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Disney Collection 8 - Minnie e il Segreto di Zia Miranda - Recensione di Alessandro Mercatelli

La bellissima copertina del volume dà un piccolo assaggio dell’atmosfera di mistero e desolazione che permea il racconto. L’ottavo numero della Disney Collection vede il ritorno dell’artista svizzero Bernard Cosey e del suo inconfondibile tratto. L’eclettico disegnatore, già divertitosi a dissacrare le figure di Pippo e Topolino nel 2016 con la misteriosa melodia, in questo suo ultimo lavoro si concentra sul personaggio di Minni, facendola uscire dal suo stereotipato ruolo di “fidanzatina” per inserirla in un’avventura misteriosa dai toni decisamente cupi. Una lettera spedita da zia Miranda allontana Minni da Topolinia per ritrovare la zia e, con l’occasione, recuperare un fantomatico e misterioso taccuino nero dal preziosissimo contenuto. L’impavida roditrice, inaspettatamente accompagnata dalla fida amica Clarabella, a bordo di un’improbabile motocicletta, si avventura verso le innevate montagne ove ha trascorso la propria giovinezza, alla ricerca delle misteriose scoperte della zia.  Il viaggio di Minni inizia sotto un plumbeo cielo. Pur essendo già abituati al particolarissimo stile dell’artista svizzero, la graphic novel di Cosey riesce a stupire. Il più grande pregio di questa graphic novel è quello di riuscire a trasmettere sensazioni profonde al lettore attraverso un magistrale uso del colore. Come per tutte le precedenti opere dell’autore, la semplicità delle forme è la caratteristica predominante: personaggi e ambienti appaiono massimamente stereotipati, eppure il tratto volutamente infantile dell’autore ha da sempre la capacità di restituire un grande spessore in termini di sensazioni, grazie alla capacità di fondere alla perfezione le ambientazioni con i personaggi – raffigurati secondo le loro incarnazioni retrò – e la trama. Cosey predilige sempre un’immediatezza di stile che rende l’opera profondamente leggibile, nonostante una profondità più celata che si va a sviluppare piano piano. Magistrale la scelta del colore: le tinte non appaiono mai profonde o particolarmente sfumate ma, grazie ad un sapiente gioco di predominanza dei toni, l‘artista riesce a trasmettere benissimo la freddezza emotiva (e climatica) delle situazioni, per poi mutare radicalmente contesto nel giro di una vignetta, adottando una palette completamente differente capace di trasmette sicurezza e calore. Altro punto di forza di quest’opera è la dinamicità delle situazioni in cui Minni viene suo malgrado calata. Il contesto avventuroso permette a Cosey di gestire molto bene l’azione e il ritmo della trama. Anche su questo frangente l’artista si diverte a giocare con i contrasti laddove, a dinamici inseguimenti sulla neve, si alternano momenti di ricerca all’interno di anguste location, in cui fanno capolino i sinistri abitanti del luogo, tra i quali spicca anche qualche vecchia conoscenza. Citazioni di un certo livello. Cosey non fa mistero della sua passione per i classici di animazione Disney, disseminando qua e là citazioni e riferimenti a episodi del passato dei protagonisti, oppure dando spazio a comprimari più o meno noti del panorama disneyano. Apparizioni improvvise e fugaci strappano un sorriso, portando il lettore ad interrogarsi se il riferimento preannunci altri sviluppi nella trama. Questo insieme di contrasti è pura espressione del divertissement messo in piedi dall’autore, che strappa via Minni dal solito contesto, scrivendo una trama che porta alla luce dettagli inediti della sua famiglia, tra cui lo spropositato numero di fratelli! Un esempio della capacità di Cosey di avvolgere il lettore con il calore o la freddezza dei colori. Rispetto a Super Mickey, incentrato su un umoriso cinico ed immediato, il segreto di zia Miranda è un racconto più riflessivo, che svela con calma i dettagli di una trama costruita in maniera ottimale, e che solo nell’ultima pagina rivela il più importante – ma anche il più semplice – mistero legato al rapporto tra la protagonista e sua zia. E’ indubbia la qualità artistica dell’opera che, con un tratto essenziale, riesce ad incutere un’inquietudine innaturale. La desolazione e il gelo traspaiono dalle inquadrature di Cosey che, sul finale, abbandona i colori freddi per dare spazio ad un epilogo di gioia e felicità che arriva in maniera quasi abbagliante. La desolazione in una vignetta. Purtroppo, lo stile così personale dell’artista e la trama differente dagli standard disneyani rendono l’opera decisamente sui generis, e il rischio è che non possa essere apprezzarta da chiunque. Questo però è l’aspetto che contraddistingue più o meno tutte le opere che fanno parte di questa collana, e non può certo costituire una nota di demerito nella valutazione complessiva del volume. Ciò che invece mina inevitabilmente il voto e non permette di raggiungere il punteggio pieno è la completa assenza di contenuti extra. Un vero peccato, visto che, dinanzi ad un’opera così particolare, si sarebbe sicuramente apprezzato un minimo di arricchimento del volume con una semplice intervista o qualche bozzetto, che invece sono del tutto assenti. Una carenza che si percepisce anche in ragione del prezzo, non particolarmente economico, di un volume che, seppur interessante si compone di un numero di pagine ridotto. Come tutte le uscite di questa collana, Minni e il Segreto di Zia Miranda è una splendida prova d’autore, capace di mettere l’eterna fidanzata di Topolino sotto una luce inedita e regalare al lettore una storia cupa e dinamica, ma soprattutto decisamente insolita Editore: Panini Comics – Autori: Bernard Cosey – Uscita: 15/12/2022 – Pagine: 70 – Formato: Cartonato 20,5×28 – Prezzo: € 14,90 – ISBN 9 772724 660006

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Disney Collection - Panini pubblica i volumi Glenat

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PolliceSu   (3)

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    Disney Collection - Panini pubblica i volumi Glenat
    Mercoledì 20 Lug 2022, 11:54:22
    Mancava un topic per questa buona idea di Panini di stampare anche in Italia i volumi editi da Glenat in Francia con autori estranei al mondo disney.

    Qui il link inducks italiano: https://inducks.org/publication.php?c=it%2FDCLL&pg=img&num=1
    Qui le uscite francesi: https://inducks.org/publication.php?c=fr%2FDBG
    Qui le prime uscite Giunti: https://inducks.org/publication.php?c=it%2FDCC&pg=img&num=1

    Qua le nostre recensioni: https://www.papersera.net/wp/tag/glenat/
    Qui il link al topic sul primo volume, l'oceano perduto: https://www.papersera.net/forum/index.php?topic=17781.0
    Qui il link al topic sulle pubblicazioni francesi: https://www.papersera.net/forum/index.php/topic,11693.0/all.html

    Buona lettura (se dovesse esserci gia un topic esistente, accorpatelo) :)
    « Ultima modifica: Venerdì 27 Gen 2023, 17:47:35 da Pacuvio »
    Quando hai capito che è tutto uno scherzo, essere Il Comico è l'unica cosa sensata.
    Watchmen, Alan Moore and Dave Gibbons

    Pagina generale delle testate: https://www.papersera.net/wp/storia-gloria-delle-pubblicazioni-disney-in-italia/

    Il mio mercatino: https://www.papersera.net/forum/index.php/topi

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    sandrinobipbip
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    PolliceSu
      Disney Collection n°6 - Super Mickey
      Risposta #1: Mercoledì 20 Lug 2022, 11:57:58
      Recensione Disney Collection n°6 - Super Mickey


       L’uscita n°6 della collana Disney Collection è dedicata ad uno dei più eclettici autori fiamminghi del panorama fumettistico, che entra a gamba tesa nell’immaginario Disney/Glénat con Super Mickey, singolarissimo fumetto muto dai toni e dalle atmosfere talmente semplici e scanzonate da risultare difficile nella sua comprensione.

       Per poter apprezzare quest’opera è necessario conoscere il suo autore: Pieter de Poortere, classe 1976, esordisce nel 2001 con Dickie, fumetto dal tratto stilizzato, caratterizzato dall’assenza di dialoghi e da uno humor tanto diretto quanto cinico. L’opera porta il giovane autore a guadagnarsi nello stesso anno il premio per il miglior album in lingua olandese e la sua serie d’esordio prosegue inintettottamente fino ad oggi guadagnandosi anche una trasposizione animata in onda sul canale Adult Swim.

       Il marchio di fabbrica di de Poortere è un umorismo crudo, cattivo, fatto di scene estremamente dirette e talvolta anche violente, ma sempre realizzate con uno stile grafico infantile ed innocente, capace di creare un evidente contrasto che spiazza ancora di più l’occhio del lettore.

       
      il particolare humor di de Poortere

       Può quindi comprendersi che, affidare ad un autore come de Poortere la realizzazione di un fumetto Disney sia una grandissima scommessa. E riguardo la riuscita di questo arduo esperimento, a parere dello scrivente, il risultato appaga solo in parte. Dovendo comunque sottostare alla rigidità del mondo Disney, in cui i concetti di morte e sofferenza, tanto enfatizzati dall’autore nelle proprie opere originali, non possono esprimersi in modo diretto, l’impatto dell’opera sul lettore è più moderato. L’assenza di dialogo, unitamente all’estrema semplicità del tratto e delle situazioni in cui i protagonisti sono inseriti, spiazza ugualmente il lettore che, ad una prima occhiata, potrebbe pensare di trovarsi dinanzi ad un libro per bambini.

       Anche il soggetto è alquanto semplice ed immediato, degno davvero di un’avventura destinata all’infanzia. Superpippo e Topolino si trovano loro malgrado a gestire la fuga degli animali dallo zoo, occasione che Gambadilegno cerca di sfruttare per il proprio tornaconto personale.

       In realtà Super Mickey, come tutte le opere di de Poortere, maschera con un’ingenuità apparente elementi e situazioni indubbiamente forti che, se colte, risultano capaci di colpire l’animo del lettore, nonostante risultino smussate da questo stile essenziale ma sempre ricco di un’incredibile quantità di contenuti.

       
      Una delle tante scene corali a doppia tavola presenti nell’albo

       La vera essenza dell’autore viene infatti evocata solo in determinati momenti. Nel continuo gioco di contrasti che caratterizza il suo stile, de Porteere si diverte a giocare con l’occhio del lettore, disseminando microscopiche citazioni e riferimenti a personaggi, luoghi e film, abbattendo perfino la quarta parete. Vero pezzo forte dell’opera sono le grandi scene corali, realizzate su tavola doppia, che l’autore inserisce volutamente al centro di ogni capitolo in modo da sfruttare al meglio l’impaginazione e dare perfetta continuità all’immagine, che appare come un’unica grande illustrazione.

       All’intero di questi “poster centrali”, prende vita una miriade di personaggi, ognuno impegnato in un’azione o un mestiere, un po’ come nelle opere di Richard Scarry, che porta il lettore ad andare oltre alla semplice storia e lo induce a giocare alla ricerca del personaggio principale di questa scena collettiva, che fa da chiave di lettura dell’intera immagine.

       E’ indubbio che l’autore ami il divertimento: il racconto è strutturato come un semplice susseguirsi di gag interrotte solo dalla suddivisione in capitoli, ciascuno realizzato come un albo a fumetti singolo con tanto di copertina iniziale e, vero tocco di classe, giochi enigmistici e strisce di barzellette in quarta di copertina.

       
      Il tipico contrasto di atmosfere che contraddistingue l’autore

       Al di là dell’enorme limite dato da un’opera così ricca di stile, il più grande difetto che si ravvisa in questo volume è la totale assenza di un editoriale o di qualsiasi extra che possa permettere al lettore di comprenderne in pieno la giusta chiave di lettura.

       Super Mickey, lo ripeto, è un’opera tanto semplice nell’aspetto quanto difficile nella comprensione. Solo lo stile grafico può valere l’acquisto ma, se si è alla ricerca di contenuti, dubito che questo albo possa dare soddisfazioni a lungo termine.

       Personalmente, ritengo che il giusto modo per apprezzare Super Mickey sia quello di considerarlo un ibrido tra il mondo dell’infanzia e quello degli adulti, capace di suscitare tanta curiosità e di stimolare l’osservazione del lettore attraverso un continuo susseguirsi di gag e di personaggi disseminati in ogni pagina, un po’ come nel celebre “Where’s Wally” di Martin Handford, ma che all’improvviso è capace di interrompere quest’aura di leggerezza e divertimento con immagini più forti.

       Un’opera di nicchia, decisamente non per tutti, che va comunque ad arricchire il panorama degli autori d’oltralpe proposti da Glenàt in un modo indubbiamente originale e ricercato.

       



      Voto del recensore: 3,5/5
      Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
      https://www.papersera.net/wp/2022/07/20/disney-collection-n6-super-mickey/

        Scusate, è normale che nel volume di Donald le pagine siano piene di macchie sui bordi?

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          Scusate, è normale che nel volume di Donald le pagine siano piene di macchie sui bordi?
          Vista (letta) l'introduzione, direi proprio di sì ;)
          ... non ferma a Verkuragon!

            Grazie, avevo solo dato una sfogliata superficiale. ^^"

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            sandrinobipbip
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              Disney Collection n°7 - Donald’s Happiest Adventures
              Risposta #5: Mercoledì 19 Ott 2022, 09:04:31
              Recensione Disney Collection n°7 - Donald’s Happiest Adventures


              La cover del volume lascia trasparire lo spirito dinamico e avventuroso dell’opera.

               Nel settimo volume della collana Disney Collection (il nono considerate le uscite speciali), Donald’s Happiest Adventures – Alla Ricerca della Felicità, torna lo sfacciato duo Lewis Trondheim e Nicolas Keramidas. Come per il precedente Mickey’s Craziest Adventures, ancora una volta lo spunto che dà agli autori il pretesto per raccontare una storia inedita è l’espediente, puramente di fantasia, del (finto) ritrovamento sul banchetto di un mercatino dell’usato di una serie di fumetti di Paperino degli anni sessanta, Donald’s Quest.

               Il duo di autori si fa così artefice della scoperta di questi volumi inediti, che raccoglie e pubblica in un’unica raccolta astraendosi così da una vera e propria paternità dell’opera. L’espediente narrativo permette di dar vita ad una graphic novel disancorata dai più classici canoni disneyani che, rispetto alla precedente, viene “ripubblicata” nella sua interezza, senza pagine o vignette mancanti, e mantenendo lo stile vintage della colorazione (ma non certo del tratto) e i presunti danni causati dal logorio dell’età.

               Donald Happiest Adventures – Alla Ricerca della Felicità è un’opera davvero singolare in cui Paperino viene incaricato dal ricco Zio di trovare il segreto della felicità. Un compito decisamente non semplice che porta il malcapitato protagonista ad affrontare un viaggio lungo 42 episodi, ciascuno della lunghezza di una tavola in cui, attraverso comprimari attinti indiscriminatamente da Paperopoli e Topolinia, cerca di assecondare la richiesta di Paperone. Quello intrapreso da Paperino si rivelerà un viaggio profondo e filosofico che lo porterà a scoprire quanto in ognuno sia insito un concetto personale di felicità cui è impossibile dare un significato univoco.

               
              Le copertine dei volumi “ritrovati” al mercatino.

               Nella palese scontatezza che caratterizza la risposta finale al quesito è insito l’escamotage narrativo che porta a mettere in scena situazioni estremamente ciniche e talvolta persino al limite di quel che ci si aspetterebbe da un fumetto Disney in cui traspare sempre un certo buonismo di fondo…

               
              Un esempio dello humor cinico che caratterizza lo stile di Trondheim e Keramidas.

               L’opera di Trondheim e Keramidas è un susseguirsi di battutine al vetriolo e di ribaltamenti di situazioni che giunge ad un epilogo aspettato che in realtà non è la vera essenza del racconto.

               Nonostante il fattore sorpresa possa considerarsi superato dopo la pubblicazione del precedente volume, ad oggi edito da Giunti e per ora non incluso nella collana Disney Collection, Alla Ricerca della Felicità rimane un interessante esperimento che prescinde dal MacGuffin che gli autori, più per coerenza con il passato che per spirito di innovazione, continuano ad ispirarsi.

               Il tratto di Trondheim esagera volutamente su ogni espressione rendendo i personaggi e le situazioni profondamente caricaturali ed enfatizzando al limite la caratterizzazione di ognuno, in modo da rendere ancora più forte l’epilogo di ogni tavola. Il tratto, essenziale, ma profondamente dinamico, è appesantito da retinature importanti e accostamenti cromatici spesso violenti che colpiscono il lettore e creano un tutt’uno con l’atmosfera generale del racconto. Sovente si assiste ad una sorta di progressivo oscuramento delle situazioni e dei dialoghi, che vengono enfatizzati proprio dalla colorazione che, come l’incalzare di una colonna sonora, contribuisce ad esagerare l’espressione dei protagonisti.

               Nell’universo disneyano immaginato dal duo di autori francesi, i protagonisti di Paperopoli e Topolinia convivono senza troppi limiti, una libertà che offre lo spunto ad incontri interessanti e inediti come quello tra Paperino ed il Professor Enigm. Le situazioni in cui ciascun episodio si va a sviluppare sono sempre al limite del grottesco: sono affrontati temi come la cultura militare, la prigionia, il capitalismo…ciò nonostante l’opera non perde mai di leggerezza e comicità!

               Un esperimento piacevole ed innovativo, che deve la sua riuscita all’ampia licenza che gli autori, con la scusa di non ritenersi tali, si sono presi nel raccontare quella che di fatto è una delle cacce al tesoro più semplici e nel contempo ardue che esistano. E’ inutile girarci intorno, la felicità è frutto della capacità che ognuno di noi ha di trarre gioia e soddisfazione dalle piccole cose della vita, e gli autori, senza fare mistero di questo assioma universale, riescono a condurre il protagonista attraverso un percorso a tappe in cui ciascun comprimario viene esaltato per la propria sciocca incapacità di cogliere gli aspetti più belli che lo circondano.

               
              Il “soggettivo” concetto di felicità di Gastone.

               Si può quindi concludere che lo stratagemma riproposto in questa nuova avventura “ripescata dal passato” non è così congeniale alla lettura. A prescidere dall’escamotage di fantasia su cui gli autori insistono, la storia avrebbe comunque retto benissimo perchè Trondheim e Keramidas, pur rompendo gli schemi, dimostrano ugualmente di sapersi contenere a dovere.

               Donald Happiest Adventures non si merita il punteggio pieno sostanzialmente per due motivi. Sebbene l’edizione risulti curata, come del resto tutte le pubblicazioni di questa collana, manca un apporto editoriale vero e proprio. Al di là di una piccola introduzione che richiama al volume precedente, e reintroduce lo stratagemma narrativo che fa da colonna portante all’avventura di Paperino, i contenuti extra sono davvero risicati. Questo può essere un ostacolo per chi non conosce il passato di questo esperimento e potrebbe non cogliere in pieno lo spirito dell’opera. Secondariamente, per chi invece già conosce il lavoro precedente del duo di autori, la mancanza del fattore sorpresa, peraltro nemmeno sfruttato con gli stessi accorgimenti narrativi dell’opera antecedente, potrebbe portare a considerare questo lavoro come un simpatico deja-vu. In realtà Donald’s Happiest Adventures é un volume che rappresenta in pieno l’abilità della scuola francese de la bende dessinée di saper dissacrare con intelligenza certi stilemi e merita sicuramente un posto sulle librerie degli appassionati Disney.

               



              Voto del recensore: 4/5
              Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
              https://www.papersera.net/wp/2022/10/19/disney-collection-n7-donalds-happiest-adventures/

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                Disney Collection 8 - Minnie e il Segreto di Zia Miranda
                Risposta #6: Lunedì 2 Gen 2023, 11:53:50
                Recensione Disney Collection 8 - Minnie e il Segreto di Zia Miranda


                La bellissima copertina del volume dà un piccolo assaggio dell’atmosfera di mistero e desolazione che permea il racconto.

                 L’ottavo numero della Disney Collection vede il ritorno dell’artista svizzero Bernard Cosey e del suo inconfondibile tratto.

                 L’eclettico disegnatore, già divertitosi a dissacrare le figure di Pippo e Topolino nel 2016 con la misteriosa melodia, in questo suo ultimo lavoro si concentra sul personaggio di Minni, facendola uscire dal suo stereotipato ruolo di “fidanzatina” per inserirla in un’avventura misteriosa dai toni decisamente cupi.

                 Una lettera spedita da zia Miranda allontana Minni da Topolinia per ritrovare la zia e, con l’occasione, recuperare un fantomatico e misterioso taccuino nero dal preziosissimo contenuto. L’impavida roditrice, inaspettatamente accompagnata dalla fida amica Clarabella, a bordo di un’improbabile motocicletta, si avventura verso le innevate montagne ove ha trascorso la propria giovinezza, alla ricerca delle misteriose scoperte della zia. 

                 
                Il viaggio di Minni inizia sotto un plumbeo cielo.

                 Pur essendo già abituati al particolarissimo stile dell’artista svizzero, la graphic novel di Cosey riesce a stupire. Il più grande pregio di questa graphic novel è quello di riuscire a trasmettere sensazioni profonde al lettore attraverso un magistrale uso del colore. Come per tutte le precedenti opere dell’autore, la semplicità delle forme è la caratteristica predominante: personaggi e ambienti appaiono massimamente stereotipati, eppure il tratto volutamente infantile dell’autore ha da sempre la capacità di restituire un grande spessore in termini di sensazioni, grazie alla capacità di fondere alla perfezione le ambientazioni con i personaggi – raffigurati secondo le loro incarnazioni retrò – e la trama. Cosey predilige sempre un’immediatezza di stile che rende l’opera profondamente leggibile, nonostante una profondità più celata che si va a sviluppare piano piano.

                 Magistrale la scelta del colore: le tinte non appaiono mai profonde o particolarmente sfumate ma, grazie ad un sapiente gioco di predominanza dei toni, l‘artista riesce a trasmettere benissimo la freddezza emotiva (e climatica) delle situazioni, per poi mutare radicalmente contesto nel giro di una vignetta, adottando una palette completamente differente capace di trasmette sicurezza e calore.

                 Altro punto di forza di quest’opera è la dinamicità delle situazioni in cui Minni viene suo malgrado calata. Il contesto avventuroso permette a Cosey di gestire molto bene l’azione e il ritmo della trama. Anche su questo frangente l’artista si diverte a giocare con i contrasti laddove, a dinamici inseguimenti sulla neve, si alternano momenti di ricerca all’interno di anguste location, in cui fanno capolino i sinistri abitanti del luogo, tra i quali spicca anche qualche vecchia conoscenza.

                 

                Citazioni di un certo livello.

                 Cosey non fa mistero della sua passione per i classici di animazione Disney, disseminando qua e là citazioni e riferimenti a episodi del passato dei protagonisti, oppure dando spazio a comprimari più o meno noti del panorama disneyano. Apparizioni improvvise e fugaci strappano un sorriso, portando il lettore ad interrogarsi se il riferimento preannunci altri sviluppi nella trama.

                 Questo insieme di contrasti è pura espressione del divertissement messo in piedi dall’autore, che strappa via Minni dal solito contesto, scrivendo una trama che porta alla luce dettagli inediti della sua famiglia, tra cui lo spropositato numero di fratelli!

                 

                Un esempio della capacità di Cosey di avvolgere il lettore con il calore o la freddezza dei colori.

                 Rispetto a Super Mickey, incentrato su un umoriso cinico ed immediato, il segreto di zia Miranda è un racconto più riflessivo, che svela con calma i dettagli di una trama costruita in maniera ottimale, e che solo nell’ultima pagina rivela il più importante – ma anche il più semplice – mistero legato al rapporto tra la protagonista e sua zia.

                 E’ indubbia la qualità artistica dell’opera che, con un tratto essenziale, riesce ad incutere un’inquietudine innaturale. La desolazione e il gelo traspaiono dalle inquadrature di Cosey che, sul finale, abbandona i colori freddi per dare spazio ad un epilogo di gioia e felicità che arriva in maniera quasi abbagliante.

                 

                La desolazione in una vignetta.

                 Purtroppo, lo stile così personale dell’artista e la trama differente dagli standard disneyani rendono l’opera decisamente sui generis, e il rischio è che non possa essere apprezzarta da chiunque. Questo però è l’aspetto che contraddistingue più o meno tutte le opere che fanno parte di questa collana, e non può certo costituire una nota di demerito nella valutazione complessiva del volume.

                 Ciò che invece mina inevitabilmente il voto e non permette di raggiungere il punteggio pieno è la completa assenza di contenuti extra. Un vero peccato, visto che, dinanzi ad un’opera così particolare, si sarebbe sicuramente apprezzato un minimo di arricchimento del volume con una semplice intervista o qualche bozzetto, che invece sono del tutto assenti. Una carenza che si percepisce anche in ragione del prezzo, non particolarmente economico, di un volume che, seppur interessante si compone di un numero di pagine ridotto.

                 Come tutte le uscite di questa collana, Minni e il Segreto di Zia Miranda è una splendida prova d’autore, capace di mettere l’eterna fidanzata di Topolino sotto una luce inedita e regalare al lettore una storia cupa e dinamica, ma soprattutto decisamente insolita

                 Editore: Panini Comics – Autori: Bernard Cosey – Uscita: 15/12/2022 – Pagine: 70 – Formato: Cartonato 20,5×28 – Prezzo: € 14,90 – ISBN 9 772724 660006



                Voto del recensore: 4/5
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                Cornelius Coot
                Imperatore della Calidornia
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                  Re:Disney Collection - Panini pubblica i volumi Glenat
                  Risposta #7: Venerdì 3 Feb 2023, 17:24:13
                  Questa mattina ho trovato in una sola edicola del centro di Terni e non nelle due fumetterie della stessa zona il nono volume della Disney Collection che riprende gli albi cartonati della Glénat. "Paperone e il Drago di Glasgow" (di Chamblain e Petrossi) mi ha sorpreso per un errore tipografico: la storia, lunga 54 pagine, è stata ristampata alla fine dei redazionali ricominciando dall'inizio e per 14 pagine. Dunque abbiamo una foliazione involontariamente maggiore. Qualcun altro ha notato lo stesso errore? Errore che comunque non toglie nulla, anzi, 'aggiunge'   ;D

                                                                                       
                  « Ultima modifica: Venerdì 3 Feb 2023, 17:35:01 da Cornelius Coot »

                    Re:Disney Collection - Panini pubblica i volumi Glenat
                    Risposta #8: Venerdì 3 Feb 2023, 18:02:08
                    La mia copia non presenta quest'errore, mi sa che è la tua fallata.

                    Ciao!

                    Il Grande Tiranno
                    Catturamento Catturamento!

                      Questa mattina ho trovato in una sola edicola del centro di Terni e non nelle due fumetterie della stessa zona il nono volume della Disney Collection che riprende gli albi cartonati della Glénat. "Paperone e il Drago di Glasgow" (di Chamblain e Petrossi) mi ha sorpreso per un errore tipografico: la storia, lunga 54 pagine, è stata ristampata alla fine dei redazionali ricominciando dall'inizio e per 14 pagine. Dunque abbiamo una foliazione involontariamente maggiore. Qualcun altro ha notato lo stesso errore? Errore che comunque non toglie nulla, anzi, 'aggiunge'   ;D

                      sicuro che non manchino 14 pagine da qualche altra parte? di solito quando fanno questi errori succede così.
                      A me è successo con un numero delle giovani marmotte che comprai perché aveva in allegato se non ricordo male una variant dei paperdollari delle giovani marmotte, e nella copia era stata stampata due volte la prima metà. Ricomprai l'albo, nello stesso posto, ne avevano due, ed era ristampata due volte la seconda metà!

                       

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