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Almanacco Topolino 9 - Recensione di Luigi Sammartino

Questo nuovo numero di Almanacco Topolino rappresenta una nuova e piccola rinascita. Non solo perché assistiamo quasi definitivamente al virtuale “passaggio di consegne” tra Luca Boschi e Davide Del Gusto, ma anche perché si nota un nuovo ordine, una nuova impostazione e una cura che si rinnova, ma al contempo si trasforma. L’indice conferma questa impressione e offre subito nuovi e ricchi spunti per la lettura. L’impostazione tradizionale delle due storie “classiche” dai precedenti Almanacco Topolino non è cambiata. In questa sede, viene offerta come storia di apertura Pippo e l’ospitalità maiuscola (Carlo Chendi / Sergio Asteriti). Una storia di altri tempi, ma che si fa notevolmente notare per le trovate geniali dell’autore ligure, che riesce anche a farti immedesimare in Pippo stesso e nel suo disagio di dover comunque offrire ospitalità ad autentici “portoghesi” (se non addirittura “parassiti”, per citare un esempio cinematografico molto recente). La storia si snoda perfettamente e garantisce una buona lettura. I disegni di Asteriti presentano un tratto molto pulito e accurato anche nelle espressioni dei personaggi. Parallelismi del gioco della Saga di Paperone. La prima sezione dell’albo ci porta alle storie inedite straniere di questo bimestre, dove si può notare un primo elemento di continuity che si snoda attraverso tre storie. In Paperone contro Paperone (Olaf Moriarty Solstrand/Arild Midthun), l’autore prova a riscrivere la storia della Saga di Don Rosa (in particolare i capitoli sul Klondike, l’Australia e il Sudafrica), immaginando che lo stesso Paperone possa permettere ad altri di immedesimarsi nelle sue avventure e provare a diventare come lui, affrontando le medesime peripezie e avventure (indicate come livelli di gioco). Una storia curiosa e ben riuscita, che prova ad essere contemporaneamente un what if e un racconto di formazione, nel momento in cui confronta Paperone e Paperino relativamente alle scelte da fare per accumulare il patrimonio miliardario. E Midthun aiuta anche in questo esperimento, disegnando alcune tavole come se fossero uno specchio della medesima situazione, e dove è la rappresentazione delle scelte e della sorte a descrivere un parallelo narrativo. Veramente interessante come soluzione grafica e narrativa. Anche Cuordipietra sembra avere un cuore… La continuity si ritrova anche in una storia “anomala”, perché incentrata su un personaggio che ha sempre fatto da antagonista nelle pubblicazioni passate, e di recente tornato alla ribalta con DuckTales: Cuordipietra Famedoro. Cuordipietra e l’eredità dei Famedoro (Lars Jensen/Marco Rota) prova a replicare in piccolo il successo della Saga con la sua nemesi. Una prima parte di due (come indicato nell’editoriale di accompagnamento della sezione) che si svolge soprattutto in flashback del miliardario sudafricano, e che racconta la storia della sua famiglia (dal nonno Cuordiroccia al padre Cuordimattone, accennando al nipote Testavuota Ciondoloni) e delle peripezie che hanno attraversato. Una storia molto breve, ma che riesce a condensare molto dell’entusiasmo che si prova leggendo la Saga di Don Rosa. Anche i disegni di Rota, che ricordano più lo stile barksiano, riescono a essere evocativi dei ricordi menzionati, con un tratto ancora pulito e dinamico al contempo. Infine, l’albo ospita anche la “continuity larga” con una nuova breve su Della. Paperino e Della – Le prime vacanze (Ever Geradts/Carmen Perez) propone una situazione meno ironica, molto forzata, forse anche più statica del solito, benché di impatto con disegni dal tratto pulito e fresco. Bella questa versione a fumetti di The Ring. Tra le altre storie della sezione, Amelia e i canali stregati (Doug Gray/Wanda Gattino) sembra forse un espediente non particolarmente brillante per mettere in mostra l’ennesimo tentativo di Amelia di rubare la Numero Uno, benché si possa comunque sottolineare la gradevolezza dei dinamismi delle scene e anche una cult horror reference. Gattino molto incisivo ed energico qui, benché forse un po’ sprecato per una breve di quattro pagine. Topolino e l’indagine saporita (Noel Van Horn) non riesce a spiccare come storia, soprattutto per una trama che appare scontata e a tratti anche noiosa. Gambadilegno esce di prigione per buona condotta, ma Topolino è dubbioso che voglia comportarsi bene e lo pedina in giro per la città. Le situazioni in cui Topolino si caccia per colpa di Gambadilegno sono sicuramente bizzarre, ma l’esito finale della storia appare forse troppo immediato, repentino e con un’intuizione discutibile per certi aspetti. Molto convincenti, invece, i disegni di Van Horn jr., dove si percepisce la tensione nei chiaroscuri e nel contrasto tra il buio dei luoghi e la luce delle zone delle vignette dove si trovano i protagonisti. Uno stile che richiama il primo Gottfredson e che prova a dargli nuova freschezza. Chiude questa sezione Panchito Pistoles – Vento di Guai (Daan Jippes/Daan Jippes-Ulrich Schröder), una breve di un altro epigono di Barks, Jippes, che mette ancora una volta la sua abilità nel dare dinamismo alle scene e rendere le situazioni di tensione molto avvincenti e di impatto. Anche il clima ventoso in cui si svolge la vicenda è perfettamente reso e sembra quasi animare le statiche vignette di carta. Il riso non abbonda di certo sulla bocca dei seri. L’ultima sezione di questo albo si apre con Zio Paperone – le carote dell’allegria (Romano Scarpa), la prima che componeva il volumetto dedicato a Barks del 2002. Scritta e disegnata dal maestro veneziano, la storia ha il sapore delle tipiche avventure barksiane in cui Paperone e i nipotini sono calati. Tuttavia, una presenza (anomala, per certi versi) è da segnalare: quella di Brigitta, qui stranamente accompagnatrice di Paperone nell’avventura, e che rischia anche di divenire il motivo del suo fallimento. Una storia esaltante, per certi versi: un buon bilanciamento di presenze tra Paperone e Cuordipietra, mentre stona (senza aggravare ulteriormente la trama) la presenza della bionda spasimante di Paperone. Una delle ultime interpretazioni del maestro veneziano, che comunque palesava ancora una certa freschezza. La successiva storia, Topolino e la montagna di diamanti (Charles Beaumont e William Nolan/Paul Murry), ci catapulta indietro nel tempo. L’ennesima indagine (fortunosa) di Topolino lo porta a svelare il nascondiglio pacchiano e sbrilluccicante del proprietario della montagna di diamanti, avaro, ingordo e pronto a catturare chiunque possa rivelarne l’ubicazione. Storia che, appunto, sembra uscire proprio dagli albi che si leggevano all’epoca, con alcune note di semplicistica trama, colpi di scena e con logiche piuttosto semplici. I disegni di Murry sono molto statici e lineari, non particolarmente coinvolgenti o espressivi come altrimenti visto in altre storie. Il dinamismo e i dettagli di Hubbard. Seguono ben due storie della fortunata coppia Kinney e Hubbard. Paperino e lo sci “terracqueo” vede ancora una volta Paperoga coinvolgere Paperino in una delle sue strambe idee, benché questa volta sia semplicemente per praticare sci d’acqua. Una breve (così la potremmo definire) molto dinamica, dove si nota moltissimo la sequenzialità animata, tipica dei corti d’animazione dell’epoca, ulteriormente impreziosita dai brillanti disegni di Hubbard. La seconda storia, Maga Magò cuoca di bordo, ha invece una trama molto meno logica e lineare; i disegni di Hubbard sono sempre fenomenali, ma i visi mancano della piena espressività nella singola scena, rimanendo molto statici e “paralizzati”. Storia comunque apprezzabile come divertissement dell’albo. Chiude infine la selezione odierna Pico de Paperis e il Ferragosto in collina (Dalmasso/Carpi). Storia con un certo grado di complicità e di colpi di scena, con trovate dei Bassotti alquanto furbe e che rendono la consequenziale narrazione interessante nel suo svolgimento. I disegni classici di Carpi rendono suggestiva l’atmosfera. Tutto sommato, una buona storia. Il primo albo di Almanacco Topolino del post-Luca Boschi supera brillantemente la prova. La selezione è ottima, si ritrovano comunque delle buone linee comuni alla testata che sono seguite ottimamente e con buona lena. Anche le inedite sono gustose nella lettura e alcune proposte sembrano dare buone premesse nel proseguimento. È sicuramente un’operazione lodevole per il suo rinnovamento e per la sua volontà, che si auspica possa portare avanti brillantemente questo nuovo ciclo.

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