Del Gusto

«La parte più difficile dello scrivere per mestiere è proprio la prima, quella più creativa, quella, cioè, in cui si ha la necessità di avere una buona idea e di lavorarci sopra per svilupparla. Quindi dove si trovano queste idee? Dappertutto». È con queste parole che Sergio Badino commentava le “fasi del fumetto” nel primo capitolo di un suo fortunato manualetto di sceneggiatura pubblicato da Tunué nel 2007. La missione di ogni autore, del resto, è comunicare al proprio pubblico qualcosa di eterno o perennemente reiterato, il classico, ma con uno sguardo nuovo e con l’attenzione a quel determinato particolare o a quella singola circostanza che possano ridestare l’attenzione dei più. Il ritorno dello sceneggiatore genovese, decisamente prolifico su Topolino nel primo decennio di questo secolo e poi quasi del tutto assente nel secondo, con una storia di copertina in quattro puntate, per di più disegnata da una delle principali firme disneyane di casa nostra, è da seguire con una certa attenzione. Se è vero, tornando all’assunto “badiniano”, che le idee sono dappertutto, è altrettanto assodato che le stesse debbano essere sufficientemente buone per poter essere ricordate in seguito. Date le avvisaglie, Siamo serie! sembra corrispondere appieno all’identikit: un’intuizione solida che si intreccia alla perfetta riconoscibilità dell’argomento trattato da parte del pubblico. In una precedente recensione, sostenevo che una delle parole d’ordine dell’attuale corso di Topolino fosse l’intraducibile relatability: settimana dopo settimana, questo concetto si rafforza e continua a costituire la base del progetto editoriale bertaniano. Tenersi aggiornati e al passo è fondamentale Una parola “nuova” applicata ad una consolidata tradizione, dato che la necessità di parlare della società alla società stessa è uno dei cardini della pluridecennale vis satirica dei migliori fumetti Disney. Il legame stesso tra Topi e Paperi e il piccolo schermo è strettissimo, essendo l’intrattenimento televisivo una costante che ha unito diverse generazioni dai primi anni Cinquanta a oggi, con formule nuove e diverse, notevoli capacità di adattamento e di evoluzione. Ma, se negli anni Novanta l’esigenza era quella di prendere platealmente per i fondelli il mondo delle soap strappalacrime attraverso l’ormai iconica Papernovela o anche la pikappica Patemi, oggi il discorso si fa più complesso e articolato. In risposta ad un mercato fiorente che trabocca di serie TV, linee narrative orizzontali e verticali, lore e continuity, fedeltà alla linea da parte degli abbonati alle varie piattaforme streaming, Badino trova una buona idea e propone una vivace e per ora riuscita satira di costume, ben supportata dai disegni di Silvia Ziche. Il transfert con le vicende del Papero del mistero, però, sembra finire qui dato che l’interesse dell’autore si focalizza prevalentemente sul dietro le quinte del processo creativo, dalla scrittura alla messa in scena, e così via. Siamo quindi un po’ a metà tra la piacevole e azzeccata ironia – specie su due serie di grande successo popolare, qui opportunamente disneyanizzate in L’amaca geniale e Tanto ebbi – e la narrazione più o meno “didattica”. Il classico scontro impari Nella prima puntata, infatti, dall’eloquente titolo Com’è dura la scrittura, si ritrovano i concetti che Badino esprimeva nel suo Professione sceneggiatore e si parla della difficoltà di mettere insieme più menti e sensibilità nella cattura e gestione delle idee. Non manca naturalmente il classico, e mai parco, uso del calembour alla disneyana, per cui ad esempio i buchi di sceneggiatura sono un concetto fisicamente visibile, ma alla fine il risultato è gradevole e, soprattutto!, incuriosisce spingendo a volerne sapere di più sulla produzione della serie TV targata PdP, passo dopo passo. La sinergia con la Ziche in questo caso funziona molto bene e riporta alla memoria i buoni risultati ottenuti da quest’ultima in collaborazione con Marco Bosco qualche anno fa. In un certo senso, affidare alla disegnatrice veneta una storia imbevuta di riconoscibile parodia della realtà è stata una scelta quasi obbligata, e non solo per il ricordo della Papernovela o della meno celebrata Rivondosa. A caccia di sceneggiatori Quello della Ziche del resto è un nome che automaticamente richiama il senso della satira. Resta solo da vedere, nelle prossime tre settimane, se lo scalcagnato gruppo di lavoro coordinato dalle showrunner Paperina e Chiquita raggiungerà il risultato cui sembra voler puntare già da ora. Da sottolineare, infine, un’attenzione non stereotipata ai personaggi femminili. Paperbridge di Marco Gervasio, nel frattempo, continua a rispondere al richiamo della continuity serrata, strizzando l’occhio a un certo tipo di lettori affascinati dalle citazioni, da Méliès a Barks. Giunti al secondo episodio di questa “seconda stagione”, a prevalere è una chiara volontà di approfondire le relazioni tra i giovani personaggi, mentre il villain recuperato e riadattato per l’occasione sembra ancora un po’ sacrificato, per quanto si stia comunque creando una discreta attesa nei suoi confronti. Il cliffhanger con cui si concludeva la precedente serie di Paperbridge aveva messo una certa curiosità per il “professor” Cuordipietra Famedoro, ma qui si è visto poco per ora, se non una sua scarsissima propensione all’insegnamento. La chiara copertura per biechi fini da parte dell’infido sudafricano, infatti, serve al momento a rimescolare le carte tra le amicizie e le rivalità interne al gruppo di paperi che ruotano attorno al giovane Quackett: l’inserimento di Roger Barkserville riporta alla mente un episodio della serie incentrata sulle gesta di Fantomius, ma bisogna ancora vedere dove si andrà a parare con questa relazione pericolosa tra il nerosopraccigliato(!) Cuordipietra e il rampollo in questione. Il sense of mystery se non altro è ben dosato nelle scene ambientate nel famigerato “lato oscuro” del college, specialmente per quanto riguarda l’intrappolamento di Quackett nella biblioteca segreta collegata alla scena del… Krimen (si passi la battutaccia); in più vari tasselli cominciano a posizionarsi. Ma ciò che è più interessante, come detto, sono le interazioni tra i giovani paperi su cui Gervasio sta costruendo una vera e propria mitologia, e su questo è forse d’uopo spendere qualche parola. Biblioteche nascoste, passaggi segreti e buoni amici L’idea di Paperbridge strizza evidentemente l’occhio al successo che la narrativa young adult e gli stessi teen drama hanno avuto nel corso degli ultimi decenni: la sensazione di trovarsi in una sorta di Hogwarts disneyana è sempre più forte. Non ci sono «sventolii di bacchette o stupidi incantesimi» in questo caso, ma la quotidianità scolastica, i sospetti nei confronti di insegnanti più o meno loschi, le ali segrete e proibite della scuola, per non contare le frequenti avventure notturne in orari proibiti riportano tantissimo a Harry Potter. Il tutto, naturalmente, mutatis mutandis: l’opera di J.K. Rowling è stata epocale e quasi identitaria per la generazione dei millennial, mentre qui stiamo parlando di un progetto autonomo e indirizzato a un target potenzialmente diverso, più vicino ai nati dopo il 2000 e al loro modo di fruire i prodotti di intrattenimento. Ciò detto, però, Gervasio compie delle scelte intelligenti nell’attenzione al worldbuilding in cui fa muovere il giovanissimo Quackett, nel tentativo di sedurre anche chi viaggia sulla trentina e più. Il fatto stesso che ci sia stata questa “seconda stagione” è certamente indicativo del favore che Paperbridge ha riscosso nel 2020 tra i lettori di Topolino, senza particolari o nette distinzioni di età. Ma è proprio per questo motivo che, al contempo, stupisce un’affermazione di Bertani nel suo editoriale: è come se si intonasse un inaspettato De profundis con quel «mettere definitivamente la parola fine». È un fatto che sorprende, e molto, soprattutto perché siamo a un solo episodio dalla conclusione; lo stesso Cuordipietra, come si diceva, non si è ancora mostrato per quello che è davvero e queste due puntate suonano ormai come delle lunghe introduzioni volte prevalentemente a destabilizzare le acerbe e impulsive sicurezze di Quackett. Sicuramente Gervasio ha ancora le sue carte da giocare, ci sta abituando nel corso degli ultimi anni a piacevoli guizzi; a noi non resta che aspettare qualche altro giorno per leggere l’episodio finale, Il segreto di Famedoro, e per trarre un bilancio sull’esperimento Paperbridge. Un nuovo mistero da risolvere… Ciò detto, guardando alle altre avventure in sommario, è impossibile non riflettere sul contesto in cui Topolino 3432 si ritrova. Ai fumettistici bagordi di agosto (in cui ci si è inebriati – si spera – anche di vino e di calore) risponde un settembre che principia, senza continuare con la citazione cantautorale, con un non troppo vago senso di transizione. La serialità che caratterizza più di ogni altra cosa la vision del nuovo Topolino è anche qui presente, lo abbiamo visto con le prime due storie, ma si impone in maniera meno preponderante rispetto ai mesi scorsi. Ed è anche giusto così: dopo un’estate densa di ritorni (Pezzin e Macchia Nera) e di addii (Reginella) bisogna rallentare il passo per riprendere un po’ il fiato in vista, ad esempio, dell’imminente Ducktopia. Ma si parlava di transizione: tutte le altre storie presenti in quest’albo vanno esattamente in quella direzione per confezionare un numero “nella media”, senza particolari virtuosismi, tradizionale nella sua impostazione scanzonata. Fa quindi piacere rivedere i nomi di due validi autori già pilastri del settimanale: Rudy Salvagnini e Alessandro Sisti sono gli sceneggiatori di due brevi intermezzi umoristici al centro dell’albo. Topolino e le piccole verità della polka del fachiro Nel primo caso, Salvagnini mette su una gradevole vicenda che ruota attorno al solito cimelio di un altrettanto solito bis-bis di Pippo: un LP che, come effetto collaterale, fa dire verità altrimenti impronunciabili. Qualcosa di già visto nella terza storia di Mister Vertigo ma che, declinato in modo diverso e in poche tavole, risulta meno farraginoso e più coinvolgente: un cortocircuito di quartiere con Topolino, Orazio e lo stesso Pippo che, ignari, si arrabattano per ascoltare la Polka del fachiro. Da segnalare, oltre ai disegni di un ispirato Blasco Pisapia, l’umorismo sugli atroci cappellini di Minni, retaggio di un’antica e forse rassicurante ironia che trova le sue radici nelle strisce di Gottfredson. Idee semplici ed eterne, insomma, ma utilizzate con gran tecnica. Altrettanta abilità emerge con garbo dalla breve di Sisti disegnata da Federico Franzò. Zio Paperone e lo sperpero contagioso è il primo capitolo di una miniserie incentrata sul mondo dei social media e sulle insidie che la comunicazione digitale, nella sua immediata capacità di produrre fraintendimenti, può comportare. Ed è bene che si recuperi ogni tanto anche questo modo di usare i personaggi Disney per costruire storie in qualche modo educational che possano portare i lettori a ragionare sulla propria quotidianità ridendo delle sventure, in questo caso, del vecchio papero. I social media chiamano a gran voce le tecnologie digitali in un susseguirsi di rimandi tra una storia e l’altra, dato che il nuovo episodio della (non troppo amata) serie Young Donald Duck ruota attorno a magagne scolastiche con PC e database. Il registro utilizzato da Alessandro Ferrari in Errore di sistema vira però con decisione verso l’umorismo più genuino, supportato dalla sapiente regia di Stefano Intini. Una recitazione da antologia La storia è di per sé molto semplice ma, seguendo una tendenza inaugurata in Quando il preside è in vacanza, porta la serie a un livello molto più alto rispetto a quanto letto in passato. I personaggi stessi, a partire dai giovanissimi Paperino e Topolino, sembrano molto più naturali nelle loro azioni e le gag che ne vengono fuori non suonano forzate o fuori luogo: è Disney puro e semplice pensato per un mercato internazionale, divertente, senza eccessive sovrastrutture e funzionale nella messa in scena. Il lungo percorso attraverso la riposante medietas dell’albo si conclude tornando alla più disneyana tra le città italiane, sempre più che celebrata sulle pagine di Topolino. È infatti Venezia, in perfetto sincrono con l’apertura della mostra del cinema, a fare da sfondo a una storia di Roberto Gagnor e Valerio Held, Minni gondoliera e la grande regata del doge. La trama è quasi tutta lì, nel titolo, ed è estremamente modulare e rodata nel suo svolgimento anche per via di un setting tutt’altro che raro da trovare sul settimanale. Seguendo un percorso legato alla riscoperta di antiche usanze della Serenissima, che va da Scarpa a Chendi, Gagnor muove a mestiere i personaggi, Minni in testa, in un susseguirsi di eventi che per vari motivi rimandano al suo approccio alla storia dell’arte: un contesto storico preciso, arricchito da elementi utili a rendere credibile il tutto come una certa attenzione a luoghi e scorci cittadini, al dialetto, alla società. Nel complesso è una buona avventura in costume nonostante alcune “gagnorate” nonsense, ormai una cifra stilistica, come il “polenta-break” o l’“hoverpipp”: trovate che possono lasciare… F4 durante la lettura.

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Topolino 3430

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Castyano
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    Re:Topolino 3430
    Risposta #60: Lunedì 23 Ago 2021, 17:36:25
    Rockerduck è un po' una macchietta se vogliamo: con il suo mangiarsi il cappello e le scenate è teatrale quasi quanto Paperone. Duckan è ritratto come un tipo calcolatore, che non si lascia mai sopraffare dalle emozioni sapendo di muoversi nel limite della legge.
    « Ultima modifica: Lunedì 23 Ago 2021, 22:20:53 da Castyano »
    "Chissà che cosa stava cercando Moby Dick?"

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    Paolo
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      Re:Topolino 3430
      Risposta #61: Martedì 24 Ago 2021, 10:47:26
      Su Rockerduck "sono stato frainteso" (cit.)

      Non intendevo dire che il personaggio di Duckan sia una inutile copia di Rockerduck, ma che in questa storia - complice anche una notevole mole di materiale risalente ai tempi di Martina/De Vita - per il ruolo di antagonista *io* ci averi visto bene Rockerduck, che non dovrebbe essere la patetica macchietta mangia bombette degli ultimi tempi (se ripenso alla storia muta di qualche settimana fa rabbrividisco) ma uno spregiudicato (anche troppo) affarista comunque "sveglio", capace di gestire un impero paragonabile a quello di Paperone e che non disdegna la rissa con quest'ultimo (mi hanno fatto sempre ridere) con vignette (che ora non trovo scannerizzata, mannaggia!) tipo quella di I TL  537-A dove si prendono a pugni:

      "A voi questo sergozzone!"
      "A voi questo papagno!"

       -Paolo
      Orrore! Panzaal non è Panzaal!

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        Re:Topolino 3430
        Risposta #62: Martedì 24 Ago 2021, 12:36:04
        Spezzo una lancia in favore delle storie a puntate e della serializzazione su cui si basa il nuovo corso di Bertani.
        Intendiamoci, anche io penso che andrebbe lasciato un po' più di spazio a storie autoconclusive o comunque a mini saghe di due o tre episodi indipendenti da serie più lunghe. Ma il fatto che sia stato introdotto un concetto abbastanza forte di continuity è positivo a mio parere. E del resto è anche quello che in molti speravamo di vedere da tempo.

        Il problema casomai è quando queste serie non vengono sfruttate adeguatamente. In particolare questa introduzione in due puntate di Macchia Nera ha ottime premesse ed eccezionali atmosfere, ma non succede letteralmente nulla. Capisco che l'obiettivo fosse quello di restituire dignità a Macchia, ma quantomeno mi sarei aspettato se non un po' di azione, quantomeno che Topolino non fosse uno spettatore passivo di tutto ciò che accadeva.
        Ovviamente ho grandi aspettative per il futuro, ma spero solo che non vengano deluse come accaduto (ed è un parere condiviso, a quanto leggo) con Mister Vertigo. Che, con l'onore - e l'onere - di una fortissima spinta mediatica non è riuscito a sostenere il peso di aspettative così alte finendo per deludere parecchi lettori, rimasti con una sensazione di "incompleto" al termine della lettura.
        Ci tengo comunque a precisare che io apprezzo molto Nucci, tanto da avermi fatto appassionare alle vicende calcistiche dei tre paperotti nonostante io non ami né segua il pallone.

        Tornando nello specifico a Macchia Nera, apprezzo fortemente l'intento di restituire dignità e spessore al personaggio, ridotto a - scusate il gioco di parole - macchietta in molte occasioni negli ultimi anni. Qui un plauso va fatto anche a Casty che ha creato atmosfere incredibilmente tetre (e che mi auguro di rivedere presto su queste pagine anche alla sceneggiatura). Sulla questione grafica ho apprezzato il fatto che Macchia non sia mai stato mostrato in volto, accentuando la sensazione di intangibilità del personaggio. Per quanto riguarda infine il sorriso, lo trovo giustamente inquietante, ma non ha effettivamente senso che appaia e scompaia su una tunica nera. Avrebbe avuto una ragione d'essere se fosse stato presente sempre (e quindi cucito) ma così sembra un po' forzato. In ogni caso, sono per il Macchia Nera senza sorriso, in quando penso che la sua totale inespressività sia più inquietante di qualsiasi bocca.

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        Cornelius Coot
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          Re:Topolino 3430
          Risposta #63: Martedì 24 Ago 2021, 12:45:18
          L'Ultima Avventura di Reginella   (primo episodio)
          Una storia che sembra essere degna delle prime firmate Cimino-Cavazzano, fin dalla fantastica copertina. Qui le firme sono triple e tutte al top della forma: il direttore Bertani e Vito Stabile sono in perfetta sintonia riguardo testi e sceneggiatura mentre Stefano Zanchi ha fatto un ottimo lavoro su disegni e colorazione (già meritevoli di una Deluxe, Gold o Extra che sia). Le precedenti 'comparsate' su Pacificus di Paperoga e Nonna Papera che tante critiche avevano suscitato (anche da parte mia) qui assumono un loro perché, una loro 'nobilitazione' a distanza di tempo che aiuta a sviluppare il plot di questa Ultima Avventura (spero non di fatto, viste le molteplici occasioni narrative che Pacificus potrebbe regalarci anche in futuro). Unico 'neo', le ripetute 'lacrimazioni' oculari che ho poi pensato siano in realtà dei riflessi di luce non perfettamente riusciti. Le reazioni della sovrana ai segreti non rivelati dei suoi ministri, il dialogo silenzioso (alle nostre orecchie) di zio e nipote sul terrazzo del Deposito, la presenza di Paperina che introduce ad una possibile contraddizione sentimentale fino ad oggi volutamente ignorata sono tutte situazioni molto interessanti che si svilupperanno come?
          Io sono Macchia Nera   (secondo episodio)
          La sceneggiatura della storia è coerente sin dal titolo: Macchia Nera non vuole avere scontri diretti o raggiungere un obbiettivo concreto ma vuole fare uno show che porti gli abitanti di Topolinia ad avere di nuovo paura di lui. E questo, come comprende bene Topolino, è solo la preparazione del terreno per future incursioni più dolorose. Questa storia può considerarsi un prologo, una presentazione del 'Macchia by Nucci' che verrà. Ottimamente scritta e disegnata, anche perché un prologo di 60 tavole deve per forza unire quantità e qualità per invogliare il lettore a leggere... il seguito. Anche la fisicità del protagonista sembra adeguarsi a questo tipo di intervento spettacolare: le sue forme nere fluttuano come un vero fantasma, con dimensioni superiori a quelle standard, non scoprendo mai il corpo e il volto (che ben conosciamo), sostituendolo con occhi e 'fine' sorriso fosforescente che non danno l'idea di un semplice e banale 'taglio del mantello' ma di una proiezione luminosa della sua anima nera.
          Paperinik e la minaccia alla fattoria   (secondo episodio)
          Anche Nonna Papera ha dunque vissuto una sua 'Ultima Avventura' (quella di Artibani, non di Reginella), con terreni espropriati e fattoria addirittura distrutta (cosa che non era riuscita a Cuordipietra nei riguardi del Deposito di Paperone). E trasferimento in casa di Paperino, con tanto di animali (e di Ciccio), come capitato allo zione all'epoca del misfatto. La reazione di Elvira non sembra essere stata così drammatica, come evidenziato in vari post. C'è da dire che il suo carattere di forte pioniera, poco propensa a sceneggiate melodrammatiche (al contrario del parente), l'abbiano indotta a tener duro, a mantenere una sofferta sobrietà anche nel momento più difficile. Ripagata dall'aiuto dei parenti e del vendicatore. Quest'ultimo ha ormai in Red Duckan il principale nemico, come Fantomius sembra averlo in Cuordipietra, fin dal college (come vedremo la settimana prossima). Un Red Duckan che ha una sua ragion d'essere nel sempre più variegato cast paperopolese: l'algido gallinaceo ha il doppio ruolo di nemico (di Paperinik) e rivale (di Paperone), senza togliere spazio a quelli più storicizzati. Con la caratteristica della legalità che sfrutta sia nel male (voluto) che nel bene (imposto: vedi ricostruzione della fattoria). Termino la mia disamina su quest'ultima fatica gervasiana (impreziosita ulteriormente da rimandi barksiani) con Anatra-che-ride, il nativo che cedette il suo terreno a Cornelius Coot e il cui nipote, John Hawk, è assoluto protagonista dell'emozionante finale. Non escludo che Duckaontas, l'amore giovanile di Cornelius mai del tutto ufficializzato (qualche autore potrebbe farlo) possa essere la sorella di questa 'Anatra'.
          Paperi al supermercato
          Una muta piuttosto lunga e della quale ho perso il filo. Proverò a riprenderlo con poco entusiasmo.
          YDD - Vacanza da grandi
          In questa serie la presenza di tanti paperi in quel di Topolinia e di tanta attuale oggettistica in un tempo teoricamente non presente sono solo alcune delle cose che non mi convincono. Attenuano questo mio disagio la presenza di due anziane 'nutrici' che hanno fatto le veci materne alle due principali icone disneyane: Zia Topolinda e Nonna Papera non si incontrano in questo episodio (ma si sono mai conosciute?) ma danno un tocco di storia e tradizione che non guasta. Ad ogni modo, chi nel forum contestava il fatto che Topolino fosse cresciuto con la zia (come Paperino con la nonna), cosa per altro già accennata da Romano Scarpa, vedrà questo punto narrativo confermato da questa serie americana.
          « Ultima modifica: Martedì 24 Ago 2021, 13:10:34 da Cornelius Coot »

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            Re:Topolino 3430
            Risposta #64: Martedì 24 Ago 2021, 13:19:16


            il problema non è che le storie sono a puntate...è che sembrano volutamente annacquate pur di spalmarle su 2 numeri di topolino.
            se vuoi fare una storia più complessa il numero di pagine di una singola storia standard secondo me non basta. tanto è vero che si creano saghe proprio per dare un respiro più ampio. io poi sarei favorevole addirittura a un topolino mono-storia...cioè un topolino che contenga un unica lunga storia che occupi tutto il giornalino....magari una tantum.

            pure la storia Paperinik e la minaccia alla fattoria mi è sembrata stiracchiata. carina la premessa (fattoria espropriata) non mi è piaciuto nient altro. il cattivo inventato per l'occasione mi sembra inutile. si poteva usare rockerduck o famedoro. non mi è piaciuto far distriggere la fattoria. non c'è "tensione"...si poteva costruire una storia sul conto alla rovescia prima che arrivasse la demolizione. non mi è piaciuuto l'errore di zio paperone che vende un lotto per un altro...

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            Cornelius Coot
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              Re:Topolino 3430
              Risposta #65: Martedì 24 Ago 2021, 13:55:45
              il cattivo inventato per l'occasione mi sembra inutile. si poteva usare rockerduck o famedoro.
              Red Duckan non è stato inventato per l'occaione: è da tempo il più temibile nemico di Paperinik.
              non mi è piaciuto far distruggere la fattoria. non c'è "tensione"...si poteva costruire una storia sul conto alla rovescia prima che arrivasse la demolizione.
              Su questo sono d'accordo: vedere la fattoria in macerie quasi all'improvviso mi è sembrata una scena tanto drammatica quanto 'sprecata'
              non mi è piaciuto l'errore di zio paperone che vende un lotto per un altro...
              D'altronde Paperone non è più l'antipatico parente degli anni '50 che voleva veramente distruggere la fattoria per costruirvi un'autostrada, prendendosela anche con Giac e Gas (se non ricordo male, da una storia americana). Una causa involontaria doveva esserci e cosa meglio di una 'distrazione'? Può capitare a tutti, anche allo zione.
              « Ultima modifica: Martedì 24 Ago 2021, 14:00:57 da Cornelius Coot »

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                Re:Topolino 3430
                Risposta #66: Martedì 24 Ago 2021, 16:54:55
                spaventare i genitori ipocriti americani che sono il riferimento di Disney
                Urca, e da quando i genitori statunitensi leggono Topolino?  ;D (si scherza, eh...)

                Puoi chiedere a Marconi se vuoi: da quando ha scritto e ha fatto pubblicare nel 1990 la bellissima storia "Ho sposato una strega" dove Topolino (in un sogno) si innamora (una storia finora mai ristampata) in una strega, Disney ha iniziato a controllare i fumetti italiani.
                Adesso da parte di Disney i controlli dei fumetti con Paperino e Topolino in tutto il mondo sono molto severi. Talvolta non passano nemmeno storie ripubblicate di Barks senza censura, sia nell´originale sia nelle traduzioni. È parte della ideologia di Disney che i fumetti di Paperino e di Topolino sono prima di tutto per bambini e che non si deve confrontare bambini con la morte o solo con cose che possono creare disagio. Hanno creato una rete di controllo e anche le storie di Topolino vengono censurate senza sensibilità per le tradizioni del fumetto Disney Italiano o Danese o Francese. Per questo ritengo molto improbabile che Nucci possa davvero riprendere la personalità di Macchia Nera e scrivere storie più noir. Sarei contento se mi sbagliassi e Bersani riesciusse ad allargare per il Topolino e i suoi autori gli spazi di libertà.
                « Ultima modifica: Martedì 24 Ago 2021, 18:22:48 da Paolo »

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                  Re:Topolino 3430
                  Risposta #67: Martedì 24 Ago 2021, 18:27:55
                  Puoi chiedere a Marconi se vuoi: da quando ha scritto e ha fatto pubblicare nel 1990 la bellissima storia "Ho sposato una strega" dove Topolino (in un sogno) si innamora (una storia finora mai ristampata) in una strega, Disney ha iniziato a controllare i fumetti italiani.
                  Si, conosco abbastanza bene la vicenda di "Ho sposato una strega", e ancor di più altre vicende che fecero più rumore nei "palazzi" che in pubblico.

                  E' fuori di dubbio che vi sia un'attenta vigilanza della Disney (il cui livello di attenzione, puntigliosità e discrezionalità dipende dalla singola persona) su tutto ciò che viene prodotto nel mondo e che riporta il suo marchio, per i motivi più svariati, che IMHO non sono "non spaventare i genitori statunitensi", i quali Topolino non lo leggono non fosse altro per carenza di materia prima...

                     -Paolo
                  « Ultima modifica: Martedì 24 Ago 2021, 18:50:04 da Paolo »
                  Orrore! Panzaal non è Panzaal!

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                    Re:Topolino 3430
                    Risposta #68: Martedì 24 Ago 2021, 23:23:14
                    Nell'intervista di Barbara Garufi a Marco Gervasio sul ritorno di PaperBridge, l'autore romano accenna ad un breve 'albero genealogico' dei Famedoro, con simpatiche declinazioni minerali riguardo i nomi: il nonno Cuordiroccia faceva il cocchiere a Londra prima di trasferirsi con il figlio Cuordimattone, padre di Cuordipietra, in Sud Africa. Dal paese natìo (dove si scontrò con il giovane Paperone nel Transvaal del 1887) CF sarebbe dunque arrivato in quello di origine paterna nei primi del '900 (ma forse anche prima), presentandosi come prof di latino nel famoso college londinese.

                    Si confermano dunque notizie già lette riguardo l'attività di un suo parente (appurato fosse il nonno) e si specifica la sua origine britannica che contrasterebbe però con quella attualmente in voga che lo vede come boero, cioè sudafricano di origine olandese. Differenza non da poco considerando la terribile guerra anglo-boera a cavallo dei secoli XIX° e XX° che lo potrebbe vedere in un fronte come nell'altro, considerando un'età di circa 30 anni che avrebbe avuto a quell'epoca.

                    Ma di guerre non si parla più nei fumetti Disney, per cui la possibilità che si arrivi a parlare addirittura di quella anglo-boera è praticamente nulla. 
                    « Ultima modifica: Martedì 24 Ago 2021, 23:34:20 da Cornelius Coot »

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                      Re:Topolino 3430
                      Risposta #69: Venerdì 10 Set 2021, 16:01:52
                      da quando ha scritto e ha fatto pubblicare nel 1990 la bellissima storia "Ho sposato una strega" dove Topolino (in un sogno) si innamora (una storia finora mai ristampata) in una strega, Disney ha iniziato a controllare i fumetti italiani.
                      Adesso da parte di Disney i controlli dei fumetti con Paperino e Topolino in tutto il mondo sono molto severi.
                      Basterebbe solo questo per ricordare la storia come una delle peggiori, visto che ha fatto più danni della grandine (oltre a non essermi piaciuta nemmeno un po').
                      Ma poi la cosa non mi torna comunque: perché nei fumetti made in France o in Denmark ci sono pistole senza problemi e da noi invece i lecca lecca?

                      Tornando alla storia di Macchia Nera, mi è sembrata il pilot di una nuova serie televisiva, e il finale-non-finale una novità assoluta nel campo disneyano, una cosa del tutto spiazzante. Comunque mi aspettavo meglio, viste le premesse della prima parte.
                      Una nota sui disegni di Casty (tutti suoi?). Buona la regia globale delle inquadrature e molto efficaci i giochi luci / ombre (com'è giusto che sia in una storia così), ma in certe vignette non sembrava nemmeno lui, molti primi piani di Topolino sembrano realizzati da un'altra mano e molte gestualità non mi tornano.
                      Insomma, una storia disegnata da Casty senza i consueti stilemi castyani... mah.

                       

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