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Topolino 3479 - Recensione di Andrea Pasti

Con due sole storie lunghe intitolategli, il Buon Vecchio Zio Scrooge sembrava aver dato forfait a questo suo settantacinquesimo anno di vita. Il personaggio, che continuava ad apparire sullo sfondo di altre storie sembrava essere stato un po’ trascurato dai riflettori della rivista per tutta la prima metà dell’anno. Megaricchi… Una poltrona per tre ha avuto il compito di riportare gradualmente il focus su uno dei personaggi fondamentali del pantheon disneyano, forse proprio in previsione dell’avvicinarsi dei festeggiamenti, che dovrebbero ipoteticamente raggiungere il proprio apice nel mese di dicembre. E mentre Fabio Celoni ci promette faville paperonesche nei prossimi mesi, non possiamo dimenticare che dire “Zio Paperone” significa menzionare tutto il bagaglio narrativo che si porta dietro: da Barks a Don Rosa a Martina, il miliardario per eccellenza fonda gran parte del suo carisma nel suo passato, nel Klondike. Ed è da lì che partiamo con Zio Paperone re del Klondike, scritta da Marco Gervasio coi disegni di Stefano Zanchi. La storia è un insieme di riferimenti ad alcune delle storie più importanti di Don Rosa, con qui e lì ammiccamenti anche agli altri due autori succitati. Dall’Argonauta del Fosso dell’Agonia Bianca a Cuori dello Yukon, passando per L’ultima slitta per Dawson, la storia ripercorre tutti i punti salienti della travagliata relazione tra Paperone e Doretta, attraverso sequenze interamente ricostruite dall’arte di Zanchi. Il risultato finale è uno splendido omaggio al passato dello Zione, un racconto che ha il sapore della celebrazione e della passione. Passione che innegabilmente alimenta Gervasio anche quando, con un ultimo colpo di mano, compie l’intreccio definitivo, trasformando questo episodio nel culmine di tutta la sua produzione papera dell’ultimo anno e ripescando, ancora una volta, ma forse l’ultima, il dipinto della Bella Addormentata. Dopo averlo seguito per varie storie, finalmente scopriamo il motivo per cui Paperone ne è così ossessionato. Il trauma di Paperone col caffè di Doretta E se parliamo di Paperone e ossessioni, la risposta non può che essere una sola: Doretta Doremì. Il romanticismo di alcune sequenze di questa storia è innegabile stranamente calzante, per un genere che su Topolino vanta pochi esponenti riusciti senza risultare stucchevoli, e riesce a far passare agevolmente in secondo piano le vicende vere e proprie, compreso Soapy Slick, nella sua decadente quanto irritante presenza. Doretta dal suo canto assume dei connotati caratteriali che raramente si sono visti nelle storie di produzione italiana, dove la figura è sempre stata subordinata ai cliché del vecchio affarista, e che invece riprendono ancora una volta a piene mani da Rosa.  Ma il poliedrico sceneggiatore raddoppia: in apertura del numero Paperinik e la torre d’oro ci riporta a seguire le vicende di Paperinik, come nella sua storia precedente magicamente illustrato da Emmanuele Baccinelli. Con Alex Bertani, il trio di autori sembra formare ormai un team fisso, totalmente focalizzato sul restituire a Paperinik il ruolo di ospite d’onore: le sue storie, anche se frequenti, sono ormai dei piccoli eventi a puntate ed è difficile vederlo coinvolto in beghe da storielle minori. Cambiano i tempi ma non i brividi La storia sembra inserirsi nel filone di Red Duckan, ma non viene ancora rivelato il modo. In realtà non viene rivelato quasi nulla: quasi tutta la narrazione verte sulla presentazione del Castello delle Tre Torri e dei suoi interni in maniera quasi diametralmente opposta alla sua storia di esordio dove ne vedevamo solo l’aspetto esteriore. Nell’attesa di godere del seguito, vale la pena soffermarci ancora una volta sui disegni, che restituiscono un nuovo valore al castello. È interessante, infatti, notare come sia cambiata la percezione dai tempi del De Vita del 1972, dove il castello aveva connotati più cartooneschi e semplicistici. Baccinelli d’altro canto ne restituisce una foggia molto più realistica, mantenendo anche fede alle parole che i visitatori qui e lì elargiscono. A fare da intervallo tra queste due storie abbiamo due riempitive e una storia a puntate. Paperino e la bacchetta magica (Vacca/Cabella) vede Paperino nel raro ruolo di dispettoso verso Paperoga, richiamando alla memoria la recente Paperino e l’auto smemorata. Dopo una sequela di gag giustificate da un abuso di bacchetta da parte del papero marinaio, il finale vede una fin troppo diplomatica Amelia risolvere il trambusto e punire Paperino con nonchalance. Paperino e il granchio truffaldino è il secondo appuntamento con la rubrica “Finestra sul mondo” che, dall’albo precedente, fornisce un piccolo campionario di storie importate, in una sorta di assaggio di quello che bimestralmente vediamo su Almanacco Topolino: stavolta tocca a Janet Gilbert e Francisco Rodriguez Peinado. La breve (brevissima, appena tre pagine) storiellina non è altro che l’equivalente di una gag che si prende il proprio tempo. Libera dalle costrizioni dell’essere una tavola autoconclusiva, dà modo ai personaggi di far svolgere le azioni senza centellinarle in poche vignette, con un risultato sicuramente più simpatico del classico Ciak. Particolarmente degni di nota sono i disegni di Peinado, un vero maestro internazionale. Il culmine artistico e grafico di un Casty in grande spolvero Resta, infine, il secondo episodio di Topolino e l’incubo dell’Isola di Corallo, dell’inossidabile coppia Nucci/Casty, alle prese con questa terza storia del ritorno all’inquietudine di Macchia Nera. Come prevedibile sin dal primo episodio, le azioni del villain sono temporaneamente messe in pausa per concentrarsi sulle azioni di Topolino, novello Andy Dufresne. Affiancato dal buon diavolo Harvey, il Macchia-Nera-ma-è-Topolino dovrà ingegnarsi nel trovare la strada per fuoriuscire dalla prigione e lo fa in maniera certosina. Per un intero episodio siamo infatti portati a dimenticarci di ciò che ha portato Topolino in quella situazione e a dedicare tutte le nostre attenzioni sulle peripezie del momento, dal secondino particolarmente cinico al continuo ripercorrere dei movimenti, ogni passaggio viene illustrato e affrontato, evitando scorciatoie narrative ed imbastendo un piccolo filler dalla trama principale ma che potrebbe funzionare tranquillamente come un thriller a sé, costruendo la tensione del countdown e lasciando particolarmente soddisfatto il lettore che avrà saputo farsi coinvolgere e avrà tirato un tiro di sollievo alla risoluzione dell’enigma finale, in attesa della terza e ultima puntata. In conclusione, un numero particolarmente convincente, sulla stessa riga del precedente e che ben conclude questo secondo centinaio di albi della gestione Bertani, che continua a prometterne di belle, a partire da una fantomatica “grande saga estiva” che inizierà dal 3482 e di cui nel frattempo avremo un prequel già la prossima settimana.

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Topolino 3478

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Cornelius Coot
Imperatore della Calidornia
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    Re:Topolino 3478
    Risposta #75: Mercoledì 27 Lug 2022, 17:17:46
    Topolino e l'incubo dell'Isola di Corallo   (episodio 1)
    Il passaggio dalle nebbie metropolitane al sole 'corallino' è forte ma si tratta di un sole 'malato' in quanto l'isola che si trova 20 miglia a sud di Topolinia (non lontana neanche da Paperopoli, dunque) è famosa soprattutto per il suo penitenziario, il più inespugnabile dello stato. Come tradizione calisotiana, non poteva che esserci un castello (poi andato distrutto) alla base di questo carcere che sembra aver preso l'eredità del vecchio Altacraz. La storia in se è davvero incredibile e vedremo come Nucci riuscirà a uscirne senza 'ferirsi'.
    MegaRicchi - Una poltrona per tre   (ultimo episodio)
    Fra i tre litiganti il quarto... gode, ed è giusto che sia così. Chissà se, una volta diventato presidente del Club, questo Bob Tycoon riuscirà anche a diventare un personaggio standard delle avventure miliardarie paperopolesi. In fondo lo meriterebbe: una nota di... umanità e gentilezza in un luogo dove tali caratteristiche non abbondano. A proposito di fair play, mi è parso, al contrario, esagerato quello fra Lusky e Battista: uno scambio di battute 'pepate' sui loro capi è immediatamente seguito da reciproche scuse, come avessero detto chissà cosa. In fondo, con i datori che si ritrovano, è il minimo che possono dirsi, senza attaccarsi personalmente, oltretutto.
    Paperino e il deserto da disertare
    Quante volte Paperino ha preso la strada del deserto... eppure non si è ancora abituato ai suoi inconvenienti. Breve di Van Horn del 2016, quando l'autore americano aveva 77 anni. In Inducks noto che ha disegnato fino a due anni fa (81enne) e chissà se oggi avrà messo via le matite oppure no. Ad ogni modo, come per Marco Rota (quest'anno 80enne), un minimo di 'comprensione' su lavori non eccelsi ma ancora pubblicabili bisognerebbe averla. Tra i 'veci' credo che quello ad avere le matite più 'guizzanti' sia Luciano Gatto, oltretutto più grande dei due autori citati prima: 88 anni ma dal suo blog escono fuori disegni sempre freschi e animati. Con la (strana) differenza che Egmont e Panini ancora si avvalgono (giustamente) delle matite di Van Horn e Rota mentre quelle di Gatto hanno preso un via più... 'privata'.
    Brigitta e l'impresa 3D
    E' inutile: quando Sganga se la cava ma poi viene a contatto diretto con la sua musa ispiratrice (non Brigitta ma lo zione) perde il 'filo' e combina pasticci. In questo caso l'emozione ha giocato dei 'bei' scherzi, visto il curriculum non cristallino di una collega di Paperone. Storia collegata al Comic&Science ma divertente e poco telefonata. In questo campo la coppia Filo-Brigitta sembra l'ideale per storie che potrebbero essere anche indipendenti da collaborazioni varie.
    « Ultima modifica: Mercoledì 27 Lug 2022, 17:19:37 da Cornelius Coot »

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      Re:Topolino 3478
      Risposta #76: Mercoledì 27 Lug 2022, 17:48:12
      IMHO tra i disegni di Van Horn e quelli di Rota c'è un abisso. Se quelli dell'americano mi sembrano stanchi, quelli di Rota sono ancora guizzanti e godibili (vedasi le carte da gioco), e lo stile mi sembra una precisa scelta stilistica. Il tratto leggermente "tremolante", che a me piace, forse dipende dalle chine, come evidenziato da un vecchio post di Libero che le ripassava.

      Ciao!

      Il Grande Tiranno
      Catturamento Catturamento!

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      Castyano
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        Re:Topolino 3478
        Risposta #77: Giovedì 28 Lug 2022, 16:40:33
        La prima puntata de "L'Isola di Corallo" mi è piaciuta parecchio. Finalmente ho trovato quel senso d'inquietudine che è poi la cifra stilistica di Nucci ma che non mi aveva  colpito particolarmente nelle opere precedenti. Merito anche di un Casty mostruoso, che mette su tavola dei personaggi veramente creepy (le guardie carcerarie). Non vedo l'ora di leggere il seguito.
        "Chissà che cosa stava cercando Moby Dick?"

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          Re:Topolino 3478
          Risposta #78: Venerdì 29 Lug 2022, 12:54:25
          Ragazzi, scusate se lo dico, scusate l'entrata in gamba tesa, scusate se sarò duro, scusate se qualcuno si offenderà: chiarisco subito che non è questa la mia intenzione, scusate se lo dice uno che è rientrato da poco.

          Ma sappiate che, a leggervi tanto da esterni quanto da interni, non se ne può più di trovare questo continuo spirito pervadente ovunque il forum per cui, non appena anche solo si sfiora il nome di Andrea Castellan, parte la tiritera antibertaniana secondo la quale il Casty sceneggiatore avrebbe fatto meglio di questo, di quello, e financo di quell'altro ancora, e male ne incolga a chi nelle alte sfere non capisce questa cosa ovvia, per cui Casty è sabotato così, senza un perché, dato che lui è grande, il migliore, l'invincibile, il superiore a tutto e tutti ecc ecc.

          Ormai sono portato a dare per scontato che Alex Bertani abbia ben capito questa posizione, visto che salta fuori tutti i giorni feriali e due volte la domenica qui sul forum, nelle live del direttore editoriale, negli incontri ovunque si tengano.

          Credo che lo possiamo ritenere assodato: quindi, proviamo a cambiare la domanda. Vediamo di chiederci questo, allora: perché, pur sapendo che Casty è gettonatissimo dai lettori che ne reclamano l'onnipresenza perenne, quindi con vendite assicurate di una copia per tutti gli innumerevoli fan del Castellan, Bertani non lo fa sceneggiare?

          Delle due l'una:
          1) o Bertani è un idiota totale, cosa che non mi pare;
          2) o ci sarà un qualche altro motivo che, in fondo, non si vuole far trasparire, ma che avrà le sue buone ragioni di esistere, visto che, se mi date per corretto quanto sopra, la sola presenza di Casty sul libretto lo farebbe vendere a iosa...

          Facciamoci tutti una pensata, per favore, perché questa sorta di reprimenda infinita per riavere ad ogni costo il Casty sceneggiatore è diventata veramente stucchevole, da quanto la si legge ad ogni piè sospinto: spero che vogliate credermi, visto che lo sta dicendo uno abituatosi nel tempo a leggervi senza intervenire.

          E spero che venga colto un altro mio invito: acclarato che un motivo logico e razionale perché il Casty sceneggiatore manca sul Topolino ci deve essere (laddove non si ceda alla facile affermazione di idiozia in capo al direttore) anche se non ci è chiaro quale davvero sia, prendiamone atto e guardiamo avanti, vi prego.

          Guardiamo a Nucci che, pur criticato pure da me proprio in questo numero, si sta rivelando uno sceneggiatore abilissimo e capace. Guardiamo a Gervasio e al suo universo. Guardiamo a Enna. Guardiamo ad Artibani. Guardiamo a tanta gente, qui sottaciuta sol per ragioni di spazio e di prevenzione di un possibile tedio alla Apollonio Rodio, che comunque ci sta regalando tanti bei lavori, tante storie appassionate e meritevoli di lode anche se non vengono da Casty.

          Guardiamo avanti, vi prego, e non areniamo il forum su una cosa nota perfino ai sassi, per cortesia; c'è tanto da apprezzare, c'è tanto comunque da dire di bello su questi numeri: perché ridurre sempre tutto quanto di buono si sta provando a fare per la vita del settimanale ad una polemica sterile e deleteria per questo stesso forum?

          Dài, su: ci proviamo, per il bene di tutti?
          Scrivo in ritardo perché ho finito solo ora la lettura e spero di non riaccendere troppo gli animi. Apprezzo l'intervento di Photomas e sostanzialmente sono d'accordo con lui ma c'è un ma.
          Esiste una terza opzione e forse è proprio questa che fa storcere il naso a molti.
          Ora mi inoltro nel campo delle ipotesi: diciamo che Casty ha scritto diverse sceneggiature, addirittura qualcuno dei suoi colossal, e li ha mandati alla redazione. Qui purtroppo si sono accorti che ci sono dei problemi perché le sceneggiature di Casty non rispettano la censura le linee guida della casa madre.
          A questo punto il direttore (che non è stupido, nemmeno i suoi più grandi detrattori lo pensano) sa che Casty farebbe vendere un sacco tuttavia ha delle responsabilità a cui non può sottrarsi e quindi non può procedere con la produzione del materiale.
          Casty che deve/vuole/ama lavorare quindi decide che siccome quello che scrive non va bene, allora che siano gli altri a dirgli cosa disegnare.
          Secondo questo ragionamento tutto torna: il direttore ci dice che non vede l'ora che Casty torni a scrivere [rispettando le linee guida] mentre Casty dice che preferisce solo disegnare [perché si è stancato dei rifiuti].
          Ecco credo che questo sia il tarlo nella mente di molti. Io non so se le cose stiano davvero così, credo e spero di no ma di certo non ci metterei la mano sul fuoco.

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          zetapi
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            Re:Topolino 3478
            Risposta #79: Sabato 30 Lug 2022, 23:44:56
            Scusate, non ho capito perché nessuno dei  capolavori di Casty potrebbe essere pubblicato oggi.

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            Tenebroga
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              Re:Topolino 3478
              Risposta #80: Domenica 31 Lug 2022, 00:16:49
              In verità non lo sappiamo, al massimo lo sanno solo Casty e la redazione. Non sappiamo nemmeno se ci sono dei capolavori da pubblicare che giacciono in attesa di tempi migliori che potrebbero non arrivare mai.
              Però tieni presente che ci sono almeno questi tabù (senza citare i più ovvi):
              - morte
              - tombe (esiste un'eccezione recente ma non sul topo)
              - età dei personaggi
              - guerra (che io sappia non è nemmeno permesso nominarla)
              - qualunque tipo di divinità, quelle pagane incluse
              - alimenti non vegetariani
              - personaggi di colore

              Poi ci sono alcuni elementi che a volte ci sono e a volte sono censurati (in base a quale discriminante non è dato sapere) come le armi. Tanto per fare un esempio lampante ricordo una delle ultime storie di Casty dove Gambadilegno e la polizia si minacciavano con le dita come i bambini (pollice alzato e indice teso).
              Il tema della censura è stato discusso e ridiscusso un sacco di volte qui e altrove, certamente è possibile fare storie belle restando nel perimetro dell'accettabile e molti autori ce ne danno la prova, ma scrivere un colossal driblandoli tutti può essere molto complesso e snervante. Per scrivere una storia del ciclo di Atlantide senza tombe, armi e dività bisogna proprio fare i salti mortali.

               

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