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Topolino 3443 - Recensione di Guglielmo Nocera

Corrono in versi opposti Paperinik e Topolino nella copertina di questa settimana: e del resto, Grosso guaio a Paperopoli è la storia del loro incontro-scontro, tanto da reggersi soprattutto sul contrasto tra i rispettivi caratteri e metodi. Un contrasto che si fa carico della conclamata eredità del “Topolino perfettino” e la porta alla resa dei conti con il dinamismo di Paperinik, vitaliziato da anni di affetto da parte dei lettori. Uno scontro forse un po’ ricercato e che dimostra quanto Topolino abbia difficoltà a mantenersi allo stesso tempo serio e simpatico, cosa che riesce invece molto più spontanea a Paperinik. Ma del resto, è proprio la complessione fisica di Mickey Mouse, con quelle orecchie enormi e il muso puntuto, a fornire un handicap di partenza nel momento in cui si cerca di renderlo un personaggio “duro”: basti guardare il contrasto di resa nella copertina tra la grinta immediata di Paperinik e il cipiglio irrigidito di Topolino. Fu Giorgio Cavazzano negli anni Novanta a fornire il Topolino noir perfetto, sintesi estrema di pensosità e ingenuità. In questo caso l’ottimo Giuseppe Facciotto, davvero alla sua prova migliore sinora fra l’ispirazione frecceriana e tocchi personalissimi nelle espressioni e negli scorci cittadini, cerca di lavorare nella direzione di un Topolino veramente arrabbiato, con esiti alterni. La puntata di questa settimana conclude la storia, che invero al di fuori dell’inedita accoppiata non offre grossi svincoli di trama. L’idea centrale del piano criminoso, che coinvolge la… lettura di quotidiani, appare presentata come un colpo di teatro un poco eccessivo, mentre l’intrigo di doppi giochi tra i personaggi avrebbe beneficiato di una presentazione più in corso d’opera e, di nuovo, meno teatrale. Spicca invece la conclusione del percorso di incontro fra i due protagonisti, appunto, condita da scene convincenti e funzionali. Sempre godibile il ritrovato Paperinik “gadgettaro” di Marco Gervasio, sebbene le continue sottolineature dell’inoffensività del suo arsenale oscillino tra il l’ironia gustosa e la pedanteria evitabile. “Si fa quel che si può, Topolino!” Atmosfere completamente diverse nella penultima, maestosa puntata di Paperin Pigafetta oltre i confini del mondo. Paolo Mottura, ad ogni tavola capace di superare sé stesso (compreso quel Moby Dick del 2013 tanto spesso richiamato e dalla compagine marina e dal personaggio di Paperon Magellano), firma probabilmente la storia graficamente più coinvolgente di Topolino nel 2021, con un alternarsi sublime di aperture e addensamenti atmosferici, e l’innovativo uso della frammentazione delle vignette a combinare un senso di tensione e un senso di coralità. La spettacolare capacità di apertura dell’orizzonte di Mottura La puntata porta definitivamente i paperi “oltre i confini del mondo” e lo fa nel più spettacolare dei modi. Merito a Pietro Zemelo, forse mai così a suo agio con la materia narrata, di aver creduto nella possibilità di realizzare una storia di avventura sul Topolino odierno, genere quanto mai rarefatto e quanto mai precipuo dell’identità del settimanale. Come spesso accade nelle storie recenti, la magnificenza dell’atmosfera è forse turbata qualche volta di troppo dalla retorica assegnata ai personaggi, ma si tratta stavolta di minime incertezze in una gestione dell’apparato emotivo in buona sostanza riuscita. Da segnalare l’uso di Pico, in un ruolo azzeccatissimo, così come l’evoluzione del rapporto tra Magellano e Pigafetta; mentre forse l’eterno ripetersi dell’elemento antagonistico tradizionale (i Bassottos) sfigura di fronte al resto: l’invenzione di imprevisti umani più variegati e allineati al mutare del contesto avrebbe forse giovato, dando alla storia un migliore connubio tra ispirazione emotiva, grafica e storico-naturalistica da una parte, e corposità della trama sottostante dall’altra. Ma sono solo annotazioni di percorso le nostre, e non scalfiscono la forza di questa ottima storia della quale attendiamo con gusto la conclusione e, verosimilmente, la collocazione in un meritato formato da collezione. Prosegue Amelia e la numero uno del numero due, giunta al suo secondo episodio: la storia di Roberto Gagnor e Marco Ponti si inserisce in un filone che cerca di sfruttare i pochi angoli rimasti in ombra dell’usuale cast paperopolese: Amelia, ottenuta la “numero uno” di Rockerduck, procede all’assalto del deposito. I disegni di Donald Soffritti, in grande spolvero, si infiltrano nell’espressività dei tre personaggi cardine e rivitalizzano una recitazione spesso ingessata in altre storie simili. Ecco che la “nuova Amelia”, sulla carta non particolarmente trascendente, respira nei disegni di Soffritti, con vari scorci del volto che richiamano intenzionalmente Barks, e il tratto deciso e vivido a supporto di una volontà ferrea e debordante. E di riflesso Paperone e Rockerduck, protagonisti di validi momenti di alleanza-distanza. L’apogeo della fattucchiera In attesa della conclusione, la puntata si configura di fatto come una diligente messa in atto dell’idea iniziale, fra le tipiche battute gagnoresche (che certo non giovano a stornare una vaga sensazione di manierismo dell’operazione) e qualche godibile idea come l’uso dei cunicoli scavati dai Bassotti sotto il deposito come rete stradale sotterranea ad uso privato di Paperone. Graditissimo il ritorno di Enrico Faccini con una sua brevissima perla, L’esperimento!: la tipica storia che, senza la sua regia e i suoi disegni, che spingono l’elementare fino allo svagato e al buffonesco, non sarebbe nemmeno lecito pensare, e che invece si trasforma nel vertice umoristico del numero. Teoria, prassi, divulgazione Si conclude con Indiana Pipps e la via dell’ambra. Matteo Venerus estrae dal cilindro una inattesa ispirazione tratta dalla storia romana, che convince molto a partire dalle implicazioni d’atmosfera, salvo poi perdere giri nella seconda parte, costringendo Indiana e Topolino a una rapida peregrinazione per l’Europa verso un finale volutamente (ma forse un poco forzatamente) anticlimatico. I virtuosi disegni di Alessandro Perina rispecchiano questa doppia natura della storia: magnificente nel momento in cui si tratta di raffigurare i momenti più vicini all’ispirazione storica e leggendaria, e un po’ soffocati nella goffaggine dell’antagonista nei punti meno ispirati della trama. Ed ora, non prima di aver segnalato gli approfondimenti sull’ambra (legato alla storia di chiusura), al prossimo Classico Disney Encanto, e alle ultime sonde su Marte, vi auguriamo buona lettura di questo valido e palindromo numero. Alla prossima settimana!

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Topolino 3443

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Anapisa
Ombronauta

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    Re:Topolino 3443
    Risposta #30: Mercoledì 24 Nov 2021, 10:11:36
    Grosso guaio a Paperopoli non mi ha convinto del tutto.Si è fatta leggere, ma ho trovato Topolino fuori dal suo ambiente e mi è parso un personaggio in "difficoltà", la storia mi è parsa una normalissima storia che ha allungato troppo per me la presenza su troppi numeri.

    Perdonami, ma il focus della storia dovrebbe proprio essere che Topolino non si trovi nel suo ambiente e che per questo si trovo in difficoltà (ma è anche abbastanza ingegnoso da mettersi in gioco per cercare di superarle).
    Per il resto la divisione in tre atti è stata perfetta per mostrare le fasi del rapporto tra Topolino e Paperinik, mostrandone le differenze e le similitudini, mostrandoli prima in contrasto, poi alleati ma con riserve e infine alleati e in grado di fidarsi l'uno con l'altro. Poteva la storia essere asciugata? Probabilmente sì, visto che di per sé il mistero e il giallo è molto semplice e lineare. Ma che fine avrebbe fatto il punto di forza della storia?
    Ci può stare che non interessi e non piaccia ma alle storie più intospettive e intime diamogli il tempo di raccontarsi.
    La tua visione e suddivisione sui tre tempi ci sta tutta, purtroppo a me di questi tre tempi è rimasto poco, diversamente dalle  altre due storie lunghe del numero. Non è una brutta storia, è gradevole, ma questa, così lunga,io me la sono in parte scordata avendola letta in tre /quasi quattro settimane (l'ultimo numero mi è arrivato tardi)

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    Giona
    Visir di Papatoa

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      Re:Topolino 3443
      Risposta #31: Domenica 5 Dic 2021, 16:31:34
      Nella storia con Indiana Pipps mi ha sorpreso che, a pagina 110, la didascalia recitasse genericamente "Rive del mar Baltico" (vedi allegato). La vignetta quadrupla ritrae chiaramente la piazza del Mercato Lungo di Danzica.



      Il palazzo sede del museo, nella vignetta doppia inferiore, invece non lo riconosco: mi sembra un ibrido tra il castello del Belvedere di Vienna (il cui cancello, tra l'altro, compare sulla moneta da 20 c€ austriaci) e quello di Sans-Souci a Potsdam, in Germania. Forse il nome di Danzica è stato omesso proprio perché quest'edificio non ne rispecchia uno reale di quella città.

      Non mi è piaciuta, nella storia L'esperimento che pure mi ha divertito, la parodizzazione del nome di Galileo Galilel, tanto più che non si tratta nemmeno di una storia in costume.
      « Ultima modifica: Domenica 5 Dic 2021, 20:18:33 da Giona »
      "Coi dollari, coi dollari si compran le vallate / Così le mie ricchezze saran settuplicate" (da Paperino e l'eco dei dollari)

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      Micio Nero
      Giovane Marmotta

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        Re:Topolino 3443
        Risposta #32: Domenica 5 Dic 2021, 16:59:58
        Nella storia con Indiana Pipps mi ha sopreso che, a pagina 110, la didascalia recitasse genericamente "Rive del mar Baltico" (vedi allegato). La vignetta quadrupla ritrae chiaramente la piazza del Mercato Lungo di Danzica.

        Be', Danzica è pur sempre sulle rive del Mar Baltico... il disegnatore avrà forse usato un'immagine di Danzica giusto per rendere l'atmosfera delle città baltiche, senza che la storia si svolga necessariamente lì.
        Alla barba spaziale!

         

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