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Topolino 3439 - Recensione di Matteo Gumiero

È un dato di fatto che uno degli effetti della gestione Bertani sul settimanale sia stato quello di intensificare la presenza di storie lunghe. O, forse, di “allungare” le storie. Riuscire a concentrare ottime idee in pochissime pagine infatti è una qualità per pochi: il re indiscusso di questa pratica era Barks che in sole 10 pagine (seppur con quattro strisce invece che tre), le cosiddette ten pager, riusciva a dare vita a piccoli capolavori. In tutti gli altri casi invece la dilatazione dello spazio della vicenda può aiutare nel racconto. Certo, il pericolo opposto è quello di annoiare il lettore, se non si riesce a narrare in maniera efficace, ricorrendo all’umorismo, all’atmosfera, ai trucchi di sceneggiatura che sempre più spesso vengono messi da parte in favore di sviluppi lineari nella forma e nella sostanza. Ed è secondo questi canoni di semplicità e di efficacia narrativa che può essere incasellata, perlomeno per ciò che riguarda le sue “produzioni” più ambiziose, l’opera recente di Marco Nucci. In queste storie svetta sempre di più la tendenza ad una narrazione rilassata e decompressa, in cui la trama si sviluppa secondo pochissimi snodi fondamentali, ma raccordati con una scrittura coinvolgente che permette l’immedesimazione del lettore con i personaggi e con la pur semplice vicenda. Spesso i suoi protagonisti, come nel caso de La ballata di John D. Rockerduck sono gli sconfitti, seppur di successo. Sono personaggi creati appositamente per perdere, ma che possono, in alcuni casi diventare protagonisti. Un’operazione simile nei mesi scorsi era stata effettuata anche con Gastone e Macchia Nera. Ode agli sconfitti Queste tre storie partono tuttavia, oltre che da un presupposto comune (l’infelicità dello sconfitto), anche da una medesima base di trama in cui il protagonista per risollevarsi deve allontanarsi dalla fonte dei suoi dispiaceri. Questo allontanamento lo porterà a una nuova consapevolezza di sé. Quindi, pur partendo da un presupposto a questo punto tendenzialmente ripetitivo, l’autore riesce a declinarlo in modalità differenti. La narrazione è accompagnata da racconti, didascalie, ricordi, riflessioni, silenzi e vignette di impatto, oltre che gag, che fanno sì che la pur esile trama non venga a costituirsi come un elemento prettamente negativo ma funzionale al tipo di racconto che si è scelto di portare avanti. Lo scorrere del tempo Certamente vi è nel corpo dei lettori chi preferisce un diverso tipo di narrazione, più pregna di eventi e di situazioni. Tuttavia, la strada intrapresa da Topolino, che sembra riscuotere un certo successo, è proprio quella rappresentata da La ballata di John D. Rockerduck, che incorona sempre più, se mai ce ne fosse stato bisogno, il suo autore come “faro” a tutti gli effetti di questa gestione, sia per la costante presenza che per la rilevanza nelle storie pubblicate. Particolarmente riuscita la serie di vignette in cui, per raffigurare il tempo che passa, Rockerduck viene raffigurato esattamente nella stessa posizione, nei diversi ambienti della villa, associando alle necessità di trama anche un effetto comico davvero apprezzabile. Nucci è aiutato in questo dagli splendidi disegni di Giorgio Cavazzano, che fa un lavoro straordinario soprattutto nelle tavole ambientate nella villa del buen ritiro dell’infelice multimiliardario. Meno buona è la resa del personaggio di Rockerduck, spesso troppo simile a un Paperino con gli occhiali, e soprattutto non convince la raffigurazione di papà Howard, la cui classica iconografia è molto differente da quella che il maestro veneziano ha riportato in questa avventura. Un’ultima osservazione occorre farla sull’insistente rimando all’interno della storia al nome di battesimo di Rockerduck, John. Nome quasi assente nella pluridecennale vita editoriale del personaggio e che in questa avventura sembra essere (fin troppo) utilizzato: è chiaro che la sua ripetizione avvicina ancora di più i lettori al personaggio, ma l’effetto di vederlo usato finanche da Paperon de’ Paperoni, risulta per certi versi straniante. Chissà se, anche in questo caso, non si tratti di un’usanza che prenderà sempre più piede come è stato nel caso di Nonna Papera, il cui nome, Elvira, fino a qualche anno fa non era mai stato preso in considerazione e che invece ora sembra essere imprescindibile per identificare la decana dell’universo di Paperopoli e dintorni. È lui o non è lui? Certo che è lui Il resto del numero è invece abbastanza deludente. Le Giovani Marmotte in L’arcipelago delle tartarughe (Vacca/Ferracina) è una storia in due parti che prosegue l’ormai consolidato filone delle GM. Particolarmente apprezzabile la scelta di pubblicare entrambe le parti nello stesso numero, consentendo ai lettori di ottenere sì le storie lunghe di cui si è discusso, ma senza troppi frazionamenti su numeri diversi. L’auspicio è che questa scelta possa essere utilizzata spesso all’interno del settimanale. La storia è in stretta continuità con le avventure precedenti, con ampio uso di comprimari che assurgono al livello di protagonisti e che presentano caratterizzazioni e problemi che non è sempre semplice seguire se non si ha ben presente tutto il pregresso. Peculiare in questo senso la scelta di esordire nella storia con uno di questi nuovi personaggi, Beth, assoluta protagonista delle prime tavole. L’intento ecologista e didattico della storia è evidente, ma in alcuni passaggi risulta forse un pochino pedante. Ferracina mi è sembrato a suo agio nei disegni, in particolare nella doppia tavola delle pagine 54 e 55 e nelle belle ambientazioni sottomarine. Pippo Blog & Tales: Equivoci e guantoni non passerà certamente alla storia per la trama. Si tratta infatti di una gag allungata che si ricollega per certi versi ai Mercoledì di Pippo, narrazioni improbabili di quest’ultimo che, magnificando sé stesso attraverso i suoi alter ego, finisce per ridicolizzare i vari contraltari di Topolino. L’ultimo gatto La trama in questo caso, non solo per la brevità, non riesce ad avvicinarsi minimamente ai livelli di delirante comicità della fortunata serie inaugurata da Salvagnini e Gorlero. Il motivo per cui questa storia potrà invece essere citata negli annali è dovuto al fatto che costituisce, in tutta probabilità, l’ultima storia di Luciano Gatto. Un saluto va al disegnatore veneziano che per tanti anni è stato protagonista delle letture di diverse generazioni di giovani lettori. Il numero prosegue con una nuova puntata di Calisota Social Media, Pico e gli hashtag su misura, di Alessandro Sisti e Federico Franzò, su soggetto di Giorgio Simeoni e dello stesso Sisti. Gli hashtag del titolo infatti sono poco più che un pretesto per mostrarci due parole poco conosciute e desuete: sono infatti i termini “arfasatto” e “cialabardone”, a lungo conservati dall’autore in attesa della giusta occasione, gli assoluti protagonisti di questa storia. Conclude infine un numero non esaltante Topolino e l’ingombrante sgombero dove la new entry Davide Aicardi e Marco Mazzarello danno vita a una avventura di stampo classico, in cui l’imprevedibile logica “laterale” di Pippo, come già in passato, riesce a mostrarci come è sempre possibile dare una seconda vita a ciò che viene considerato uno scarto o un rifiuto.

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Topolino 3439

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Atius
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    Re:Topolino 3439
    Risposta #15: Venerdì 22 Ott 2021, 23:27:44
    D'ora in poi userò anch'io la parola "calamintoclastico". Anche se non vuol dire niente, mi piace troppo.
    O Patria, mia solleva il capo affranto / Sorridi ancora, o bella tra le belle / o madre delle madri asciuga il pianto! / Il ciel per te s'accenda di fiammelle / Splendenti a rischiarar ancor la via / Sì che tu possa riveder le stelle! / Dio ti protegga Italia, così sia.

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    Samu
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      Re:Topolino 3439
      Risposta #16: Sabato 23 Ott 2021, 17:51:35
      Oltre al primo episodio della "Ballata", ho apprezzato molto almeno altre due cose di questo numero.
      La prima è legata al tema del rispetto ambientale che emerge in maniera pregna di significato nella storia delle GM di questa settimana.
      Io, lo dico apertamente, non avevo chissà quanto apprezzato la storia precedente delle Giovani Marmotte legata alla Missione Tropici perché non l'avevo trovata particolarmente briosa e mi aveva anche un po' annoiato durante la lettura.
      Sensazione che non ho proprio percepito con questa nuova avventura delle Giovani Marmotte che, al contrario, mi è proprio piaciuta!
      Il fine è certamente educativo al riguardo del rispetto dell'ambiente in cui viviamo e della natura che ci circonda ma, a mio avviso, non risulta essere pesante o eccessivamente didascalico.
      Mi ha fatto piacere vedere l'indignazione di una ragazzina (Beth) che esplode in tutto il suo sdegno non appena nota un comportamento scorretto e che deriva tutto dalla superficialità e dal disinteresse di un cittadino poco attento al rispetto di quel suolo che sta calpestando egli stesso.
      È un tema che mi interessa molto perché troppo spesso mi capita di assistere a comportamenti scorretti di alcuni che, senza farsi troppi problemi, gettano qualunque cosa sulla strada o in qualunque luogo si trovino.
      Ed è giusto e anche apprezzabile che Topolino affronti queste tematiche e che porti avanti questo intento di sensibilizzazione per i lettori e soprattutto per i più giovani che, magari, leggendo una storia come questa possono già farsi un'idea di quanto possa essere dannosa l'incuranza nei confronti del proprio territorio e di come un gesto scorretto, compiuto con leggerezza e senza troppa attenzione, possa colpire negativamente l'ambiente che rappresenta la nostra stessa "casa".
      Una nota di merito va poi anche al disegnatore della storia, Mario Ferracina che, oltre ad avere un bel tratto già di suo, realizza una splendida tavola doppia di ambientazione marina che si rivela essere, a mio avviso, davvero bella e notevole.

      L'altro elemento che ho apprezzato molto di questo numero è stato il ritrovarmi davanti ad una storia disegnata da Luciano Gatto che era assente dalle pagine del Topo, se non erro, da due anni.
      Il tratto non è sfiorito per nulla ed è stato un vero piacere ritrovarmelo con una storia inedita che, nonostante la sua brevità, si è rivelata un buon divertissement visto che mi ha strappato delle buone risate.
      A questo punto mi viene spontaneo e soprattutto dal cuore ringraziare Luciano Gatto per tutta la passione che ha messo fin dagli anni '50 nelle sue storie, con un tratto che per me è sempre una gioia per gli occhi perché mi rilassa e mi dà una sensazione di "famiglia" e di calore umano, con tutta la tenerezza di cui sono impregnati i suoi personaggi, i quali mi restituiscono sempre una simpatia e un trasporto che sento palpabili e che mi lasciano davvero delle belle sensazioni di familiarità e di genuinità.
      « Ultima modifica: Domenica 24 Ott 2021, 20:51:28 da Samu »

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      Anapisa
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        Re:Topolino 3439
        Risposta #17: Sabato 23 Ott 2021, 22:41:57
        Quoto in tutto quanto espresso qui sopra di me da Samu,quindi non mi dilungo,quello che penso è già stato descritto approfonditamente.
        Molto brevemente,ho apprezzato la storia delle GM a tema ambientale,narrata piacevolmente e non in modo saccente.
        È stato bello anche rivedere Gatto,speriamo proprio,anche se sembrerebbe la sua ultima storia inedita su Topolino,di poterlo vedere collaborare di nuovo.
        Il Topolino monostile mi annoia un po'.

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        Samu
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          Risposta #18: Domenica 24 Ott 2021, 15:28:17
          Quoto in tutto quanto espresso qui sopra di me da Samu,quindi non mi dilungo,quello che penso è già stato descritto approfonditamente.
          Molto brevemente,ho apprezzato la storia delle GM a tema ambientale,narrata piacevolmente e non in modo saccente.
          È stato bello anche rivedere Gatto,speriamo proprio,anche se sembrerebbe la sua ultima storia inedita su Topolino,di poterlo vedere collaborare di nuovo.
          Il Topolino monostile mi annoia un po'.
          Mi fa piacere che condividi quanto ho scritto, Anapisa.
          Riguardo al tuo accenno su un Topolino "monostile", devo dire che anch'io apprezzo molto la varietà stilistica degli Artisti del Topo e ci sono alcuni tratti assolutamente personali che amo e per cui stravedo, basta pensare a Guerrini, Pastrovicchio, Celoni, Mottura...
          E, proprio per questo motivo, mi ha fatto veramente piacere rivedere il tratto di Luciano Gatto sul settimanale visto che è sempre riconoscibile, personale e gradevolissimo.
          Però è altrettanto vero che, personalmente, preferisco gli stili attuali di alcuni disegnatori che fino a qualche tempo fa non mi piacevano (Picone e Mazzarello su tutti) e che adesso trovo molto più puliti e "fluidi".
          Ed un esempio concreto di questi passi in avanti l'ho trovato proprio nella storia conclusiva di questo numero disegnata dallo stesso Mazzarello e che ho letto, anche dal punto di vista grafico, con molta scorrevolezza e fluidità.
          Ecco, a volte preferisco un tratto meno "personale" ma più leggibile e pulito anche se può sembrare somigliante allo stile di qualche altro disegnatore rispetto ad un tratto "unico" ma che mi lascia sensazioni di pesantezza e poca gradevolezza, almeno per il mio gusto.
          E proprio a questo proposito posso dire che sto accogliendo con molto piacere l'evoluzione stilistica di autori come Picone e Mazzarello le cui storie, adesso, si rivelano per me molto più leggibili e piacevoli.

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            Re:Topolino 3439
            Risposta #19: Domenica 24 Ott 2021, 17:18:00
            Ecco, a volte preferisco un tratto meno "personale" ma più leggibile e pulito anche se può sembrare somigliante allo stile di qualche altro disegnatore rispetto ad un tratto "unico"
            Pensa te che questa cosa ha sempre rivestito una connotazione negativa...
            Anzi, calamintoclastica:))

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              Re:Topolino 3439
              Risposta #20: Martedì 26 Ott 2021, 15:17:21
              Speriamo nel secondo episodio della Ballata, perché in questa prima parte mi pare proprio che la terribile narrazione decompressa abbia preso il sopravvento.

              Aridatece un po' di avventura!

              Il mio gusto boccia anche la storia delle GM, sia nel comparto grafico sia in quello testuale.
              Tristemente, devo concordare.

              Nelle grandi storie degli ultimi mesi vedo sempre più spesso troppa poca sostanza e, di contro, molta, troppa, introspezione, che finisce per rendermi quasi stucchevole la lettura.

              Qui abbiamo, in 30 tavole, un buon 80% di monologhi e riflessioni interiori, mentre la trama, la sostanza, si può riassumere nelle restanti 6 pagine: "nonostante l'impegno, Rockerduck subisce l'ennesimo affare sballato da parte di Paperone, e si ritira depresso, finchè non gli balena un'idea per capovolgere la situazione."

              Nella storia delle GM, anche lì, tanta poca sostanza: Buona parte della storia affronta la difficoltà di parlarsi di Beth e Qui, una altrettanto buona parte è dedicata allo smaltimento differenziato dei rifiuti - che va benissimo sia presente su Topolino, ma se deve essere la struttura portante di una storia, tanto vale farci su una storia dedicata - e il resto si riassume in un semplice "le GM vanno in un posto nuovo per catalogare nuove specie animali, fanno pulizia spiagge e raccolta differenziata e fanno pace tra loro."

              80 tavole in cui succedono una manciata di avvenimenti.

              Non dico di volere l'avventura a tutti i costi in ogni vignetta, ma è inevitabile pensare come sembri diventato impossibile avere delle trame un minimo sostanziose. Barks in 10 pagine faceva succedere l'impossibile, qua in 50 tavole (per prendere a paragone la storia delle GM) mi sono annoiata in attesa che succedesse qualcosa.

              Va bene esplorare nuove strade, ma per me così si perde il carattere - fondamentale per il fumetto, a maggior ragione quello Disney - dell'intrattenimento, per sfociare in quello dei dilemmi esistenziali.
              In pratica per buona parte dell'albo, tra dilemmi personali e complessi di inferiorità, mi è sembrato di leggere Cioè in salsa Disney. :(

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                Topolino 3439
                Risposta #21: Martedì 26 Ott 2021, 16:38:18
                Recensione Topolino 3439


                 È un dato di fatto che uno degli effetti della gestione Bertani sul settimanale sia stato quello di intensificare la presenza di storie lunghe. O, forse, di “allungare” le storie.

                 Riuscire a concentrare ottime idee in pochissime pagine infatti è una qualità per pochi: il re indiscusso di questa pratica era Barks che in sole 10 pagine (seppur con quattro strisce invece che tre), le cosiddette ten pager, riusciva a dare vita a piccoli capolavori.

                 In tutti gli altri casi invece la dilatazione dello spazio della vicenda può aiutare nel racconto. Certo, il pericolo opposto è quello di annoiare il lettore, se non si riesce a narrare in maniera efficace, ricorrendo all’umorismo, all’atmosfera, ai trucchi di sceneggiatura che sempre più spesso vengono messi da parte in favore di sviluppi lineari nella forma e nella sostanza.

                 Ed è secondo questi canoni di semplicità e di efficacia narrativa che può essere incasellata, perlomeno per ciò che riguarda le sue “produzioni” più ambiziose, l’opera recente di Marco Nucci.

                 In queste storie svetta sempre di più la tendenza ad una narrazione rilassata e decompressa, in cui la trama si sviluppa secondo pochissimi snodi fondamentali, ma raccordati con una scrittura coinvolgente che permette l’immedesimazione del lettore con i personaggi e con la pur semplice vicenda.

                 Spesso i suoi protagonisti, come nel caso de La ballata di John D. Rockerduck sono gli sconfitti, seppur di successo. Sono personaggi creati appositamente per perdere, ma che possono, in alcuni casi diventare protagonisti. Un’operazione simile nei mesi scorsi era stata effettuata anche con Gastone e Macchia Nera.

                 
                Ode agli sconfitti

                 Queste tre storie partono tuttavia, oltre che da un presupposto comune (l’infelicità dello sconfitto), anche da una medesima base di trama in cui il protagonista per risollevarsi deve allontanarsi dalla fonte dei suoi dispiaceri. Questo allontanamento lo porterà a una nuova consapevolezza di sé.

                 Quindi, pur partendo da un presupposto a questo punto tendenzialmente ripetitivo, l’autore riesce a declinarlo in modalità differenti. La narrazione è accompagnata da racconti, didascalie, ricordi, riflessioni, silenzi e vignette di impatto, oltre che gag, che fanno sì che la pur esile trama non venga a costituirsi come un elemento prettamente negativo ma funzionale al tipo di racconto che si è scelto di portare avanti.

                 
                Lo scorrere del tempo

                Certamente vi è nel corpo dei lettori chi preferisce un diverso tipo di narrazione, più pregna di eventi e di situazioni. Tuttavia, la strada intrapresa da Topolino, che sembra riscuotere un certo successo, è proprio quella rappresentata da La ballata di John D. Rockerduck, che incorona sempre più, se mai ce ne fosse stato bisogno, il suo autore come “faro” a tutti gli effetti di questa gestione, sia per la costante presenza che per la rilevanza nelle storie pubblicate.

                 Particolarmente riuscita la serie di vignette in cui, per raffigurare il tempo che passa, Rockerduck viene raffigurato esattamente nella stessa posizione, nei diversi ambienti della villa, associando alle necessità di trama anche un effetto comico davvero apprezzabile.

                 Nucci è aiutato in questo dagli splendidi disegni di Giorgio Cavazzano, che fa un lavoro straordinario soprattutto nelle tavole ambientate nella villa del buen ritiro dell’infelice multimiliardario. Meno buona è la resa del personaggio di Rockerduck, spesso troppo simile a un Paperino con gli occhiali, e soprattutto non convince la raffigurazione di papà Howard, la cui classica iconografia è molto differente da quella che il maestro veneziano ha riportato in questa avventura.

                 Un’ultima osservazione occorre farla sull’insistente rimando all’interno della storia al nome di battesimo di Rockerduck, John. Nome quasi assente nella pluridecennale vita editoriale del personaggio e che in questa avventura sembra essere (fin troppo) utilizzato: è chiaro che la sua ripetizione avvicina ancora di più i lettori al personaggio, ma l’effetto di vederlo usato finanche da Paperon de’ Paperoni, risulta per certi versi straniante.

                 Chissà se, anche in questo caso, non si tratti di un’usanza che prenderà sempre più piede come è stato nel caso di Nonna Papera, il cui nome, Elvira, fino a qualche anno fa non era mai stato preso in considerazione e che invece ora sembra essere imprescindibile per identificare la decana dell’universo di Paperopoli e dintorni.

                 
                È lui o non è lui? Certo che è lui

                Il resto del numero è invece abbastanza deludente.

                 Le Giovani Marmotte in L’arcipelago delle tartarughe (Vacca/Ferracina) è una storia in due parti che prosegue l’ormai consolidato filone delle GM. Particolarmente apprezzabile la scelta di pubblicare entrambe le parti nello stesso numero, consentendo ai lettori di ottenere sì le storie lunghe di cui si è discusso, ma senza troppi frazionamenti su numeri diversi. L’auspicio è che questa scelta possa essere utilizzata spesso all’interno del settimanale.

                 La storia è in stretta continuità con le avventure precedenti, con ampio uso di comprimari che assurgono al livello di protagonisti e che presentano caratterizzazioni e problemi che non è sempre semplice seguire se non si ha ben presente tutto il pregresso.

                 Peculiare in questo senso la scelta di esordire nella storia con uno di questi nuovi personaggi, Beth, assoluta protagonista delle prime tavole. L’intento ecologista e didattico della storia è evidente, ma in alcuni passaggi risulta forse un pochino pedante. Ferracina mi è sembrato a suo agio nei disegni, in particolare nella doppia tavola delle pagine 54 e 55 e nelle belle ambientazioni sottomarine.

                 Pippo Blog & Tales: Equivoci e guantoni non passerà certamente alla storia per la trama. Si tratta infatti di una gag allungata che si ricollega per certi versi ai Mercoledì di Pippo, narrazioni improbabili di quest’ultimo che, magnificando sé stesso attraverso i suoi alter ego, finisce per ridicolizzare i vari contraltari di Topolino.

                 
                L’ultimo gatto

                 La trama in questo caso, non solo per la brevità, non riesce ad avvicinarsi minimamente ai livelli di delirante comicità della fortunata serie inaugurata da Salvagnini e Gorlero. Il motivo per cui questa storia potrà invece essere citata negli annali è dovuto al fatto che costituisce, in tutta probabilità, l’ultima storia di Luciano Gatto. Un saluto va al disegnatore veneziano che per tanti anni è stato protagonista delle letture di diverse generazioni di giovani lettori.

                 Il numero prosegue con una nuova puntata di Calisota Social Media, Pico e gli hashtag su misura, di Alessandro Sisti e Federico Franzò, su soggetto di Giorgio Simeoni e dello stesso Sisti.

                 Gli hashtag del titolo infatti sono poco più che un pretesto per mostrarci due parole poco conosciute e desuete: sono infatti i termini “arfasatto” e “cialabardone”, a lungo conservati dall’autore in attesa della giusta occasione, gli assoluti protagonisti di questa storia.

                 Conclude infine un numero non esaltante Topolino e l’ingombrante sgombero dove la new entry Davide Aicardi e Marco Mazzarello danno vita a una avventura di stampo classico, in cui l’imprevedibile logica “laterale” di Pippo, come già in passato, riesce a mostrarci come è sempre possibile dare una seconda vita a ciò che viene considerato uno scarto o un rifiuto.



                Voto del recensore: 2.5/5
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                Gumi
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                  Re:Topolino 3439
                  Risposta #22: Martedì 26 Ott 2021, 17:25:32
                  Barks in 10 pagine faceva succedere l'impossibile, qua in 50 tavole

                  Giuro che la recensione era già scritta quando tu hai postato ciò!!

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                    Re:Topolino 3439
                    Risposta #23: Martedì 26 Ott 2021, 21:11:23
                    Mi unisco al coro degli insoddisfatti della rappresentazione di Howard Rockerduck per nulla fedele a quella di Don Rosa (dal momento che vogliamo fare una saga, occorre un minimo di coerenza). Senza contare che quest'ultimo è - anzi, era - assai più anziano di Paperone (era già un papero maturo quando era in Scozia ancora scapolo e il nostro un ragazzino) mentre qui sembrano persin coetanei o quasi.

                    Idem il nome: da che io ricordi è sempre stato "Rockerduck" o al limite "Mr. Rockerduck" per chiunque. Adesso, di punto in bianco diventa John come se nulla fosse!

                    Un po' meglio quando Lusky si allarga definendosi addirittura "amico" del suo principale e questi subito lo rimette al suo posto evitandoci ulteriore melassa che ultimamente sta fin troppo imperversando le storie disneyane.

                    La storia non la posso giudicare perché non conclusa ma temo un ennesimo deja vu.

                    GioReb
                    « Ultima modifica: Mercoledì 27 Ott 2021, 08:04:32 da GioReb »

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                      Re:Topolino 3439
                      Risposta #24: Martedì 26 Ott 2021, 22:53:34
                      Barks in 10 pagine faceva succedere l'impossibile, qua in 50 tavole

                      Giuro che la recensione era già scritta quando tu hai postato ciò!!
                      Com'è quel detto sulle scuse non richieste?... ;D

                      Comunque, a me è piaciuta la storia di Rockerduck (non l'ho trovata lenta, ma con i giusti tempi per una storia di quel tipo), mentre non mi è piaciuta quella delle GM: tanto buonismo, tanta ecologia, tanta amicizia, tanto miele, ma poca storia e taaanta noia! :(
                      Io son nomato Pippo e son poeta
                      Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
                      Verso un'oscura e dolorosa meta

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                        Re:Topolino 3439
                        Risposta #25: Martedì 26 Ott 2021, 22:57:13
                        Barks in 10 pagine faceva succedere l'impossibile, qua in 50 tavole

                        Giuro che la recensione era già scritta quando tu hai postato ciò!!
                        Great minds think alike.  ;D

                        Scherzi a parte, concordo con la recensione, ma faccio davvero fatica ad inserirmi in questo nuovo corso lineare e introspettivo.
                        Non parliamo poi della tendenza (come già fatto notare, siamo già al terzo) di rendere empatici i personaggi che sono nati per essere personaggi di contrasto agli standard characters, e quindi per forza di cose con delle connotazioni anche negative, che hanno però contribuito a farli diventare quelli che sono ora. Possibile che l'unico modo di utilizzarli oggigiorno sia o sminuirli in situazioni macchiettistiche o renderli gli eroi da compatire e comprendere? Davvero non può esserci una terza via?

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                          Re:Topolino 3439
                          Risposta #26: Martedì 2 Nov 2021, 10:26:08
                          Ho da poco terminato il numero in questione. Giusto due cose da dire

                          La prima magari al sbaglio ma non ho qui il numero con me: Nell introduzione alla storia delle GM c'è un riferimento a Newton che vuole dimostrare 'di non essere l unico genio in famiglia' ! Ho letto male o ho maleinterpretato oppure voleva essere che voleva significare che anche lui è un genio in famiglia?

                          La storia delle Giovani Marmotte non posso che concordare con Paperinika: Dopo poche tavole mi salta fuori il solito intreccio adolescenziale che non ho fatto mistero di non trovare molto interessante, poi la parte sulla raccolta differenziata che per quanto nobile poteva essere un filo ridotta e avrebbe ottenuto lo stesso effetto.
                          Sono assolutamente  a favore della decisione sul ritorno delle GM e adoro i manuali (non tutte le storie ma trovo che sia una pubblicazione che ha un identità unica nel panorama disney e che vada coltivata) ma preferirei un diverso bilanciamento tra i piccoli drammi adolescenziali e la parte avventurosa della storia.

                          Grazie Babbo anche per quella volta nel 1980 in cui sei tornato a casa con un Topolino in mano chiedendomi se mi andava di leggerlo...non ho più smesso.

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                            Re:Topolino 3439
                            Risposta #27: Martedì 2 Nov 2021, 10:35:20
                            La prima magari al sbaglio ma non ho qui il numero con me: Nell introduzione alla storia delle GM c'è un riferimento a Newton che vuole dimostrare 'di non essere l unico genio in famiglia' ! Ho letto male o ho maleinterpretato oppure voleva essere che voleva significare che anche lui è un genio in famiglia?

                            Se han scritto così, han scritto male. Newton vuole dimostrare che Archimede non è l'unico genio della famiglia, o al massimo che c'è un altro genio nella famiglia.
                            La Soffitta di Camera Mia è un canale youtube che tratta di fumetti.
                            Ogni Venerdì il video sul Topolino della settimana.

                            https://www.youtube.com/lasoffittadicameramia

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                              Re:Topolino 3439
                              Risposta #28: Martedì 2 Nov 2021, 11:01:33
                              Possibile che l'unico modo di utilizzarli oggigiorno sia o sminuirli in situazioni macchiettistiche o renderli gli eroi da compatire e comprendere? Davvero non può esserci una terza via?
                              Magari una terza via partorirà proprio da questi 'esperimenti', sempre che tutti gli autori ne traggano conto, che ci siano 'sinergie' fra loro. Che poi una 'terza via' già c'era, se vogliamo, ed era quella dei vecchi autori che muovevano i 'cattivi' senza estremismi (né macchiette né eroi) ma con la dovuta personalità 'negativa' che li rendeva particolarmente antipatici, coinvolgendo maggiormente i lettori in storie dove si aveva una certa empatia per i 'buoni' inizialmente in difficoltà ma poi, in qualche modo, vincitori.

                              All'epoca fra i cattivi c'era anche Zio Paperone (più malignamente cattivo dei cattivi ufficiali, se vogliamo) e non sempre il 'buono' Paperino alla fine prevaleva, forse perché le cattiverie erano 'in famiglia' e non prevedevano situazioni da stigmatizzare, come potevano essere quelle esterne della società (furti o tentativi di omicidio). Certa violenza psicologica se non fisica era vista come necessaria (e non sempre da redarguire) per rendere più 'pepate' certe storie quotidiane.

                              Anche in questo caso zio-nipote abbiamo visto negli ultimi decenni un grande ammorbidimento alternato a macchiettismo e poi, di recente, un certo approfondimento (vedasi, ad esempio, il comportamento di Paperone verso Paperino nell'ultima storia di Reginella), un po' come negli altri casi sebbene meno 'invadente', anche perché i protagonisti non sono di una 'seconda fascia' da dover approfondire particolarmente.
                              « Ultima modifica: Martedì 2 Nov 2021, 11:10:03 da Cornelius Coot »

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                                Re:Topolino 3439
                                Risposta #29: Mercoledì 3 Nov 2021, 18:49:28
                                ciò che non mi è piaciuto è la rappresentazione grafica dei due personaggi. Mi spiego: entrambi li vediamo comparire nella Saga (con addirittura un Rockerduck fanciullo), quindi perché non mantenere lo stesso design? Sono personaggi già esistenti e, citandomi loro due e quanto detto nello spoiler, vuol dire che l'intento dell'autore era strizzare un po' l'occhio ai fan donrosiani, quindi perché non attenersi in tutto e per tutto ai modelli della Saga? Non sono personaggi creati ad hoc esclusivamente per la storia, già esistevano (tra l'altro con caratteristiche estetiche ben definite). Perché disegnarmeli allora con tratti completamente diversi?
                                E mi riferisco soprattutto ad Howard che, più che padre di JOHN, potrebbe sembrare uno dei soliti antenati-clichè di Paperone  :P
                                Trovo molto interessante il fatto che Howard, più che all'omonimo donrosiano, pare essere ispirato al padre di Rockerduck senza nome disegnato in una storia danese riportata qui. Curioso anche che la madre non sia la stessa di Storia e Gloria (inchiostrata all'epoca da Giorgio) e che peraltro il medesimo Cavazzano già ha disegnato in un'altra recente storia danese (sempre citata nel link sopra). Suppongo che in redazione Bertani si sia ritenuto più adeguato mostrarla come una donna borghese piuttosto che un'infermiera, per giustificare il fatto che il pivello sia ricco di nascita.

                                 

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