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Topolino 3442 - Recensione di Simone Devoto

Questa settimana, allegata al numero 3442 di Topolino, si può trovare la seconda parte del mazzo di carte napoletane Disney illustrate da Blasco Pisapia. Quasi a celebrare l’occorrenza, in apertura dell’albo troviamo una storia con una forte ambientazione partenopea: Amelia e la numero uno del numero due, primo capitolo di un ciclo di rinnovamento e valorizzazione della fattucchiera napoletana. Roberto Gagnor e Marco Ponti ci presentano un primo episodio che risulta un grande preambolo alla vicenda vera e propria. Paperone e Rockerduck sono costretti ad allearsi davanti a una minaccia comune: Amelia, stanca di tanti anni di tentativi di attacco al deposito, decide di accontentarsi della… numero uno del numero due, Rockerduck stesso, per costruire un amuleto “intermedio”, meno potente di quello a cui sta veramente anelando ma che le darà la potenza magica necessaria per rubare finalmente la Numero Uno di Paperone. La premessa è interessante, e Donald Soffritti fa un lavoro magistrale nell’illustrazione delle tavole, donandoci, graficamente parlando, una delle migliori Amelie degli ultimi anni. Questo primo episodio, tuttavia, risulta a tratti un po’ lento: la preparazione di Amelia alla “battaglia del secolo” (sic!), per quanto ci doni un interessante nuovo look per la fattucchiera, sembra riempire più pagine del necessario rallentando l’entrata nel vivo dell’azione. Inoltre, alcune caratteristiche di Rockerduck risultano un po’ fuori personaggio: veniamo a scoprire che anche la sua numero uno è un vero e proprio portafortuna che gli ha permesso di creare il suo impero finanziario, fatto che stona un po’ in un periodo in cui si sta cercando di far tornare la Numero Uno dello stesso Paperone un “semplice decino”, come da intenzione originaria di Barks. Inoltre, Rockerduck non sembra proprio il tipo da sentimentalismi, ed è difficile immaginarlo conservare la sua prima moneta.  Una nuova Amelia? Nonostante questo, la storia risulta comunque molto godibile e interessante, e si prepara a mostrarci alcune dinamiche inusuali, come l’alleanza dei due miliardari contro una fattucchiera più potente che mai. Attendiamo dunque la prossima settimana con interesse, per vedere se i prossimi episodi rispecchieranno le aspettative. Le aspettative non sono sicuramente tradite dal secondo episodio di Paperin Pigafetta. Dopo aver raggiunto il Nuovo Mondo, la ciurma di Paperon Magellano si prepara ad andare oltre i confini conosciuti, ma deve prima fare i conti con l’ammutinamento organizzato dai Bassottos. Pietro Zemelo coglie l’occasione per far ruotare l’episodio intorno alle motivazioni dei personaggi principali al viaggio, con il loro desiderio di riscatto o di potersi spingere oltre i limiti, permettendoci anche di conoscere meglio questi alter ego dei paperi, ben diversi da quelli a cui siamo abituati. Paolo Mottura continua a donarci meravigliosi tavole a tema marinaresco in cui è difficile non ritrovare richiami al Moby Dick sceneggiato da Artibani, in particolare con spettacolari vignette panoramiche. Chi dobbiamo avvisare, Topolino? A seguire troviamo il secondo episodio di Grosso guaio a Paperopoli, sceneggiato da Alex Bertani e Marco Gervasio e con i disegni di Giuseppe Facciotto. La vicenda entra ora nel vivo e, dopo alcuni problemi iniziali, la collaborazione tra le diverse tecniche investigative di Topolino e Paperinik sembra iniziare a portare i suoi frutti. Il primo episodio aveva mostrato alcune criticità nei dialoghi, a tratti troppo didascalici nella necessità di posizionare tutte le pedine sul tavolo e a tratti un po’ pesanti nei loro continui rimandi ad altre serie recenti. Ora che tutti gli attori sono al loro posto però la storia viaggia scorrevole, e ci presenta un’inedita (duplice) interazione tra Topolino e Paperino molto interessante. Messe da parte le divergenze del primo episodio, i due protagonisti iniziano finalmente a collaborare e a venirsi incontro, dando un forte contributo all’indagine. Come vedremo nel finire della puntata, questo tuttavia non riesce comunque a tenerli lontani dai guai. Ottimi (e personali) i dinamici disegni di Facciotto, che ci accompagnano nei cupi bassifondi di Paperopoli. Curiosa invece la presenza di alcuni balloon “anneriti”, come a correggere un qualche “incidente di percorso”. A seguire troviamo due brevi: un nuovo episodio di Calisota Social Media, Eta Beta e l’esclusivo evento inclusivo, di Alessandro Sisti, Giorgio Simeoni e Federico Franzò, e Pippo e il ricordo sfuggente, di Roberto Moscato e Graziano Barbaro. La storia di Sisti cerca di strizzare l’occhio alle nuove generazioni toccando temi a loro cari, come il mondo dei social e l’importanza dell’inclusività, senza però davvero riuscirci, sembrando più un goffo tentativo di “parlare la loro stessa lingua” senza essere davvero in grado e proponendoci semplicemente una vicenda molto moraleggiante con ambientazione moderna. La breve di Moscato, invece, assolve perfettamente al suo ruolo, intrattenendo il lettore con svariate gag concatenate, a tratti assolutamente riuscite. In particolare la parte “onirica”, anche grazie al contributo visivo di Barbaro, riesce a strappare più di una risata. Il Pippoverso Infine chiude il numero un gradito ritorno, quello di Paperino Paperotto con Paperino Paperotto e…  uno chef a Quack Town, di Valentina Camerini e Giulia Lomurno. La storia tuttavia non riesce veramente a soddisfare le aspettative del lettore davanti al nome del protagonista: la vicenda è molto lineare e, soprattutto, manca di quella “magia di Quack Town” che era possibile ritrovare nelle storie classiche della serie. Ciò che distingueva dalle altre le storie di Paperino Paperotto era infatti la dinamica del gruppo di amici, le loro scorribande e le loro fantasie, in cui molti lettori potevano riconoscere sé stessi (o i sé stessi del passato!). In questo caso si tratta di un semplice confronto tra Paperino e un cuoco che vorrebbe stabilirsi nel rifugio dei paperotti; in più, il potenziale del cast e dell’ambientazione non vengono sfruttati come avrebbero potuto. Gli ultimi numeri di Topolino sono stati superiori alla media cui eravamo abituati, e questo non fa eccezione: tutte le storie a puntate in questo caso sono infatti molto buone e coinvolgenti nella loro varietà. Aspettiamo ora dunque con curiosità il prossimo albo, per poter continuare a leggere la loro prosecuzione.

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Topolino 3443

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Anapisa
Ombronauta

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    Re:Topolino 3443
    Risposta #30: Mercoledì 24 Nov 2021, 10:11:36
    Grosso guaio a Paperopoli non mi ha convinto del tutto.Si è fatta leggere, ma ho trovato Topolino fuori dal suo ambiente e mi è parso un personaggio in "difficoltà", la storia mi è parsa una normalissima storia che ha allungato troppo per me la presenza su troppi numeri.

    Perdonami, ma il focus della storia dovrebbe proprio essere che Topolino non si trovi nel suo ambiente e che per questo si trovo in difficoltà (ma è anche abbastanza ingegnoso da mettersi in gioco per cercare di superarle).
    Per il resto la divisione in tre atti è stata perfetta per mostrare le fasi del rapporto tra Topolino e Paperinik, mostrandone le differenze e le similitudini, mostrandoli prima in contrasto, poi alleati ma con riserve e infine alleati e in grado di fidarsi l'uno con l'altro. Poteva la storia essere asciugata? Probabilmente sì, visto che di per sé il mistero e il giallo è molto semplice e lineare. Ma che fine avrebbe fatto il punto di forza della storia?
    Ci può stare che non interessi e non piaccia ma alle storie più intospettive e intime diamogli il tempo di raccontarsi.
    La tua visione e suddivisione sui tre tempi ci sta tutta, purtroppo a me di questi tre tempi è rimasto poco, diversamente dalle  altre due storie lunghe del numero. Non è una brutta storia, è gradevole, ma questa, così lunga,io me la sono in parte scordata avendola letta in tre /quasi quattro settimane (l'ultimo numero mi è arrivato tardi)

     

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