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Topolino 3445 - Recensione di Matteo Gumiero

Il ruolo del recensore è sempre particolarmente delicato. Egli è spesso è ignaro dell’amore e dell’impegno che gli autori e i redattori mettono per produrre un numero di Topolino e, trovandosi davanti l’albo, crede di poter giudicare l’operato dell’autore “in generale”, di poter ipotizzare mancanze di tecnica o di zelo, di ergersi dunque non solo come giudice, ma come anche esecutore materiale di sentenze di condanna. Non è così ovviamente, e il ruolo del recensore, quando si trova costretto a non giudicare positivamente una storia o un albo, secondo l’opinione di chi scrive è solo di prendere atto del risultato più o meno soddisfacente e di individuare quali, a suo avviso, siano state le problematiche che non gli hanno permesso di elargire un giudizio positivo. Questa premessa si rende necessaria in quanto, purtroppo, quella che state per leggere sarà una recensione molto negativa, in controtendenza rispetto al felice periodo che il settimanale sta vivendo ultimamente, in cui, nonostante poche stonature, le storie sono mediamente appassionanti e soddisfacenti sia dal punto di vista dei testi che dei disegni.  Tra le caratteristiche del settimanale odierno è certamente riscontrabile una progressiva decompressione delle storie, di cui si è già trattato, ma che viaggia sempre pericolosamente sul filo del concetto di “allungamento del brodo”. Apre il numero Paperino e il sigillo di Papero Magno, coi testi di Carlo Panaro e i disegni di Marco Palazzi. La storia va a ripescare il cosiddetto “Ciclo Paperingio” con protagonista Paperino il paladino, uno dei picchi della ancora troppo sottovalutata produzione Disney del grandissimo Luciano Bottaro, aiutato nella sceneggiatura della prima avventura della serie da Carlo Chendi.  Essere all’altezza delle storie precedenti del ciclo era sfida ardua, sia nei testi che nei disegni. E, purtroppo, il confronto che già in principio sembrava ingeneroso si è rivelato ancora più impari di quanto preventivato.  Prospettive bottariane La prima tavola, raffigurante una bella veduta del castello di Papero Magno, lasciava ben sperare nel suo ricordare indiscutibilmente lo stile bottariano. Ma, già dalla seconda, un Rockerduck travestito male prende a sassate i sogni di lettore ancora in volo, riportando il tutto a una classica avventura in costume. La storia infatti non presenta particolari guizzi, e anzi i personaggi sembrano ricalcare pedissequamente un copione che li incasella nei loro tratti più caratteristici: Paperino fa danni, Ciccio mangia, Archimede inventa, i Bassotti bassotteggiano, eccetera.  La suddivisione in due parti (apprezzabile il fatto di averle pubblicate entrambe in questo numero) ha poi avuto l’effetto di dilatare la vicenda senza riuscire ad appassionare.  Per il resto, confrontare i disegni con l’opera del maestro di Rapallo sarebbe comunque fuori luogo, data la profonda differenza stilistica tra Bottaro e Palazzi. Quest’ultimo tuttavia si esprime al meglio in alcune inquadrature e vignette che richiamano molto la regia dell’originale epopea paperingia.  Il numero prosegue senza scossoni con la breve Le orripilanti bomboniere di Pico de Paperis della coppia Vacca/Surroz che, ipotizzando gusti discutibili in termini di pensierini da parte del plurilaureato disneyano per antonomasia, si dipana in maniera buffa e lineare ma presenta il rischio di non rimanere particolarmente impressa nel lettore.  I problemi veri però giungono con Topolino le origini: Con gli occhi del nemico. La storia, nell’opinione di chi scrive, presenta criticità su due fronti: quello della narrazione e quello dell’opportunità.  Un ricordo… inusitato Dal punto di vista narrativo la storia non decolla, il racconto è frammentato e sono molti, financo troppi, i riferimenti a storie precedenti della serie. Ma anche sorvolando su questo aspetto sembra mancare quel mordente in grado di catturare il lettore e farlo appassionare fino al climax finale.  I problemi relativi all’opportunità, invece, sembrano poter essere estesi, ancora una volta, alla serie nella sua interezza. Si è già detto in passato delle perplessità derivanti dal voler raccontare la giovinezza di Topolino: la pretesa di narrare fatti rilevanti, incontri, situazioni, al di là della qualità delle storie, ha da subito generato mormorii di disapprovazione tra il pubblico. Lo smacco supremo finora era stata la riscrittura dell’incontro tra Mickey e il professor Zapotec, che nella realtà avvenne in Topolino e l’enigma di Mu di Massimo de Vita. Delitto di lesa maestà.  In un Topolino che oggigiorno tende sempre più a ricercare una stretta continuity e la costruzione di un universo coerente questa serie ha indiscutibilmente fallito nello stabilire una base di appoggio per il passato di Mickey Mouse, risultando, in fin dei conti, un elenco non esaustivo di citazioni e personaggi. Da segnalare l’omaggio alla Collana Chirikawa, inserito nel contesto di questo tentativo quasi donrosiano di armonizzazione delle varie storie. Il problema è che il riferimento risulta scollegato, fine a sé stesso e peraltro non si capisce il motivo per cui Trudy debba ricordare un evento passato raffigurandolo con la “soggettiva di Topolino”, ricalcata maldestramente direttamente dalle tavole di Scarpa da Ottavio Panaro. Saranno i posteri a stabilire se Topolino le origini sarà ricordata o presto dimenticata. Certo è che il passato di un personaggio come Mickey viene comunque continuamente arricchito dalle storie e dalle avventure memorabili e di successo pubblicate nel corso degli anni. Va a finire, insomma, che la storia migliore del numero sia proprio una delle tanto bistrattate danesi.  Qui comincia l’avventura… Amelia in: Le origini di una fattucchiera ripercorre a modo suo il passato della strega, seppure certe situazioni non combacino con alcune storie italiane e con la famiglia attribuitagli in passato da Francesco Artibani e Lello Arena. Il racconto è piacevolmente convincente, anche commovente a tratti, e si ricollega nel finale direttamente con Zio Paperone e la fattucchiera, la storia d’esordio del personaggio.  La sceneggiatura di Maya Åstrup è aiutata dagli splendidi disegni di Giorgio Cavazzano che, soprattutto in alcune tavole, è sembrato particolarmente ispirato. Da segnalare infine la doppia intervista a Marco Nucci e Casty, autori della storia Il bianco ed il nero, in uscita la prossima settimana, che riporterà nuovamente Topolino alla mercé del più imperscrutabile tra i suoi avversari: Macchia Nera. 

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Topolino 3445

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    Re:Topolino 3445
    Risposta #15: Venerdì 3 Dic 2021, 23:41:13
    Se hai la sfera di cristallo, ti chiederei il favore di prestarmela: sarà interessante scoprire con una settimana di anticipo cosa mi riserva il futuro...  ;)
    Poi, "tanto pompata"... Un paio di preview, una citazione nell'editoriale e un'intervista agli autori: se questo è pompare tanto...

    Perché post sacrosanti come questo non vengono spolliciati mentre quando qualcuno se ne esce con l'ennesima lamentazione tutti mettono il like? SmRoll In questo forum non si è persa l'abitudine di divertirsi a commentare o dare sostegno solo quando si espongono i lati negativi delle cose...

    Leggendo i vostri commenti a caldo ho molte aspettative per questa storia di Panaro ma mi sa che la leggerò quando la ripubblicheranno... la danese e Topolino le Origini mi scoraggiano troppo all'acquisto di questo numero.
    « Ultima modifica: Venerdì 3 Dic 2021, 23:43:06 da Volkabug »
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      Re:Topolino 3445
      Risposta #16: Venerdì 3 Dic 2021, 23:54:57
      Numero (quasi ) senza storie a puntate, Paperino e il sigillo di Papero Magno si divide in due tempi ma si trovano entrambi nello stesso numero.
      La poco sopra menzionata, sceneggiata da Carlo Panaro, che non si leggeva da un po', e ne sentivo la mancanza, è scorrevolissima e anche se composta da molte tavole non ha tempi allungati.A me è piaciuta molto,ora non ricordo di aver letto le storie precedenti, ma è coinvolgente e ben scritta,oltre che ben disegnata.
      Le orripilanti bomboniere di Pico de Paperis troppo divertente, simpaticissima  :)) Anche qui i disegni di Surroz, molto espressivi,calzano a pennello, ce ne vuole di fantasia per creare una bomboniera con 3 teste di fenicottero rosa che sbucano da una simil-anfora .L'unica cosa mi ha fatto strano alla fine come Pico, plurilaureato e quindi si presume con una buona memoria,non si sia accorto di aver acquistato le sue vecchie bomboniere..anche se tutto può essere quando si è dei geni.
      Topolino le origini lasciamo perdere,non ci ho capito niente  ??? Rimandi su rimandi,intrecci su rimandi,rimandi al prossimo capitolo che non si sa quando ci sarà..boh.Rimandiamo al prossimo capitolo,con molto poco entusiasmo
      Le origini di Amelia gran bella storia, è stato carinissimo vedere Amelia da piccola,e successivamente vederla crescere, già motivata e sicura di sé stessa, che prova e riprova senza mollare mai.Una vera passione la sua.
      Grandissimi i disegni del maestro Cavazzano,ha reso splendida Amelia in tutte le sue ere.Qui vengono spiegate le origini di Gennarino,non ne ero a conoscere, e il primo "appuntamento" con Paperone.
      Che aria tira a Paperopoli buffissimo e divertente.
      Dopo un periodo che mi avevano un pochino stufato,sto rivalutando queste One Page della bravissima Silvia Ziche.
      Bene,quindi per concludere,sono molto soddisfatta di questo numero!
      Ah dimenticavo, effetto strepitoso per l' ultima tavola della storia di Amelia!
      « Ultima modifica: Venerdì 3 Dic 2021, 23:58:51 da Anapisa »

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        Risposta #17: Venerdì 3 Dic 2021, 23:57:12
        nel prossimo temo si ripiomberà nella mediocrità con la tanto pompata storia del duo Nucci Casty( ai disegni) mi vengono già i brividi.... in negativo .

        Ce ne fossero di autori così... mediocri.
        Casty come sceneggiatore lo adoro  Ma come disegnatore non mi piace non è nelle mie corde.... Nucci lo considero il re delle storie sconclusionate che è l'ideale per la linea Bertani che a quanto pare  ama non avere finali ma che personalmente non sopporto.

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          Risposta #18: Sabato 4 Dic 2021, 00:04:43
          Se hai la sfera di cristallo, ti chiederei il favore di prestarmela: sarà interessante scoprire con una settimana di anticipo cosa mi riserva il futuro...  ;)
          Poi, "tanto pompata"... Un paio di preview, una citazione nell'editoriale e un'intervista agli autori: se questo è pompare tanto...

          Perché post sacrosanti come questo non vengono spolliciati mentre quando qualcuno se ne esce con l'ennesima lamentazione tutti mettono il like? SmRoll In questo forum non si è persa l'abitudine di divertirsi a commentare o dare sostegno solo quando si espongono i lati negativi delle cose...

          Leggendo i vostri commenti a caldo ho molte aspettative per questa storia di Panaro ma mi sa che la leggerò quando la ripubblicheranno... la danese e Topolino le Origini mi scoraggiano troppo all'acquisto di questo numero.
          Per me questo è un bel numero, a parte Topolino le origini,le altre storie valgono per tutto il settimanale!
          Se sei indeciso, se puoi leggilo! Hai in un solo numero tutte le storie che iniziano e finiscono, a parte Topolino le origini ma che non considererei più di tanto (io mi ci son persa nella lettura)

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            Risposta #19: Sabato 4 Dic 2021, 07:26:44
            da Luciano Bottaro, l’artista più fuori dall’ordinario tra i Disney italiani, a due tra i più ordinari in forza al Topo… scelta quantomeno singolare, visto che di artisti con spiccata personalità ce ne sarebbero

            la lettura è per me complessivamente gradevole, ma senza guizzi… credo comunque porterà nuovi lettori ad avvicinarsi alle storie classiche (da poco ristampate in volume), quindi bene così

            apprezzabile la breve bene illustrata da Surroz, al limite del fastidio quella sulle origini di Topolino (come un po’ tutte le altre della serie)

            la più interessante del numero resta quindi la Egmont splendidamente illustrata da Cavazzano (pur con qualche “singhiozzo”), anche se noi “italiani” immaginiamo un passato differente per la fattucchiera che abita sulle pendici del Vesuvio



            "Si 50 millions de personnes disent une bêtise, c'est quand même une bêtise." - Anatole France

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              Re:Topolino 3445
              Risposta #20: Sabato 4 Dic 2021, 13:16:54
              Per me questo è un bel numero, a parte Topolino le origini,le altre storie valgono per tutto il settimanale!
              Se sei indeciso, se puoi leggilo! Hai in un solo numero tutte le storie che iniziano e finiscono, a parte Topolino le origini ma che non considererei più di tanto (io mi ci son persa nella lettura)

              Grazie Anapisa! :D

              Il problema è che adesso leggo anche altri pareri più contrastanti sulla Paperingia... dopotutto mi fa "paura" l'idea di non trovare qualcosa che sia almeno vagamente all'altezza di Bottaro.

              Per il resto, la danese non mi attira per nulla e il fatto che ci siano solo storie che iniziano e finiscono in questo numero non mi interessa... so che qualcuno in questo forum grida allo scandalo per le storie a puntate "spalmate", ma non ci sarebbe motivo di lamentarsene se non che per tirchieria non si volessero comprare più numeri. La qualità di una storia non si vede da queste cose.
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                Re:Topolino 3445
                Risposta #21: Sabato 4 Dic 2021, 13:31:49
                Per me questo è un bel numero, a parte Topolino le origini,le altre storie valgono per tutto il settimanale!
                Se sei indeciso, se puoi leggilo! Hai in un solo numero tutte le storie che iniziano e finiscono, a parte Topolino le origini ma che non considererei più di tanto (io mi ci son persa nella lettura)

                Grazie Anapisa! :D

                Il problema è che adesso leggo anche altri pareri più contrastanti sulla Paperingia... dopotutto mi fa "paura" l'idea di non trovare qualcosa che sia almeno vagamente all'altezza di Bottaro.

                Per il resto, la danese non mi attira per nulla e il fatto che ci siano solo storie che iniziano e finiscono in questo numero non mi interessa... so che qualcuno in questo forum grida allo scandalo per le storie a puntate "spalmate", ma non ci sarebbe motivo di lamentarsene se non che per tirchieria non si volessero comprare più numeri. La qualità di una storia non si vede da queste cose.
                Beh allora pensaci  ;) io purtroppo non posso fare un confronto con il ciclo di Bottaro perché non me lo ricordo proprio se le ho lette..devo recuperare su inducks dove sono state pubblicate per vedere se riesco a rinfrescarmi la memoria  :P
                Magari qualcun'altro con buona memoria o lettura recente qui ti darà un parere migliore mettendo a confronto le storie..
                Anche perché poi ognuno ha i suoi gusti quello che magari diverte a me può non piacere ad altri,e viceversa..
                 :D

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                  Re:Topolino 3445
                  Risposta #22: Sabato 4 Dic 2021, 21:33:21
                  Casty come sceneggiatore lo adoro  Ma come disegnatore non mi piace non è nelle mie corde.... Nucci lo considero il re delle storie sconclusionate che è l'ideale per la linea Bertani che a quanto pare  ama non avere finali ma che personalmente non sopporto.
                  Non è che se una storia non ha un finale univoco e definitivo la si può marchiare come sconclusionata.
                  Una storia è sconclusionata se non ha né capo né coda e Nucci, in questi suoi primi due anni di collaborazione con la Disney, ha dimostrato di sapere scrivere e bene.
                  Poi, tra le sue storie (a parte Mister Vertigo che è stata effettivamente pensata come saga più duratura e "seriale") l'unica storia che ha lasciato un finale aperto è proprio Io sono Macchia Nera.
                  Tutte le altre storie che ha scritto e che sono state pubblicate finora hanno un inizio e una fine, sono comprensibilissime e le trovo pure parecchio intriganti e anche variegate.

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                    Re:Topolino 3445
                    Risposta #23: Domenica 5 Dic 2021, 00:05:05
                    Casty come sceneggiatore lo adoro  Ma come disegnatore non mi piace non è nelle mie corde.... Nucci lo considero il re delle storie sconclusionate che è l'ideale per la linea Bertani che a quanto pare  ama non avere finali ma che personalmente non sopporto.
                    Non è che se una storia non ha un finale univoco e definitivo la si può marchiare come sconclusionata.
                    Una storia è sconclusionata se non ha né capo né coda e Nucci, in questi suoi primi due anni di collaborazione con la Disney, ha dimostrato di sapere scrivere e bene.
                    Poi, tra le sue storie (a parte Mister Vertigo che è stata effettivamente pensata come saga più duratura e "seriale") l'unica storia che ha lasciato un finale aperto è proprio Io sono Macchia Nera.
                    Tutte le altre storie che ha scritto e che sono state pubblicate finora hanno un inizio e una fine, sono comprensibilissime e le trovo pure parecchio intriganti e anche variegate.
                    Te le trovi intriganti e variegati io no, i suoi finali a mio parere non sono dei finali ,avrà tutte le qualità come sceneggiatore di questo mondo ma personalmente i finali delle sue storie quasi sempre li ho trovato insoddisfacenti.

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                      Re:Topolino 3445
                      Risposta #24: Domenica 5 Dic 2021, 14:55:36
                      Molto bella la storia di Papero Magno, con un sapore d'altri tempi che davvero mi fa piacere leggere. Magari non all'altezza delle precedenti storie di Bottaro, ma scorre bene. Una vera boccata d'aria in questo periodo di bertaniverso purtroppo sempre più presente... queste sono le storie che mi piace leggere e che a suo tempo, molti anni fa, mi hanno fatto innamorare della rivista. Le introspezioni dei personaggi e le varie serie tutte più o meno collegate tra loro ogni tanto vanno anche bene, ma personalmente quando sono troppo presenti (quasi invadenti, direi) mi infastidiscono, dato che ormai quasi non si può più leggere un numero di Topolino senza previa conoscenza dei numeri precedenti (e io li leggo tutti).

                      Simpatica anche la storia di Pico, e ottima quella sulle origini di Amelia.

                      Dimenticabile quella di Topolino le Origini che, mi perdonino gli autori, è una delle serie più inutili viste di recente sul Topo, insieme a Young Donald Duck. L'unico punto positivo è che a quanto pare sta per finire...
                      Alla barba spaziale!

                      *

                      Bunz
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                        Re:Topolino 3445
                        Risposta #25: Domenica 5 Dic 2021, 14:58:48
                        Casty come sceneggiatore lo adoro  Ma come disegnatore non mi piace non è nelle mie corde....
                        Pensa tu che è considerato uno dei migliori di tutti i tempi...

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                          Risposta #26: Domenica 5 Dic 2021, 15:22:09
                          Pensa tu che è considerato uno dei migliori di tutti i tempi...

                          De gustibus...  :)

                          Ognuno ha i suoi autori più o meno preferiti, ed è davvero una questione di gusti. Che un autore non piaccia non vuole dire che non lo si ritenga bravo. Per dire, qui in Finlandia Don Rosa viene considerato quasi dio del fumetto, ma a me non è mai piaciuto, nonostante come tecnica lo ritenga un bravissimo disegnatore. Stessa cosa vale ad esempio per Chierchini (tanto per fare un esempio italiano), fin da piccolo non mi sono mai piaciuti molto i suoi disegni, anche se certamente è stato un grande artista e ha creato diverse storie che sono diventate veri e propri classici.
                          « Ultima modifica: Domenica 5 Dic 2021, 16:33:34 da Micio Nero »
                          Alla barba spaziale!

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                          Gumi
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                            Topolino 3445
                            Risposta #27: Domenica 5 Dic 2021, 16:18:34
                            Recensione Topolino 3445


                             Il ruolo del recensore è sempre particolarmente delicato. Egli è spesso è ignaro dell’amore e dell’impegno che gli autori e i redattori mettono per produrre un numero di Topolino e, trovandosi davanti l’albo, crede di poter giudicare l’operato dell’autore “in generale”, di poter ipotizzare mancanze di tecnica o di zelo, di ergersi dunque non solo come giudice, ma come anche esecutore materiale di sentenze di condanna.

                             Non è così ovviamente, e il ruolo del recensore, quando si trova costretto a non giudicare positivamente una storia o un albo, secondo l’opinione di chi scrive è solo di prendere atto del risultato più o meno soddisfacente e di individuare quali, a suo avviso, siano state le problematiche che non gli hanno permesso di elargire un giudizio positivo.

                             Questa premessa si rende necessaria in quanto, purtroppo, quella che state per leggere sarà una recensione molto negativa, in controtendenza rispetto al felice periodo che il settimanale sta vivendo ultimamente, in cui, nonostante poche stonature, le storie sono mediamente appassionanti e soddisfacenti sia dal punto di vista dei testi che dei disegni. 

                             Tra le caratteristiche del settimanale odierno è certamente riscontrabile una progressiva decompressione delle storie, di cui si è già trattato, ma che viaggia sempre pericolosamente sul filo del concetto di “allungamento del brodo”.

                             Apre il numero Paperino e il sigillo di Papero Magno, coi testi di Carlo Panaro e i disegni di Marco Palazzi. La storia va a ripescare il cosiddetto “Ciclo Paperingio” con protagonista Paperino il paladino, uno dei picchi della ancora troppo sottovalutata produzione Disney del grandissimo Luciano Bottaro, aiutato nella sceneggiatura della prima avventura della serie da Carlo Chendi

                             Essere all’altezza delle storie precedenti del ciclo era sfida ardua, sia nei testi che nei disegni. E, purtroppo, il confronto che già in principio sembrava ingeneroso si è rivelato ancora più impari di quanto preventivato. 

                             
                            Prospettive bottariane

                            La prima tavola, raffigurante una bella veduta del castello di Papero Magno, lasciava ben sperare nel suo ricordare indiscutibilmente lo stile bottariano. Ma, già dalla seconda, un Rockerduck travestito male prende a sassate i sogni di lettore ancora in volo, riportando il tutto a una classica avventura in costume.

                             La storia infatti non presenta particolari guizzi, e anzi i personaggi sembrano ricalcare pedissequamente un copione che li incasella nei loro tratti più caratteristici: Paperino fa danni, Ciccio mangia, Archimede inventa, i Bassotti bassotteggiano, eccetera. 

                             La suddivisione in due parti (apprezzabile il fatto di averle pubblicate entrambe in questo numero) ha poi avuto l’effetto di dilatare la vicenda senza riuscire ad appassionare. 

                             Per il resto, confrontare i disegni con l’opera del maestro di Rapallo sarebbe comunque fuori luogo, data la profonda differenza stilistica tra Bottaro e Palazzi. Quest’ultimo tuttavia si esprime al meglio in alcune inquadrature e vignette che richiamano molto la regia dell’originale epopea paperingia

                             Il numero prosegue senza scossoni con la breve Le orripilanti bomboniere di Pico de Paperis della coppia Vacca/Surroz che, ipotizzando gusti discutibili in termini di pensierini da parte del plurilaureato disneyano per antonomasia, si dipana in maniera buffa e lineare ma presenta il rischio di non rimanere particolarmente impressa nel lettore. 

                             I problemi veri però giungono con Topolino le origini: Con gli occhi del nemico. La storia, nell’opinione di chi scrive, presenta criticità su due fronti: quello della narrazione e quello dell’opportunità. 

                             
                            Un ricordo… inusitato

                             Dal punto di vista narrativo la storia non decolla, il racconto è frammentato e sono molti, financo troppi, i riferimenti a storie precedenti della serie. Ma anche sorvolando su questo aspetto sembra mancare quel mordente in grado di catturare il lettore e farlo appassionare fino al climax finale. 

                             I problemi relativi all’opportunità, invece, sembrano poter essere estesi, ancora una volta, alla serie nella sua interezza.

                             Si è già detto in passato delle perplessità derivanti dal voler raccontare la giovinezza di Topolino: la pretesa di narrare fatti rilevanti, incontri, situazioni, al di là della qualità delle storie, ha da subito generato mormorii di disapprovazione tra il pubblico. Lo smacco supremo finora era stata la riscrittura dell’incontro tra Mickey e il professor Zapotec, che nella realtà avvenne in Topolino e l’enigma di Mu di Massimo de Vita. Delitto di lesa maestà

                             In un Topolino che oggigiorno tende sempre più a ricercare una stretta continuity e la costruzione di un universo coerente questa serie ha indiscutibilmente fallito nello stabilire una base di appoggio per il passato di Mickey Mouse, risultando, in fin dei conti, un elenco non esaustivo di citazioni e personaggi.

                             Da segnalare l’omaggio alla Collana Chirikawa, inserito nel contesto di questo tentativo quasi donrosiano di armonizzazione delle varie storie. Il problema è che il riferimento risulta scollegato, fine a sé stesso e peraltro non si capisce il motivo per cui Trudy debba ricordare un evento passato raffigurandolo con la “soggettiva di Topolino”, ricalcata maldestramente direttamente dalle tavole di Scarpa da Ottavio Panaro.

                             Saranno i posteri a stabilire se Topolino le origini sarà ricordata o presto dimenticata. Certo è che il passato di un personaggio come Mickey viene comunque continuamente arricchito dalle storie e dalle avventure memorabili e di successo pubblicate nel corso degli anni.

                             Va a finire, insomma, che la storia migliore del numero sia proprio una delle tanto bistrattate danesi. 

                             
                            Qui comincia l’avventura…

                             Amelia in: Le origini di una fattucchiera ripercorre a modo suo il passato della strega, seppure certe situazioni non combacino con alcune storie italiane e con la famiglia attribuitagli in passato da Francesco Artibani e Lello Arena. Il racconto è piacevolmente convincente, anche commovente a tratti, e si ricollega nel finale direttamente con Zio Paperone e la fattucchiera, la storia d’esordio del personaggio. 

                             La sceneggiatura di Maya Åstrup è aiutata dagli splendidi disegni di Giorgio Cavazzano che, soprattutto in alcune tavole, è sembrato particolarmente ispirato.

                             Da segnalare infine la doppia intervista a Marco Nucci e Casty, autori della storia Il bianco ed il nero, in uscita la prossima settimana, che riporterà nuovamente Topolino alla mercé del più imperscrutabile tra i suoi avversari: Macchia Nera. 



                            Voto del recensore: 2/5
                            Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
                            https://www.papersera.net/wp/2021/12/05/topolino-3445/


                            Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!


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                              Re:Topolino 3445
                              Risposta #28: Domenica 5 Dic 2021, 17:15:23
                              Casty come sceneggiatore lo adoro  Ma come disegnatore non mi piace non è nelle mie corde....
                              Pensa tu che è considerato uno dei migliori di tutti i tempi...

                              ma dove, da chi?  :o

                              "Si 50 millions de personnes disent une bêtise, c'est quand même une bêtise." - Anatole France

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                                Re:Topolino 3445
                                Risposta #29: Domenica 5 Dic 2021, 17:37:36
                                Pensa tu che è considerato uno dei migliori di tutti i tempi...

                                De gustibus...  :)

                                Ognuno ha i suoi autori più o meno preferiti, ed è davvero una questione di gusti. Che un autore non piaccia non vuole dire che non lo si ritenga bravo. Per dire, qui in Finlandia Don Rosa viene considerato quasi dio del fumetto, ma a me non è mai piaciuto, nonostante come tecnica lo ritenga un bravissimo disegnatore.

                                che intendi per tecnica?

                                che personalmente tutto mi sembra il Don, tranne che eccellere da un pdv tecnico :)

                                meticoloso su certi aspetti, lacunoso su molti altri… trovi sue commission a colori che sembrano realizzate coi colori a spirito che si usavano all’asilo, i famosi Carioca :D
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