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Topolino 3473 - Recensione di Guglielmo Nocera

La storia delle parodie Disney italiane è lunga, blasonata e contraddittoria. Fondate, come tutti sanno, da Guido Martina, si distinsero subito per una spiccata mancanza di fedeltà all’originale, funzionando da subito come veri e propri riadattamenti. Martina aveva la preparazione culturale e l’inventiva per rimescolare tutte le carte in gioco, gestire il linguaggio in maniera funzionale, prodursi in associazioni di idee e slanci in avanti che portavano linfa continua alla sua idea di umorismo. Un umorismo svagato, iperbolico, che soprattutto nelle parodie prendeva pieghe completamente inattese, modellando i luoghi dell’azione, spesso irrelati all’ambientazione del lavoro originale, fino a formare un panorama inaspettatamente accogliente per gli eventi narrati. Si pensi a Paperiade, Paperodissea (per avvicinarsi alla storia della settimana) o al poco conosciuto L’oro di Reno ovvero L’anello dei nani lunghi: Reno è la cittadina del Nevada, l’oro viene dal gioco dei biliardini, i nani lunghi crescono a ritmi di sieste, ma a partire da queste premesse gustosamente bislacche l’azione si pone come un nuovo Ring, completamente alieno nei fatti, e al contempo sinistramente affine nello schema di azioni e reazioni – alla Tetralogia originaria. Ciò che rassicura nelle parodie martiniane, in quanto garanzia di un’esperienza guidata dalla mente dell’autore e non dalla comodità dell’ispirazione, è che l’originale viene disatteso. Ciò che sorprende, viceversa, è il modo in cui viene recuperato. Martina esce dalla retrospettiva sulle sue parodie come un ingegno sornione, sveglio, autonomo, pronto a prendere la strada difficile a costo di tagliare corto su eventi dell’opera originaria. La storia arriva in fondo, il numero di pagine è spesso corposo ma mai più di tanto. E alla fine, le logiche del sistema dei personaggi paperopolese (o meno spesso topolinese) hanno sempre il sopravvento, cedendo a una ripetitività dei finali che è forse la critica più grande rivolta a quella stagione della produzione del Professore. Ma non poteva essere altrimenti: il canone Disney a fumetti era internazionalmente affermato da relativamente poco, quello italiano era addirittura neonato. In Italia il fumetto come forma d’arte seriale, rassicurata e costruita sulla propria omogeneità a se stessa, stava combattendo la battaglia di identità che lo avrebbe portato al fenomeno di massa e ai milioni di copie. Ma veniamo a noi: ecco Paperiliade – Libro primo: L’ira funesta, con i testi di Roberto Gagnor, i disegni di Alessandro Perina, le chine di Roberta Zanotta nella prima parte e di Perina stesso nella seconda, e i colori di Nicola Serra nella prima parte e Chiara Bonacini nella seconda. È legittimo inserire questa storia nel filone che nasce con i lavori di Martina? La nostra risposta è no, e crediamo che sia importante rimarcarlo, per sgombrare il campo da interpretazioni fuorvianti che potrebbero condurre ad una lettura parziale e anche innecessariamente ingenerosa. L’assedio di Troia Il lavoro di Gagnor muove su presupposti del tutto diversi. Anzitutto, almeno a giudicare da queste prime puntate, esso nasce e muore con l’Iliade. I personaggi, in maniera più o meno convinta (riuscita, anche se si salva per un pelo dal posticcio, la gag con cui Pippo-Omero si giustifica per aver rimescolato nomi e interpreti rispetto alla Topodissea del 2018, in pieno spirito aedico), interpretano i ruoli di alcuni degli eroi dell’Iliade, nei luoghi dell’Iliade e (più o meno) con le motivazioni esposte nell’Iliade. Ognuno di questi fattori, ovviamente, è soggetto alle usuali correzioni parodistiche, ma l’impianto fattuale rimane all’orizzonte. Una “comoda” guida per la narrazione, quindi, che si limita a lavorare dall’interno sulle gag e sull’adattamento della trama ai personaggi Disney: l’esatto opposto della strategia martiniana. Gag e rivisitazioni, quindi: vediamo con che spirito. Funziona l’uso di Pippo-Omero, la sua interazione un po’ metafumettistica con l’ambiente e i personaggi; funziona a metà l’inquadramento di Paperachille, una specie di (che Zeus ci perdoni) Cristiano Ronaldo acheo, in fondo azzeccato pendant all’arroganza del passionale guerriero greco, ma ripetitivo nelle infinite, mefitiche esalazioni calcistiche, che deflagrano poi nella V.A.R. (Visione Achea Retroattiva) e in un cacofonico “Zeus Moviolone”; non funziona – ad esempio – l’episodio della mela, stravolto nei protagonisti e ai limiti del politically correct in una rappresentazione scherzosa sì, ma troppo pesante perché venga di riderne, dei caratteri “femminili” delle dee. Brividi dal futuro Non è la prima volta che lo sconfinamento negli stereotipi (magari con l’intenzione di metterli in ridicolo) produce goffaggini indesiderate. Succede quasi puntualmente nelle storie che hanno per oggetto Sanremo o varianti, o più vagamente coinvolgenti i capricci dei VIP. Ma buttarci dentro l’Iliade forse era operazione da farsi, semmai, con più perizia: sono sì gli dei greci aderenti agli umani vizi e virtù, ma sono là per codificarli, amplificarli, trasfigurarli in una narrativa. Non per assecondarli con una strizzatina d’occhio. Il fumetto che guardando ostentatamente alla letteratura omaggia, di fatto, la televisione, quella di prima serata del calcio, delle battutine e dei conduttori sornioni, è un fenomeno strano. Non sbagliato o privo di interesse: ma – va da sé – se satira voleva essere, tale non è stata. E sarebbe veramente troppo pretendere che lo fosse, su Topolino. Insomma, questa Paperiliade vuol far ridere in un modo che in certo senso si allontana dai canoni della disneyanità, della martinità e pure, en passant, dell’eroicomico bottariano: e fin qui notizia tutt’altro che cattiva, perché bisogna pur liquidare i modelli se si vuol fare qualcosa di nuovo. Ma non stabilisce una voce propria, appoggiandosi troppo spesso, da una parte, a quell’umorismo televisivo che è – con rispetto parlando – insufficiente a reggersi da sé; e dall’altra al canovaccio dell’Iliade che – è comprensibile – fatica, senza un più elaborato e raffinato straniamento, a fare i conti con quel linguaggio. Ma veniamo ai disegni: l’impegno di Alessandro Perina nel compito di raffigurare armature, mura e personaggi in un sapido intruglio iliaco è tangibile e riuscito. Talvolta, complice la lunghezza della storia, alcuni passaggi risultano un po’ rapidi, ed è un peccato perché lo studio dietro questo lavoro appare ponderoso. Non solo: è evidente come il tratto di Perina, scanzonato, ironico, iperattivo, sia perfetto per catalizzare la leggerezza, quasi frivolezza, che lo sceneggiatore Roberto Gagnor vuole comunicare. Passiamo finalmente alle storie rimanenti. La seconda (e ultima) puntata di Gastone lo sfortunato (testi di Emiliano e Matteo Mammucari, disegni di Stefano Zanchi, colori di Emanuele Virzì) fa da degna conclusione alla peculiare storia iniziata una settimana fa. I disegni di Zanchi brillano per estro, giusto talvolta si lasciano andare a delle pose non riuscitissime, soprattutto quando i bordi della vignetta tagliano inopinatamente il personaggio all’interno. Ma la qualità del lavoro è alta, il progressivo affrancamento dal “freccerismo” e l’abitudine all’adozione di soluzioni audaci non potrà che spianare la strada verso una vera colonna del Topolino dei prossimi anni. Quest’avventura è un’ottima occasione per sottolineare qualcosa che meriterebbe forse analisi più estesa: da oltre un anno a questa parte, la linea del direttore Bertani sulle sceneggiature sta mettendo da parte, sempre più spesso, un elemento centrale di molte, moltissime storie Disney: il denaro. Amelia, la fattucchiera solitaria Da che Topolino è Topolino (e non solo in Italia), più di una storia su due ruota attorno a un furto, un ricatto, un’operazione commerciale, una moneta. A noi pare evidente l’impegno in senso contrario dell’attuale direzione, che pone a fondamento della maggior parte delle storie lunghe questo o quel sentimento, più o meno riposto nella psiche di uno dei personaggi. È il caso di Amelia in questa storia, alle prese con una difficile e sfumata gestione della solitudine. Ed è anche – ma molto giustamente in maniera secondaria – il caso di Gastone “sfortunato”, appunto. Certo, il movente apparente è comunque il denaro, la brama di ricchezza: ma anzi, proprio per questo risalta di più come i veri moventi siano emotivi, affettivi, esistenziali. Il difetto della storia, forse, è insistere su questo elemento, il sentimento profondo, risolutore e inaspettato: un “vizio” che accomuna tutti i nuovi arrivati al linguaggio Disney (gli sceneggiatori di questa storia provengono dalla scuderia Bonelli) e che marca un po’ il confine tra approdo e integrazione nella tradizione topolinesca. Inoltre, il ritorno allo status quo, la sbandierata tradizione ameliesca, appare naturale a metà: il riavvicinamento a Gennarino è sincero e vivo, ma non si può non pensare che la ragione dello scacco di Amelia in questa storia non è stato riuscire contro Gastone, ma riuscire tout court. Certo arrendersi a questa verità sarebbe stato troppo tragico, in una storia di Topolino: si tratta, come sempre, di trovare la quadra narrativa, certamente non uno scherzo per nessuno. Una temibile signora del Male Inoltre, non può sfuggire che qui abbiamo un Gastone “umano”, un Gastone che con naturalezza empatizza con Paperino, un Gastone sereno e quasi filosofo. Il rischio dell’out of character, nonostante le considerazioni sopra fatte sul liberarsi dei modelli, è tangibile, e nel caso specifico di Gastone c’è ancora qualcosa che stride; come se il passaggio fosse stato dato troppo per scontato, e ci avesse restituito semplicemente un personaggio diverso, e non un’evoluzione dello stesso. Tornando per un attimo al punto sollevato poc’anzi, sulle motivazioni delle storie Disney, ci si lasci dire che questa “attenuazione” del movente… pecuniario è, di per sé, una dovuta ventata d’aria fresca. Ci sentiamo personalmente molto in sintonia – sia narrativa che diciamo pedagogica – con questo tutt’altro che scontato cambio di rotta. Forse però concentrare così tanto i moventi dell’azione di nuovo su un unico polo – sebbene radicalmente diverso – ossia questi sentimenti un po’ umbratili messi in seno a dei personaggi che sì li tollerano ma non sempre li generano spontaneamente, non appare come la giusta alternativa. Soprattutto se è portata avanti con un pizzico di retorica in più rispetto al necessario, come ci pare di ravvisare in tutte le storie di questo tipo uscite finora. Il resto del numero brucia velocemente, da Topolino e la casetta nel bosco, prova non molto riuscita di un redivivo Rudy Salvagnini assistito dal molto bravo Andrea Malgeri ai disegni e Gaetano D’Aprile ai colori, a Rockerduck e la bombetta prediletta, altra storia per nulla memorabile stavolta scritta da Davide Fortuna, disegnata da Valerio Held e colorata da Monica Rossi. Nell’ultima storia si fiutano aromi di una certa fase dell’era De Poli, quando l’interazione fra Rockerduck e il buzzurro Truz poteva essere considerata ordinaria amministrazione: segno quello, allora come oggi, di una geometria dei personaggi che si riduce a vera e propria combinatoria, un gioco di carte che può portare a una quantità arbitraria di “strane coppie”. Ma a chiudere il numero c’è la vera sorpresa dell’albo: il prologo alla nuova “stagione” di Foglie rosse, di Claudio Sciarrone. Poche pagine, ma una notevole carica di freschezza, l’uso di un linguaggio a metà fra il manga, le emoji e contaminazioni varie (come sottolineato da Sciarrone stesso in una bella intervista). Lo scopo di questo breve episodio è di introdurre appunto la storia della prossima settimana, che l’autore promette ricca di azione e dai ritmi vivaci. Il viatico di ogni sana amicizia Poco da dire su questo pugno di pagine, se non che, nonostante proprio il linguaggio usato potrà far storcere il naso a molti lettori, per la prima volta in tutto l’albo si respira davvero una padronanza completa da parte dell’autore di ciò che sta accadendo, di come lo si sta dicendo, e di come e quanto i personaggi siano pronti ad amalgamarsi con la novità. Una trovata audace e inattesa, eppure un’esecuzione sicura, rassicurante, paradossalmente sobria a causa della sua aurea brevitas.

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Topolino 3473

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rogliefosse
Bassotto
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    Re:Topolino 3473
    Risposta #30: Mercoledì 22 Giu 2022, 21:53:04
    Dopo 30 anni di lettura e collezione, per me questo è stato e sarà l'ultimo Topo.

    Poco e niente del nuovo ciclo, sicuramente più attento ai tempi ed alle mode, rispecchia i miei gusti.
    Ho resistito a periodi piuttosto lugubri (Muci o certi passaggi De Poli), ho amato ed odiato tanto del Topo dal 1992, quando ho iniziato, ad oggi, e ho dato anche fiducia e tempo a questa gestione. Ma, dopo diversi mesi di insoddisfazione, apatia, noia, talvolta imbarazzo, chiudo.
    Non apprezzo le (eccessive) storie a puntate, la retorica spesso fine a se stessa, la superficialità nel trattare certi temi solo per inserirli forzatamente e, in generale, un Topo che è più forma che contenuto. Ho scoperto, settimana dopo settimana, che non leggevo più con piacere questa nuova testata, dallo stesso nome ma dal cuore diverso.

    Continuerò a seguire il forum, le pubblicazioni ed a comperare qualche volume di mio gradimento, qualche raccolta. Qualche storia. Quelle belle, in fondo, non muoiono mai.

    Dispiace. Dispiace perché è come lasciare una parte di sé; dispiace perché non è una scelta dettata da fattori esterni, ma intrinsechi a un prodotto che è cambiato in un modo da me non apprezzato.

    Per un lettore che se ne va, ne arrivano dieci e, in fondo, è questo che interessa oggi a Panini e a Bertani; mi premeva però condividere con il forum questa "pausa" da una passione pluridecennale, che ho vissuto anche e soprattutto con voi, sia qui, digitalmente, che nelle splendide fiere reggiane, nelle quali ho anche potuto conoscervi di persona.

    Un abbraccio e buon Topo a tutti.

    Stefano aka prezio

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      Re:Topolino 3473
      Risposta #31: Mercoledì 22 Giu 2022, 22:44:52
      Citazione
      Dispiace. Dispiace perché è come lasciare una parte di sé; dispiace perché non è una scelta dettata da fattori esterni, ma intrinsechi a un prodotto che è cambiato in un modo da me non apprezzato.
      Rogliefosse, mi spiace perché nelle tue parole leggo sconforto e delusione, ma se quello che leggi lo fai oramai per inerzia,senza più interesse e curiosità, comprendo la tua intenzione a mettere la parola fine.Forse farebbe meno male più che un addio un arrivederci, seguendo il forum vedrai tu stesso come si evolveranno le storie e il settimanale e potrai fare tutte le considerazioni che riterrai opportune.
      Io penso tantissime persone si siano presi delle pause per poi tornare o se le prenderanno in futuro.Poi magari chi non tornerà più c'è senz'altro, ma fa comunque meno male lasciare un piccolo spiraglio.
      Ciao!

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        Re:Topolino 3473
        Risposta #32: Giovedì 23 Giu 2022, 00:09:40
        Me ne duole, se qualcuno trova questo Topo così lontano dalle sue corde da mollarlo. Me ne spiace per lui, me ne spiace per il fumetto stesso.

        A me il Topo di Bertani piace molto quando vengono calati i veri assi, ma l'ho scritto nel topic del direttore e a ciò mi richiamo.

        Però, c'è una frase che brucia ed è quella per cui a Panini interessa solo trovare dieci nuovi lettori in più, perdendone uno: ecco, su questa cosa, non facciamone una colpa.

        L'ho già detto altrove: se Topolino non vende, prima o poi si arriva al niente Topolino del tutto.

        Duole che qualcuno abbandoni. Duole, ripeto. Se però nove lo sostituiscono e fanno vivere il giornale al suo posto, devo anche accettarlo, perché Topolino non esiste per i nostri sogni, ma perché coi nostri sogni si fanno i soldi, che si sia a livello di Panini, di Disney Italia o di Disney International.

        Questo non è colpa di Bertani: è la struttura del mercato. Sono cinico, lo so.

        Ma a volte bisogna pure essere realisti e concreti, o i sogni svaniscono del tutto e per tutti, paradossalmente.

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          Re:Topolino 3473
          Risposta #33: Giovedì 23 Giu 2022, 08:21:03
          Perde un lettore ma ne recupera nove nuovi mi pare utopia in questi tempi. Specialmente perchè non vedo lungimiranza e progettualità a lungo termine per avvicinare nuovi lettori ma solo del marketing obsoleto.
          rogliefosse, puoi darci di qualche esempio di più forma che sostanza riscontrato negli ultimi periodi?

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            Re:Topolino 3473
            Risposta #34: Giovedì 23 Giu 2022, 10:53:02
            Perde un lettore ma ne recupera nove nuovi mi pare utopia in questi tempi. Specialmente perchè non vedo lungimiranza e progettualità a lungo termine per avvicinare nuovi lettori ma solo del marketing obsoleto.
            rogliefosse, puoi darci di qualche esempio di più forma che sostanza riscontrato negli ultimi periodi?

            Volentieri. Farò due esempi specifici per poi tornare al generale.

            Iniziamo proprio da ciò che reputo uno dei veri cardini della nuova gestione: Area15. Il volere inserire forzatamente tematiche buoniste, di inclusione, apparentemente profonde, rende queste storie una strizzata d'occhio dall'inizio alla fine, in sacrificio di intrecci inesistenti e di trame poco interessanti.

            Foglie Rosse è un altro cardine del giornale e di ciò che il giornale vuole essere: ricalcata sulla serialità televisiva (che, ahimè, non amo, quindi altro aspetto da me ripudiato), anche qui bimbi protagonisti e tematiche apparentemente profonde ma trattate con superficialità.

            In generale, le costanti riflessioni dei vari Topolino del Sole Nero, di Gastone sfortunato, di Rockerduck bistrattato, non rendono i personaggi più profondi, ma banalizzano il tutto tramite storie che nulla raccontano se non i "dilemmi" (subito risolti) dei protagonisti. Si tende a privilegiare queste disutili riflessioni a trame o narrazioni appassionanti, divertenti, efficaci. Basti pensare all'abisso tra Star Top di Enna, in cui le riflessioni personali non erano veicolo della storia, e appunto il Sole Nero, dove in virtù di questa ricerca della profondità (?) abbiamo un Topolino a ripetersi le stesse banalità ad ogni tavola.

            In breve, a me dei personaggi interessa poco: lo so che Paperino ama i nipotini, non mi serve una Intera storia sul deposito a parlare con Qui (!!!) per capirlo. Se Gastone è triste o se Quo ama la musica (era lui?) non mi importa nulla. Ciò che ho sempre cercato nel Disney è la narrazione, l'intrattenimento, non la retorica fine a se stessa. Narrazione ed intrecci che trovo, da diverso tempo, sacrificati.

            Il tutto, ovviamente, IMHO. E concordo con chi dice che si va avanti: se il Topo vende son solo che contento. Semplicemente non è un prodotto per me, ma non ne faccio un problema.

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              Re:Topolino 3473
              Risposta #35: Giovedì 23 Giu 2022, 11:38:05
              A me dispiace quando il topo perde anche solamente un lettore....  :oh:tuttavia non sarei così caustico nei giudizi.... Secondo me è un periodo che la rivista ha storie complessivamente di alto medio livello ;;Ddopotutto si deve stare al passo coi tempi :)al topolino nn mi sento di attribuirgli svariate colpe se qualcosa nn è di nostro gradimento, piuttosto mi preparo a leggerlo con raziocinio, così mentalmente già so' che quello che mi appresto a consumare è comunque sia un prodotto che ha come target i lettori più piccoli....  ;;D

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                Re:Topolino 3473
                Risposta #36: Giovedì 23 Giu 2022, 11:48:22
                Perde un lettore ma ne recupera nove nuovi mi pare utopia in questi tempi. Specialmente perchè non vedo lungimiranza e progettualità a lungo termine per avvicinare nuovi lettori ma solo del marketing obsoleto.
                rogliefosse, puoi darci di qualche esempio di più forma che sostanza riscontrato negli ultimi periodi?

                Volentieri. Farò due esempi specifici per poi tornare al generale.

                Iniziamo proprio da ciò che reputo uno dei veri cardini della nuova gestione: Area15. Il volere inserire forzatamente tematiche buoniste, di inclusione, apparentemente profonde, rende queste storie una strizzata d'occhio dall'inizio alla fine, in sacrificio di intrecci inesistenti e di trame poco interessanti.

                Foglie Rosse è un altro cardine del giornale e di ciò che il giornale vuole essere: ricalcata sulla serialità televisiva (che, ahimè, non amo, quindi altro aspetto da me ripudiato), anche qui bimbi protagonisti e tematiche apparentemente profonde ma trattate con superficialità.

                In generale, le costanti riflessioni dei vari Topolino del Sole Nero, di Gastone sfortunato, di Rockerduck bistrattato, non rendono i personaggi più profondi, ma banalizzano il tutto tramite storie che nulla raccontano se non i "dilemmi" (subito risolti) dei protagonisti. Si tende a privilegiare queste disutili riflessioni a trame o narrazioni appassionanti, divertenti, efficaci. Basti pensare all'abisso tra Star Top di Enna, in cui le riflessioni personali non erano veicolo della storia, e appunto il Sole Nero, dove in virtù di questa ricerca della profondità (?) abbiamo un Topolino a ripetersi le stesse banalità ad ogni tavola.

                In breve, a me dei personaggi interessa poco: lo so che Paperino ama i nipotini, non mi serve una Intera storia sul deposito a parlare con Qui (!!!) per capirlo. Se Gastone è triste o se Quo ama la musica (era lui?) non mi importa nulla. Ciò che ho sempre cercato nel Disney è la narrazione, l'intrattenimento, non la retorica fine a se stessa. Narrazione ed intrecci che trovo, da diverso tempo, sacrificati.

                Il tutto, ovviamente, IMHO. E concordo con chi dice che si va avanti: se il Topo vende son solo che contento. Semplicemente non è un prodotto per me, ma non ne faccio un problema.

                Poi pensi a Pigafetta. Al Pk di Sisti. A "Il bianco e il nero". Ai gialli di Bosco.

                E lì ti chiedi se davvero le storie siano tutte e sole intimiste.

                Mah.

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                  Re:Topolino 3473
                  Risposta #37: Giovedì 23 Giu 2022, 12:47:22
                  Non tutte. Hai citato altre storie che non mi piacciono per nulla, eccezion fatta per Il Bianco e il Nero.

                  Ma non voglio convincere nessuno. Come hai detto tu, ben venga perdere un lettore se questo Topo piace di più.

                  *

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                    Re:Topolino 3473
                    Risposta #38: Giovedì 23 Giu 2022, 13:59:52
                    Il tutto, ovviamente, IMHO. E concordo con chi dice che si va avanti: se il Topo vende son solo che contento. Semplicemente non è un prodotto per me, ma non ne faccio un problema.

                    Per brevita' cito solo questa chiusura finale ma il pensiero esposto lo condivido in ogni singola sillaba.
                    Con la differenza che io ci ho messo molto meno a....tagliare le teste  ;D
                    Ma se come dice l'Avvocato questo serve a far continuare la pubblicazione allora sono ben felice di tutto cio' !
                    Io sono un cattivo... e questo è bello! Io non sarò mai un buono e questo non è brutto! Io non vorrei essere nessun altro... a parte me.

                    *

                    Tenebroga
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                      Re:Topolino 3473
                      Risposta #39: Giovedì 23 Giu 2022, 16:15:10
                      Mi dispiace molto leggere le parole di Rogliefosse. Dispiace anche molto che alcuni abbiano manifestato il proprio consenso con un paio di polliciate. Significa che diversi la pensano allo stesso modo.
                      Non condivido la loro opinione ma la capisco e la loro drastica decisione è perfettamente razionale.
                      In merito alla dura legge del mercato "per uno che esce, 10 ne arrivano" sarebbe interessante fare un sondaggio per sapere quanti del papersera hanno smesso di leggere Topolino, quanti hanno cominciato e quanti hanno continuato durante la direzione Bertani.

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                        Re:Topolino 3473
                        Risposta #40: Giovedì 23 Giu 2022, 17:16:39
                        Mi dispiace molto leggere le parole di Rogliefosse. Dispiace anche molto che alcuni abbiano manifestato il proprio consenso con un paio di polliciate. Significa che diversi la pensano allo stesso modo.
                        Non condivido la loro opinione ma la capisco e la loro drastica decisione è perfettamente razionale.
                        In merito alla dura legge del mercato "per uno che esce, 10 ne arrivano" sarebbe interessante fare un sondaggio per sapere quanti del papersera hanno smesso di leggere Topolino, quanti hanno cominciato e quanti hanno continuato durante la direzione Bertani.

                        In punta di piedi, secondo me purtroppo oggigiorno chi si occupa di media in generale si trova "costretto" (o a volte è portato proprio dallo stato delle cose ad agire in questa maniera) a seguire un certo mainstream, che porta non soltanto ad inserire e basta in un contesto di narrazione certe tematiche di inclusione o presunta tale, ma proprio a doverla quasi ostentare, a doverla rendere visibilmente il motivo, l'unico motivo per cui una storia è narrata. Che sia film, serie TV, o fumetto. Se te ne discosti, se provi anche solo un pochino ad essere una voce intonata, ma leggermente e in maniera garbata fuori dal coro, rischi di venire additato e piano piano demolito. Storie come quelle citate ad esempio di Area 15, con l'ostentazione senza parole e sole quasi immagini dell'affetto e della comprensione che l'adulto Paperino mostra o deve mostrare esplicitamente per copione verso il nipote può esserne un esempio, un racconto magistralmente disegnato (la forma) non per veicolare un messaggio che ne scaturisce dalla vicenda, ma per dire a chi osserva una testata: "Guardate che stiamo mettendo una tematica sociale del rapporto adulti-adolescenti, state tutti accorgendovene?". Mi auguro che, col tempo, si torni ad un equilibrio sociale anche in questo.

                        *

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                          Re:Topolino 3473
                          Risposta #41: Giovedì 23 Giu 2022, 21:52:11
                          Caro Prezio, solo il completismo (brutta mania, lo so) mi impedisce di seguirti, perché davvero mi rivedo in molte tue frasi.
                          ... non ferma a Verkuragon!

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                            Re:Topolino 3473
                            Risposta #42: Giovedì 23 Giu 2022, 23:27:24
                            Ripeto: io non riesco a trovare Topolino né esageratamente riflessivo, né esasperatamente inclusivista nel senso più deteriore del termine.

                            Anzitutto, perché trovo che le storie intimiste siano bilanciate da altre storie di azione, tipo la bombetta della scorsa settimana, Pk, i gialli di Bosco e altre che ho citato.

                            In secondo luogo, perché ho letto fumetti Marvel diventati sì stucchevoli per manifesto inclusivismo molesto, e vi garantisco che Topolino è ancora ben lontano da storie dell'Uomo Ragno dove la trama portante è il solo inclusivismo forzatissimo anziché le botte con Venom... Lì si ero arrivato ad un punto di non ritorno. O come troppi telefilm, Doctor Who in primis, che ho abbandonato perché insostenibili.

                            Vedete, il problema non è mettere storie intimiste e inclusiviste anche su Topolino, perché ci stanno e bene (anche se, confesso, mi sfugge quale personaggio sia da considerarsi inclusivo, prima ancora che insopportabilmente inclusivo... Ray, forse, perché è su una sedia a rotelle? Mah...): il punto è non fare di Topolino una noia inclusivista dove l'inclusivismo diventa il tema centrale e non il supporto dell'avventura, perché rischi di snaturare i tuoi protagonisti (Doctor Who docet).

                            E io non ho visto un personaggio snaturato nelle storie intimiste della gestione Bertani, né rovinato al punto da non poter vivere storie non intimistiche. Quindi, scusatemi, ma io proprio non riesco a percepire questo sfacelo totale intimista/inclusivista a forza sotto questo direttore.

                            Probabilmente è un limite mio. O forse l'aver visto veri disastri (e non ho ancora guardato "Masters of the Universe: revelations, sappiatelo) in passato non mi sta facendo percepire questo periodo come così deleterio e sulla stessa linea devastante di cui ai suddetti sfaceli.

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                              Re:Topolino 3473
                              Risposta #43: Venerdì 24 Giu 2022, 06:14:11
                              Che poi, vogliamo anche aggiungerci, senza mettere le fette di salame sugli occhi, che più o meno tutti viviamo in una società come quella odierna, caratterizzata dall'individualismo, dal materialismo sfrenato, solo per fare qualche esempio.... Piuttosto vedo bene un topo che si sta battendo contro queste tematiche della società, spingendo i lettori verso una maggiore collettività...  ;;D

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                                Re:Topolino 3473
                                Risposta #44: Venerdì 24 Giu 2022, 10:32:02
                                [...]

                                Vista la scena citata questo mio intervento potrebbe risultate un po' parziale.
                                La famosa tavola di Paperino che consiglia Qua sul tetto del Deposito è sì un richiamo a tante tematiche attuali, ma è funzionale alla narrazione. E diciamo che tutte le storie di Area 15 contengono argomenti di inclusività che però si intrecciano molto armoniosamente con le vicende - forse solo In Punta di Piedi pecca un po' di servilismo verso il tema portante.
                                A mio modo di vedere il problema nasce quando anche un medium "neutro", ovvero che deve semplicemente trarre spunto dal mondo per avere la sua ragion d'essere - ma senza che l'influenza della vita ne infici la qualità e lo scopo -, si assoggetta alle evoluzioni sociali e culturali. Certo, non inserire più le cabine telefoniche e dotare i personaggi di cellulari aiuta l'immedesimazione e non rende il fumetto anacronistico. Però se i creatori di storie devono svolgere il loro lavoro consapevoli che se non inseriscono determinate tematiche allora si diventa retrogradi, allora no: già certi argomenti vengono strumentalizzati e trasformati in lotte ideologiche che coinvolgono media che nulla c'entrano, se certi temi devono essere trattati credo sia soltanto nella misura in cui possano veramente essere utili.
                                E almeno per Topolino questo assoggettamento ancora non accade, fortunatamente.
                                Sine cera.

                                 

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