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Topolino 3473 - Recensione di Guglielmo Nocera

La storia delle parodie Disney italiane è lunga, blasonata e contraddittoria. Fondate, come tutti sanno, da Guido Martina, si distinsero subito per una spiccata mancanza di fedeltà all’originale, funzionando da subito come veri e propri riadattamenti. Martina aveva la preparazione culturale e l’inventiva per rimescolare tutte le carte in gioco, gestire il linguaggio in maniera funzionale, prodursi in associazioni di idee e slanci in avanti che portavano linfa continua alla sua idea di umorismo. Un umorismo svagato, iperbolico, che soprattutto nelle parodie prendeva pieghe completamente inattese, modellando i luoghi dell’azione, spesso irrelati all’ambientazione del lavoro originale, fino a formare un panorama inaspettatamente accogliente per gli eventi narrati. Si pensi a Paperiade, Paperodissea (per avvicinarsi alla storia della settimana) o al poco conosciuto L’oro di Reno ovvero L’anello dei nani lunghi: Reno è la cittadina del Nevada, l’oro viene dal gioco dei biliardini, i nani lunghi crescono a ritmi di sieste, ma a partire da queste premesse gustosamente bislacche l’azione si pone come un nuovo Ring, completamente alieno nei fatti, e al contempo sinistramente affine nello schema di azioni e reazioni – alla Tetralogia originaria. Ciò che rassicura nelle parodie martiniane, in quanto garanzia di un’esperienza guidata dalla mente dell’autore e non dalla comodità dell’ispirazione, è che l’originale viene disatteso. Ciò che sorprende, viceversa, è il modo in cui viene recuperato. Martina esce dalla retrospettiva sulle sue parodie come un ingegno sornione, sveglio, autonomo, pronto a prendere la strada difficile a costo di tagliare corto su eventi dell’opera originaria. La storia arriva in fondo, il numero di pagine è spesso corposo ma mai più di tanto. E alla fine, le logiche del sistema dei personaggi paperopolese (o meno spesso topolinese) hanno sempre il sopravvento, cedendo a una ripetitività dei finali che è forse la critica più grande rivolta a quella stagione della produzione del Professore. Ma non poteva essere altrimenti: il canone Disney a fumetti era internazionalmente affermato da relativamente poco, quello italiano era addirittura neonato. In Italia il fumetto come forma d’arte seriale, rassicurata e costruita sulla propria omogeneità a se stessa, stava combattendo la battaglia di identità che lo avrebbe portato al fenomeno di massa e ai milioni di copie. Ma veniamo a noi: ecco Paperiliade – Libro primo: L’ira funesta, con i testi di Roberto Gagnor, i disegni di Alessandro Perina, le chine di Roberta Zanotta nella prima parte e di Perina stesso nella seconda, e i colori di Nicola Serra nella prima parte e Chiara Bonacini nella seconda. È legittimo inserire questa storia nel filone che nasce con i lavori di Martina? La nostra risposta è no, e crediamo che sia importante rimarcarlo, per sgombrare il campo da interpretazioni fuorvianti che potrebbero condurre ad una lettura parziale e anche innecessariamente ingenerosa. L’assedio di Troia Il lavoro di Gagnor muove su presupposti del tutto diversi. Anzitutto, almeno a giudicare da queste prime puntate, esso nasce e muore con l’Iliade. I personaggi, in maniera più o meno convinta (riuscita, anche se si salva per un pelo dal posticcio, la gag con cui Pippo-Omero si giustifica per aver rimescolato nomi e interpreti rispetto alla Topodissea del 2018, in pieno spirito aedico), interpretano i ruoli di alcuni degli eroi dell’Iliade, nei luoghi dell’Iliade e (più o meno) con le motivazioni esposte nell’Iliade. Ognuno di questi fattori, ovviamente, è soggetto alle usuali correzioni parodistiche, ma l’impianto fattuale rimane all’orizzonte. Una “comoda” guida per la narrazione, quindi, che si limita a lavorare dall’interno sulle gag e sull’adattamento della trama ai personaggi Disney: l’esatto opposto della strategia martiniana. Gag e rivisitazioni, quindi: vediamo con che spirito. Funziona l’uso di Pippo-Omero, la sua interazione un po’ metafumettistica con l’ambiente e i personaggi; funziona a metà l’inquadramento di Paperachille, una specie di (che Zeus ci perdoni) Cristiano Ronaldo acheo, in fondo azzeccato pendant all’arroganza del passionale guerriero greco, ma ripetitivo nelle infinite, mefitiche esalazioni calcistiche, che deflagrano poi nella V.A.R. (Visione Achea Retroattiva) e in un cacofonico “Zeus Moviolone”; non funziona – ad esempio – l’episodio della mela, stravolto nei protagonisti e ai limiti del politically correct in una rappresentazione scherzosa sì, ma troppo pesante perché venga di riderne, dei caratteri “femminili” delle dee. Brividi dal futuro Non è la prima volta che lo sconfinamento negli stereotipi (magari con l’intenzione di metterli in ridicolo) produce goffaggini indesiderate. Succede quasi puntualmente nelle storie che hanno per oggetto Sanremo o varianti, o più vagamente coinvolgenti i capricci dei VIP. Ma buttarci dentro l’Iliade forse era operazione da farsi, semmai, con più perizia: sono sì gli dei greci aderenti agli umani vizi e virtù, ma sono là per codificarli, amplificarli, trasfigurarli in una narrativa. Non per assecondarli con una strizzatina d’occhio. Il fumetto che guardando ostentatamente alla letteratura omaggia, di fatto, la televisione, quella di prima serata del calcio, delle battutine e dei conduttori sornioni, è un fenomeno strano. Non sbagliato o privo di interesse: ma – va da sé – se satira voleva essere, tale non è stata. E sarebbe veramente troppo pretendere che lo fosse, su Topolino. Insomma, questa Paperiliade vuol far ridere in un modo che in certo senso si allontana dai canoni della disneyanità, della martinità e pure, en passant, dell’eroicomico bottariano: e fin qui notizia tutt’altro che cattiva, perché bisogna pur liquidare i modelli se si vuol fare qualcosa di nuovo. Ma non stabilisce una voce propria, appoggiandosi troppo spesso, da una parte, a quell’umorismo televisivo che è – con rispetto parlando – insufficiente a reggersi da sé; e dall’altra al canovaccio dell’Iliade che – è comprensibile – fatica, senza un più elaborato e raffinato straniamento, a fare i conti con quel linguaggio. Ma veniamo ai disegni: l’impegno di Alessandro Perina nel compito di raffigurare armature, mura e personaggi in un sapido intruglio iliaco è tangibile e riuscito. Talvolta, complice la lunghezza della storia, alcuni passaggi risultano un po’ rapidi, ed è un peccato perché lo studio dietro questo lavoro appare ponderoso. Non solo: è evidente come il tratto di Perina, scanzonato, ironico, iperattivo, sia perfetto per catalizzare la leggerezza, quasi frivolezza, che lo sceneggiatore Roberto Gagnor vuole comunicare. Passiamo finalmente alle storie rimanenti. La seconda (e ultima) puntata di Gastone lo sfortunato (testi di Emiliano e Matteo Mammucari, disegni di Stefano Zanchi, colori di Emanuele Virzì) fa da degna conclusione alla peculiare storia iniziata una settimana fa. I disegni di Zanchi brillano per estro, giusto talvolta si lasciano andare a delle pose non riuscitissime, soprattutto quando i bordi della vignetta tagliano inopinatamente il personaggio all’interno. Ma la qualità del lavoro è alta, il progressivo affrancamento dal “freccerismo” e l’abitudine all’adozione di soluzioni audaci non potrà che spianare la strada verso una vera colonna del Topolino dei prossimi anni. Quest’avventura è un’ottima occasione per sottolineare qualcosa che meriterebbe forse analisi più estesa: da oltre un anno a questa parte, la linea del direttore Bertani sulle sceneggiature sta mettendo da parte, sempre più spesso, un elemento centrale di molte, moltissime storie Disney: il denaro. Amelia, la fattucchiera solitaria Da che Topolino è Topolino (e non solo in Italia), più di una storia su due ruota attorno a un furto, un ricatto, un’operazione commerciale, una moneta. A noi pare evidente l’impegno in senso contrario dell’attuale direzione, che pone a fondamento della maggior parte delle storie lunghe questo o quel sentimento, più o meno riposto nella psiche di uno dei personaggi. È il caso di Amelia in questa storia, alle prese con una difficile e sfumata gestione della solitudine. Ed è anche – ma molto giustamente in maniera secondaria – il caso di Gastone “sfortunato”, appunto. Certo, il movente apparente è comunque il denaro, la brama di ricchezza: ma anzi, proprio per questo risalta di più come i veri moventi siano emotivi, affettivi, esistenziali. Il difetto della storia, forse, è insistere su questo elemento, il sentimento profondo, risolutore e inaspettato: un “vizio” che accomuna tutti i nuovi arrivati al linguaggio Disney (gli sceneggiatori di questa storia provengono dalla scuderia Bonelli) e che marca un po’ il confine tra approdo e integrazione nella tradizione topolinesca. Inoltre, il ritorno allo status quo, la sbandierata tradizione ameliesca, appare naturale a metà: il riavvicinamento a Gennarino è sincero e vivo, ma non si può non pensare che la ragione dello scacco di Amelia in questa storia non è stato riuscire contro Gastone, ma riuscire tout court. Certo arrendersi a questa verità sarebbe stato troppo tragico, in una storia di Topolino: si tratta, come sempre, di trovare la quadra narrativa, certamente non uno scherzo per nessuno. Una temibile signora del Male Inoltre, non può sfuggire che qui abbiamo un Gastone “umano”, un Gastone che con naturalezza empatizza con Paperino, un Gastone sereno e quasi filosofo. Il rischio dell’out of character, nonostante le considerazioni sopra fatte sul liberarsi dei modelli, è tangibile, e nel caso specifico di Gastone c’è ancora qualcosa che stride; come se il passaggio fosse stato dato troppo per scontato, e ci avesse restituito semplicemente un personaggio diverso, e non un’evoluzione dello stesso. Tornando per un attimo al punto sollevato poc’anzi, sulle motivazioni delle storie Disney, ci si lasci dire che questa “attenuazione” del movente… pecuniario è, di per sé, una dovuta ventata d’aria fresca. Ci sentiamo personalmente molto in sintonia – sia narrativa che diciamo pedagogica – con questo tutt’altro che scontato cambio di rotta. Forse però concentrare così tanto i moventi dell’azione di nuovo su un unico polo – sebbene radicalmente diverso – ossia questi sentimenti un po’ umbratili messi in seno a dei personaggi che sì li tollerano ma non sempre li generano spontaneamente, non appare come la giusta alternativa. Soprattutto se è portata avanti con un pizzico di retorica in più rispetto al necessario, come ci pare di ravvisare in tutte le storie di questo tipo uscite finora. Il resto del numero brucia velocemente, da Topolino e la casetta nel bosco, prova non molto riuscita di un redivivo Rudy Salvagnini assistito dal molto bravo Andrea Malgeri ai disegni e Gaetano D’Aprile ai colori, a Rockerduck e la bombetta prediletta, altra storia per nulla memorabile stavolta scritta da Davide Fortuna, disegnata da Valerio Held e colorata da Monica Rossi. Nell’ultima storia si fiutano aromi di una certa fase dell’era De Poli, quando l’interazione fra Rockerduck e il buzzurro Truz poteva essere considerata ordinaria amministrazione: segno quello, allora come oggi, di una geometria dei personaggi che si riduce a vera e propria combinatoria, un gioco di carte che può portare a una quantità arbitraria di “strane coppie”. Ma a chiudere il numero c’è la vera sorpresa dell’albo: il prologo alla nuova “stagione” di Foglie rosse, di Claudio Sciarrone. Poche pagine, ma una notevole carica di freschezza, l’uso di un linguaggio a metà fra il manga, le emoji e contaminazioni varie (come sottolineato da Sciarrone stesso in una bella intervista). Lo scopo di questo breve episodio è di introdurre appunto la storia della prossima settimana, che l’autore promette ricca di azione e dai ritmi vivaci. Il viatico di ogni sana amicizia Poco da dire su questo pugno di pagine, se non che, nonostante proprio il linguaggio usato potrà far storcere il naso a molti lettori, per la prima volta in tutto l’albo si respira davvero una padronanza completa da parte dell’autore di ciò che sta accadendo, di come lo si sta dicendo, e di come e quanto i personaggi siano pronti ad amalgamarsi con la novità. Una trovata audace e inattesa, eppure un’esecuzione sicura, rassicurante, paradossalmente sobria a causa della sua aurea brevitas.

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Topolino 3472

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Anapisa
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PolliceSu

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PolliceSu
    Re:Topolino 3472
    Risposta #45: Domenica 12 Giu 2022, 21:36:15
    Cornelius, perché hai postato il Che Aria Tira della Ziche?  :rotfl:
    Che ridere  ;D
    Però Cornelius hai fatto bene, una Ziche qua e là ogni tanto ci sta  :rotfl:

    esatto! visto che le hanno anche censurato il topokolossal!
    Ho pensato la stessa cosa anche io  ;D !
    Dovremmo postare le sue vignette sparse per il forum in segno di protesta pacifica  ;:)

    scherzo  ;D
    « Ultima modifica: Domenica 12 Giu 2022, 21:38:05 da Anapisa »

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    Samu
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      Re:Topolino 3472
      Risposta #46: Domenica 12 Giu 2022, 22:15:17
      Fa sempre parte del Topo  ;D
      Ah, pensavo che volessi dire qualcosa sulla vignetta della Ziche di questa settimana visto che spesso i tuoi messaggi sono arricchiti da qualche immagine tratta dal numero in questione con un tuo commento al riguardo.
      Nessuna dimenticanza quindi, però - opinione mia - la gag di questa settimana non mi è sembrata molto ispirata ed altre recenti dell'autrice friulana mi hanno convinto di più, mentre questa non mi ha generato quel bel sorriso con cui di solito accolgo la vignetta comica della Ziche in apertura di libretto.  :-)

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      Tenebroga
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        Re:Topolino 3472
        Risposta #47: Giovedì 16 Giu 2022, 09:46:26
        La storia dell'uomo falena non è strabiliante ma nemmeno male, direi nella media. Dal mio punto di vista è stato un po' penalizzante il chiaro intento didattico della storia ovvero la lotta contro le bufale.
        Questo mi ha fatto capire sin dall'inizio che l'uomo falena era una truffa e ha tolto un po' di suspance.
        In ogni caso nel vasto panorama delle storie con VIP questa brilla come una supernova. Fossero tutte così...

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          Re:Topolino 3472
          Risposta #48: Lunedì 20 Giu 2022, 13:51:11
          Per quanto Zanchi sia spettacolare, mi astengo momentaneamente sulla gastoniana: spero si risolva bene, evitando l'erroraccio di fondo che temo possa essere stato compiuto.

          Se possibile, a che ti riferisci?

          esatto! visto che le hanno anche censurato il topokolossal!

          Questa me la sono persa. A cosa ti riferisci, anche tu?
          « Ultima modifica: Lunedì 20 Giu 2022, 13:52:50 da Dippy »
          Sappiate che tutte le cose sono così: un miraggio, un castello di nubi... Nulla è come appare  -  Buddha

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          PolliceSu
            Re:Topolino 3472
            Risposta #49: Lunedì 20 Giu 2022, 22:58:55
            Per quanto Zanchi sia spettacolare, mi astengo momentaneamente sulla gastoniana: spero si risolva bene, evitando l'erroraccio di fondo che temo possa essere stato compiuto.

            Se possibile, a che ti riferisci?

            esatto! visto che le hanno anche censurato il topokolossal!

            Questa me la sono persa. A cosa ti riferisci, anche tu?

            Lo spiego nel numero dopo: se cerchi il mio commento a T3473, lo descrivo compiutamente. :thankYou:

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              Re:Topolino 3472
              Risposta #50: Martedì 21 Giu 2022, 13:09:35
              Buon giorno a tutti. Apro questo topolino leggendo la storia di gastone lo sfortunato, ne traggo un discreto plot, si forse, è bene chiedersi perche la strega non ci abbia mai pensato prima??? Cmq viene gestito tutto bene e con una certa linearità per essere il primo episodio....
              Simpatiche le brevi..  ;;D
              L 'ultima l' ho davvero apprezzata.. è tutta la storia che promuovo in toto e con un bel finale papero :)

               

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