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Topolino 3467 - Recensione di Manuel Crispo

Dopo Bruno Enna, che in questo numero chiude l’avventura di ampio respiro Amelia e le 7 streghe vulcaniche, godiamo del gradito ritorno di un altro grande sceneggiatore mancante dalle pagine di Topolino da un po’ di tempo. Francesco Artibani apre il 3467 con Pippo e i bracciali di Maciste, storia che, come dichiarato nel consueto editoriale firmato da Alex Bertani, è stata pensata per festeggiare i novant’anni del personaggio che, con il proprio esibito pensiero laterale, “infesta” la vita di Topolino da tempo immemorabile. Per l’occasione Artibani, coadiuvato da un Lorenzo Pastrovicchio che svolge un eccellente lavoro di recupero estetico, decide di riprendere le atmosfere delle avventure gottfredsoniane di Mickey, ricomponendo (con l’aggiunta di Paperino) il terzetto di personaggi già visto in molti capolavori, dal corto Stazione di servizio a Topolino e la notte a Val Dormigliona, passando per Topolino nella casa dei fantasmi. La vicenda parte dal classico equivoco pippesco (dovendo acquistare una tenda per il campeggio, in qualche modo Pippo compra un intero circo, con tanto di pulci ammaestrate) e si trasforma in un mystery “tecnologico” con plot twist finale. La splendida Pippo e i bracciali di Maciste va a inserirsi nel non ampio bacino delle storie recenti che tentano di andare a recuperare le atmosfere, lo stile grafico e lo storytelling delle avventure a fumetti dei primi del secolo scorso. Nella sua semplicità lo considero un esperimento più che riuscito: una storia apparentemente semplice ma con molto cuore, gag riuscite e una cura grafica superiore alla media mi sembra il modo migliore per celebrare il personaggio più trasversalmente poetico del cast Disney. L’albo procede con il secondo episodio di La notte di Fantomius di Marco Gervasio, avventura lunga che ruota intorno alla scoperta, da parte delle autorità di Paperopoli, dell’identità segreta del ladro gentiluomo. Questa volta Lord Quackett non può dichiarare di essersi tradito… volontariamente: vittima di un qualche tipo di macchinazione, dopo aver esibito la consueta sicurezza finisce a dover affrontare da solo i propri nemici. Appesantita dai numerosi riferimenti a storie del passato più o meno remoto (sono due chili di didascalie, lascio?), quella che dovrebbe essere la storia del definitivo tramonto (o della rinascita) di Fantomius procede con una certa fiacchezza e un momento che dovrebbe apparire drammatico, quello dell’arresto dei suoi complici di sempre, risulta depotenziato dall’incertezza della messa in scena. Now so long, Paprika, it’s time… Un po’ più interessante l’ultimo episodio della già citata Amelia e le 7 streghe vulcaniche di Enna e Roberto Vian, che si giova, al netto di uno svolgimento non sempre originalissimo, di un interessante twist e di sontuose tavole “da kolossal” che fanno ipotizzare una futura raccolta in volume. Le streghe tornano a far paura, e anche Amelia recupera sul finale il proprio ruolo da protagonista, sebbene la sceneggiatura indugi un po’ troppo sul sentimentalismo e la rivelazione del “vero potere” della fattucchiera ponga qualche problema di continuità con le storie che abbiamo visto dai tempi di Carl Barks a oggi: se Amelia è così forte in prossimità del proprio elemento, perché non ha mai tentato di attirare Paperone sul mare? Con le retro-continuity va sempre a finire che qualcosa non torna, ed è il motivo per il quale andrebbero evitate, ma se non altro la battaglia magica concede il giusto payoff al lettore, e tanto basta. Meno bene il nuovo episodio de Gli urbani paperi, dal titolo Briganti: fra i soliti romani che parlano romanesco, uno svolgimento farraginoso e comprimari dalla personalità tagliata con l’accetta, la saga co-sceneggiata da Bertani e Matteo Venerus procede, in qualche modo, incantando solo grazie alle spettacolari tavole di Emmanuele Baccinelli. Un piano sequenza alla Gianni de Luca Il montaggio della prima pagina, con Anta Papera che rappresenta l’unico elemento dinamico delle tre vignette orizzontali, sembra quasi omaggiare la Trilogia shakespeariana o Il commissario Spada di Gianni de Luca. Spesso Baccinelli sistema i suoi punti di fuga posizione eccentrica o gioca con le ombre e la giustapposizione di elementi per aumentare la resa drammatica del narrato, altre volte utilizza elementi intradiegetici (seppure incorporei, come le note della cetra di Archimedio) per separare le vignette. Se alla sontuosità della componente grafica corrispondesse una trama più interessante, Gli urbani paperi sarebbe un’avventura destinata a entrare nella storia del fumetto Disney. Purtroppo, non nascondo di averla trovata narrativamente tediosa e, al netto delle diverse riletture, resto convinto di essermi lasciato sfuggire qualche elemento di trama, forse distratto dalla bellezza dei disegni. Se volessi andare proprio in profondità potrei rilevare che questo episodio perde anche l’occasione di divulgare un po’ di informazioni sulle spezie, usate non solo per insaporire ma anche con funzioni antisettiche e conservative. Alla fine dei conti, Topolino 3467 risulta essere uno spettacolo per gli occhi, con la componente narrativa che in paio di casi pare arrancare qualche passo indietro. Concludo questa mia recensione con un sentito appello alla redazione tutta: basta con il romanesco. Non fa più ridere dal 2007.

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Topolino 3467

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Dippy Dawg
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    Re:Topolino 3467
    Risposta #60: Mercoledì 11 Mag 2022, 09:39:16
    Concludo questa mia recensione con un sentito appello alla redazione tutta: basta con il romanesco. Non fa più ridere dal 2007.
    Dissento fortemente, assolutamente e caparbiamente! ;)

    Quelle (pochissime...) parole in romanesco, oltre a divertirmi sinceramente, mi ricordano sia il secondo episodio di Storia e Gloria che le storie di Asterix, quindi le trovo più che adeguate! :)
    Anzi, avrei messo pure qualche accenno ad altri dialetti, per dimostrare la cosmopolicità della società romana!
    « Ultima modifica: Mercoledì 11 Mag 2022, 09:41:01 da Dippy Dawg »
    Io son nomato Pippo e son poeta
    Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
    Verso un'oscura e dolorosa meta

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    Cornelius Coot
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    PolliceSu
      Re:Topolino 3467
      Risposta #61: Mercoledì 11 Mag 2022, 10:13:39
      Concordo col dissenso di Dippy e sottoscrivo ogni sua frase.

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      Manuel Crispo
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      PolliceSu
        Re:Topolino 3467
        Risposta #62: Mercoledì 11 Mag 2022, 17:07:59
        Concludo questa mia recensione con un sentito appello alla redazione tutta: basta con il romanesco. Non fa più ridere dal 2007.
        Dissento fortemente, assolutamente e caparbiamente! ;)

        Quelle (pochissime...) parole in romanesco, oltre a divertirmi sinceramente, mi ricordano sia il secondo episodio di Storia e Gloria che le storie di Asterix, quindi le trovo più che adeguate! :)
        Anzi, avrei messo pure qualche accenno ad altri dialetti, per dimostrare la cosmopolicità della società romana!

        Francamente il romanesco non lo sopporto più in nessun ambito. Dopo anni di meme a tema Boris ne ho piene le puffe, per citare il maestro Peyo. Il fatto che in questa storia si cerchi la suggestione asterixiana-martiniana per me non è una giustificazione ma un'aggravante, perché quei prodotti hanno un'ambizione umoristico-dissacrante che qui non c'è, quindi sono "citazioni" (vogliamo chiamarle "riferimenti", vogliamo chiamarle "strizzatine d'occhio"? il concetto è quello) fuori dal tono del narrato. E anche come espediente umoristico mi sembra che abbia fatto il proprio tempo.
        Detto questo, l'idea di una storia in dialetto non mi dispiace. Se si vuole, un'idea si trova anche con facilità: una storia in cui tutti i personaggi parlino in dialetto o anche ognuno un dialetto diverso? E perché no? D'altronde, se Camilleri ha scritto romanzi in siciliano che sono stati apprezzati in tutto il territorio nazionale e persino tradotti in varie lingue straniere, non vedo perché su Topolino non si possa fare un esperimento di questo genere.

        Però il dialetto vero, no "Anvedi" e "pijamose tutto" così, a caso.
        “O con amore o con odio, ma sempre con plutocratica sicumera”.

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        bunny777
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        PolliceSu
          Re:Topolino 3467
          Risposta #63: Mercoledì 11 Mag 2022, 18:03:17
          Dopo anni di meme a tema Boris ne ho piene le puffe, per citare il maestro Peyo.
          Suppongo che possa essere una questione di esperienze personali. E' chiaro che se mangio spaghetti per 6 mesi ogni giorno, dopo non vorrò vederli neanche col cannocchiale. Nelle mie letture normalmente non riscontro dialoghi dialettali, cosicchè leggerli magari una tantum sul Topo può farlmi sorridere. Parlo comunque indipendentemente dalla storia in questione, che non ho ancora letto.
          Sono comunque anch'io a favore di un'eventuale proposta in gerghi e dialetti locali, che secondo me potrebbe avere successo.


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          Geronimo
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            Re:Topolino 3467
            Risposta #64: Mercoledì 11 Mag 2022, 18:12:51
            Credo che più che l'uso del dialetto il bello e bravo Manuel Crispo (per usare una sua espressione 😂) criticasse l'uso stereotipato del dialetto. E qui sono d'accordissimo con lui, ho sempre detestato per esempio chi tenta di imitare il mio dialetto siciliano, per di più con espressioni stereotipate (se volete essermi amici non pronunciate mai miii Palemmo davanti a me  SmShame2). Non avete idea del fastidio che provo per quel "Chista è meravigghia" pronunciato così male nella pubblicità della birra Messina, aaargh!
            L'uso in Topalbano me lo ricordo invece piacevole.
            Luca Giacalone

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            Manuel Crispo
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              Re:Topolino 3467
              Risposta #65: Mercoledì 11 Mag 2022, 18:18:35
              Credo che più che l'uso del dialetto il bello e bravo Manuel Crispo (per usare una sua espressione 😂) criticasse l'uso stereotipato del dialetto. E qui sono d'accordissimo con lui, ho sempre detestato per esempio chi tenta di imitare il mio dialetto siciliano, per di più con espressioni stereotipate (se volete essermi amici non pronunciate mai miii Palemmo davanti a me  SmShame2). Non avete idea del fastidio che provo per quel "Chista è meravigghia" pronunciato così male nella pubblicità della birra Messina, aaargh!
              L'uso in Topalbano me lo ricordo invece piacevole.

              Concordo con il bel e bravo Geronimo <3 In Topalbano, anche per me era usato molto bene.
              “O con amore o con odio, ma sempre con plutocratica sicumera”.

               

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