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Topolino 3455 - Recensione di Guglielmo Nocera

Un ritorno e un… nuovo esordio. È tornata Silvia Ziche, anzitutto: ce n’eravamo accorti già poche settimane fa, e questa storia, Paperina e il più bel regalo di San Valentino, rincara la dose. È una Ziche matura, addolcita nei toni di fondo (si confronti il messaggio al miele di questa storia con casi passati), ma sempre capace di infierire improvvisamente su questo o quel tratto del personaggio che ha per le mani, portarlo alla più efficace ed esilarante delle esasperazioni. Il crescendo di nervosismo di cui è vittima Paperina è deliziosamente da manuale, e vale da solo tutta la storia. Una storia, appunto, che funziona pur non avendo niente da dire, questa: certo la Silvia Ziche a cui siamo abituati qualcosa da dire ce l’ha. Ma è pur sempre una storia a tema; e forse – in fondo – la prima grande stagione umoristica dell’autrice vicentina è giunta alla sua naturale evoluzione. Del resto, la concentrazione su sentimenti sinceri e naturali è una delle bandiere della nuova gestione, e alcune ispirazioni più genuinamente caotiche avrebbero pagato, forse, la loro gioiosa disorganizzazione emotiva. Quanto al “nuovo” esordio, stiamo parlando di Francesco Vacca con la prima puntata di Topolino e l’anomalia concentrica: alla sua prima prova di una certa lunghezza, l’autore dimostra anzitutto il proprio grande debito verso Casty, a partire dal titolo. Ed è forse il primo vero autore di Topolino a muoversi dichiaratamente e quasi ostentatamente sulle orme del grande goriziano, escluse le recenti prove di Marco Nucci con Macchia Nera (però lì l’aura castyana è… presa in prestito per l’occasione). La prima parte di Topolino e l’anomalia concentrica apparecchia la tavola con i personaggi scelti per l’occasione, che sono peraltro molti e usualmente disgiunti. Basta elencarli (attenzione, SPOILER): Uma, Zapotec, Marlin, la Spia Poeta. Schierare un cast del genere appare un po’ come l’eccesso tipico della fan fiction, ma non è il caso di essere troppo duri con così pochi elementi. Anzi. Di certo la storia funziona, non si incarta in intoppi di trama o di retorica (dato più sensibile di quel che si creda, in un lavoro del genere), e svela le sue carte senza inutile riserbo. Non di solo Casty Totalmente incapace di osservare il minimo rigore metrico (non di sola rima vive l’aedo!), la Spia Poeta si muove comunque agilmente nella trama, fornendone in realtà il vero collante. Per fortuna, è ben servita dalla caratterizzazione, un poco atipica ma di effetto, di Marco Mazzarello, autore invece di una trascuratissima Uma. Topolino e Pippo, attori incuriositi ma non decisivi nella vicenda, hanno trattamento analogo nei disegni: la “cura Freccero” li rende fluidi e li incastra con inusuale eleganza nella tavola, ma non supera del tutto un certo anonimato d’impianto. Snodo significativo del numero Zio Paperone e l’aiuto quantistico, di Marco Bosco e Giampaolo Soldati. Lavoro asciutto nell’ispirazione e un poco più brioso nei disegni, è però il frutto di una scrupolosa documentazione da parte dell’autore. Un buon equilibrio tra verità tecnica e fruibilità narrativa, la storia si inserisce nel ciclo Comics&Science, e nasce dall’impulso di due giovani redattori di Nature, Giulia Pacchioni e Andrea Taroni. Virtuosa iniziativa che ci si augura possa strutturarsi magari su trame più ambiziose e rivelare ispirazioni innovative per il panorama narrativo topolinesco. È Enrico Faccini ad alzare ancora l’asticella umoristica, con Chi bello vuole apparire…, storia completamente vacua e che però, complice l’apparentemente inesauribile meccanismo dell’iperbole grafica e caratteriale in cui Faccini è maestro, funziona, convince e segna un’altra pagina di funambolismo fumettistico. “Si… può… fare!” Segue Paperino e gli astri nefasti, di Paul Halas e Marco Rota. Una storia che definire classica è un eufemismo: Paperino alle prese con sfortune infinite dopo aver letto l’oroscopo. La sequela di disavventure è troppo breve e troppo poco iperbolica per dirsi davvero azzeccata, dopo quasi un secolo di gag simili, il carattere di Paperino non emerge come elemento portante (a differenza che in eccellenti storie di Rota autore completo), e appaiono meno ispirati del solito anche i disegni. La storia di Topolino le origini, L’avventura più grande, è l’ultima del ciclo. Un esperimento forse non felicissimo, non tanto per la natura dell’operazione, ma proprio per la poca ispirazione che è trasparsa nella gestione delle vicende: un eterno ritorno di personaggi che – spesso – fanno davvero poco più che i testimoni di se stessi. Quest’ultima puntata si dedica esplicitamente alla celebrazione dell’avventura più grande, la dichiarazione d’amore fra Topolino e Minni. Di nuovo una vicenda a tema sanvalentinesco, dunque. Non guardare noi, Minni Ma, a differenza della storia di apertura, non fa poi molto ridere (esclusa una proverbiale stramberia pippesca), né comunica a dovere forse quella spontaneità che avrebbe voluto, complice uno svolgimento volutamente affannato e interrotto (addirittura nel momento culminante) da un imprevisto debito narrativo al sistema dei personaggi (la telefonata… medianico-maieutica di Paperino). È più dura di quello che si penserebbe, a conti fatti, parlare di sentimenti in casa Disney. Qualcosa si inceppa con frequenza quasi inesplicabile. E non si tratta di fantomatici diktat o paletti della casa madre, che pure ci sono ma riguardano ben altro. È la retorica – questa bestia famelica invitata puntualmente ad ogni banchetto non si sa da chi e non si sa da dove – che asservisce spesso a sé i momenti più genuini ed intimi, dedicando tavole e tavole alla costruzione di un clima tanto più inefficace quanto vorrebbe essere intenso, quasi come se ci fosse un bizzarro pudore di fondo a prevenire la schietta brevitas con cui il tema potrebbe essere trattato. Una storia, almeno al giorno d’oggi, non ce la fa a reggersi sul sentimento così come non poteva, vent’anni fa, reggersi sul cliché del sale sulla bombetta. Paragone impietoso e forse scorretto, ma reso sincero e accorato – mi si creda – dal fatto che a cibarsi del sentimento come di un materiale narrativo autosufficiente ed inesauribile gli si fa torto e lo si snatura. Ed è quindi forse più saggia Silvia Ziche nella storia di apertura a risolvere la questione in poche, ironiche, tavole finali (sebbene pure meno ne sarebbero bastate). Ma una nota luminosissima arriva dall’anteprima del numero della prossima settimana: Corrado Mastantuono, il più imprevedibile e raffinato degli sceneggiatori oggi in forza a Topolino, sta per tornare con un nuovo lavoro del ciclo del Papersera… un “conflitto d’interessi” da parte nostra che non potrebbe ricevere processo migliore. Buona lettura, e alla prossima settimana!

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Topolino 3470

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Cornelius Coot
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    Re:Topolino 3470
    Risposta #15: Venerdì 27 Mag 2022, 21:06:06
    Il passaggio di decennio non sembra, al momento, determinare l'eclissi del trio John-Dolly-Copernico. In effetti, già dal titolo, L'alba di Fantomius, questa storia non poteva certo descrivere il suo... tramonto. In un certo senso per loro è una nuova alba visto che i sospetti o le quasi certezze sulla loro doppia identità sono definitivamente scomparse grazie ad un colpo di genio di Dolly che fino a quel momento aveva fatto agire i due maschietti complici, sferrando poi la sua carta vincente.

    Anche gli anni '30, almeno nella loro prima parte, sembrano così promettere pane per i nostri avidi denti di lettori: Paperone è tornato in città ma si è vista sfuggire la Bella Addormentata, un quadro che lo perseguiterà ancora a lungo. Cuordipietra è dietro la manovre di Lady Senape, quasi pentita per l'ultimo tradimento fatto al suo (ex?) amore John. E proprio in termini sentimentali, il gentilpapero è sempre più circondato dalle sue... gentili papere, visto che l'occhio di falco dell'Avvocato (alias Photomas2) ha individuato il titolo di un giornale in cui si parla di Elisabeth Ducket, la Beth amata da John negli anni di Paperbridge, diventata famosa pittrice

                                                             

    Il coinvolgimento In punta di piedi di Bolle Duck nell'Area 15 non l'ho visto come un'entrata a gamba tesa: il famoso ballerino paperizzato si muove benissimo (non solo esteticamente) tra i paperetti e il vero protagonista, se vogliamo, è proprio uno di loro, Mooz, che viene scandagliato psicologicamente da Gaja Arrighini attraverso l'amica Vanessa e lo stesso artista. Interessanti i ricordi di Bolle Duck riguardo la sua maestra Giselle che, sotto certi aspetti, potrebbe ricordare Carla Fracci, sebbene i rapporti tra i due nella vita reale non siano stati quelli di maestra e allievo, essendosi conosciuti quando lui era già famoso.

    Lo zione fa un cameo da... ziastro, cacciando a malo modo dalla sua Collina Bolle e i ragazzi che stavano cercando una location particolare per il loro spettacolo. Si definisce il miliardario 'meno filantropo' del globo terracqueo quando sappiamo che non è affatto vero. Ma l'importante è mantenere la 'vulgata', non sia mai. Secondo me lo 'spirito' dell'Area si è mantenuto anche in una storia 'telefonata' per un Vip paperizzato. La forza di una serie sta anche in questo: 'resistere' alla moda vippaiola (comunque decrescente rispetto al passato) riuscendo a coinvolgere non banalmente il personaggio in questione che non è l'unico al centro dell'attenzione.
    Anzi, come dicevo prima, questi porta tutta la sua esperienza e la sua umanità a favore dei ragazzi e nei riguardi di uno in particolare.

    « Ultima modifica: Venerdì 27 Mag 2022, 21:22:15 da Cornelius Coot »

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      Re:Topolino 3470
      Risposta #16: Venerdì 27 Mag 2022, 21:57:17
      Io continuo ad avere le stesse perplessità di continuity su Fantomius: se Famedoro è stato sindaco di Paperopoli, com'è possibile che ne Il torneo monetario Paperone non ne abbia mai sentito parlare e ne Il campionato di quattrini nessuno a Paperopoli si ricordi di uno che è un ex-sindaco?

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      Cornelius Coot
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        Risposta #17: Venerdì 27 Mag 2022, 22:51:45
        Io continuo ad avere le stesse perplessità di continuity su Fantomius: se Famedoro è stato sindaco di Paperopoli, com'è possibile che ne Il torneo monetario Paperone non ne abbia mai sentito parlare e ne Il campionato di quattrini nessuno a Paperopoli si ricordi di uno che è un ex-sindaco?
        In effetti penso che nel caso specifico Gervasio sia andato un po' 'oltre': per quanto Famedoro sia stato sindaco un solo anno (mi pare) e che nelle storie di Barks della seconda metà dei '50 sia passato un trentennio (per cui certi ricordi si sono potuti sbiadire), nella memoria 'storica' della città qualcosa dovrebbe essere pur rimasto. Nel caso di Paperone, poi, avrebbe incontrato il suo rivale da ragazzo, nel Transvaal di fine '800, grazie a Don Rosa e 'sfiorato' lo stesso da papero maturo nella Paperopoli del 1930, secondo Gervasio. E se anche non l'avesse incontrato fisicamente, basterebbero i cartelloni elettorali ancora presenti e le memorie 'freschissime' dei paperopolesi dei primi anni '30 (politici, imprenditori, gente comune) per far sapere a Paperone chi sia Famedoro.

        Senza contare future incursioni di Cuordipietra nella saga di Fantomius, come sembra 'promettere' la fine dell'Alba. Potrebbero svolgersi in Sud Africa, dove magari John e Dolly potrebbero andare per vari motivi, o nella stessa Duckburg ed in questo caso gli 'sfioramenti' con Paperone sarebbero rinnovati. Credo che sia a Don Rosa che a Gervasio la 'bibbia' barksiana sia un po' stretta riguardo questo capitolo. E siccome CF è comunque comparso solo tre volte nella omnia di Barks, qualche strappo alla regola della continuity (già effettuato dallo stesso Don in altre rare occasioni) sembra quasi obbligato da parte di Gervasio per poter utilizzare al meglio un Cuordipietra sempre più presente nella sua narrazione d'epoca, da PaperBridge a Fantomius.
        « Ultima modifica: Venerdì 27 Mag 2022, 22:58:56 da Cornelius Coot »

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          Re:Topolino 3470
          Risposta #18: Sabato 28 Mag 2022, 00:30:27
          Lancio un'ipotesi.

          Spoiler: mostra
          E se il futuro incontro con Beth significherà per John rinunciare per amore a Fantomius e a Dolly? Per me Beth, leggendo i giornali, non è caduta nel tranello di Dolly...E una coppia Dolly/Copernico mi intriga non poco.

            Re:Topolino 3470
            Risposta #19: Sabato 28 Mag 2022, 08:10:01
            Lancio un'ipotesi.

            Spoiler: mostra
            E se il futuro incontro con Beth significherà per John rinunciare per amore a Fantomius e a Dolly? Per me Beth, leggendo i giornali, non è caduta nel tranello di Dolly...E una coppia Dolly/Copernico mi intriga non poco.


            Avvocato, l'ipotesi è interessantissima ma sarebbe borderline con la narrazione classica e anche i canoni.
            Alla fin fine sappiamo che Fantomius e Dolly sono sempre (o quasi) stati una coppia, inoltre credo che così si allungherebbe e complicherebbe la serie. Poi Gervasio potrebbe anche sorprenderci.

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              Re:Topolino 3470
              Risposta #20: Sabato 28 Mag 2022, 08:51:28
              Lancio un'ipotesi.

              Spoiler: mostra
              E se il futuro incontro con Beth significherà per John rinunciare per amore a Fantomius e a Dolly? Per me Beth, leggendo i giornali, non è caduta nel tranello di Dolly...E una coppia Dolly/Copernico mi intriga non poco.


              Avvocato, l'ipotesi è interessantissima ma sarebbe borderline con la narrazione classica e anche i canoni.
              Alla fin fine sappiamo che Fantomius e Dolly sono sempre (o quasi) stati una coppia, inoltre credo che così si allungherebbe e complicherebbe la serie. Poi Gervasio potrebbe anche sorprenderci.

              Allungherebbe non direi: in pratica sarebbe il finale raccontabile in una singola storia da tre/quattro parti...  :thankYou:

              Ma ci sono delle cose che non capisco.
              Spoiler: mostra
              L'idea di Dolly di simulare una breve prigionia va benissimo. Ma non basta a Pinko avere un mandato, entrare a Villa Lalla, notare che è lo stesso luogo dove aveva collaborato con Dark Papera, Black Senape e Fantomius, quindi ben prima che sia iniziata la messinscena della prigionia, per incastrare tutti? O si vuole attribuire la scomparsa totale di John alla prigionia stessa? Solo che a questo punto dovrebbero averne simulata una molto lunga, cosa che non mi pare proprio... E in tutto questo, che fine hanno fatto, con lo scagionamento del trio, i sospetti di Paper Holmes? E davvero Hercule Paperot non ha mai sospettato nulla anche se non si è mai pronunciato? Mah...
              « Ultima modifica: Sabato 28 Mag 2022, 09:03:48 da Photomas2 »

                Re:Topolino 3470
                Risposta #21: Sabato 28 Mag 2022, 10:48:55
                Allungherebbe non direi: in pratica sarebbe il finale raccontabile in una singola storia da tre/quattro parti...  :thankYou:
                Ma ci sono delle cose che non capisco.
                Spoiler: mostra
                L'idea di Dolly di simulare una breve prigionia va benissimo. Ma non basta a Pinko avere un mandato, entrare a Villa Lalla, notare che è lo stesso luogo dove aveva collaborato con Dark Papera, Black Senape e Fantomius, quindi ben prima che sia iniziata la messinscena della prigionia, per incastrare tutti? O si vuole attribuire la scomparsa totale di John alla prigionia stessa? Solo che a questo punto dovrebbero averne simulata una molto lunga, cosa che non mi pare proprio... E in tutto questo, che fine hanno fatto, con lo scagionamento del trio, i sospetti di Paper Holmes? E davvero Hercule Paperot non ha mai sospettato nulla anche se non si è mai pronunciato? Mah...


                Se assumiamo che stiano insieme una volta appesa la maschera al chiodo certo, concordo assolutamente  :thankYou:
                A meno che Gervasio non ci racconti qualche nuova impresa con loro due. Tutto può essere, ora a bocce ferme.

                Spoiler: mostra
                 Sono tutti dubbi legittimi. Probabilmente Pinko si è fatto prendere dalla foga di catturare la sua nemesi senza fermarsi a riflettere e rimettere insieme i pezzi del puzzle. Sono alquanto convinto, qui lo dico e qui lo nego, che Gervasio abbia imbastito una trama molto complessa che risponderà a tutti i nostri interrogativi.

                *

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                  Re:Topolino 3470
                  Risposta #22: Sabato 28 Mag 2022, 11:18:49
                  Ne L'alba di Fantômius mi è sembrato che il rapporto tra il protagonista e Dolly Paprika sia sempre più ricalcato su quello tra Diabolik ed Eva Kant. In particolare quando parlano tra di loro rievocando i dettagli dell'operazione che non erano stati visti nelle vignette in modo da spiegarli ai lettori.
                  "Coi dollari, coi dollari si compran le vallate / Così le mie ricchezze saran settuplicate" (da Paperino e l'eco dei dollari)

                  *

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                    Re:Topolino 3470
                    Risposta #23: Sabato 28 Mag 2022, 15:25:24
                    Altea domanda che mi lascia perplesso:
                    Spoiler: mostra
                    secondo voi, cosa ha davvero di particolare la Maschera di Gengis Ghatt per essere così ambita da Jen Yu, tanto da tradire John sino a quel punto?  :-?

                    *

                    Xaen
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                      Re:Topolino 3470
                      Risposta #24: Sabato 28 Mag 2022, 17:53:31
                      Altea domanda che mi lascia perplesso:
                      Spoiler: mostra
                      secondo voi, cosa ha davvero di particolare la Maschera di Gengis Ghatt per essere così ambita da Jen Yu, tanto da tradire John sino a quel punto?  :-?


                      Spoiler: mostra
                       Sicuramente ghatt-a ci cova.

                      *

                      Tenebroga
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                        Re:Topolino 3470
                        Risposta #25: Domenica 29 Mag 2022, 12:26:07
                        La storia a bivi non è male e ci sono gag divertenti ma trovo sempre che si faccia un uso depotenziato di questa tipologia di storie.
                        Talvolta, esattamente come in questa storia,
                        Spoiler: mostra

                        c'è un solo finale di successo mentre tutti gli altri portano a un fallimento

                        ma si ci arriva sempre facendo scelte casuali.
                        In altre storie (e sono quelle che preferisco meno) invece si arriva a semplici finali alternativi che dicono poco o nulla.
                        Non sarebbe molto più bello coinvolgere il lettore con scelte ponderate? Faccio un esempio sempre prendendo spunto da questa storia.
                        Spoiler: mostra

                        Nel momento in cui il trio si trova davanti alle 3 porte non si poteva mettere un indovinello da risolvere? Un lettore "bravo" si sarebbe divertito di più a ragionare per raggiungere il successo con la propria abilità. E invece niente... si aprono le porte a caso e si spera di trovare il finale giusto. Per pura fortuna ci sono pure riuscito al primo colpo anche se il finale di gran lunga più bello secondo me è quello dove il nozzo spezza a metà il libro.


                        *

                        Gumi
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                          Topolino 3470
                          Risposta #26: Giovedì 2 Giu 2022, 18:14:46
                          Recensione Topolino 3470


                           Dare un taglio troppo personale alle recensioni sarebbe da evitare, soprattutto quando i propri pensieri hanno l’onore di essere pubblicati su un sito autorevole in materia disneyana come il Papersera. E nella costruzione del discorso è sempre necessario che il recensore si sforzi per non lasciarsi troppo condizionare da pregiudizi o convinzioni consolidate, allo scopo di formulare un giudizio finale quanto più possibile corretto, coerente, obbiettivo.

                           Nonostante ciò, è anche vero che alla fin fine la recensione pur essendo pubblicata dal sito rimane una produzione assolutamente e inevitabilmente personale per chi la scrive, che quindi si prende piena responsabilità se andrà a bocciare una storia che tutti gli altri lettori amano o se andrà a promuovere un volume che la grande maggioranza degli utenti e degli appassionati ha detestato.

                           Nel recensire Topolino 3470 si deve innanzitutto tenere presente che è un numero estremamente vario. Vi è il gruppo di ragazzi di Area 15 e torna una vecchia paperizzazione (era un po’ che non se ne vedevano), vi è la storia che ha l’onore di essere richiamata in copertina, con protagonista la 313, che fa parte del ciclo Comics & Science, vi è il ritorno di una storia a bivi, che conclude i festeggiamenti del “pippiversario”, e infine vi è la quarta e ultima puntata di una importante saga che vede Fantomius come protagonista.

                           A fronte di un elenco così variegato però l’impressione generale che se ne ricava è che sia un numero che avrebbe potuto lasciare qualcosa in più, e che invece, in fondo, sia mancato qualcosa per ottenere piena soddisfazione.

                           Ma andiamo per gradi e cominciamo dalla storia di copertina, che, curiosamente si trova in una posizione del numero (penultima) che solitamente è riservata alle storie non grande rilevanza.

                           Paperino e l’auto smemorata (Bosco/Soldati) è tuttavia una storia simpatica, che come tutte le altre del ciclo Comics & Science prende spunto da un argomento scientifico o tecnologico, le leghe a memoria di forma in questo caso, e ci costruisce attorno un intreccio.

                           Tali leghe sono particolari combinazioni di metalli in grado, qualora riscaldate, di recuperare almeno in parte la loro forma originaria: quale occasione migliore che utilizzarle per uno scherzo? La storia non ha particolari pretese, ma risulta divertente e godibile, intrattenendo e insegnando qualcosa, in pieno stile Topolino. Stile “classico” anche per i disegni di Soldati.

                           Prosegue nel numero anche la serie, di cui è autore in testi e disegni Corrado Mastantuono, di “cortometraggi” in bianco e nero che vedono come protagonista un Bum Bum più scalcinato e pasticcione del solito.

                           Improvvisamente splash fa il verso al cinema muto degli anni Venti e fa vivere al noto imbianchino paperopolese, insolitamente elegante, un’avventura che flirta con l’assurdo e il nonsense, in cui la trama non sembra avere poi tutta questa rilevanza: si tratta di un semplice crescendo di situazioni paradossali che Bum Bum si trova man mano a dover gestire, con un umorismo slapstick particolarmente riuscito.

                           
                          Il tappo sul fondo, un grande classico

                           Le 10 tavole dimostrano come basti un semplice tubo dell’acqua malfunzionante perché si possa costruire una breve divertente e originale, in cui ovviamente l’abilità del disegnatore Mastantuono la fa da padrone nel riuscire a “mettere su carta” in maniera convincente questa storia che sembra provenire da un’altra epoca.

                           Pippo alla ricerca del numero zero è la storia sceneggiata da Vito Stabile e disegnata da Andrea Malgeri che, in chiusura dei festeggiamenti per il 90° anniversario di Pippo, riprende il filone delle storie a bivi.

                           Tali storie hanno avuto origine nel 1985 con Topolino e il segreto del castello del compianto Bruno Concina, un’intuizione in cui il lettore stesso è “protagonista” della vicenda, addentrandosi in tutta una serie di alternative e di scelte che portano la storia a finali differenti. Stabile ha raccolto questa eredità e da qualche anno ha provato a riportare in auge i fasti di questa tipologia di avventure che erano andate pian piano perdendosi dopo il grande entusiasmo iniziale.

                           Premettendo che le storie a bivi costituiscono una categoria di per sé divisiva, con uno zoccolo duro di lettori che le amano e un altro, altrettanto duro, di lettori che non le sopportano, nel caso in questione il risultato è godibile per gli amanti del genere, anche se forse la storia avrebbe necessitato di una quantità di spazio maggiore, qualche tavola in più, per andare a sviluppare meglio le varie diramazioni, in particolare quella che si rivelerà essere la “strada corretta”.

                           Presupposto fondamentale per la riuscita della storia è, infatti, la presenza di una sola conclusione che possa essere ritenuta pienamente soddisfacente. Questo è un elemento imprescindibile per incentivare la curiosità del lettore, che deve riuscire, come in un labirinto, a individuare il giusto percorso per godere del premio finale.

                           
                          Un inusitato trivio

                          Da sottolineare, in opposizione alla “liturgia” del genere la presenza di un trivio, che introduce una piacevole variazione sul tema. Piacevole inoltre il ripescaggio del personaggio del nonno Walter, introdotto dallo stesso Vito qualche anno fa nella storia Pippo e l’asso dei cieli.

                           La nota dolente del numero è sicuramente Area 15: In punta di piedi, di Gaja Arrighini e Marco Mazzarello.

                           Se la serie di avventure di Qua, Biggs, Ray, Vanessa e gli altri, nata su intuizione di Roberto Gagnor, si è presa una certa rilevanza sul settimanale è per la capacità che hanno avuto gli autori di riuscire a intercettare una generazione che non aveva elementi con cui immedesimarsi e a raccontare le particolarità del carattere di questi ragazzi (le prime cotte, i litigi, le passioni) in maniera naturale e appassionante.

                           In punta di piedi, pur volendo tentare di agganciarsi a quel filone, risulta essere invece forzata nelle interazioni e noiosa nell’insieme. Mancano l’immedesimazione e il divertimento e alla fine della storia rimane solamente il ritornare alla mente del ballerino paperizzato Bolle Duck. Non che ne avessimo sentito poi tutta questa mancanza.

                           Il “gran finale” della recensione coincide con quello della saga di Fantomius, iniziato qualche settimana fa con La notte di Fantomius, che si conclude con il secondo episodio di L’alba di Fantomius.

                           Negli anni il ladro gentiluomo rivitalizzato da Marco Gervasio si è costruito, volontariamente o meno, una nomea di “personaggio infallibile”. Nonostante i tentativi di renderlo più “umano”, resta nell’opinione di chi scrive l’impressione che ormai sia sempre più difficile trovare avversari per il “ladro gentiluomo” in grado di metterlo seriamente in difficoltà. Come scritto in apertura di recensione, questa lettura deriva del consolidamento dell’opinione che ci si può fare nel vederlo sempre trionfare, come d’altronde avviene sempre per i protagonisti Disney. Rimane tuttavia il desiderio personale di vederlo per una volta sconfitto piuttosto che vincitore.

                           In questa avventura l’autore romano era riuscito a metterlo finalmente in una situazione di effettiva impasse: rimasto solo e con una identità segreta compromessa, Fantomius era con l’acqua alla gola. Ma proprio quando tutto sembrava apparecchiato per un “nuovo inizio”, in cui Lord Quackett doveva venire a patti con il fatto di essere stato definitivamente smascherato, il finale dell’avventura non ha fatto altro che far ripartire tutto da capo, con l’aggravante, sempre a parere di chi scrive, di una soluzione non completamente convincente: la messinscena del “finto rapimento” sembra troppo naif come trovata per poter essere accettata, anche obtorto collo, da un Pinko finalmente degno avversario del precursore di Paperinik.

                           
                          La bella addormentata che move il sole e ‘l mondo Disney

                           Un nuovo inizio, un andamento circolare in cui si ripropongono alcuni topoi che stanno diventando effettivamente ricorrenti nella narrazione di Gervasio: si nota una certa alternanza di temi e personaggi, che si rincorrono tra passato e presente, tra avi e discendenti, che ruotano attorno alle medesime situazioni (vedasi ad esempio un nuovo ruolo fondamentale ricoperto dal dipinto della Bella addormentata, ormai motore fondamentale in varie avventure del “gervasioverso”).

                           La critica di chi scrive queste righe, come già riportato in passato allo stesso autore, viene presentata in particolare verso l’uso del personaggio di Cuordipietra Famedoro, che lo sceneggiatore ha eletto a nemesi di Fantomius. Molto di più avrebbe giovato la creazione e l’utilizzo di un personaggio originale, come lo stesso Gervasio ha dimostrato di saper fare con l’introduzione del personaggio di Duckan.



                          Voto del recensore: 2.5/5
                          Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
                          https://www.papersera.net/wp/2022/06/02/topolino-3470/


                          Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!


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                            Re:Topolino 3470
                            Risposta #27: Venerdì 17 Giu 2022, 08:56:21
                            Buongiorno a tutti, le storie che preferisco nell'albo, che fanno suscitare in me qualcosa degna di nota, sono la storia di fantomius, perché molto gradevole e precisa nella maniera in cui vengono incastonati gli eventi.... Non so ma mi diranno gli esperti del sito cosa questa sceneggiatura abbia aggiunto di nuovo ;;D

                            L area 15,niente di memorabile, ma quanto meno si sente un po di freschezza giovanile

                            In ultimo, una menzione va alla storia de l'auto smemorata, dove la coppia di cugini combinano sempre disastri... Questa non sfugge al canovaccio classico, però qualche spunto di originalità, e poi mi chiedo, solo io mi sono stranito quando ho visto paperoga fare scherzi a paperino? Di solitonon avviene, nemmeno viceversa.. Boh :)

                             

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