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Topolino 3472 - Recensione di Andrea Pasti

Anno turbolento per la fattucchiera che ammalia. Dopo il grande evento in quattro parti conclusosi un mese fa, la strega vesuviana affronta una nuova scossa nel suo status quo in una storia in due parti scritta a quattro mani dai fratelli Emiliano e Matteo Mammucari. Debuttanti-ma-non-troppo, i due sceneggiatori sono in realtà autori ben navigati, che ci raggiungono direttamente dalle scuderie Bonelli, così come Marco Nucci e Gigi Cavenago prima di loro. Un andazzo degli ultimi anni che fino ad ora si è dimostrato vincente e che ha portato sicuramente una visione nuova sul fumetto dei paperi e dei topi. Gastone lo sfortunato è per certi versi il sequel spirituale di un’altra storia importante del protagonista, vedendo nuovamente al centro della scena il suo rapporto conflittuale con l’elemento che più di tutti lo contraddistingue e di cui, a questo giro, viene privato. Ad agire dietro le scene, come accennavamo all’inizio, è Amelia, che stanca dell’ultimo fallimento con Paperone, cambia obiettivo e decide di diventare ricca (ricca! Ricca!) appropriandosi della fortuna di Gastone, costretto quindi ad affidarsi a Paperino. I due cugini superano i loro antichi conflitti e uniscono le forze per raggiungere Napoli… ma questa è un’altra storia, che vedremo la settimana prossima. La trama non è originalissima, ma acquista forza grazie al doppio protagonista e al particolare ruolo da consigliere di Paperino. Non è la prima volta che il personaggio assume questo ruolo verso il parentado, ma è forse la prima volta che questo aspetto viene messo al centro dell’azione. Ai disegni e alla supervisione colori Stefano Zanchi, che continua il proprio approccio grafico sperimentale, con linee fluide, gabbie libere e colori molto d’atmosfera. Gabbie libere che, a volte, sono solo vezzo grafico e non contribuiscono davvero alla narrazione. Supervisione ai colori di Zanchi, che però sono nella pratica eseguiti da Emanuele Virzì. Già: una novità interessante di questo Topolino 3472 è l’accredito sia ai coloristi che agli inchiostratori nell’indice. Per la prima volta non si tratta di un caso d’eccezione come Mirka Andolfo, ed è presente per tutte le storie dell’albo. Una composizione a ventaglio sicuramente più interessante della classica, ma forse un po’ troppo agitata Il secondo e ultimo episodio di Topolino e il ritorno dell’uomo falena scorre abbastanza linearmente. Sergio Badino però gioca coi personaggi secondari e con i depistaggi, così che alla fine buoni e cattivi si mescolano inaspettatamente, tradendo (in modo positivo) le aspettative del lettore e rendendo così più interessante un giallo piuttosto semplice. Andrea Malgeri continua ad essere un disegnatore solido della nuova generazione. Ancora non possiede particolari guizzi, ma ha le carte in regola per maturarli negli anni, come già si vede dagli interessanti character design dei nuovi personaggi. Buone anche le chine di Simone Paoloni, mentre i colori di Putra Shah Bin Bin Abd Jalil risultano nella norma dei “piatti” di Topolino. Le ombre sono troppo poche, quasi casi isolati e sembrano più una incoerenza che la normalità. Prosegue il ciclo di PippoSpot, da un paio di storie in mano a Roberto Gagnor. Come per il precedente episodio, Il nuovo nome ha un focus differente dagli episodi di Coppola, più incentrati sul gag situazionali. Le storie del ciclo di Gagnor, infatti, partono da dettagli tecnici, da falle nel meccanismo, da cavilli burocratici. Stavolta si tratta della ricerca del marchio più originale, che si concluderà poi in maniera prettamente pippica. Ai disegni, Sergio Cabella gioca bene con le inquadrature, ma meno coi personaggi, che a volte sembrano avere un po’ di gambe corte. I colori di Monica Rossi sono simili al caso precedente: piatti con pochissime ombre, per lo più concentrate sul protagonista. Ai testi di Davide Aicardi tornano i disegni di Massimo Fecchi in Qui, Quo e… Qua ci serve un liutaio! Il simpatico gioco di parole del titolo ben introduce il fatto che Qua in realtà non appare per quasi tutta la storia e nonostante ciò ne è il motore: Qui e Quo, giocando ad un videogioco in VR rompono la chitarra del fratellino e ne affrontano di cotte e crude per farla riparare. Trama semplice, valorizzata soprattutto dalla recitazione dei personaggi. Chicca da worldbuilding è il cameo dei Bumpers, il gruppo musicale di Qua in alcune storie degli ultimi anni. Aicardi sembra avere un debole per le prodezze strumentali di Qua, visto che non è la prima volta che ne sfrutta le abilità. Molto gradevole la combinazione di colori tenui di Martina Andonova. Paperino e il torneo del re è a tutti gli effetti il seguito di Paperino e il sigillo di Papero Magno, a sua volta parte dell’operazione di ripresa del ciclo bottariano. Ancora una volta Carlo Panaro e Marco Palazzi rimettono mano alle atmosfere medieval-umoristiche con una trama molto semplice, che incontra un piccolo colpo di scena solo con l’introduzione di (spoiler) Gedeone Paperingio. Un intervento molto simile a quello della storia precedente, dove lo stacco dalle classiche avventure arrivava sempre dall’introduzione di un personaggio di origine scarpiana. Momento filosofico: l’ombra spicca più della luce Da notare che, al di fuori dell’esplicito richiamo al ciclo originale, mancano del tutto l’atmosfera e il ritmo di Chendi e Bottaro: una lacuna che rende queste storie non diverse da una qualsiasi storia in costume ambientata nell’epoca dei cavalieri, vanificando il senso dell’operazione stessa. Palazzi mostra ancora una volta la propria bravura nel ritrarre i personaggi e le ambientazioni, con simpatiche splash page e una buona recitazione. Meno gradevole, invece, lo scivolone di raffigurare dei pirati di foggia sei-settecentesca nell’Alto Medioevo. Ancora una volta i colori (stavolta di Chiara Bonacini) sono piatti con al massimo un paio di ombre, che sembrano più una macchia casuale che una scelta voluta. In realtà è ben chiaro l’intento di pagina 134, ma nell’economia della storia continua a stonare.

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Topolino 3472

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Anapisa
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    Re:Topolino 3472
    Risposta #30: Venerdì 10 Giu 2022, 23:53:24
    Numero dalle alte aspettative, che per me rimangono solo aspettative  ;:) .
    Per ora la storia su Gastone Sfortunato, a parte la maestosità dei disegni di Zanchi,poetici,espressivi e dinamici, non posso dire non mi abbia convinta, affatto, ha anche dei buoni momenti comici,un sodalizio inaspettato ma funzionante
    Spoiler: mostra
    Paperino e Gastone si intendono e si supportano a vicenda
    ,ma per dare un giudizio mi sento di dover finire la lettura,quindi rimando al prossimo episodio.
    Il ritorno dell'uomo falena si conclude con
    Spoiler: mostra
    la risoluzione del caso, e lo smascheramento di una bufala.
    .Devo dire che la prima parte mi aveva coinvolta molto di più,questa seconda parte ho un pochino faticato a seguirla per bene, trovandola forse un po' scontata sul finale.Che poi
    Spoiler: mostra
    l'uomo falena non esistesse
    era quello che penso quasi tutti sapevamo.
    Qui Quo qua ci serve un liutaio..ho trovato ben riuscita e divertente questa breve,già dalle prime pagine, quando i nipotini giocavamo in casa,fra me e me mi son detta,ma giocando così questi due non rompono niente? :-? ;:) E infatti...
    Solo che mi è parso strano come il miglio liutaio del calisota non si sia reso conto -o non ha voluto? :-? Che quella che stava
    Spoiler: mostra
    riparando altro non era che una chitarra costruita in fretta e furia e forse neanche funzionante
    .Comunque a parte questo ne sono molto soddisfatta.
    Una buona lettura anche per Paperino e il torneo del re, scorrevole,semplice e piacevole.Mi ha fatto divertire molto il finale, per concluderla al meglio,con tanto di inseguimento  :laugh:
    Ah, per Cornelius dato aveva chiesto delle targhe, nella mia edicola di fiducia non erano arrivate (in altre edicole invece le ho viste) .
    Carini anche  i segnalibri da ritagliare raffiguranti parte delle metal plates, io li ho già messi in uso  :-) :-)

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      Re:Topolino 3472
      Risposta #31: Sabato 11 Giu 2022, 00:07:38
      chi chiamerebbe una macchina "Pippo"? Mi sembra un tantino improbabile come soluzione finale :-!
      Forse non sai che le auto giapponesi e coreane hanno nomi ancor più improbabili.
      E poi perché un nome come Pippo ti sembra improbabile? evidentemente dimentichi la Topolino.
      Se poi sono esistite auto che si chiamavano Vectra, Kona, Picanto, Sorento, Rio, Enyaq, Karoq e Bayon ci può anche stare, il nome Pippo mi sembra più commerciale, invece.
      Effettivamente... ;D

      La storia è palesemente ispirata nientepopodimeno che a Topolino e il torneo dell'Argaar... nell'estetica del fantoccio sia nel funzionamento della prova: in entrambi i casi il campione deve superare il fantoccio senza essere colpito dallo scudo.
      E che c'entra il torneo dell'Argaar? la giostra della quintana si gioca da circa mille anni...
      Il fatto che la storia giri attorno a un torneo di per sé è l'elemento meno rilevante nel confronto. Ma già il fatto che in entrambi ci sia la presenza di un cavaliere dall'identità misteriosa è indice di somiglianza, anche perché alla fine è in entrambi i casi l'ultimo rimasto a sfidare il campione in questione. Se poi ci metti pure la giostra tra tutte le prove che si potevano fare... E tra l'altro, non avevo considerato il fatto che in entrambe le storie c'è una prova che ha a che fare con un drago, sebbene qua sia solo una sagoma da colpire.
      In ogni caso chiarisco che la mia non è una critica, anzi, ho apprezzato i piccoli rimandi e infatti la storia la considero forse la più piacevole da leggere del numero. Storie come la saga della Spada di Ghiaccio hanno una certa influenza sugli autori, magari anche inconsciamente, e si vede.

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      Anapisa
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        Re:Topolino 3472
        Risposta #32: Sabato 11 Giu 2022, 07:56:00
        Citazione
        infatti la storia la considero forse la più piacevole da leggere del numero
        Non lo ho specificato, ma in effetti è quello che penso anche io sulla : Paperino e il torneo del re.
        È stata una lettura fresca, scorrevole e simpatica.  ;D
         

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          Re:Topolino 3472
          Risposta #33: Sabato 11 Giu 2022, 09:19:28
          chi chiamerebbe una macchina "Pippo"? Mi sembra un tantino improbabile come soluzione finale :-!
          Forse non sai che le auto giapponesi e coreane hanno nomi ancor più improbabili.
          E poi perché un nome come Pippo ti sembra improbabile? evidentemente dimentichi la Topolino.
          Se poi sono esistite auto che si chiamavano Vectra, Kona, Picanto, Sorento, Rio, Enyaq, Karoq e Bayon ci può anche stare, il nome Pippo mi sembra più commerciale, invece.

          La storia è palesemente ispirata nientepopodimeno che a Topolino e il torneo dell'Argaar... nell'estetica del fantoccio sia nel funzionamento della prova: in entrambi i casi il campione deve superare il fantoccio senza essere colpito dallo scudo.
          E che c'entra il torneo dell'Argaar? la giostra della quintana si gioca da circa mille anni...

          non ho capito perché il liutaio debba parlare in un modo delirante: non fa ridere affatto.
          Forse non farà ridere, ma il motivo è ovvio... non hai riconosciuto l'aria, peraltro notissima?
          Ragazzi, esiste anche la musica classica oltre al rap / hip hop...

          Sinceramente? No, non l'ho riconosciuta (se è un'aria lirica, non me ne stupisco perché detesto la lirica).

          Ma dubito che a riconoscerla riderei: uno che sta costruendo una chitarra moderna parla cantando arie classiche dove chiede settanta dollari di materiale. Devo ridere? Devo proprio ridere? Mah...

          "Paperinik, discolpati!" Ecco, questa ci stava bene nella sua storia originaria. E faceva ridere. Spero che non la conosciamo in due.

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            Re:Topolino 3472
            Risposta #34: Sabato 11 Giu 2022, 10:30:45
            Francamente la storia di Gastone l ho trovata ben più deludente del finale delll uomo falena (che come già detto ha tradito un po le mie aspettative e quanto di buono si era imbastito nella prima puntata). I disegni mi trovano combattuto: da una parte trovo che davvero alcune tavole siano dei quadri dall altra trovo la 'monocromia' di alcune coppie di tavole, l eccessivo 'zoom' di tante vignette mi han lasciato obbiettivamente perplesso. Sulla trama mi pare giusto attendere il proseguo per un giudizio completo ma quello visto fin ora mi ha lasciato piuttosto indifferente.
            Grazie Babbo anche per quella volta nel 1980 in cui sei tornato a casa con un Topolino in mano chiedendomi se mi andava di leggerlo...non ho più smesso.

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              Re:Topolino 3472
              Risposta #35: Sabato 11 Giu 2022, 15:31:37
              Sinceramente? No, non l'ho riconosciuta (se è un'aria lirica, non me ne stupisco perché detesto la lirica).
              Ma dubito che a riconoscerla riderei: uno che sta costruendo una chitarra moderna parla cantando arie classiche dove chiede settanta dollari di materiale. Devo ridere? Devo proprio ridere? Mah...
              Se non hai riso tu, ce ne faremo una ragione. Molti di noi sì.
              BEh, per la cronaca stiamo parlando di Rossini e del Barbiere di Siviglia, una delle pagine più note della musica mondiale di tutti i tempi... complimentoni eh. L'hanno suonata persino Elio e le storie Tese.
              E non hai riconosciuto nemmeno Beethoven? Aricomplimenti.

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                Re:Topolino 3472
                Risposta #36: Sabato 11 Giu 2022, 16:33:17
                Ma già il fatto che in entrambi ci sia la presenza di un cavaliere dall'identità misteriosa è indice di somiglianza, anche perché alla fine è in entrambi i casi l'ultimo rimasto a sfidare il campione in questione.
                La presenza di un cavaliere misterioso che poi arriva alla finale è un elemento comune di molti racconti, film, telefilm da secoli (letteralmente).
                C'è pure in una mia storia naif a fumetti che feci a 19 anni con protagonisti gli amici della mia comitiva, anno 1976 d. C., con un cavaliere misterioso che vince un torneo cavalieresco in un finto Rinascimento inglese... e proprio con la giostra della quintana.
                Lo stesso Robin Hood fu un concorrente misterioso ad un torneo di tiro con l'arco.
                Può darsi che ci siano riferimenti all'Argaar, ma è bene ricordare che quella storia ha solo sfruttato un topos che esiste da tempo immemorabile in storie, leggende e pure film di fantascienza distopica, e quindi non ha inventato niente di nuovo sotto il sole.


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                  Re:Topolino 3472
                  Risposta #37: Sabato 11 Giu 2022, 17:21:07
                  Sinceramente? No, non l'ho riconosciuta (se è un'aria lirica, non me ne stupisco perché detesto la lirica).
                  Ma dubito che a riconoscerla riderei: uno che sta costruendo una chitarra moderna parla cantando arie classiche dove chiede settanta dollari di materiale. Devo ridere? Devo proprio ridere? Mah...
                  Se non hai riso tu, ce ne faremo una ragione. Molti di noi sì.
                  BEh, per la cronaca stiamo parlando di Rossini e del Barbiere di Siviglia, una delle pagine più note della musica mondiale di tutti i tempi... complimentoni eh. L'hanno suonata persino Elio e le storie Tese.
                  E non hai riconosciuto nemmeno Beethoven? Aricomplimenti.

                  Guarda, non l'avrei riconosciuta neanche se fosse stata hip hop o rap, o qualsiasi altra cosa musicale, visto che la musica non è proprio nelle mie corde.

                  Adesso che lo so, non rido lo stesso. Perché un liutaio demenziale che canta arie liriche e beethoveniane mentre deve riparare una chitarra da settanta dollari non mi fa ridere.

                  Mi farò una ragione per cui altri ci ridono.

                  Per me la cosa non ha aggiunto nulla ad un personaggio che avrebbe "funzionato" anche senza questa gag.

                  Poi oh, tutti i gusti son gusti.

                    Topolino 3472
                    Risposta #38: Domenica 12 Giu 2022, 11:42:59
                    Recensione Topolino 3472


                     Anno turbolento per la fattucchiera che ammalia. Dopo il grande evento in quattro parti conclusosi un mese fa, la strega vesuviana affronta una nuova scossa nel suo status quo in una storia in due parti scritta a quattro mani dai fratelli Emiliano e Matteo Mammucari.

                     Debuttanti-ma-non-troppo, i due sceneggiatori sono in realtà autori ben navigati, che ci raggiungono direttamente dalle scuderie Bonelli, così come Marco Nucci e Gigi Cavenago prima di loro. Un andazzo degli ultimi anni che fino ad ora si è dimostrato vincente e che ha portato sicuramente una visione nuova sul fumetto dei paperi e dei topi. Gastone lo sfortunato è per certi versi il sequel spirituale di un’altra storia importante del protagonista, vedendo nuovamente al centro della scena il suo rapporto conflittuale con l’elemento che più di tutti lo contraddistingue e di cui, a questo giro, viene privato.

                     Ad agire dietro le scene, come accennavamo all’inizio, è Amelia, che stanca dell’ultimo fallimento con Paperone, cambia obiettivo e decide di diventare ricca (ricca! Ricca!) appropriandosi della fortuna di Gastone, costretto quindi ad affidarsi a Paperino. I due cugini superano i loro antichi conflitti e uniscono le forze per raggiungere Napoli… ma questa è un’altra storia, che vedremo la settimana prossima.

                     La trama non è originalissima, ma acquista forza grazie al doppio protagonista e al particolare ruolo da consigliere di Paperino. Non è la prima volta che il personaggio assume questo ruolo verso il parentado, ma è forse la prima volta che questo aspetto viene messo al centro dell’azione. Ai disegni e alla supervisione colori Stefano Zanchi, che continua il proprio approccio grafico sperimentale, con linee fluide, gabbie libere e colori molto d’atmosfera. Gabbie libere che, a volte, sono solo vezzo grafico e non contribuiscono davvero alla narrazione.

                     Supervisione ai colori di Zanchi, che però sono nella pratica eseguiti da Emanuele Virzì. Già: una novità interessante di questo Topolino 3472 è l’accredito sia ai coloristi che agli inchiostratori nell’indice. Per la prima volta non si tratta di un caso d’eccezione come Mirka Andolfo, ed è presente per tutte le storie dell’albo.

                     
                    Una composizione a ventaglio sicuramente più interessante della classica, ma forse un po’ troppo agitata

                    Il secondo e ultimo episodio di Topolino e il ritorno dell’uomo falena scorre abbastanza linearmente. Sergio Badino però gioca coi personaggi secondari e con i depistaggi, così che alla fine buoni e cattivi si mescolano inaspettatamente, tradendo (in modo positivo) le aspettative del lettore e rendendo così più interessante un giallo piuttosto semplice.

                     Andrea Malgeri continua ad essere un disegnatore solido della nuova generazione. Ancora non possiede particolari guizzi, ma ha le carte in regola per maturarli negli anni, come già si vede dagli interessanti character design dei nuovi personaggi. Buone anche le chine di Simone Paoloni, mentre i colori di Putra Shah Bin Bin Abd Jalil risultano nella norma dei “piatti” di Topolino. Le ombre sono troppo poche, quasi casi isolati e sembrano più una incoerenza che la normalità.

                     Prosegue il ciclo di PippoSpot, da un paio di storie in mano a Roberto Gagnor. Come per il precedente episodio, Il nuovo nome ha un focus differente dagli episodi di Coppola, più incentrati sul gag situazionali. Le storie del ciclo di Gagnor, infatti, partono da dettagli tecnici, da falle nel meccanismo, da cavilli burocratici. Stavolta si tratta della ricerca del marchio più originale, che si concluderà poi in maniera prettamente pippica. Ai disegni, Sergio Cabella gioca bene con le inquadrature, ma meno coi personaggi, che a volte sembrano avere un po’ di gambe corte. I colori di Monica Rossi sono simili al caso precedente: piatti con pochissime ombre, per lo più concentrate sul protagonista.

                     Ai testi di Davide Aicardi tornano i disegni di Massimo Fecchi in Qui, Quo e… Qua ci serve un liutaio! Il simpatico gioco di parole del titolo ben introduce il fatto che Qua in realtà non appare per quasi tutta la storia e nonostante ciò ne è il motore: Qui e Quo, giocando ad un videogioco in VR rompono la chitarra del fratellino e ne affrontano di cotte e crude per farla riparare. Trama semplice, valorizzata soprattutto dalla recitazione dei personaggi.

                     Chicca da worldbuilding è il cameo dei Bumpers, il gruppo musicale di Qua in alcune storie degli ultimi anni. Aicardi sembra avere un debole per le prodezze strumentali di Qua, visto che non è la prima volta che ne sfrutta le abilità. Molto gradevole la combinazione di colori tenui di Martina Andonova.

                     Paperino e il torneo del re è a tutti gli effetti il seguito di Paperino e il sigillo di Papero Magno, a sua volta parte dell’operazione di ripresa del ciclo bottariano. Ancora una volta Carlo Panaro e Marco Palazzi rimettono mano alle atmosfere medieval-umoristiche con una trama molto semplice, che incontra un piccolo colpo di scena solo con l’introduzione di (spoiler) Gedeone Paperingio. Un intervento molto simile a quello della storia precedente, dove lo stacco dalle classiche avventure arrivava sempre dall’introduzione di un personaggio di origine scarpiana.

                     
                    Momento filosofico: l’ombra spicca più della luce

                     Da notare che, al di fuori dell’esplicito richiamo al ciclo originale, mancano del tutto l’atmosfera e il ritmo di Chendi e Bottaro: una lacuna che rende queste storie non diverse da una qualsiasi storia in costume ambientata nell’epoca dei cavalieri, vanificando il senso dell’operazione stessa. Palazzi mostra ancora una volta la propria bravura nel ritrarre i personaggi e le ambientazioni, con simpatiche splash page e una buona recitazione. Meno gradevole, invece, lo scivolone di raffigurare dei pirati di foggia sei-settecentesca nell’Alto Medioevo.

                     Ancora una volta i colori (stavolta di Chiara Bonacini) sono piatti con al massimo un paio di ombre, che sembrano più una macchia casuale che una scelta voluta. In realtà è ben chiaro l’intento di pagina 134, ma nell’economia della storia continua a stonare.



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                    Samu
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                      Re:Topolino 3472
                      Risposta #39: Domenica 12 Giu 2022, 12:41:07
                      La seconda parte della storia dell'Uomo Falena non mi ha entusiasmato più di tanto.
                      Non la considero brutta ed anzi è stata carina da leggere però posso dire che non mi sono sentito tanto coinvolto nella risoluzione del mistero dietro alla strana creatura come invece mi era successo per il primo tempo della storia di Badino/Malgeri che mi aveva intrigato maggiormente.
                      Nel complesso giudico questa storia come una buona lettura anche se non la ritengo chissà quanto memorabile o indimenticabile.

                      Simpatiche le due storie successive con protagonisti Pippo nell'ormai rodato scenario della sua attività di pubblicitario per l'agenzia PippoSpot, così come è stata carina quella incentrata sui nipotini alle prese con un problema di stampo musicale.
                      Molto graziosi i disegni di Massimo Fecchi ed è stato molto gradevole l'articolo a corredo della storia sull'antica professione del liutaio, grazie al quale ho potuto conoscere il metodo di lavoro di una tale figura professionale ed esperta nella costruzione dei più svariati tipi di chitarre.

                      Una buona lettura è stata anche la storia in chiusura di libretto a firma di Carlo Panaro e Marco Palazzi, con l'ambientazione medievale ripresa dalla storia uscita a Dicembre e targata dalla stessa coppia di autori e che si rifà al Ciclo Paperingio ideato da due grandi del Fumetto quali Carlo Chendi e Luciano Bottaro.

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                      Cornelius Coot
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                        Re:Topolino 3472
                        Risposta #40: Domenica 12 Giu 2022, 14:10:09
                                                                                   

                                                                                     

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                          Re:Topolino 3472
                          Risposta #41: Domenica 12 Giu 2022, 17:14:32
                          Cornelius, perché hai postato il Che Aria Tira della Ziche?  :rotfl:

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                            Re:Topolino 3472
                            Risposta #42: Domenica 12 Giu 2022, 20:17:45
                            Fa sempre parte del Topo  ;D

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                              Re:Topolino 3472
                              Risposta #43: Domenica 12 Giu 2022, 21:16:19
                              Cornelius, perché hai postato il Che Aria Tira della Ziche?  :rotfl:
                              Che ridere  ;D
                              Però Cornelius hai fatto bene, una Ziche qua e là ogni tanto ci sta  :rotfl:

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                                Re:Topolino 3472
                                Risposta #44: Domenica 12 Giu 2022, 21:20:34
                                Cornelius, perché hai postato il Che Aria Tira della Ziche?  :rotfl:
                                Che ridere  ;D
                                Però Cornelius hai fatto bene, una Ziche qua e là ogni tanto ci sta  :rotfl:

                                esatto! visto che le hanno anche censurato il topokolossal!

                                 

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