Papersera.net

×
Pagina iniziale
Edicola
Showcase
Calendario
Topolino settimanale
Hot topics
Post non letti
Post nuovi dall'ultima visita
Risposte a topic cui hai partecipato
Le nostre recensioni
4 | |
4 | |
3 | |
3 | |
4 | |
5 | |
3 | |
4 | |
2 | |
3 | |
4 | |
2 | |
Topolino 3432 - Recensione di Davide Del Gusto

«La parte più difficile dello scrivere per mestiere è proprio la prima, quella più creativa, quella, cioè, in cui si ha la necessità di avere una buona idea e di lavorarci sopra per svilupparla. Quindi dove si trovano queste idee? Dappertutto». È con queste parole che Sergio Badino commentava le “fasi del fumetto” nel primo capitolo di un suo fortunato manualetto di sceneggiatura pubblicato da Tunué nel 2007. La missione di ogni autore, del resto, è comunicare al proprio pubblico qualcosa di eterno o perennemente reiterato, il classico, ma con uno sguardo nuovo e con l’attenzione a quel determinato particolare o a quella singola circostanza che possano ridestare l’attenzione dei più. Il ritorno dello sceneggiatore genovese, decisamente prolifico su Topolino nel primo decennio di questo secolo e poi quasi del tutto assente nel secondo, con una storia di copertina in quattro puntate, per di più disegnata da una delle principali firme disneyane di casa nostra, è da seguire con una certa attenzione. Se è vero, tornando all’assunto “badiniano”, che le idee sono dappertutto, è altrettanto assodato che le stesse debbano essere sufficientemente buone per poter essere ricordate in seguito. Date le avvisaglie, Siamo serie! sembra corrispondere appieno all’identikit: un’intuizione solida che si intreccia alla perfetta riconoscibilità dell’argomento trattato da parte del pubblico. In una precedente recensione, sostenevo che una delle parole d’ordine dell’attuale corso di Topolino fosse l’intraducibile relatability: settimana dopo settimana, questo concetto si rafforza e continua a costituire la base del progetto editoriale bertaniano. Tenersi aggiornati e al passo è fondamentale Una parola “nuova” applicata ad una consolidata tradizione, dato che la necessità di parlare della società alla società stessa è uno dei cardini della pluridecennale vis satirica dei migliori fumetti Disney. Il legame stesso tra Topi e Paperi e il piccolo schermo è strettissimo, essendo l’intrattenimento televisivo una costante che ha unito diverse generazioni dai primi anni Cinquanta a oggi, con formule nuove e diverse, notevoli capacità di adattamento e di evoluzione. Ma, se negli anni Novanta l’esigenza era quella di prendere platealmente per i fondelli il mondo delle soap strappalacrime attraverso l’ormai iconica Papernovela o anche la pikappica Patemi, oggi il discorso si fa più complesso e articolato. In risposta ad un mercato fiorente che trabocca di serie TV, linee narrative orizzontali e verticali, lore e continuity, fedeltà alla linea da parte degli abbonati alle varie piattaforme streaming, Badino trova una buona idea e propone una vivace e per ora riuscita satira di costume, ben supportata dai disegni di Silvia Ziche. Il transfert con le vicende del Papero del mistero, però, sembra finire qui dato che l’interesse dell’autore si focalizza prevalentemente sul dietro le quinte del processo creativo, dalla scrittura alla messa in scena, e così via. Siamo quindi un po’ a metà tra la piacevole e azzeccata ironia – specie su due serie di grande successo popolare, qui opportunamente disneyanizzate in L’amaca geniale e Tanto ebbi – e la narrazione più o meno “didattica”. Il classico scontro impari Nella prima puntata, infatti, dall’eloquente titolo Com’è dura la scrittura, si ritrovano i concetti che Badino esprimeva nel suo Professione sceneggiatore e si parla della difficoltà di mettere insieme più menti e sensibilità nella cattura e gestione delle idee. Non manca naturalmente il classico, e mai parco, uso del calembour alla disneyana, per cui ad esempio i buchi di sceneggiatura sono un concetto fisicamente visibile, ma alla fine il risultato è gradevole e, soprattutto!, incuriosisce spingendo a volerne sapere di più sulla produzione della serie TV targata PdP, passo dopo passo. La sinergia con la Ziche in questo caso funziona molto bene e riporta alla memoria i buoni risultati ottenuti da quest’ultima in collaborazione con Marco Bosco qualche anno fa. In un certo senso, affidare alla disegnatrice veneta una storia imbevuta di riconoscibile parodia della realtà è stata una scelta quasi obbligata, e non solo per il ricordo della Papernovela o della meno celebrata Rivondosa. A caccia di sceneggiatori Quello della Ziche del resto è un nome che automaticamente richiama il senso della satira. Resta solo da vedere, nelle prossime tre settimane, se lo scalcagnato gruppo di lavoro coordinato dalle showrunner Paperina e Chiquita raggiungerà il risultato cui sembra voler puntare già da ora. Da sottolineare, infine, un’attenzione non stereotipata ai personaggi femminili. Paperbridge di Marco Gervasio, nel frattempo, continua a rispondere al richiamo della continuity serrata, strizzando l’occhio a un certo tipo di lettori affascinati dalle citazioni, da Méliès a Barks. Giunti al secondo episodio di questa “seconda stagione”, a prevalere è una chiara volontà di approfondire le relazioni tra i giovani personaggi, mentre il villain recuperato e riadattato per l’occasione sembra ancora un po’ sacrificato, per quanto si stia comunque creando una discreta attesa nei suoi confronti. Il cliffhanger con cui si concludeva la precedente serie di Paperbridge aveva messo una certa curiosità per il “professor” Cuordipietra Famedoro, ma qui si è visto poco per ora, se non una sua scarsissima propensione all’insegnamento. La chiara copertura per biechi fini da parte dell’infido sudafricano, infatti, serve al momento a rimescolare le carte tra le amicizie e le rivalità interne al gruppo di paperi che ruotano attorno al giovane Quackett: l’inserimento di Roger Barkserville riporta alla mente un episodio della serie incentrata sulle gesta di Fantomius, ma bisogna ancora vedere dove si andrà a parare con questa relazione pericolosa tra il nerosopraccigliato(!) Cuordipietra e il rampollo in questione. Il sense of mystery se non altro è ben dosato nelle scene ambientate nel famigerato “lato oscuro” del college, specialmente per quanto riguarda l’intrappolamento di Quackett nella biblioteca segreta collegata alla scena del… Krimen (si passi la battutaccia); in più vari tasselli cominciano a posizionarsi. Ma ciò che è più interessante, come detto, sono le interazioni tra i giovani paperi su cui Gervasio sta costruendo una vera e propria mitologia, e su questo è forse d’uopo spendere qualche parola. Biblioteche nascoste, passaggi segreti e buoni amici L’idea di Paperbridge strizza evidentemente l’occhio al successo che la narrativa young adult e gli stessi teen drama hanno avuto nel corso degli ultimi decenni: la sensazione di trovarsi in una sorta di Hogwarts disneyana è sempre più forte. Non ci sono «sventolii di bacchette o stupidi incantesimi» in questo caso, ma la quotidianità scolastica, i sospetti nei confronti di insegnanti più o meno loschi, le ali segrete e proibite della scuola, per non contare le frequenti avventure notturne in orari proibiti riportano tantissimo a Harry Potter. Il tutto, naturalmente, mutatis mutandis: l’opera di J.K. Rowling è stata epocale e quasi identitaria per la generazione dei millennial, mentre qui stiamo parlando di un progetto autonomo e indirizzato a un target potenzialmente diverso, più vicino ai nati dopo il 2000 e al loro modo di fruire i prodotti di intrattenimento. Ciò detto, però, Gervasio compie delle scelte intelligenti nell’attenzione al worldbuilding in cui fa muovere il giovanissimo Quackett, nel tentativo di sedurre anche chi viaggia sulla trentina e più. Il fatto stesso che ci sia stata questa “seconda stagione” è certamente indicativo del favore che Paperbridge ha riscosso nel 2020 tra i lettori di Topolino, senza particolari o nette distinzioni di età. Ma è proprio per questo motivo che, al contempo, stupisce un’affermazione di Bertani nel suo editoriale: è come se si intonasse un inaspettato De profundis con quel «mettere definitivamente la parola fine». È un fatto che sorprende, e molto, soprattutto perché siamo a un solo episodio dalla conclusione; lo stesso Cuordipietra, come si diceva, non si è ancora mostrato per quello che è davvero e queste due puntate suonano ormai come delle lunghe introduzioni volte prevalentemente a destabilizzare le acerbe e impulsive sicurezze di Quackett. Sicuramente Gervasio ha ancora le sue carte da giocare, ci sta abituando nel corso degli ultimi anni a piacevoli guizzi; a noi non resta che aspettare qualche altro giorno per leggere l’episodio finale, Il segreto di Famedoro, e per trarre un bilancio sull’esperimento Paperbridge. Un nuovo mistero da risolvere… Ciò detto, guardando alle altre avventure in sommario, è impossibile non riflettere sul contesto in cui Topolino 3432 si ritrova. Ai fumettistici bagordi di agosto (in cui ci si è inebriati – si spera – anche di vino e di calore) risponde un settembre che principia, senza continuare con la citazione cantautorale, con un non troppo vago senso di transizione. La serialità che caratterizza più di ogni altra cosa la vision del nuovo Topolino è anche qui presente, lo abbiamo visto con le prime due storie, ma si impone in maniera meno preponderante rispetto ai mesi scorsi. Ed è anche giusto così: dopo un’estate densa di ritorni (Pezzin e Macchia Nera) e di addii (Reginella) bisogna rallentare il passo per riprendere un po’ il fiato in vista, ad esempio, dell’imminente Ducktopia. Ma si parlava di transizione: tutte le altre storie presenti in quest’albo vanno esattamente in quella direzione per confezionare un numero “nella media”, senza particolari virtuosismi, tradizionale nella sua impostazione scanzonata. Fa quindi piacere rivedere i nomi di due validi autori già pilastri del settimanale: Rudy Salvagnini e Alessandro Sisti sono gli sceneggiatori di due brevi intermezzi umoristici al centro dell’albo. Topolino e le piccole verità della polka del fachiro Nel primo caso, Salvagnini mette su una gradevole vicenda che ruota attorno al solito cimelio di un altrettanto solito bis-bis di Pippo: un LP che, come effetto collaterale, fa dire verità altrimenti impronunciabili. Qualcosa di già visto nella terza storia di Mister Vertigo ma che, declinato in modo diverso e in poche tavole, risulta meno farraginoso e più coinvolgente: un cortocircuito di quartiere con Topolino, Orazio e lo stesso Pippo che, ignari, si arrabattano per ascoltare la Polka del fachiro. Da segnalare, oltre ai disegni di un ispirato Blasco Pisapia, l’umorismo sugli atroci cappellini di Minni, retaggio di un’antica e forse rassicurante ironia che trova le sue radici nelle strisce di Gottfredson. Idee semplici ed eterne, insomma, ma utilizzate con gran tecnica. Altrettanta abilità emerge con garbo dalla breve di Sisti disegnata da Federico Franzò. Zio Paperone e lo sperpero contagioso è il primo capitolo di una miniserie incentrata sul mondo dei social media e sulle insidie che la comunicazione digitale, nella sua immediata capacità di produrre fraintendimenti, può comportare. Ed è bene che si recuperi ogni tanto anche questo modo di usare i personaggi Disney per costruire storie in qualche modo educational che possano portare i lettori a ragionare sulla propria quotidianità ridendo delle sventure, in questo caso, del vecchio papero. I social media chiamano a gran voce le tecnologie digitali in un susseguirsi di rimandi tra una storia e l’altra, dato che il nuovo episodio della (non troppo amata) serie Young Donald Duck ruota attorno a magagne scolastiche con PC e database. Il registro utilizzato da Alessandro Ferrari in Errore di sistema vira però con decisione verso l’umorismo più genuino, supportato dalla sapiente regia di Stefano Intini. Una recitazione da antologia La storia è di per sé molto semplice ma, seguendo una tendenza inaugurata in Quando il preside è in vacanza, porta la serie a un livello molto più alto rispetto a quanto letto in passato. I personaggi stessi, a partire dai giovanissimi Paperino e Topolino, sembrano molto più naturali nelle loro azioni e le gag che ne vengono fuori non suonano forzate o fuori luogo: è Disney puro e semplice pensato per un mercato internazionale, divertente, senza eccessive sovrastrutture e funzionale nella messa in scena. Il lungo percorso attraverso la riposante medietas dell’albo si conclude tornando alla più disneyana tra le città italiane, sempre più che celebrata sulle pagine di Topolino. È infatti Venezia, in perfetto sincrono con l’apertura della mostra del cinema, a fare da sfondo a una storia di Roberto Gagnor e Valerio Held, Minni gondoliera e la grande regata del doge. La trama è quasi tutta lì, nel titolo, ed è estremamente modulare e rodata nel suo svolgimento anche per via di un setting tutt’altro che raro da trovare sul settimanale. Seguendo un percorso legato alla riscoperta di antiche usanze della Serenissima, che va da Scarpa a Chendi, Gagnor muove a mestiere i personaggi, Minni in testa, in un susseguirsi di eventi che per vari motivi rimandano al suo approccio alla storia dell’arte: un contesto storico preciso, arricchito da elementi utili a rendere credibile il tutto come una certa attenzione a luoghi e scorci cittadini, al dialetto, alla società. Nel complesso è una buona avventura in costume nonostante alcune “gagnorate” nonsense, ormai una cifra stilistica, come il “polenta-break” o l’“hoverpipp”: trovate che possono lasciare… F4 durante la lettura.

Leggi la recensione

Voto del recensore:
Voto medio: (27)
Esegui il login per votare

Topolino 3432

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

*

Atius
Gran Mogol

  • ***
  • Post: 586
    • Offline
    • Mostra profilo

    Topolino 3432
    Mercoledì 1 Set 2021, 11:22:39
    INDICE

    Siamo serie! - Primo episodio - Com'è dura la scrittura
    Soggetto e sceneggiatura di Sergio Badino
    Disegni di Silvia Ziche

    Paperbridge - Capitolo 7 - La biblioteca perduta
    Soggetto, sceneggiatura, disegni e supervisione colore di Marco Gervasio

    Pippo e la polka del fachiro
    Soggetto e sceneggiatura di Rudy Salvagnini
    Disegni di Blasco Pisapia

    Calisota social media - Zio Paperone e lo sperpero contagioso
    Soggetto di Alessandro Sisti e Giorgio Simeoni
    Sceneggiatura di Alessandro Sisti
    Disegni di Federico Franzó

    Young Donald Duck - Errore di sistema
    Soggetto e sceneggiatura di Alessandro Ferrari
    Disegni di Stefano Intini

    Minni gondoliera e la regatadel doge
    Soggetto e sceneggiatura di Roberto Gagnor
    Disegni di Valerio Held

    Cover
    Concept e disegno di Giorgio Cavazzano
    Colori di Andrea Cagol
    « Ultima modifica: Mercoledì 1 Set 2021, 11:24:19 da Atius »
    O Patria, mia solleva il capo affranto / Sorridi ancora, o bella tra le belle / o madre delle madri asciuga il pianto! / Il ciel per te s'accenda di fiammelle / Splendenti a rischiarar ancor la via / Sì che tu possa riveder le stelle! / Dio ti protegga Italia, così sia.

    *

    Savor
    Bassotto

    • *
    • Post: 13
    • Esordiente
      • Offline
      • Mostra profilo

      Re:Topolino 3432
      Risposta #1: Mercoledì 1 Set 2021, 11:29:40
      l'ho preso sperando che cavalcasse l'onda degli scorsi numeri, che mi erano tutti piaciuti molto. Questo invece mi ha un po' deluso. Paperbridge è quella che mi è piaciuta di più, la storia veneziana invece, non so perchè, non mi ha proprio preso.

      *

      SilverPK
      Evroniano

      • **
      • Post: 90
      • Esordiente
        • Offline
        • Mostra profilo

        Re:Topolino 3432
        Risposta #2: Mercoledì 1 Set 2021, 13:14:38
        Curioso sulla storia veneziana, e non avevo capito che la storia di Pippo sarebbe stara di Salvagnini, ottimo (anche se sarebbe stato altrettanto ottimo fosse stato Pisapia autore completo, mi piacciono molto entrambi).
        La storia di copertina mi attira abbastanza, vedremo.
        Infine Paperbridge, sono curioso anche qui, ma anche sorpreso finirà definitivamente settimana prossima. Dopo una pausa così lunga non mi aspettavo tornasse per sole tre puntate conclusive.

        *

        Atius
        Gran Mogol

        • ***
        • Post: 586
          • Offline
          • Mostra profilo

          Re:Topolino 3432
          Risposta #3: Mercoledì 1 Set 2021, 13:51:28
          Gervasio, rispondendo a un commento su Facebook, ha fatto intendere che, nonostante al momento una terza stagione non sia in programma, se il riscontro dovesse essere molto positivo, di idee per far continuare la serie ne avrebbe. Quindi, in poche parole, ha lasciato intravedere uno spiraglio per un'eventuale nuova stagione.
          O Patria, mia solleva il capo affranto / Sorridi ancora, o bella tra le belle / o madre delle madri asciuga il pianto! / Il ciel per te s'accenda di fiammelle / Splendenti a rischiarar ancor la via / Sì che tu possa riveder le stelle! / Dio ti protegga Italia, così sia.

          *

          Vito65
          Diabolico Vendicatore

          • ****
          • Post: 1419
          • ex Generale Westcock
            • Offline
            • Mostra profilo

            Re:Topolino 3432
            Risposta #4: Mercoledì 1 Set 2021, 14:42:03
            Ho notato, leggendo il primo episodio di "Siamo serie", che il personaggio di Sally Spoiler è stato disegnato dalla Ziche in modo molto somigliante a quello di Brenda Fellow in PKNA Motore/Azione.

            *

            Samu
            Ombronauta

            • ****
            • Post: 773
            • Amante del bel fumetto
              • Offline
              • Mostra profilo

              Re:Topolino 3432
              Risposta #5: Mercoledì 1 Set 2021, 20:43:17
              Ho letto le prime tre storie di questo numero e posso dire che mi sento ampiamente soddisfatto della qualità delle stesse.
              Ho trovato molto graziosa e piacevole, in questo senso, la storia di copertina che ha per protagonista vera e propria la "showrunner" Paperina coadiuvata dall'amica Chiquita.
              Non mi ero posto delle aspettative altissime in merito a questa storia ma devo dire che, almeno in questa prima parte, questa Siamo serie ! è stata una buona lettura che mi lascia piacevolmente curioso rispetto alle prossime puntate della storia.
              Oltre ai disegni sempre ottimi e squisitamente caricaturali di Silvia Ziche, ho molto apprezzato la battuta sul cantante lirico che canta Ma il mio duodeno è chiuso in meeee...  :)

              Prosegue con un episodio molto interessante poi il nuovo capitolo di "Paperbridge", serie che trovo intrigante e ben fatta.
              La storia di questa settimana si è rivelata infatti, almeno per me, una lettura coinvolgente e che ha confermato l'ottima ripresa della serie stessa con l'episodio precedente pubblicato sullo scorso numero.
              Mi piace in particolare il rapporto tra Tommy e Quacky descritto e rappresentato da Gervasio, soprattutto quando il secondo dichiara apertamente che certe volte pensa di non meritare la sua amicizia.
              Oltre all'interesse nei confronti della conclusione di questa serie, sono anche curioso di capire se ci sarà un rimando esplicito alla storia sul Bottino dei Barkserville, una delle prime storie di Fantomius che ho letto e che mi è sempre piaciuta molto sin dalla sua prima lettura.

              Infine, ho provato molta simpatia per la breve che vede protagonista Pippo e un insolito vinile appartenuto ad uno dei suoi tanti bis-bis.
              Storia che, a mio avviso, si rivela una lettura molto fresca, scanzonata, veramente piacevole da leggere e che secondo me trova nei disegni di Blasco Pisapia il compagno ideale per la sceneggiatura frizzante e briosa di Rudy Salvagnini, Autore che ho davvero piacere nel vederlo di nuovo presente tra le pagine del Topo.
              Il suo è stato uno dei primi nomi che ho letto in calce alle storie dei miei primi fumetti Disney letti dal me bambino e, a distanza di anni da quelle storie della mia infanzia, come dimostra la breve di questa settimana, l'Autore si rivela sempre capace di scrivere delle storie interessanti, ispirate e che riescono, per quanto mi riguarda, a lasciare un bel sorriso di leggerezza e spensieratezza una volta ultimata la lettura della storia.

              *

              Gladstone
              Diabolico Vendicatore

              • ****
              • Post: 1584
              • Edizione straordinaria! L'Eco del Mondo!
                • Offline
                • Mostra profilo

                Topolino 3432
                Risposta #6: Sabato 4 Set 2021, 17:56:03
                Recensione Topolino 3432


                 «La parte più difficile dello scrivere per mestiere è proprio la prima, quella più creativa, quella, cioè, in cui si ha la necessità di avere una buona idea e di lavorarci sopra per svilupparla. Quindi dove si trovano queste idee? Dappertutto». È con queste parole che Sergio Badino commentava le “fasi del fumetto” nel primo capitolo di un suo fortunato manualetto di sceneggiatura pubblicato da Tunué nel 2007.

                 La missione di ogni autore, del resto, è comunicare al proprio pubblico qualcosa di eterno o perennemente reiterato, il classico, ma con uno sguardo nuovo e con l’attenzione a quel determinato particolare o a quella singola circostanza che possano ridestare l’attenzione dei più.

                 Il ritorno dello sceneggiatore genovese, decisamente prolifico su Topolino nel primo decennio di questo secolo e poi quasi del tutto assente nel secondo, con una storia di copertina in quattro puntate, per di più disegnata da una delle principali firme disneyane di casa nostra, è da seguire con una certa attenzione. Se è vero, tornando all’assunto “badiniano”, che le idee sono dappertutto, è altrettanto assodato che le stesse debbano essere sufficientemente buone per poter essere ricordate in seguito.

                 Date le avvisaglie, Siamo serie! sembra corrispondere appieno all’identikit: un’intuizione solida che si intreccia alla perfetta riconoscibilità dell’argomento trattato da parte del pubblico. In una precedente recensione, sostenevo che una delle parole d’ordine dell’attuale corso di Topolino fosse l’intraducibile relatability: settimana dopo settimana, questo concetto si rafforza e continua a costituire la base del progetto editoriale bertaniano.

                 
                Tenersi aggiornati e al passo è fondamentale

                 Una parola “nuova” applicata ad una consolidata tradizione, dato che la necessità di parlare della società alla società stessa è uno dei cardini della pluridecennale vis satirica dei migliori fumetti Disney.

                 Il legame stesso tra Topi e Paperi e il piccolo schermo è strettissimo, essendo l’intrattenimento televisivo una costante che ha unito diverse generazioni dai primi anni Cinquanta a oggi, con formule nuove e diverse, notevoli capacità di adattamento e di evoluzione.

                 Ma, se negli anni Novanta l’esigenza era quella di prendere platealmente per i fondelli il mondo delle soap strappalacrime attraverso l’ormai iconica Papernovela o anche la pikappica Patemi, oggi il discorso si fa più complesso e articolato.

                 In risposta ad un mercato fiorente che trabocca di serie TV, linee narrative orizzontali e verticali, lore e continuity, fedeltà alla linea da parte degli abbonati alle varie piattaforme streaming, Badino trova una buona idea e propone una vivace e per ora riuscita satira di costume, ben supportata dai disegni di Silvia Ziche.

                 Il transfert con le vicende del Papero del mistero, però, sembra finire qui dato che l’interesse dell’autore si focalizza prevalentemente sul dietro le quinte del processo creativo, dalla scrittura alla messa in scena, e così via. Siamo quindi un po’ a metà tra la piacevole e azzeccata ironia – specie su due serie di grande successo popolare, qui opportunamente disneyanizzate in L’amaca geniale e Tanto ebbi – e la narrazione più o meno “didattica”.

                 
                Il classico scontro impari

                 Nella prima puntata, infatti, dall’eloquente titolo Com’è dura la scrittura, si ritrovano i concetti che Badino esprimeva nel suo Professione sceneggiatore e si parla della difficoltà di mettere insieme più menti e sensibilità nella cattura e gestione delle idee. Non manca naturalmente il classico, e mai parco, uso del calembour alla disneyana, per cui ad esempio i buchi di sceneggiatura sono un concetto fisicamente visibile, ma alla fine il risultato è gradevole e, soprattutto!, incuriosisce spingendo a volerne sapere di più sulla produzione della serie TV targata PdP, passo dopo passo.

                 La sinergia con la Ziche in questo caso funziona molto bene e riporta alla memoria i buoni risultati ottenuti da quest’ultima in collaborazione con Marco Bosco qualche anno fa. In un certo senso, affidare alla disegnatrice veneta una storia imbevuta di riconoscibile parodia della realtà è stata una scelta quasi obbligata, e non solo per il ricordo della Papernovela o della meno celebrata Rivondosa.

                 
                A caccia di sceneggiatori

                Quello della Ziche del resto è un nome che automaticamente richiama il senso della satira. Resta solo da vedere, nelle prossime tre settimane, se lo scalcagnato gruppo di lavoro coordinato dalle showrunner Paperina e Chiquita raggiungerà il risultato cui sembra voler puntare già da ora. Da sottolineare, infine, un’attenzione non stereotipata ai personaggi femminili.

                 Paperbridge di Marco Gervasio, nel frattempo, continua a rispondere al richiamo della continuity serrata, strizzando l’occhio a un certo tipo di lettori affascinati dalle citazioni, da Méliès a Barks.

                 Giunti al secondo episodio di questa “seconda stagione”, a prevalere è una chiara volontà di approfondire le relazioni tra i giovani personaggi, mentre il villain recuperato e riadattato per l’occasione sembra ancora un po’ sacrificato, per quanto si stia comunque creando una discreta attesa nei suoi confronti. Il cliffhanger con cui si concludeva la precedente serie di Paperbridge aveva messo una certa curiosità per il “professor” Cuordipietra Famedoro, ma qui si è visto poco per ora, se non una sua scarsissima propensione all’insegnamento.

                 La chiara copertura per biechi fini da parte dell’infido sudafricano, infatti, serve al momento a rimescolare le carte tra le amicizie e le rivalità interne al gruppo di paperi che ruotano attorno al giovane Quackett: l’inserimento di Roger Barkserville riporta alla mente un episodio della serie incentrata sulle gesta di Fantomius, ma bisogna ancora vedere dove si andrà a parare con questa relazione pericolosa tra il nerosopraccigliato(!) Cuordipietra e il rampollo in questione.

                 Il sense of mystery se non altro è ben dosato nelle scene ambientate nel famigerato “lato oscuro” del college, specialmente per quanto riguarda l’intrappolamento di Quackett nella biblioteca segreta collegata alla scena del… Krimen (si passi la battutaccia); in più vari tasselli cominciano a posizionarsi. Ma ciò che è più interessante, come detto, sono le interazioni tra i giovani paperi su cui Gervasio sta costruendo una vera e propria mitologia, e su questo è forse d’uopo spendere qualche parola.

                 
                Biblioteche nascoste, passaggi segreti e buoni amici

                 L’idea di Paperbridge strizza evidentemente l’occhio al successo che la narrativa young adult e gli stessi teen drama hanno avuto nel corso degli ultimi decenni: la sensazione di trovarsi in una sorta di Hogwarts disneyana è sempre più forte.

                 Non ci sono «sventolii di bacchette o stupidi incantesimi» in questo caso, ma la quotidianità scolastica, i sospetti nei confronti di insegnanti più o meno loschi, le ali segrete e proibite della scuola, per non contare le frequenti avventure notturne in orari proibiti riportano tantissimo a Harry Potter.

                 Il tutto, naturalmente, mutatis mutandis: l’opera di J.K. Rowling è stata epocale e quasi identitaria per la generazione dei millennial, mentre qui stiamo parlando di un progetto autonomo e indirizzato a un target potenzialmente diverso, più vicino ai nati dopo il 2000 e al loro modo di fruire i prodotti di intrattenimento.

                 Ciò detto, però, Gervasio compie delle scelte intelligenti nell’attenzione al worldbuilding in cui fa muovere il giovanissimo Quackett, nel tentativo di sedurre anche chi viaggia sulla trentina e più. Il fatto stesso che ci sia stata questa “seconda stagione” è certamente indicativo del favore che Paperbridge ha riscosso nel 2020 tra i lettori di Topolino, senza particolari o nette distinzioni di età.

                 Ma è proprio per questo motivo che, al contempo, stupisce un’affermazione di Bertani nel suo editoriale: è come se si intonasse un inaspettato De profundis con quel «mettere definitivamente la parola fine». È un fatto che sorprende, e molto, soprattutto perché siamo a un solo episodio dalla conclusione; lo stesso Cuordipietra, come si diceva, non si è ancora mostrato per quello che è davvero e queste due puntate suonano ormai come delle lunghe introduzioni volte prevalentemente a destabilizzare le acerbe e impulsive sicurezze di Quackett.

                 Sicuramente Gervasio ha ancora le sue carte da giocare, ci sta abituando nel corso degli ultimi anni a piacevoli guizzi; a noi non resta che aspettare qualche altro giorno per leggere l’episodio finale, Il segreto di Famedoro, e per trarre un bilancio sull’esperimento Paperbridge.

                 
                Un nuovo mistero da risolvere…

                 Ciò detto, guardando alle altre avventure in sommario, è impossibile non riflettere sul contesto in cui Topolino 3432 si ritrova. Ai fumettistici bagordi di agosto (in cui ci si è inebriati – si spera – anche di vino e di calore) risponde un settembre che principia, senza continuare con la citazione cantautorale, con un non troppo vago senso di transizione.

                 La serialità che caratterizza più di ogni altra cosa la vision del nuovo Topolino è anche qui presente, lo abbiamo visto con le prime due storie, ma si impone in maniera meno preponderante rispetto ai mesi scorsi. Ed è anche giusto così: dopo un’estate densa di ritorni (Pezzin e Macchia Nera) e di addii (Reginella) bisogna rallentare il passo per riprendere un po’ il fiato in vista, ad esempio, dell’imminente Ducktopia.

                 Ma si parlava di transizione: tutte le altre storie presenti in quest’albo vanno esattamente in quella direzione per confezionare un numero “nella media”, senza particolari virtuosismi, tradizionale nella sua impostazione scanzonata. Fa quindi piacere rivedere i nomi di due validi autori già pilastri del settimanale: Rudy Salvagnini e Alessandro Sisti sono gli sceneggiatori di due brevi intermezzi umoristici al centro dell’albo.

                 
                Topolino e le piccole verità della polka del fachiro

                 Nel primo caso, Salvagnini mette su una gradevole vicenda che ruota attorno al solito cimelio di un altrettanto solito bis-bis di Pippo: un LP che, come effetto collaterale, fa dire verità altrimenti impronunciabili. Qualcosa di già visto nella terza storia di Mister Vertigo ma che, declinato in modo diverso e in poche tavole, risulta meno farraginoso e più coinvolgente: un cortocircuito di quartiere con Topolino, Orazio e lo stesso Pippo che, ignari, si arrabattano per ascoltare la Polka del fachiro.

                 Da segnalare, oltre ai disegni di un ispirato Blasco Pisapia, l’umorismo sugli atroci cappellini di Minni, retaggio di un’antica e forse rassicurante ironia che trova le sue radici nelle strisce di Gottfredson. Idee semplici ed eterne, insomma, ma utilizzate con gran tecnica.

                 Altrettanta abilità emerge con garbo dalla breve di Sisti disegnata da Federico Franzò. Zio Paperone e lo sperpero contagioso è il primo capitolo di una miniserie incentrata sul mondo dei social media e sulle insidie che la comunicazione digitale, nella sua immediata capacità di produrre fraintendimenti, può comportare. Ed è bene che si recuperi ogni tanto anche questo modo di usare i personaggi Disney per costruire storie in qualche modo educational che possano portare i lettori a ragionare sulla propria quotidianità ridendo delle sventure, in questo caso, del vecchio papero.

                 I social media chiamano a gran voce le tecnologie digitali in un susseguirsi di rimandi tra una storia e l’altra, dato che il nuovo episodio della (non troppo amata) serie Young Donald Duck ruota attorno a magagne scolastiche con PC e database. Il registro utilizzato da Alessandro Ferrari in Errore di sistema vira però con decisione verso l’umorismo più genuino, supportato dalla sapiente regia di Stefano Intini.

                 
                Una recitazione da antologia

                 La storia è di per sé molto semplice ma, seguendo una tendenza inaugurata in Quando il preside è in vacanza, porta la serie a un livello molto più alto rispetto a quanto letto in passato. I personaggi stessi, a partire dai giovanissimi Paperino e Topolino, sembrano molto più naturali nelle loro azioni e le gag che ne vengono fuori non suonano forzate o fuori luogo: è Disney puro e semplice pensato per un mercato internazionale, divertente, senza eccessive sovrastrutture e funzionale nella messa in scena.

                 Il lungo percorso attraverso la riposante medietas dell’albo si conclude tornando alla più disneyana tra le città italiane, sempre più che celebrata sulle pagine di Topolino. È infatti Venezia, in perfetto sincrono con l’apertura della mostra del cinema, a fare da sfondo a una storia di Roberto Gagnor e Valerio Held, Minni gondoliera e la grande regata del doge. La trama è quasi tutta lì, nel titolo, ed è estremamente modulare e rodata nel suo svolgimento anche per via di un setting tutt’altro che raro da trovare sul settimanale.

                 Seguendo un percorso legato alla riscoperta di antiche usanze della Serenissima, che va da Scarpa a Chendi, Gagnor muove a mestiere i personaggi, Minni in testa, in un susseguirsi di eventi che per vari motivi rimandano al suo approccio alla storia dell’arte: un contesto storico preciso, arricchito da elementi utili a rendere credibile il tutto come una certa attenzione a luoghi e scorci cittadini, al dialetto, alla società. Nel complesso è una buona avventura in costume nonostante alcune “gagnorate” nonsense, ormai una cifra stilistica, come il “polenta-break” o l’“hoverpipp”: trovate che possono lasciare… F4 durante la lettura.

                 
                 



                Voto del recensore: 3/5
                Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
                https://www.papersera.net/wp/2021/09/04/topolino-3432-la-recensione-del-papersera/


                Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!

                Homo viator

                Omnia tempus habent, et momentum suum cuique negotio sub caelo

                *

                Paper_Butler
                Gran Mogol
                   (1)

                • ***
                • Post: 674
                • Soffia il vento del sud...
                  • Offline
                  • Mostra profilo
                   (1)
                  Re:Topolino 3432
                  Risposta #7: Domenica 5 Set 2021, 12:42:33
                  A me il libretto di questa settimana è piaciuto parecchio, più di quanto immaginassi. Sì, in apparenza è il classico numero “nella media”, ma si tratta di una media alta: è vero che non ci sono picchi clamorosi, che manca la storia memorabile in assoluto, ma ho trovato tutte le avventure presenti godibili e ben fatte.

                  La sorpresa è “Young Donald Duck”: “Errore di sistema” è, a mio avviso, di gran lunga la storia migliore di un ciclo che ci aveva purtroppo abituato a standard ben più bassi. A me non era dispiaciuta neanche la precedente estiva da zia Topolinda, ma questa mi ha proprio divertito: brillante il connubio tra la sceneggiatura di Ferrari, ricca di trovate, e i disegni di Intini, dinamici e ironici.

                  E poi: la nuova storia dell’ottimo Rudy Salvagnini, molto simpatica, con in evidenza la sintonia tra Pippo, Topolino e Orazio; l’accoppiata Gagnor-Held in chiusura di numero, con la riuscita avventura sulla regata storica (davvero ben fatte le vedute di Venezia, ma non c’erano dubbi visto il disegnatore); il primo spassoso episodio della serie di Badino-Ziche, che sembra promettere bene; il secondo episodio della nuova stagione di Paperbridge, magari un po’ interlocutorio ma sempre interessante e in grado di creare il giusto hype per la conclusione. Da buon contorno fanno la breve con zio Paperone e persino la one page finale con Ciccio.

                  Alla fine, personalmente, ho deciso attribuire quattro stelle al Topo 3432: mi rendo conto che possa apparire una valutazione po' generosa, ma intende premiare un numero che mi ha lasciato con una bella sensazione di allegria e positività.

                  *

                  Anapisa
                  Gran Mogol

                  • ***
                  • Post: 657
                    • Offline
                    • Mostra profilo

                    Re:Topolino 3432
                    Risposta #8: Domenica 5 Set 2021, 14:04:16
                    Quoto le sensazione espresse da paper Butler qui sopra, anche io messo 4 stelle, anzi ero quasi in dubbio se metterne 5, questa settimana mi ha soddisfatto davvero molto, dalla prima all'ultima storia,articoli e approfondimenti interni.
                    Persino la Young, che dalla volta scorsa ha avuto un netto miglioramento,mi è piaciuta tantissimo.
                    Ho avuto difficoltà anche a scegliere quali fossero le storie che meritavano il maggior punteggio,per me son tutte promosse!

                    *

                    Samu
                    Ombronauta

                    • ****
                    • Post: 773
                    • Amante del bel fumetto
                      • Offline
                      • Mostra profilo

                      Re:Topolino 3432
                      Risposta #9: Domenica 5 Set 2021, 15:22:41
                      Da buon contorno fanno la breve con zio Paperone e persino la one page finale con Ciccio.
                      A questo proposito, mi sento di fare un sincero plauso ad Alessio Coppola per la sua one-page presente nel numero di questa settimana.
                      Un'idea semplice ma che, in una sola pagina, mi ha divertito in maniera genuina e che mi ha lasciato un bel sorriso finale in conclusione di un numero che, per quanto mi riguarda, si è rivelato ben riuscito nel suo complesso (anche se Young Donald Duck continua a non destare il mio interesse) e che trova nelle sue prime tre storie, di cui avevo già parlato nel mio post precedente, le vicende che ho più apprezzato e che mi hanno pienamente soddisfatto.  :)

                      *

                      GioReb
                      Giovane Marmotta

                      • **
                      • Post: 153
                      • Sono un ammiratore del maestro Rebuffi
                        • Offline
                        • Mostra profilo

                        Re:Topolino 3432
                        Risposta #10: Martedì 7 Set 2021, 21:19:19
                        Dopo mesi che non acquisto l'albo, sono ritornato a leggerlo con questo numero incuriosito dalla copertina e aver scoperto una nuova serie a puntate della Ziche.  ;)

                        Siamo serie! - Primo episodio - Com'è dura la scrittura: Ovviamente bisognerà aspettare la fine prima di giudicare, tuttavia trovo le premesse buone e interessanti. Non capisco però l'idiosincrasia a livello cronico da parte dei vari autori nei confronti della lirica (prima di pag. 17): perché non gradito ad uno deve per forza di cose non piacere agli altri?

                        Paperbridge - Capitolo 7 - La biblioteca perduta: vedo che siamo nel secondo episodio di una serie e pertanto anche qui lascerò sospeso il giudizio. La storia pare comunque interessante.

                        Pippo e la polka del fachiro: Come idea non era male ma secondo me prevedibile, si era già capito subito cosa fosse in grado di fare il disco in questione. Probabilmente una storia meglio strutturata e con disegni più convincenti il risultato sarebbe stato decisamente più lusinghiero. Voto 7.

                        Calisota social media - Zio Paperone e lo sperpero contagioso: Classica storia breve sulla rivalità - e soprattutto dispetti - fra i diue riccastri. Non male ma secondo me la quinta di pag. 91 ha rovinato tutto rendendo prevedibile il finale; senza quella vignetta la storia ci avrebbe guadagnato in sorpresa finale. Peccato. Voto 7.

                        Young Donald Duck - Errore di sistema: Storia simpatica ma resto perplesso sulla scelta di usare un Paperino adolescente in una epoca contemporanea che non gli appartiene. Secondo me si sarebbe potuto usare personaggi ex novo senza snaturare il fumetto. Voto 7.

                        Minni gondoliera e la regata del doge: Storia simpatica anche se il cliché della ragazzina ribelle lo trovo ormai trito e ritrito. In compenso ho apprezzato il contenuto del cofanetto, contenente qualcosa di realmente prezioso e non la solita banalità per la quale si sono arrabbattati tutti quanti per nulla. Voto 8.

                        Sempre divertente il "Che aria tira a..." e dimenticabile la finale.

                        In breve un albo che non mi ha fatto rimpiangere i soldi spesi e spero così nei prossimi.

                        GioReb

                        *

                        Cornelius Coot
                        Imperatore della Calidornia

                        • ******
                        • Post: 10905
                        • Mais dire Mais
                          • Offline
                          • Mostra profilo

                          Re:Topolino 3432
                          Risposta #11: Mercoledì 8 Set 2021, 19:45:54
                          Siamo serie! Com'è dura la scrittura   (episodio 1)
                          Fin dalla prima puntata noto che i protagonisti principali di questa serie tutto sommato breve (quattro episodi) sono i due sceneggiatori Jack Teaser e Sally Spoiler: in passato autori di successo ma poi emarginati per i loro caratteracci e comportamenti sopra le righe, conducono ora una vita grama e sono stati riportati inaspettatamente nel giro da Paperina e Chiquita che capiscono subito con chi hanno a che fare. Con i paperi come contorno (lo zione e i nipoti Paperino e Paperoga) e le due amiche come diplomatiche e servizievoli 'fattorine' al loro servizio, i due sceneggiatori (che si odiano reciprocamente e non vogliono collaborare fra loro) sono gli autentici mattatori di questa esuberante serie.
                          PaperBridge - La biblioteca perduta   (capitolo 7)
                          Entriamo finalmente nel pieno dell'azione, tra ripicche, gelosie, clamorose scoperte e misteriosi comportamenti. Di Famedoro si scoprono lentamente i veri scopi del suo arrivo al College (un suo antenato, Cuordiferro, ha fondato la setta dei Mascherati) e il resto verrà rivelato nell'ultimo capitolo a lui intitolato. Dovrà essere ricco di rivelazioni (visto che sarà l'ultimo in assoluto di una serie che si chiude) per dei possibili collegamenti con la più prolifica serie di Fantomius dove i rapporti tra Lord Quackett e Cuordipietra dovrebbero arricchirsi delle rivelazioni 'collegiali'.
                          Pippo e la polka del fachiro
                          La magica quotidianità di Blasco Pisapia sfodera un altro gioiellino, dove tutte le stranezze avvenute hanno infine una loro logica collocazione. Rimandi dal passato frullati in un cocktail delizioso per tutti i palati, in una Topolinia senza tempo.
                          Calisota Social Media - Zio Paperone e lo sperpero contagioso
                          Altra breve divertente di Alessandro Sisti con i disegni accattivanti di Franzò. Lo zione ha una marcia in più rispetto a Rockerduck anche riguardo la conoscenza delle lingue arabe (o arabeggianti): quella del nababbo Shalacquah (con alfabeto inventato o reale?) l'ha imparata facendo il carovaniere in Quackistan.
                          YDD - Errore di sistema
                          Tutto sommato leggibile (da notare il Giovane Mickey che dice al giovane Donald che "per una volta", vorrebbe essere al suo posto), per quanto non gradisca di base questa serie per motivi già scritti in passato. Non così guardabile (per me), viste le solite tavole confusionarie di Intini (piaceranno agli americani?).
                          Minni gondliera e la grande regata del doge
                          Il tratto appesantito di Held e un plot tutto sommato non così originale (quante storie veneziane d'epoca abbiamo letto?) non mi hanno particolarmente colpito in questa storia di chiusura dell'albo.
                          « Ultima modifica: Mercoledì 8 Set 2021, 23:26:24 da Cornelius Coot »

                          *

                          Anapisa
                          Gran Mogol

                          • ***
                          • Post: 657
                            • Offline
                            • Mostra profilo

                            Re:Topolino 3432
                            Risposta #12: Giovedì 9 Set 2021, 23:02:34
                            Come detto qualche messaggio più su,per me questo numero ha centrato il bersaglio!
                            Siamo serie! Mi ha fatto troppo ridere  :))
                            Da fan di downton abbey in attesa dell'uscita del nuovo film, ritrovare la sigla iniziale,tanto ebbi, e lord sgrunthan mi ha coinvolto maggiormente al proseguo di questa nuova divertente storia,disegnata magistralmente dalla grande Silvia Ziche..

                            Paperbridge continua a piacermi tantissimissimo.
                            Innanzitutto i protagonisti hanno di base una caratterizzazione personale che invoglia a conoscerli meglio..
                            Il racconto è intrigante,le atmosfere cupe, notturne, avvolte dalle ombre rendono il mistero coinvolgente..disegni e colori magistrali azzeccatissimi alla sceneggiatura, ma altro non poteva essere essendo Marco Gervasio autore completo, che a me solitamente piace sempre molto.

                            La polka del fachiro e il rientro di Rudy Salvagnini mi ha divertito molto (la parte del cappellino di Minnie in primis su tutte  :)) )e anche se il finale è apparso facile da intuire,a mio parere l'autore voleva far emergere un altro messaggio,riguardante le dinamiche intrapersonali legate alla sincerità.
                            Spero di rileggere Rudy più spesso,le sue storie sono divertenti,ha un modo tutto suo di scrivere, che si distingue.

                            Zio Paperone e lo Sperpero contagioso
                            Una breve che si distingue dalle brevi a cui siamo abituati ultimamente, dato che risulta leggera e godibile.

                            YDD mi ha colpita positivamente, una storia di collaborazione e amicizia, carinissima.
                            I disegni di Intini per me sono super azzeccati,rendono dinamica l'avventura.

                            Minni Gondoliera anche qui sono ripetitiva ma mi ha coinvolta la trama, l'avventura e l'ambientazione sulla magica Venezia.
                            Avevo buone aspettative su questa storia,che sono state soddisfatte.
                            Anche qui il tratto di Held si differenzia da quanto siamo abituati ultimamente.

                            Direi che ogni storia ha avuto un suo stile di disegno e questa caratterizzazione la ho apprezzata parecchio.
                            I redazionali sugli archi di pietra, Venezia e l'approfondimento su docktopia, li ho trovati interessanti, ho avuto piacere nell'approfondire gli argomenti.
                            Divertente anche la One Page finale di Alessio Coppola, e il che aria che tira iniziale..
                            Peccato siano finiti i topoenigmi, anche se semplici mi divertivo a risolvere quei piccoli misteri  :D

                             

                            Dati personali, cookies e GDPR

                            Questo sito, per garantirti la migliore user experience possibile, utilizza dati classificati come "personali", cookie tecnici e non. In particolare per quanto riguarda i "dati personali", memorizziamo il tuo indirizzo IP per la gestione tecnica della navigazione sul forum, e - se sei iscritto al forum - il tuo indirizzo email per motivi di sicurezza oltre che tecnici, inoltre se vuoi puoi inserire la tua data di nascita allo scopo di apparire nella lista dei compleanni. Il dettaglio sul trattamento dei dati personali è descritto nella nostra pagina delle politiche sulla privacy, dove potrai gestire il consenso (o il dissenso) al loro utilizzo.

                            Puoi accettare quanto sopra descritto - e continuare con la navigazione sul sito - cliccando qui.

                            Se poi vuoi approfondire la questione c'è il sito del Garante della privacy.