Logo PaperseraPapersera.net

×
Pagina iniziale
Edicola
Showcase
Calendario
Topolino settimanale
Hot topics
Post non letti
Post nuovi dall'ultima visita
Risposte a topic cui hai partecipato
Le nostre recensioni
3 | |
2 | |
3 | |
2 | |
5 | |
2 | |
4 | |
2 | |
4 | |
3 | |
3 | |
4 | |
Topolino 3473 - Recensione di Guglielmo Nocera

La storia delle parodie Disney italiane è lunga, blasonata e contraddittoria. Fondate, come tutti sanno, da Guido Martina, si distinsero subito per una spiccata mancanza di fedeltà all’originale, funzionando da subito come veri e propri riadattamenti. Martina aveva la preparazione culturale e l’inventiva per rimescolare tutte le carte in gioco, gestire il linguaggio in maniera funzionale, prodursi in associazioni di idee e slanci in avanti che portavano linfa continua alla sua idea di umorismo. Un umorismo svagato, iperbolico, che soprattutto nelle parodie prendeva pieghe completamente inattese, modellando i luoghi dell’azione, spesso irrelati all’ambientazione del lavoro originale, fino a formare un panorama inaspettatamente accogliente per gli eventi narrati. Si pensi a Paperiade, Paperodissea (per avvicinarsi alla storia della settimana) o al poco conosciuto L’oro di Reno ovvero L’anello dei nani lunghi: Reno è la cittadina del Nevada, l’oro viene dal gioco dei biliardini, i nani lunghi crescono a ritmi di sieste, ma a partire da queste premesse gustosamente bislacche l’azione si pone come un nuovo Ring, completamente alieno nei fatti, e al contempo sinistramente affine nello schema di azioni e reazioni – alla Tetralogia originaria. Ciò che rassicura nelle parodie martiniane, in quanto garanzia di un’esperienza guidata dalla mente dell’autore e non dalla comodità dell’ispirazione, è che l’originale viene disatteso. Ciò che sorprende, viceversa, è il modo in cui viene recuperato. Martina esce dalla retrospettiva sulle sue parodie come un ingegno sornione, sveglio, autonomo, pronto a prendere la strada difficile a costo di tagliare corto su eventi dell’opera originaria. La storia arriva in fondo, il numero di pagine è spesso corposo ma mai più di tanto. E alla fine, le logiche del sistema dei personaggi paperopolese (o meno spesso topolinese) hanno sempre il sopravvento, cedendo a una ripetitività dei finali che è forse la critica più grande rivolta a quella stagione della produzione del Professore. Ma non poteva essere altrimenti: il canone Disney a fumetti era internazionalmente affermato da relativamente poco, quello italiano era addirittura neonato. In Italia il fumetto come forma d’arte seriale, rassicurata e costruita sulla propria omogeneità a se stessa, stava combattendo la battaglia di identità che lo avrebbe portato al fenomeno di massa e ai milioni di copie. Ma veniamo a noi: ecco Paperiliade – Libro primo: L’ira funesta, con i testi di Roberto Gagnor, i disegni di Alessandro Perina, le chine di Roberta Zanotta nella prima parte e di Perina stesso nella seconda, e i colori di Nicola Serra nella prima parte e Chiara Bonacini nella seconda. È legittimo inserire questa storia nel filone che nasce con i lavori di Martina? La nostra risposta è no, e crediamo che sia importante rimarcarlo, per sgombrare il campo da interpretazioni fuorvianti che potrebbero condurre ad una lettura parziale e anche innecessariamente ingenerosa. L’assedio di Troia Il lavoro di Gagnor muove su presupposti del tutto diversi. Anzitutto, almeno a giudicare da queste prime puntate, esso nasce e muore con l’Iliade. I personaggi, in maniera più o meno convinta (riuscita, anche se si salva per un pelo dal posticcio, la gag con cui Pippo-Omero si giustifica per aver rimescolato nomi e interpreti rispetto alla Topodissea del 2018, in pieno spirito aedico), interpretano i ruoli di alcuni degli eroi dell’Iliade, nei luoghi dell’Iliade e (più o meno) con le motivazioni esposte nell’Iliade. Ognuno di questi fattori, ovviamente, è soggetto alle usuali correzioni parodistiche, ma l’impianto fattuale rimane all’orizzonte. Una “comoda” guida per la narrazione, quindi, che si limita a lavorare dall’interno sulle gag e sull’adattamento della trama ai personaggi Disney: l’esatto opposto della strategia martiniana. Gag e rivisitazioni, quindi: vediamo con che spirito. Funziona l’uso di Pippo-Omero, la sua interazione un po’ metafumettistica con l’ambiente e i personaggi; funziona a metà l’inquadramento di Paperachille, una specie di (che Zeus ci perdoni) Cristiano Ronaldo acheo, in fondo azzeccato pendant all’arroganza del passionale guerriero greco, ma ripetitivo nelle infinite, mefitiche esalazioni calcistiche, che deflagrano poi nella V.A.R. (Visione Achea Retroattiva) e in un cacofonico “Zeus Moviolone”; non funziona – ad esempio – l’episodio della mela, stravolto nei protagonisti e ai limiti del politically correct in una rappresentazione scherzosa sì, ma troppo pesante perché venga di riderne, dei caratteri “femminili” delle dee. Brividi dal futuro Non è la prima volta che lo sconfinamento negli stereotipi (magari con l’intenzione di metterli in ridicolo) produce goffaggini indesiderate. Succede quasi puntualmente nelle storie che hanno per oggetto Sanremo o varianti, o più vagamente coinvolgenti i capricci dei VIP. Ma buttarci dentro l’Iliade forse era operazione da farsi, semmai, con più perizia: sono sì gli dei greci aderenti agli umani vizi e virtù, ma sono là per codificarli, amplificarli, trasfigurarli in una narrativa. Non per assecondarli con una strizzatina d’occhio. Il fumetto che guardando ostentatamente alla letteratura omaggia, di fatto, la televisione, quella di prima serata del calcio, delle battutine e dei conduttori sornioni, è un fenomeno strano. Non sbagliato o privo di interesse: ma – va da sé – se satira voleva essere, tale non è stata. E sarebbe veramente troppo pretendere che lo fosse, su Topolino. Insomma, questa Paperiliade vuol far ridere in un modo che in certo senso si allontana dai canoni della disneyanità, della martinità e pure, en passant, dell’eroicomico bottariano: e fin qui notizia tutt’altro che cattiva, perché bisogna pur liquidare i modelli se si vuol fare qualcosa di nuovo. Ma non stabilisce una voce propria, appoggiandosi troppo spesso, da una parte, a quell’umorismo televisivo che è – con rispetto parlando – insufficiente a reggersi da sé; e dall’altra al canovaccio dell’Iliade che – è comprensibile – fatica, senza un più elaborato e raffinato straniamento, a fare i conti con quel linguaggio. Ma veniamo ai disegni: l’impegno di Alessandro Perina nel compito di raffigurare armature, mura e personaggi in un sapido intruglio iliaco è tangibile e riuscito. Talvolta, complice la lunghezza della storia, alcuni passaggi risultano un po’ rapidi, ed è un peccato perché lo studio dietro questo lavoro appare ponderoso. Non solo: è evidente come il tratto di Perina, scanzonato, ironico, iperattivo, sia perfetto per catalizzare la leggerezza, quasi frivolezza, che lo sceneggiatore Roberto Gagnor vuole comunicare. Passiamo finalmente alle storie rimanenti. La seconda (e ultima) puntata di Gastone lo sfortunato (testi di Emiliano e Matteo Mammucari, disegni di Stefano Zanchi, colori di Emanuele Virzì) fa da degna conclusione alla peculiare storia iniziata una settimana fa. I disegni di Zanchi brillano per estro, giusto talvolta si lasciano andare a delle pose non riuscitissime, soprattutto quando i bordi della vignetta tagliano inopinatamente il personaggio all’interno. Ma la qualità del lavoro è alta, il progressivo affrancamento dal “freccerismo” e l’abitudine all’adozione di soluzioni audaci non potrà che spianare la strada verso una vera colonna del Topolino dei prossimi anni. Quest’avventura è un’ottima occasione per sottolineare qualcosa che meriterebbe forse analisi più estesa: da oltre un anno a questa parte, la linea del direttore Bertani sulle sceneggiature sta mettendo da parte, sempre più spesso, un elemento centrale di molte, moltissime storie Disney: il denaro. Amelia, la fattucchiera solitaria Da che Topolino è Topolino (e non solo in Italia), più di una storia su due ruota attorno a un furto, un ricatto, un’operazione commerciale, una moneta. A noi pare evidente l’impegno in senso contrario dell’attuale direzione, che pone a fondamento della maggior parte delle storie lunghe questo o quel sentimento, più o meno riposto nella psiche di uno dei personaggi. È il caso di Amelia in questa storia, alle prese con una difficile e sfumata gestione della solitudine. Ed è anche – ma molto giustamente in maniera secondaria – il caso di Gastone “sfortunato”, appunto. Certo, il movente apparente è comunque il denaro, la brama di ricchezza: ma anzi, proprio per questo risalta di più come i veri moventi siano emotivi, affettivi, esistenziali. Il difetto della storia, forse, è insistere su questo elemento, il sentimento profondo, risolutore e inaspettato: un “vizio” che accomuna tutti i nuovi arrivati al linguaggio Disney (gli sceneggiatori di questa storia provengono dalla scuderia Bonelli) e che marca un po’ il confine tra approdo e integrazione nella tradizione topolinesca. Inoltre, il ritorno allo status quo, la sbandierata tradizione ameliesca, appare naturale a metà: il riavvicinamento a Gennarino è sincero e vivo, ma non si può non pensare che la ragione dello scacco di Amelia in questa storia non è stato riuscire contro Gastone, ma riuscire tout court. Certo arrendersi a questa verità sarebbe stato troppo tragico, in una storia di Topolino: si tratta, come sempre, di trovare la quadra narrativa, certamente non uno scherzo per nessuno. Una temibile signora del Male Inoltre, non può sfuggire che qui abbiamo un Gastone “umano”, un Gastone che con naturalezza empatizza con Paperino, un Gastone sereno e quasi filosofo. Il rischio dell’out of character, nonostante le considerazioni sopra fatte sul liberarsi dei modelli, è tangibile, e nel caso specifico di Gastone c’è ancora qualcosa che stride; come se il passaggio fosse stato dato troppo per scontato, e ci avesse restituito semplicemente un personaggio diverso, e non un’evoluzione dello stesso. Tornando per un attimo al punto sollevato poc’anzi, sulle motivazioni delle storie Disney, ci si lasci dire che questa “attenuazione” del movente… pecuniario è, di per sé, una dovuta ventata d’aria fresca. Ci sentiamo personalmente molto in sintonia – sia narrativa che diciamo pedagogica – con questo tutt’altro che scontato cambio di rotta. Forse però concentrare così tanto i moventi dell’azione di nuovo su un unico polo – sebbene radicalmente diverso – ossia questi sentimenti un po’ umbratili messi in seno a dei personaggi che sì li tollerano ma non sempre li generano spontaneamente, non appare come la giusta alternativa. Soprattutto se è portata avanti con un pizzico di retorica in più rispetto al necessario, come ci pare di ravvisare in tutte le storie di questo tipo uscite finora. Il resto del numero brucia velocemente, da Topolino e la casetta nel bosco, prova non molto riuscita di un redivivo Rudy Salvagnini assistito dal molto bravo Andrea Malgeri ai disegni e Gaetano D’Aprile ai colori, a Rockerduck e la bombetta prediletta, altra storia per nulla memorabile stavolta scritta da Davide Fortuna, disegnata da Valerio Held e colorata da Monica Rossi. Nell’ultima storia si fiutano aromi di una certa fase dell’era De Poli, quando l’interazione fra Rockerduck e il buzzurro Truz poteva essere considerata ordinaria amministrazione: segno quello, allora come oggi, di una geometria dei personaggi che si riduce a vera e propria combinatoria, un gioco di carte che può portare a una quantità arbitraria di “strane coppie”. Ma a chiudere il numero c’è la vera sorpresa dell’albo: il prologo alla nuova “stagione” di Foglie rosse, di Claudio Sciarrone. Poche pagine, ma una notevole carica di freschezza, l’uso di un linguaggio a metà fra il manga, le emoji e contaminazioni varie (come sottolineato da Sciarrone stesso in una bella intervista). Lo scopo di questo breve episodio è di introdurre appunto la storia della prossima settimana, che l’autore promette ricca di azione e dai ritmi vivaci. Il viatico di ogni sana amicizia Poco da dire su questo pugno di pagine, se non che, nonostante proprio il linguaggio usato potrà far storcere il naso a molti lettori, per la prima volta in tutto l’albo si respira davvero una padronanza completa da parte dell’autore di ciò che sta accadendo, di come lo si sta dicendo, e di come e quanto i personaggi siano pronti ad amalgamarsi con la novità. Una trovata audace e inattesa, eppure un’esecuzione sicura, rassicurante, paradossalmente sobria a causa della sua aurea brevitas.

Leggi la recensione

Voto del recensore:
Voto medio: (29)
Esegui il login per votare

Topolino 3473

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

*

fab4mas
Sceriffo di Valmitraglia
PolliceSu

  • ***
  • Post: 363
  • Swim-Bike-Run-Disney
    • Offline
    • Mostra profilo
PolliceSu
    Re:Topolino 3473
    Risposta #15: Giovedì 16 Giu 2022, 16:30:29
    Ho deciso di iniziare dalla casetta nel Bosco ritenendola più adatta ai miei gusti ma dico la verità è una storia che strappa la sufficienza, inferiore all uomo falena che aveva sicuramente il pregio di esser partito bene ma esser finito un po sottotono.

    Sicuramente un  mio limite ma fatico sempre a digerire il Pippo stile 'non credo alla strega nocciola' (preferisco quello urlatore alla 'segreti di casadiavolo' per citare una storiella altrui),

    Grazie Babbo anche per quella volta nel 1980 in cui sei tornato a casa con un Topolino in mano chiedendomi se mi andava di leggerlo...non ho più smesso.

    *

    Dippy Dawg
    Dittatore di Saturno
    PolliceSu   (4)

    • *****
    • Post: 3081
      • Offline
      • Mostra profilo
    PolliceSu   (4)
      Re:Topolino 3473
      Risposta #16: Giovedì 16 Giu 2022, 18:00:11
      Sto cominciando a notare come, allo stato, la Paperiliade si stia rivelando una delle storie più divisive nei gusti dei paperseriani. E la cosa mi sorprende non poco...
      Allora, io ovviamente parlo per me, poi ognuno la pensa come vuole...

      Io non ho bocciato del tutto Paperiliade, perché qualcosa di interessante c'è: qualche battuta spiritosa, alcuni personaggi (Topoettore e Paperachille su tutti), il comportamento dei "cattivi"...

      Però, io cerco sempre di entrare in sintonia con una storia: qualche volta ci riesco, qualche volta no, ma in questo caso è impossibile!
      Da una parte, c'è una trasposizione dei personaggi nell'antica Grecia, con tutti i miti relativi, con le (divertenti) note esplicative, con le parole e i nomi più o meno adattati e altisonanti; dall'altra, ci sono delle corbellerie allucinanti, come Pippomero col microfono, gli "Achei Store", gli highlight (!) con le pagelle (!!) e la VAR (!!!)!
      Cioè, ma davvero questa roba fa ridere? A me fa solo cascare le pal...pebre, perché alcune vignette non riesco neanche a guardarle!

      E contiamo poi, come ho già detto, tutti i deliranti riferimenti ai social e l'abuso assurdo e particolarmente fuori luogo della lingua inglese!

      In tanti criticano le storie di Brigittik, ma almeno quelle sono demenziali da capo a piedi, e se si prendono come sono possono essere anche piacevoli da leggere!
      Ma questa, che pretende di essere la parodia di un mito, finisce per non essere né carne né pesce, ma solo un'occasione sprecata...
      Io son nomato Pippo e son poeta
      Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
      Verso un'oscura e dolorosa meta

      *

      Anapisa
      Cugino di Alf
      PolliceSu

      • ****
      • Post: 1174
        • Offline
        • Mostra profilo
      PolliceSu
        Re:Topolino 3473
        Risposta #17: Venerdì 17 Giu 2022, 00:12:57
        PAPERILLIADE! Mi è piaciuta?Non lo so  ;:)
        Certe trovate purtroppo le ho trovate altamente fuori luogo - vedasi Pippomero che intervista con un microfono  :oh: ( che poi quella battuta mi ha fatto pure ridere,ma avrebbe reso diversamente se avesse preso appunti su una pergamena) vari #hanstag piazzati qua e là,achei storie, televoti..queste trovate possono stare su una storia di portata normale,non su una rivisitazione dell'Illiade! È un peccato, perché la narrazione anche se un po' frettolosa gira,e ci sono delle trovate comiche divertenti (come la presentazione dell'aiace Paperoga dalle pessime idee e Aiace Sgrizzo dai pensieri improbabili  :laugh:). C'è anche una multitudine di personaggi presentati che mi chiedo se era necessario inserirli tutti, più che altro per un accenno confusionario che si viene a creare.Vedremo come andrà a finire.
        Comunque non mi sono annoiata nella lettura,anche se non sono stati chiari certi passaggi,ma la storia non è ancora conclusa,quindi si vedrà.

        Gastone Sfortunato non mi aveva pienamente convinto (a parte la grafica) nella prima parte,purtroppo questa seconda mi ha convinta ancora meno.
        A me generalmente quando si sottolineano gli aspetti emozionali mi stufano un po'..Qui è stato rimarcato più volte che la strega sia rimasta senza amicizie, si sia creata da sola dei muri..non parla più con nessuno...ma quanto tempo è passato? :rolleye: C'è qualcosa che non mi torna neanche con lo scorrere del tempo..Quello che accade in pochi giorni direi..sembra invece stia accadendo da tempo immemore..tipo quando viene detto da una strega - da quando si è arricchita ha allontanati tutti...come se fosse passato chissà quanto tempo..ok che la traversata Paperino e Gastone se la son fatta a nuoto  :-?
        A parte queste precisazioni -, anche se è strano che Gastone abbia perso la sua fortuna senza averne un tornaconto - non mi sento di bocciare in toto la storia, ma da come è stata presentata,mi aspettavo di più.

        Fortunatamente che la lettura successiva riguardava proprio Topolino e la casetta nel bosco, che avrei intitolato a Pippo e la casetta nel bosco.La freschezza e la genuinità di questa piccola storia,unità alla logica illogica di Pippo,grande protagonista della vicenda,mi hanno tenuta incollata alla simpatica e divertente avventura dei due amici (che poi erano in tre, vabbè)

        Nonostante sia l'esordio di un nuovo autore sul Topolino,Rockerduck e la bombetta prediletta ha un sapore classico,molto gradevole,scorre bene,una piacevole lettura leggera.

        Il riassuntone di foglie rosse, mi ha un po' confusa.Non so se non ho capito bene io,oppure è la storia in sé ad essere non proprio lineare.
        Apprezzatissimo il riassuntone in una veste originale,mi è piaciuto come è stato disegnato,colorato,le vignette,tutto insomma!

        *

        Cornelius Coot
        Imperatore della Calidornia
        PolliceSu   (2)

        • ******
        • Post: 11428
        • Mais dire Mais
          • Offline
          • Mostra profilo
        PolliceSu   (2)
          Re:Topolino 3473
          Risposta #18: Venerdì 17 Giu 2022, 14:59:38
          Qui è stato rimarcato più volte che la strega sia rimasta senza amicizie, si sia creata da sola dei muri..non parla più con nessuno...ma quanto tempo è passato? :rolleye: C'è qualcosa che non mi torna neanche con lo scorrere del tempo..Quello che accade in pochi giorni direi..sembra invece stia accadendo da tempo immemore..tipo quando viene detto da una strega - da quando si è arricchita ha allontanati tutti...come se fosse passato chissà quanto tempo..ok che la traversata Paperino e Gastone se la son fatta a nuoto  :-?
          C'è sicuramente un percorso temporale molto velocizzato per questioni di sceneggiatura che non prevedeva più di due episodi. Ma più del tempo passato a velocità supersonica, la cosa che non mi convince del tutto è la crisi di Amelia riguardante i rapporti con gli altri e la solitudine. In fondo lei è sempre stata fondamentalmente 'sola' e l'unica vera perdita in tal senso è stata quella di Gennarino con il quale ha litigato (e cacciato di casa) tante altre volte.

          Certo, ha allontanato anche quelle comari cartomanti mai viste prima (anche qui una 'velocizzazione' sulle sue amicizie napoletane). Avrà allontanato anche Nonna Caraldina e Rosolio, oltre alle varie nipotine? Chissà. In quanto a difesa del patrimonio, sicuramente non era abituata a ciò ma al di là degli oggetti da difendere, Amelia si è sempre dovuta guardare dalle spie di Paperone, dalle critiche e dagli attacchi di maghi e streghe dell'omonimo regno. Dunque un certo 'allenamento' alla difesa lo aveva comunque coltivato.

          Sparito il Castello-Deposito, sparita la fortuna di Gastone, riapparso Gennarino, ecco che Amelia si riprende riprogettando assalti alla Numero Uno. Per farne cosa? Fonderla e diventare ricca (al cubo) e poi dover ricominciare da capo con difese ad oltranza, stress e solitudine? La fortuna di Gastone (lui quelle crisi ogni tanto ricorrenti ha imparato a superarle con disinvoltura) dovrebbe averle insegnato qualcosa ma pare di no. Certo, non si può cancellare all'improvviso un plot che dura con successo da oltre 60 anni ma queste storie lo mettono inevitabilmente in discussione, rendendolo contraddittorio e incoerente con ciò che abbiamo appena letto e visto.

          *

          bunny777
          Ombronauta
          PolliceSu

          • ****
          • Post: 817
          • Strapapero
            • Offline
            • Mostra profilo
          PolliceSu
            Re:Topolino 3473
            Risposta #19: Sabato 18 Giu 2022, 11:22:07
            Sarà perchè di solito non nutro troppe pretese ma la Paperiliade mi ha divertito e sì che non sono proprio un fan di Gagnor.
            Al momento per me il giudizio è positivo, ricordando a me stesso che si tratta comunque di una rivisitazione in chiave dichiaratamente umoristica, dove l'epica è vista con questa lente.
            Vorrei solo evidenziare un'incongruenza terminologica tra il Monte Paperolimpo, così chiamato nella pagina introduttiva della storia, e l'Olimpapero che leggiamo invece a pag. 15.
            Inoltre, non sono d'accordo sull'uso del pronome 'lui' abbinato al termine 'assedio' (pag. 31), che è un sostantivo di cosa, mentre il pronome usato riguarda le persone (avrei usato 'esso').
            « Ultima modifica: Sabato 18 Giu 2022, 17:23:05 da bunny777 »


            *

            Giona
            Visir di Papatoa
            PolliceSu   (3)

            • *****
            • Post: 2542
            • FORTVNA FAVET FORTIBVS
              • Offline
              • Mostra profilo
            PolliceSu   (3)
              Re:Topolino 3473
              Risposta #20: Sabato 18 Giu 2022, 11:43:39
              La Paperiliade è un'accozzaglia che davvero ho faticato a digerire.

              Poi leggi il Casty oceanico e ti chiedi come sia possibile tutto ciò.

              Bah! (Cit.)
              Io ho trovato molto pesanti e fastidiosi i nomi paperizzati o topizzati dei personaggi. Mi rendo pienamente conto che questa è la prassi per le storie-parodie, e non da ieri, ma questa volta c'erano decisamente troppi nomi; il lettore non fa in tempo a farci l'orecchio (e a collegarlo col personaggio omerico originale) che subito ne arriva un altro.
              "Coi dollari, coi dollari si compran le vallate / Così le mie ricchezze saran settuplicate" (da Paperino e l'eco dei dollari)

              *

              AxelAlpha
              Bassotto
              PolliceSu

              • *
              • Post: 15
              • Esperto in doppio e triplo gioco.
                • Offline
                • Mostra profilo
              PolliceSu
                Re:Topolino 3473
                Risposta #21: Sabato 18 Giu 2022, 13:40:54
                Fra la prima storia e per esempio Gli urbani Paperi preferisco la seconda sia per quanto concerne i dialoghi sia per i disegni. Naturalmente è una opinione del tutto personale così come alcune battute mi sono sembrate irrealistiche va bene che gli  dei dell'Olimpo erano figure eterne ma a quanto ne so guardavano gli uomini con senso di superiorità e non di immedesimazione. La lettura l'ho trovata piacevole però per l'uso di personaggi che non si vedevano da un pò sul settimanale. Ad majora al nuovo sceneggiatore che ha scritto la storia finale! Gradevole avventura dell'eterno secondo di Zio Paperone.
                Topolino e la casetta nel bosco si ascrive al ciclo di storie volte a contrastare le fake news con Pippo come principale detrattore di fandonie e leggende. Ai disegni  ritroviamo un fantastico Andrea Malgeri. Della storia con Gastone protagonista mi è piaciuto la progressiva evoluzione del personaggio che tende ad allontanarsi dai canoni standard,tuttavia spero che vengano pubblicate anche storie di stampo classico con la sua innata fortuna. Ennesima considerazione personale,facendo un confronto tra questa vicenda e quella raccontata nella solitudine del quadrifoglio mi sono piaciuti più i disegni della storia dello scorso anno sebbene fossero opera sempre di Stefano Zanchi.
                Chiude l'albo il riassunto di Foglie rosse con una elaborazione del tutto innovativa rispetto a quanto si vede usualmente sull'albo sia in termini di struttura delle pagine sia come disegni.
                « Ultima modifica: Sabato 18 Giu 2022, 16:01:31 da AxelAlpha »
                AxelAlpha

                *

                rogliefosse
                Bassotto
                PolliceSu

                • *
                • Post: 5
                • Esordiente
                  • Offline
                  • Mostra profilo
                PolliceSu
                  Re:Topolino 3473
                  Risposta #22: Sabato 18 Giu 2022, 15:26:20
                  La Paperiliade è una tipica gagnorata, che presenta qualche idea carina, qualcuna decisamente imbarazzante (la V.A.R...  :huh:), e qualcun'altra francamente insopportabile (se già non sopporto i troppi inglesismi in una storia di PK, figuriamoci in una ambientata al tempo di Omero! Senza contare certi anacronismi su social e quant'altro, che dovrebbero far ridere, ma a me fanno solo pena... :rolleye: )!
                  Comunque, qualche risata me l'ha strappata, e i personaggi mi sembrano grossomodo azzeccati (e poi mi piace questo scontro tra paperi e topi!); vedremo come proseguirà...

                  visto il successo di gagnor nelle sue ultime realizzazioni, mi chiedo se non fosse il caso che la panini (bertani) creasse un panel statistico di lettori per valutare il gradimento delle nuove storie, un po' come fanno le aziende 'commerciali' prima di immettere sul mercato un nuovo prodotto.

                  Ma magari. Tra Pk, Pippospot e altra robaccia ha inanellato una bruttezza dopo l'altra...

                  *

                  Samu
                  Diabolico Vendicatore
                  PolliceSu

                  • ****
                  • Post: 1412
                  • Amante del bel fumetto
                    • Offline
                    • Mostra profilo
                  PolliceSu
                    Re:Topolino 3473
                    Risposta #23: Sabato 18 Giu 2022, 16:21:58
                    Fortunatamente che la lettura successiva riguardava proprio Topolino e la casetta nel bosco, che avrei intitolato a Pippo e la casetta nel bosco.La freschezza e la genuinità di questa piccola storia,unità alla logica illogica di Pippo,grande protagonista della vicenda,mi hanno tenuta incollata alla simpatica e divertente avventura dei due amici (che poi erano in tre, vabbè)
                    Quoto la sensazione di freschezza e di piacevolezza che emerge dalla lettura di questa storia a firma di Rudy Salvagnini e Andrea Malgeri.
                    Aggiungo anche che da quando è ritornato a scrivere per il Topo, lo sceneggiatore ha messo a segno una serie di storie che, per quanto di breve lunghezza ciascuna, si sono rivelate una più godibile e ben riuscita dell'altra.
                    Le storie nate dalla sua penna da quando ha ripreso a collaborare con il settimanale infatti (come Pico de Paperis e il problema del blackout, Pippo e la polka del fachiro, Paperino e il carillon proboscidato così come l'altra più recente con protagonisti Paperino e Paperoga alle prese con i manifesti cinematografici) me le ricordo tutte con il sorriso perché mi hanno fatto passare dei bei momenti di serenità e spensieratezza.
                    Il suo ritorno lo reputo un ottimo ri-acquisto per il Topo e sono contento di averci ritrovato lo stesso smalto e la stessa freschezza nelle sue sceneggiature di quando da piccolo leggevo le sue prime storie che mi passavano tra le mani!  ;;D

                    *

                    Photomas2
                    Evroniano
                    PolliceSu   (2)

                    • **
                    • Post: 99
                    • Fanatico di Goldrake e Mazinger, Pker supremo
                      • Offline
                      • Mostra profilo
                    PolliceSu   (2)
                      Re:Topolino 3473
                      Risposta #24: Sabato 18 Giu 2022, 17:18:56
                      La Paperiliade è una tipica gagnorata, che presenta qualche idea carina, qualcuna decisamente imbarazzante (la V.A.R...  :huh:), e qualcun'altra francamente insopportabile (se già non sopporto i troppi inglesismi in una storia di PK, figuriamoci in una ambientata al tempo di Omero! Senza contare certi anacronismi su social e quant'altro, che dovrebbero far ridere, ma a me fanno solo pena... :rolleye: )!
                      Comunque, qualche risata me l'ha strappata, e i personaggi mi sembrano grossomodo azzeccati (e poi mi piace questo scontro tra paperi e topi!); vedremo come proseguirà...

                      visto il successo di gagnor nelle sue ultime realizzazioni, mi chiedo se non fosse il caso che la panini (bertani) creasse un panel statistico di lettori per valutare il gradimento delle nuove storie, un po' come fanno le aziende 'commerciali' prima di immettere sul mercato un nuovo prodotto.

                      Ma magari. Tra Pk, Pippospot e altra robaccia ha inanellato una bruttezza dopo l'altra...

                      Beh, non direi che le sue di Area15 siano propriamente robaccia...
                      « Ultima modifica: Sabato 18 Giu 2022, 20:13:15 da Photomas2 »

                      *

                      Tenebroga
                      Evroniano
                      PolliceSu

                      • **
                      • Post: 79
                        • Offline
                        • Mostra profilo
                      PolliceSu
                        Re:Topolino 3473
                        Risposta #25: Domenica 19 Giu 2022, 12:43:57
                        A me la Paperiliade non è piaciuta molto ma non la disprezzo nemmeno. Secondo me è stato fatto un certo lavoro per la realizzazione come l'inserimento dei personaggi nelle loro parti e l'adattamento della trama originale ai canoni disneyani.
                        Le battute secondo me non sono proprio banali, poi magari possono non piacere (e a me questo tipo di umorismo non piace molto).
                        Vado un po' controcorrente sulla casetta del bosco, a me non è piaciuta. L'ho trovata un po' ripetitiva. Forse avevo anche aspettative diverse, mi immaginavo una specie di giallo e invece era tutt'altra cosa.
                        Gastone lo sfortunato invece l'ho trovata interessante e piacevole, forse un po' contraddittorio il finale ma penso che le parole di Amelia vadano interpretate: lo scopo è sempre lo stesso cioè diventare ricca ma conta anche come ci si arriva.
                        Non male quella di Rockerduck ma non memorabile.
                        Un'ultima cosa su Amelia. Quando dice "Ricca! Ricca! Ricca!" mi ha ricordato Zio Paperone quando in "L'argonauta del fosso dell'agonia bianca" trova la pepita uovo d'anatra. Anche lui inizia a urlare "Ricco! Ricco! Ricco!". Non so se è voluto.

                        *

                        Gongoro
                        Visir di Papatoa
                        PolliceSu   (3)

                        • *****
                        • Post: 2198
                        • 0-0
                          • Offline
                          • Mostra profilo
                        PolliceSu   (3)
                          Re:Topolino 3473
                          Risposta #26: Domenica 19 Giu 2022, 12:51:28
                          Un'ultima cosa su Amelia. Quando dice "Ricca! Ricca! Ricca!" mi ha ricordato Zio Paperone quando in "L'argonauta del fosso dell'agonia bianca" trova la pepita uovo d'anatra. Anche lui inizia a urlare "Ricco! Ricco! Ricco!". Non so se è voluto.

                          La citazione è più antica e più diretta: è quello che dice Amelia stessa nella sua prima apparizione.
                             https://inducks.org/story.php?c=W+US+++36-01

                          *

                          fab4mas
                          Sceriffo di Valmitraglia
                          PolliceSu   (1)

                          • ***
                          • Post: 363
                          • Swim-Bike-Run-Disney
                            • Offline
                            • Mostra profilo
                          PolliceSu   (1)
                            Re:Topolino 3473
                            Risposta #27: Domenica 19 Giu 2022, 15:12:26
                            Mancava la Paperiliade alla lettura, ero un po' sfiduciato ma non sia mai che salti la lettura di una storia. Non mi ha certamente entusiasmato, trovo eccessivi gli anacronismi ma in generale credo sia quel genere di storia che non riesce a prendermi perchè appunto troppo incentrata sul comico. Non dico debba diventar fedele all originale ma si può far ben altro senza cadere nella Gag onnipresente.

                            In definitiva l unica storia che avrebbe reso questo Topolino meno "ti sistemo in libreria e poi ne riparliamo' era la case nel bosco ma l ho trovata, come già scritto, banale e tutta incentrata sul pippo 'mis-credente' che poco mi piace
                            Grazie Babbo anche per quella volta nel 1980 in cui sei tornato a casa con un Topolino in mano chiedendomi se mi andava di leggerlo...non ho più smesso.

                            *

                            Dominatore delle Nuvole
                            Diabolico Vendicatore
                            PolliceSu   (2)

                            • ****
                            • Post: 1424
                            • Guazzabù!
                              • Offline
                              • Mostra profilo
                            PolliceSu   (2)
                              Topolino 3473
                              Risposta #28: Lunedì 20 Giu 2022, 12:41:05
                              Recensione Topolino 3473


                               La storia delle parodie Disney italiane è lunga, blasonata e contraddittoria. Fondate, come tutti sanno, da Guido Martina, si distinsero subito per una spiccata mancanza di fedeltà all’originale, funzionando da subito come veri e propri riadattamenti. Martina aveva la preparazione culturale e l’inventiva per rimescolare tutte le carte in gioco, gestire il linguaggio in maniera funzionale, prodursi in associazioni di idee e slanci in avanti che portavano linfa continua alla sua idea di umorismo.

                               Un umorismo svagato, iperbolico, che soprattutto nelle parodie prendeva pieghe completamente inattese, modellando i luoghi dell’azione, spesso irrelati all’ambientazione del lavoro originale, fino a formare un panorama inaspettatamente accogliente per gli eventi narrati. Si pensi a Paperiade, Paperodissea (per avvicinarsi alla storia della settimana) o al poco conosciuto L’oro di Reno ovvero L’anello dei nani lunghi: Reno è la cittadina del Nevada, l’oro viene dal gioco dei biliardini, i nani lunghi crescono a ritmi di sieste, ma a partire da queste premesse gustosamente bislacche l’azione si pone come un nuovo Ring, completamente alieno nei fatti, e al contempo sinistramente affine nello schema di azioni e reazioni – alla Tetralogia originaria.

                               Ciò che rassicura nelle parodie martiniane, in quanto garanzia di un’esperienza guidata dalla mente dell’autore e non dalla comodità dell’ispirazione, è che l’originale viene disatteso. Ciò che sorprende, viceversa, è il modo in cui viene recuperato. Martina esce dalla retrospettiva sulle sue parodie come un ingegno sornione, sveglio, autonomo, pronto a prendere la strada difficile a costo di tagliare corto su eventi dell’opera originaria. La storia arriva in fondo, il numero di pagine è spesso corposo ma mai più di tanto.

                               E alla fine, le logiche del sistema dei personaggi paperopolese (o meno spesso topolinese) hanno sempre il sopravvento, cedendo a una ripetitività dei finali che è forse la critica più grande rivolta a quella stagione della produzione del Professore. Ma non poteva essere altrimenti: il canone Disney a fumetti era internazionalmente affermato da relativamente poco, quello italiano era addirittura neonato. In Italia il fumetto come forma d’arte seriale, rassicurata e costruita sulla propria omogeneità a se stessa, stava combattendo la battaglia di identità che lo avrebbe portato al fenomeno di massa e ai milioni di copie.

                               Ma veniamo a noi: ecco Paperiliade – Libro primo: L’ira funesta, con i testi di Roberto Gagnor, i disegni di Alessandro Perina, le chine di Roberta Zanotta nella prima parte e di Perina stesso nella seconda, e i colori di Nicola Serra nella prima parte e Chiara Bonacini nella seconda. È legittimo inserire questa storia nel filone che nasce con i lavori di Martina? La nostra risposta è no, e crediamo che sia importante rimarcarlo, per sgombrare il campo da interpretazioni fuorvianti che potrebbero condurre ad una lettura parziale e anche innecessariamente ingenerosa.

                               
                              L’assedio di Troia

                               Il lavoro di Gagnor muove su presupposti del tutto diversi. Anzitutto, almeno a giudicare da queste prime puntate, esso nasce e muore con l’Iliade. I personaggi, in maniera più o meno convinta (riuscita, anche se si salva per un pelo dal posticcio, la gag con cui Pippo-Omero si giustifica per aver rimescolato nomi e interpreti rispetto alla Topodissea del 2018, in pieno spirito aedico), interpretano i ruoli di alcuni degli eroi dell’Iliade, nei luoghi dell’Iliade e (più o meno) con le motivazioni esposte nell’Iliade. Ognuno di questi fattori, ovviamente, è soggetto alle usuali correzioni parodistiche, ma l’impianto fattuale rimane all’orizzonte. Una “comoda” guida per la narrazione, quindi, che si limita a lavorare dall’interno sulle gag e sull’adattamento della trama ai personaggi Disney: l’esatto opposto della strategia martiniana.

                               Gag e rivisitazioni, quindi: vediamo con che spirito. Funziona l’uso di Pippo-Omero, la sua interazione un po’ metafumettistica con l’ambiente e i personaggi; funziona a metà l’inquadramento di Paperachille, una specie di (che Zeus ci perdoni) Cristiano Ronaldo acheo, in fondo azzeccato pendant all’arroganza del passionale guerriero greco, ma ripetitivo nelle infinite, mefitiche esalazioni calcistiche, che deflagrano poi nella V.A.R. (Visione Achea Retroattiva) e in un cacofonico “Zeus Moviolone”; non funziona – ad esempio – l’episodio della mela, stravolto nei protagonisti e ai limiti del politically correct in una rappresentazione scherzosa sì, ma troppo pesante perché venga di riderne, dei caratteri “femminili” delle dee.

                               
                              Brividi dal futuro

                              Non è la prima volta che lo sconfinamento negli stereotipi (magari con l’intenzione di metterli in ridicolo) produce goffaggini indesiderate. Succede quasi puntualmente nelle storie che hanno per oggetto Sanremo o varianti, o più vagamente coinvolgenti i capricci dei VIP. Ma buttarci dentro l’Iliade forse era operazione da farsi, semmai, con più perizia: sono sì gli dei greci aderenti agli umani vizi e virtù, ma sono là per codificarli, amplificarli, trasfigurarli in una narrativa. Non per assecondarli con una strizzatina d’occhio.

                               Il fumetto che guardando ostentatamente alla letteratura omaggia, di fatto, la televisione, quella di prima serata del calcio, delle battutine e dei conduttori sornioni, è un fenomeno strano. Non sbagliato o privo di interesse: ma – va da sé – se satira voleva essere, tale non è stata. E sarebbe veramente troppo pretendere che lo fosse, su Topolino.

                               Insomma, questa Paperiliade vuol far ridere in un modo che in certo senso si allontana dai canoni della disneyanità, della martinità e pure, en passant, dell’eroicomico bottariano: e fin qui notizia tutt’altro che cattiva, perché bisogna pur liquidare i modelli se si vuol fare qualcosa di nuovo. Ma non stabilisce una voce propria, appoggiandosi troppo spesso, da una parte, a quell’umorismo televisivo che è – con rispetto parlando – insufficiente a reggersi da sé; e dall’altra al canovaccio dell’Iliade che – è comprensibile – fatica, senza un più elaborato e raffinato straniamento, a fare i conti con quel linguaggio.

                               Ma veniamo ai disegni: l’impegno di Alessandro Perina nel compito di raffigurare armature, mura e personaggi in un sapido intruglio iliaco è tangibile e riuscito. Talvolta, complice la lunghezza della storia, alcuni passaggi risultano un po’ rapidi, ed è un peccato perché lo studio dietro questo lavoro appare ponderoso. Non solo: è evidente come il tratto di Perina, scanzonato, ironico, iperattivo, sia perfetto per catalizzare la leggerezza, quasi frivolezza, che lo sceneggiatore Roberto Gagnor vuole comunicare.

                               Passiamo finalmente alle storie rimanenti. La seconda (e ultima) puntata di Gastone lo sfortunato (testi di Emiliano e Matteo Mammucari, disegni di Stefano Zanchi, colori di Emanuele Virzì) fa da degna conclusione alla peculiare storia iniziata una settimana fa. I disegni di Zanchi brillano per estro, giusto talvolta si lasciano andare a delle pose non riuscitissime, soprattutto quando i bordi della vignetta tagliano inopinatamente il personaggio all’interno. Ma la qualità del lavoro è alta, il progressivo affrancamento dal “freccerismo” e l’abitudine all’adozione di soluzioni audaci non potrà che spianare la strada verso una vera colonna del Topolino dei prossimi anni.

                               Quest’avventura è un’ottima occasione per sottolineare qualcosa che meriterebbe forse analisi più estesa: da oltre un anno a questa parte, la linea del direttore Bertani sulle sceneggiature sta mettendo da parte, sempre più spesso, un elemento centrale di molte, moltissime storie Disney: il denaro.

                               
                              Amelia, la fattucchiera solitaria

                               Da che Topolino è Topolino (e non solo in Italia), più di una storia su due ruota attorno a un furto, un ricatto, un’operazione commerciale, una moneta. A noi pare evidente l’impegno in senso contrario dell’attuale direzione, che pone a fondamento della maggior parte delle storie lunghe questo o quel sentimento, più o meno riposto nella psiche di uno dei personaggi.

                               È il caso di Amelia in questa storia, alle prese con una difficile e sfumata gestione della solitudine. Ed è anche – ma molto giustamente in maniera secondaria – il caso di Gastone “sfortunato”, appunto. Certo, il movente apparente è comunque il denaro, la brama di ricchezza: ma anzi, proprio per questo risalta di più come i veri moventi siano emotivi, affettivi, esistenziali. Il difetto della storia, forse, è insistere su questo elemento, il sentimento profondo, risolutore e inaspettato: un “vizio” che accomuna tutti i nuovi arrivati al linguaggio Disney (gli sceneggiatori di questa storia provengono dalla scuderia Bonelli) e che marca un po’ il confine tra approdo e integrazione nella tradizione topolinesca.

                               Inoltre, il ritorno allo status quo, la sbandierata tradizione ameliesca, appare naturale a metà: il riavvicinamento a Gennarino è sincero e vivo, ma non si può non pensare che la ragione dello scacco di Amelia in questa storia non è stato riuscire contro Gastone, ma riuscire tout court. Certo arrendersi a questa verità sarebbe stato troppo tragico, in una storia di Topolino: si tratta, come sempre, di trovare la quadra narrativa, certamente non uno scherzo per nessuno.

                               
                              Una temibile signora del Male

                               Inoltre, non può sfuggire che qui abbiamo un Gastone “umano”, un Gastone che con naturalezza empatizza con Paperino, un Gastone sereno e quasi filosofo. Il rischio dell’out of character, nonostante le considerazioni sopra fatte sul liberarsi dei modelli, è tangibile, e nel caso specifico di Gastone c’è ancora qualcosa che stride; come se il passaggio fosse stato dato troppo per scontato, e ci avesse restituito semplicemente un personaggio diverso, e non un’evoluzione dello stesso.

                               Tornando per un attimo al punto sollevato poc’anzi, sulle motivazioni delle storie Disney, ci si lasci dire che questa “attenuazione” del movente… pecuniario è, di per sé, una dovuta ventata d’aria fresca. Ci sentiamo personalmente molto in sintonia – sia narrativa che diciamo pedagogica – con questo tutt’altro che scontato cambio di rotta. Forse però concentrare così tanto i moventi dell’azione di nuovo su un unico polo – sebbene radicalmente diverso – ossia questi sentimenti un po’ umbratili messi in seno a dei personaggi che sì li tollerano ma non sempre li generano spontaneamente, non appare come la giusta alternativa. Soprattutto se è portata avanti con un pizzico di retorica in più rispetto al necessario, come ci pare di ravvisare in tutte le storie di questo tipo uscite finora.

                               Il resto del numero brucia velocemente, da Topolino e la casetta nel bosco, prova non molto riuscita di un redivivo Rudy Salvagnini assistito dal molto bravo Andrea Malgeri ai disegni e Gaetano D’Aprile ai colori, a Rockerduck e la bombetta prediletta, altra storia per nulla memorabile stavolta scritta da Davide Fortuna, disegnata da Valerio Held e colorata da Monica Rossi. Nell’ultima storia si fiutano aromi di una certa fase dell’era De Poli, quando l’interazione fra Rockerduck e il buzzurro Truz poteva essere considerata ordinaria amministrazione: segno quello, allora come oggi, di una geometria dei personaggi che si riduce a vera e propria combinatoria, un gioco di carte che può portare a una quantità arbitraria di “strane coppie”.

                               Ma a chiudere il numero c’è la vera sorpresa dell’albo: il prologo alla nuova “stagione” di Foglie rosse, di Claudio Sciarrone. Poche pagine, ma una notevole carica di freschezza, l’uso di un linguaggio a metà fra il manga, le emoji e contaminazioni varie (come sottolineato da Sciarrone stesso in una bella intervista). Lo scopo di questo breve episodio è di introdurre appunto la storia della prossima settimana, che l’autore promette ricca di azione e dai ritmi vivaci.

                               
                              Il viatico di ogni sana amicizia

                               Poco da dire su questo pugno di pagine, se non che, nonostante proprio il linguaggio usato potrà far storcere il naso a molti lettori, per la prima volta in tutto l’albo si respira davvero una padronanza completa da parte dell’autore di ciò che sta accadendo, di come lo si sta dicendo, e di come e quanto i personaggi siano pronti ad amalgamarsi con la novità. Una trovata audace e inattesa, eppure un’esecuzione sicura, rassicurante, paradossalmente sobria a causa della sua aurea brevitas.



                              Voto del recensore: 2.5/5
                              Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
                              https://www.papersera.net/wp/2022/06/20/topolino-3473/


                              Ora è possibile votare anche le singole storie del fascicolo, non fate mancare il vostro contributo!


                              *

                              Thenewme
                              Bassotto
                              PolliceSu

                              • *
                              • Post: 12
                              • Esordiente
                                • Offline
                                • Mostra profilo
                              PolliceSu
                                Re:Topolino 3473
                                Risposta #29: Martedì 21 Giu 2022, 18:41:06
                                Salve ;;D buona la prima della paperiliade, piaciuta e mi ha fatto apprezzare un po' di storia antica, che ci voleva da ripassare.... Ecco allora achei e troiani darsele di santa ragione.... Ho trovato tutti i personaggi calati bene nel ruolo e nel contesto, senza spersonalizzazioni, dunque, per il finale si devono sciogliere prima i rebus di questo primo episodio  ;;D ;;D
                                Bella la seconda parte di gastone e amelia, dove ormai i cugini paperi sembrano in perfetta sintonia..... Nello svolgimento e nel finale trovo una certa originalità  :)
                                Buone a intrattenere il pubblico e farci 4 risate sono topolino e la casa nel bosco, un plot originale, con rimandi alle pellicole del passato.... nel suo genere
                                Promuovo a pieni voti la bombetta prediletta, esordio alla sceneggiatura per Davide Fortuna, che rjesce a intrattenere bene e ci porta a vecchi plot del passato e talune volte abusati, ma non è questo il caso
                                Mi aspetto grandi cose da sciarrone, più o meno dal prologo ho capito sino a dove ero giunto a leggere

                                 

                                Dati personali, cookies e GDPR

                                Questo sito, per garantirti la migliore user experience possibile, utilizza dati classificati come "personali", cookie tecnici e non. In particolare per quanto riguarda i "dati personali", memorizziamo il tuo indirizzo IP per la gestione tecnica della navigazione sul forum, e - se sei iscritto al forum - il tuo indirizzo email per motivi di sicurezza oltre che tecnici, inoltre se vuoi puoi inserire la tua data di nascita allo scopo di apparire nella lista dei compleanni. Il dettaglio sul trattamento dei dati personali è descritto nella nostra pagina delle politiche sulla privacy, dove potrai gestire il consenso (o il dissenso) al loro utilizzo.

                                Puoi accettare quanto sopra descritto - e continuare con la navigazione sul sito - cliccando qui.

                                Se poi vuoi approfondire la questione c'è il sito del Garante della privacy.