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Topolino 3493 - Recensione di Matteo Gumiero

Cosa rende memorabile una storia a fumetti? E in particolare una storia a fumetti di Topolino? La domanda potrebbe sembrare campata in aria, anche perché ovviamente non c’è una ricetta particolarmente “giusta” o “efficace”, solo, al limite, certune determinate combinazioni possono dare vita a storie indimenticabili.  La sceneggiatura e i disegni sono due facce di una medesima medaglia e una storia a fumetti non può e non deve prescindere né dall’aspetto grafico né da quello della scrittura: solamente quando entrambe sono “di livello” si può parlare di ottima storia. Il colore poi contribuisce senza dubbio al risultato finale: più è accurato, vitale, studiato più l’impressione che se ne deriva sarà intensificata. Ma d’altra parte ci devono essere anche altri elementi, a completamento: una trama in cui ci sia movimento, avvenimenti, pathos, epicità, sentimenti (e non sentimentalismi), divertimento, gag, rimandi al passato, commozione, paura e un bel messaggio di fondo certamente risponderebbe a molte delle caratteristiche che ci si aspetta da una storia che deve perpetuarsi nella memoria di chi la legge.  Ed è per questi ed altri motivi che non ci pentiamo di definire memorabile Topolino e il prigioniero di Verdemare. Francesco Artibani, Silvio Camboni e Irene Fornari danno vita a una storia eccezionale, che rende imperdibile questo numero del settimanale e che cercheremo di analizzare nelle prossime righe. Partendo dai testi, la prima cosa che colpisce un lettore esperto (che è solo un modo per dire “un lettore che inizia ad avere un trentennio di letture di Topolino sul groppone) è sicuramente il fatto che la storia rimandi esplicitamente a una avventura del periodo d’oro del fumetto Disney, per la precisione a Topolino e la scarpa magica di Bill Walsh e Floyd Gottfredson (e Bill Wright, in un pugno di strisce). La variant cover firmata da Silvio Camboni In questa storia, pubblicata per la prima volta tra il 22 giugno e il 28 ottobre del 1953 negli Stati Uniti, Topolino faceva un viaggio in Irlanda per cercare di curare il singhiozzo e si trovava ad avere a che fare con il meraviglioso mondo dei folletti (o dei “piccoletti” come definiti nella vecchia traduzione italiana) e in particolare con un bizzoso tiranno, Re Verdeverde, che aveva spodestato il legittimo monarca Verdino e si divertiva a trasformare le persone in animali, piante e oggetti inanimati. Il nostro eroe dalle grandi orecchie, nel corso della storia, era riuscito a battere l’usurpatore in una gara di ballo e a restaurare il buon Verdino dopo una piccola “guerra civile” tanto improvvisa quanto poco animosa. Dopo quasi settant’anni Artibani e Camboni, due autori fuoriclasse, ci riportano in quelle zone e in quelle atmosfere andando a costruirvi sopra un intreccio complesso, studiato e articolato, tanto da non sfigurare per nulla rispetto  a quello che aveva immaginato Walsh negli anni Cinquanta. La storia procede su binari rigorosi, al contrario di quella da cui prende spunto che, già come accadeva nelle prime strisce (e come spesso accade per i lavori di Walsh), aveva una certa tendenza a deragliare rispetto al percorso delineato. In questo caso l’avventura parte da uno spunto molto semplice: Verdino ha nuovamente bisogno di Topolino perché il suo trono è stato ancora spodestato, stavolta da Lady Moira, una folletta tanto spietata e terribile quanto ambiziosa: non solo il mondo dei “piccoletti” è in pericolo, ma anche il nostro. Stavolta accompagnato da un Pippo in stato di grazia sarà compito di Mickey cercare di riportare la serenità nel mondo dei folletti e di nuovo re Verdino al potere.  A volte ci vuole anche una sana risata L’abilità dello sceneggiatore è stata in particolare quella di riuscire ad alternare in maniera magistrale l’uso dei vari registri presenti nella storia. Si passa dall’inquietudine (a tal proposito, azzeccatissima la scena della cuccia per introdurre il lettore al pericolo imminente), alla comicità, alla commozione. E nessuna di queste soluzioni appare forzata o fa in modo che il tono della storia ne risulti svilito. I colpi di scena non mancano e funzionano così bene da sorprendere il lettore dando, allo stesso tempo, respiro e imprevedibilità alla narrazione. Le numerose gag e battute presenti sono funzionali alla vicenda, sono perfettamente inserite all’interno del contesto e arricchiscono senza impoverire, seguendo una tradizione che è l’essenza del fumetto Disney, partendo proprio da quel Gottfredson (e poi Walsh) che concludeva ogni striscia con un colpo di scena o una trovata divertente.  In ciò, più che nelle citazioni, Topolino e il prigioniero di Verdemare è erede di quell’esperienza, partecipe di una epopea che continua ancor oggi. Il sense of wonder generato da queste 50 tavole è amplificato dai disegni di un Silvio Camboni eccezionale, che torna su Topolino corroborato dalle esperienze maturate in Francia con il fumetto non disneyano e, in particolare, con i due volumi editi da Glénat: Mickey et l’océan perdu e Mickey et la terre des anciens. La complessità delle ambientazioni e la sicurezza con la quale muove i personaggi arricchiscono la narrazione conferendo a Topolino e il prigioniero di Verdemare uno status superiore.  Contribuisce alla bellezza della parte grafica di questa storia anche la splendida colorazione di Irene Fornari che lo stesso Camboni ha supervisionato. Le tonalità del blu che imperversano nelle scene notturne e sottilmente inquietanti dell’incipit della storia lasciano presto spazio al calore del sole e al verde dell’Irlanda, passando poi per il grigio che caratterizza l’ambientazione del reame di Lady Moira e per il rosso e il viola che indicano il calore acceso degli ambienti interni e delle scene ambientate nella fornace.  Qui ogni didascalia sarebbe superflua La citazione necessaria è per due splash page eccezionali: Topolino che fugge nel bosco a pagina 43 e il regno dei “piccoletti” finalmente tornato agli antichi splendori, prima della tirannia, rappresentato nella meravigliosa quadrupla di pagina 62. Se proprio dobbiamo trovare un difetto lo riscontriamo nel formato di Topolino che non risulta adatto a tavole così ricche di particolari, che meriterebbero certamente una ristampa in un formato più consono alla loro bellezza e complessità. Questa storia è anche la dimostrazione di come non siano necessarie centinaia di tavole per raccontare una vicenda compiuta e complessa, di come la narrazione decompressa tanto in auge al giorno d’oggi possa lasciare spazio a una racconto che prende tutto il tempo di cui ha bisogno senza allungare più del dovuto. La storia è densa di avvenimenti eppure nulla sembra essere trattato troppo velocemente. Apprezzabile a tal proposito la scelta fatta anche stavolta dalla redazione di pubblicare entrambe le puntate nello stesso numero, essendo presente già una storia, Topolinia contro, spalmata su diversi numeri. Quest’ultima è presente in chiusura, con il secondo episodio dei tre previsti. Come preventivabile dalle premesse poste la scorsa settimana (e dal fatto di aver letto chi sono gli autori), è Paperinik il protagonista di questo episodio. Marco Gervasio e Alex Bertani spingono forte sul loro progetto di continuity inserendo riferimenti a storie passate e in particolare a Grosso guaio a Paperopoli, che rappresenta il punto di partenza di un filone che si va delineando in cui Topolino collabora con il vendicatore mascherato di Paperopoli. Lo spunto rimane interessante, ancorché non suoni completamente nuovo (dove l’esempio più eclatante della città che va contro il suo abitante più celebre è ovviamente Topolino contro Topolino). La dialettica tra i due protagonisti ha un ruolo centrale nella storia, come già nella precedente del filone, e il loro continuo punzecchiarsi può essere motivo di interesse, ma può stancare e soprattutto sviare dal focus che rimane lo scoprire come mai improvvisamente nessuno più sembra sopportare Topolino (e non perché è amico delle guardie). Rimane in ogni caso la curiosità di vedere come andrà a concludersi questa misteriosa vicenda. Marco Mazzarello ai disegni alterna cose buone e espressioni meno convincenti. C’è dello sporco a Paperopoli Paperino e la tenzone della spatola d’oro, di Pier Giuseppe Giunta e Valerio Held, è una breve innocua, abbastanza classica nello svolgimento, che però non presenta spunti di particolare interesse. Held ritorna dopo qualche tempo con uno stile lievemente mutato che non sfigura ma che sembra necessitare ancora di un certo affinamento, pur presentando caratteri di miglioria rispetto al recente passato. Chiudiamo la recensione con l’altra storia eccellente di un albo imperdibile: torna con una storia lunga (dopo la breve muta con Bum Bum della scorsa settimana) il Corrado Mastantuono autore completo, e lo fa con un nuovo appuntamento del suo ciclo sul Papersera. Papersera News presenta: Zio Paperone e il sapone truccato si trovava sulla carta nella scomoda situazione di dover essere il prosieguo della lettura dopo un’ottima storia di apertura. Non è riuscita, in ogni caso clamorosamente, a non sfigurare. Mastantuono imbastisce una trama vibrante e ricca di verve, con chiari intenti satirici.  Dietro l’apparente e discreta innocuità dei personaggi l’autore romano riesce a inserire una serie di riferimenti al libero mercato, ai regimi di monopolio, alla corruzione e al malaffare, al proibizionismo e al contrabbando. Una “sporca faccenda”, in tutti i sensi. Per quanto riguarda i disegni, l’autore è sempre al suo, altissimo, livello. Un tratto classico, ironico, tanto più adatto quando è lui stesso a scrivere i testi delle storie, mantenendo sempre quell’atteggiamento di bonario e divertito distacco dalle cose.  5 stelle piene, dunque, per un numero di Topolino che non può e non deve assolutamente essere lasciato in edicola.

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Topolino 3493

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PolliceSu   (5)
    Topolino 3493
    Risposta #15: Sabato 5 Nov 2022, 12:35:46
    Recensione Topolino 3493


     Cosa rende memorabile una storia a fumetti? E in particolare una storia a fumetti di Topolino?

     La domanda potrebbe sembrare campata in aria, anche perché ovviamente non c’è una ricetta particolarmente “giusta” o “efficace”, solo, al limite, certune determinate combinazioni possono dare vita a storie indimenticabili

     La sceneggiatura e i disegni sono due facce di una medesima medaglia e una storia a fumetti non può e non deve prescindere né dall’aspetto grafico né da quello della scrittura: solamente quando entrambe sono “di livello” si può parlare di ottima storia. Il colore poi contribuisce senza dubbio al risultato finale: più è accurato, vitale, studiato più l’impressione che se ne deriva sarà intensificata.

     Ma d’altra parte ci devono essere anche altri elementi, a completamento: una trama in cui ci sia movimento, avvenimenti, pathos, epicità, sentimenti (e non sentimentalismi), divertimento, gag, rimandi al passato, commozione, paura e un bel messaggio di fondo certamente risponderebbe a molte delle caratteristiche che ci si aspetta da una storia che deve perpetuarsi nella memoria di chi la legge. 

     Ed è per questi ed altri motivi che non ci pentiamo di definire memorabile Topolino e il prigioniero di Verdemare.

     Francesco Artibani, Silvio Camboni e Irene Fornari danno vita a una storia eccezionale, che rende imperdibile questo numero del settimanale e che cercheremo di analizzare nelle prossime righe.

     Partendo dai testi, la prima cosa che colpisce un lettore esperto (che è solo un modo per dire “un lettore che inizia ad avere un trentennio di letture di Topolino sul groppone) è sicuramente il fatto che la storia rimandi esplicitamente a una avventura del periodo d’oro del fumetto Disney, per la precisione a Topolino e la scarpa magica di Bill Walsh e Floyd Gottfredson (e Bill Wright, in un pugno di strisce).

     
    La variant cover firmata da Silvio Camboni

    In questa storia, pubblicata per la prima volta tra il 22 giugno e il 28 ottobre del 1953 negli Stati Uniti, Topolino faceva un viaggio in Irlanda per cercare di curare il singhiozzo e si trovava ad avere a che fare con il meraviglioso mondo dei folletti (o dei “piccoletti” come definiti nella vecchia traduzione italiana) e in particolare con un bizzoso tiranno, Re Verdeverde, che aveva spodestato il legittimo monarca Verdino e si divertiva a trasformare le persone in animali, piante e oggetti inanimati. Il nostro eroe dalle grandi orecchie, nel corso della storia, era riuscito a battere l’usurpatore in una gara di ballo e a restaurare il buon Verdino dopo una piccola “guerra civile” tanto improvvisa quanto poco animosa.

     Dopo quasi settant’anni Artibani e Camboni, due autori fuoriclasse, ci riportano in quelle zone e in quelle atmosfere andando a costruirvi sopra un intreccio complesso, studiato e articolato, tanto da non sfigurare per nulla rispetto  a quello che aveva immaginato Walsh negli anni Cinquanta. La storia procede su binari rigorosi, al contrario di quella da cui prende spunto che, già come accadeva nelle prime strisce (e come spesso accade per i lavori di Walsh), aveva una certa tendenza a deragliare rispetto al percorso delineato.

     In questo caso l’avventura parte da uno spunto molto semplice: Verdino ha nuovamente bisogno di Topolino perché il suo trono è stato ancora spodestato, stavolta da Lady Moira, una folletta tanto spietata e terribile quanto ambiziosa: non solo il mondo dei “piccoletti” è in pericolo, ma anche il nostro. Stavolta accompagnato da un Pippo in stato di grazia sarà compito di Mickey cercare di riportare la serenità nel mondo dei folletti e di nuovo re Verdino al potere. 

     
    A volte ci vuole anche una sana risata

    L’abilità dello sceneggiatore è stata in particolare quella di riuscire ad alternare in maniera magistrale l’uso dei vari registri presenti nella storia. Si passa dall’inquietudine (a tal proposito, azzeccatissima la scena della cuccia per introdurre il lettore al pericolo imminente), alla comicità, alla commozione. E nessuna di queste soluzioni appare forzata o fa in modo che il tono della storia ne risulti svilito.

     I colpi di scena non mancano e funzionano così bene da sorprendere il lettore dando, allo stesso tempo, respiro e imprevedibilità alla narrazione. Le numerose gag e battute presenti sono funzionali alla vicenda, sono perfettamente inserite all’interno del contesto e arricchiscono senza impoverire, seguendo una tradizione che è l’essenza del fumetto Disney, partendo proprio da quel Gottfredson (e poi Walsh) che concludeva ogni striscia con un colpo di scena o una trovata divertente. 

     In ciò, più che nelle citazioni, Topolino e il prigioniero di Verdemare è erede di quell’esperienza, partecipe di una epopea che continua ancor oggi.

     Il sense of wonder generato da queste 50 tavole è amplificato dai disegni di un Silvio Camboni eccezionale, che torna su Topolino corroborato dalle esperienze maturate in Francia con il fumetto non disneyano e, in particolare, con i due volumi editi da Glénat: Mickey et l’océan perdu e Mickey et la terre des anciens. La complessità delle ambientazioni e la sicurezza con la quale muove i personaggi arricchiscono la narrazione conferendo a Topolino e il prigioniero di Verdemare uno status superiore. 

     Contribuisce alla bellezza della parte grafica di questa storia anche la splendida colorazione di Irene Fornari che lo stesso Camboni ha supervisionato.

     Le tonalità del blu che imperversano nelle scene notturne e sottilmente inquietanti dell’incipit della storia lasciano presto spazio al calore del sole e al verde dell’Irlanda, passando poi per il grigio che caratterizza l’ambientazione del reame di Lady Moira e per il rosso e il viola che indicano il calore acceso degli ambienti interni e delle scene ambientate nella fornace. 

     
    Qui ogni didascalia sarebbe superflua

     La citazione necessaria è per due splash page eccezionali: Topolino che fugge nel bosco a pagina 43 e il regno dei “piccoletti” finalmente tornato agli antichi splendori, prima della tirannia, rappresentato nella meravigliosa quadrupla di pagina 62.

     Se proprio dobbiamo trovare un difetto lo riscontriamo nel formato di Topolino che non risulta adatto a tavole così ricche di particolari, che meriterebbero certamente una ristampa in un formato più consono alla loro bellezza e complessità.

     Questa storia è anche la dimostrazione di come non siano necessarie centinaia di tavole per raccontare una vicenda compiuta e complessa, di come la narrazione decompressa tanto in auge al giorno d’oggi possa lasciare spazio a una racconto che prende tutto il tempo di cui ha bisogno senza allungare più del dovuto. La storia è densa di avvenimenti eppure nulla sembra essere trattato troppo velocemente. Apprezzabile a tal proposito la scelta fatta anche stavolta dalla redazione di pubblicare entrambe le puntate nello stesso numero, essendo presente già una storia, Topolinia contro, spalmata su diversi numeri.

     Quest’ultima è presente in chiusura, con il secondo episodio dei tre previsti. Come preventivabile dalle premesse poste la scorsa settimana (e dal fatto di aver letto chi sono gli autori), è Paperinik il protagonista di questo episodio. Marco Gervasio e Alex Bertani spingono forte sul loro progetto di continuity inserendo riferimenti a storie passate e in particolare a Grosso guaio a Paperopoli, che rappresenta il punto di partenza di un filone che si va delineando in cui Topolino collabora con il vendicatore mascherato di Paperopoli.

     Lo spunto rimane interessante, ancorché non suoni completamente nuovo (dove l’esempio più eclatante della città che va contro il suo abitante più celebre è ovviamente Topolino contro Topolino). La dialettica tra i due protagonisti ha un ruolo centrale nella storia, come già nella precedente del filone, e il loro continuo punzecchiarsi può essere motivo di interesse, ma può stancare e soprattutto sviare dal focus che rimane lo scoprire come mai improvvisamente nessuno più sembra sopportare Topolino (e non perché è amico delle guardie). Rimane in ogni caso la curiosità di vedere come andrà a concludersi questa misteriosa vicenda. Marco Mazzarello ai disegni alterna cose buone e espressioni meno convincenti.

     
    C’è dello sporco a Paperopoli

     Paperino e la tenzone della spatola d’oro, di Pier Giuseppe Giunta e Valerio Held, è una breve innocua, abbastanza classica nello svolgimento, che però non presenta spunti di particolare interesse. Held ritorna dopo qualche tempo con uno stile lievemente mutato che non sfigura ma che sembra necessitare ancora di un certo affinamento, pur presentando caratteri di miglioria rispetto al recente passato.

     Chiudiamo la recensione con l’altra storia eccellente di un albo imperdibile: torna con una storia lunga (dopo la breve muta con Bum Bum della scorsa settimana) il Corrado Mastantuono autore completo, e lo fa con un nuovo appuntamento del suo ciclo sul Papersera.

     Papersera News presenta: Zio Paperone e il sapone truccato si trovava sulla carta nella scomoda situazione di dover essere il prosieguo della lettura dopo un’ottima storia di apertura. Non è riuscita, in ogni caso clamorosamente, a non sfigurare. Mastantuono imbastisce una trama vibrante e ricca di verve, con chiari intenti satirici

     Dietro l’apparente e discreta innocuità dei personaggi l’autore romano riesce a inserire una serie di riferimenti al libero mercato, ai regimi di monopolio, alla corruzione e al malaffare, al proibizionismo e al contrabbando. Una “sporca faccenda”, in tutti i sensi. Per quanto riguarda i disegni, l’autore è sempre al suo, altissimo, livello. Un tratto classico, ironico, tanto più adatto quando è lui stesso a scrivere i testi delle storie, mantenendo sempre quell’atteggiamento di bonario e divertito distacco dalle cose. 

     5 stelle piene, dunque, per un numero di Topolino che non può e non deve assolutamente essere lasciato in edicola.



    Voto del recensore: 5/5
    Per accedere alla pagina originale della recensione e mettere il tuo voto:
    https://www.papersera.net/wp/2022/11/05/topolino-3493/


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      Re:Topolino 3493
      Risposta #16: Sabato 5 Nov 2022, 15:19:19
      mia impressione è che Verdemare sia stata disegnata interamente in digitale e il livello di dettaglio utilizzato forse risulta eccessivo stampato sul piccolo formato di Topolino (io l’ho letta in versione digitale su un iPad 13” con schermo di risoluzione 2048x2732, e non di rado mi son comunque trovato a fare zoom sulle vignette)

      direi che per la ristampa in volume ci vorrà il formato superdeluxe  :D
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        Re:Topolino 3493
        Risposta #17: Sabato 5 Nov 2022, 15:25:01
        mia impressione è che Verdemare sia stata disegnata interamente in digitale e il livello di dettaglio utilizzato forse risulta eccessivo stampato sul piccolo formato di Topolino (io l’ho letta in versione digitale su un iPad 13” con schermo di risoluzione 2048x2732, e non di rado mi son comunque trovato a fare zoom sulle vignette)

        direi che per la ristampa in volume ci vorrà il formato superdeluxe  :D
        Io l'ho letta in versione cartacea vecchio stampo ed anch'io ho notato la presenza di alcuni piccoli dettagli che mi ero perso nella prima lettura.
        Non potendo "zoomare" con risoluzioni migliori, ad una seconda rilettura mi sono fermato ad osservare meglio le varie vignette e così ho potuto gustare di più certe minuzie che inizialmente mi erano sfuggite.

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          Re:Topolino 3493
          Risposta #18: Sabato 5 Nov 2022, 15:34:38
          A proposito dei disegni di Camboni, negli ultimi anni ha modificato leggermente il modo di disegnare i characters, in meglio a mio parere; è ancora molto riconoscibile il suo stile ma molto più bello per quello che riguarda i personaggi, il suo Topolino adesso si avvicina di più a quello di Gottfredson, l'ho notato soprattutto in alcune vignette che condividerò appena ne avrò il tempo. Sugli sfondi e i particolari è inutile che mi esprimo perché le immagini parlano da sole senza necessità di commentare, sono solo da ammirare in religioso silenzio  :silly:
          Luca Giacalone

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            Re:Topolino 3493
            Risposta #19: Domenica 6 Nov 2022, 15:09:54
            mia impressione è che Verdemare sia stata disegnata interamente in digitale e il livello di dettaglio utilizzato forse risulta eccessivo stampato sul piccolo formato di Topolino (io l’ho letta in versione digitale su un iPad 13” con schermo di risoluzione 2048x2732, e non di rado mi son comunque trovato a fare zoom sulle vignette)

            direi che per la ristampa in volume ci vorrà il formato superdeluxe  :D

            Ho appena finito di leggere la suddetta storia (mi mancava solo quella) e ne sono rimasto entusiasta. Non è il mio tipo di ambientazione ma con tavole del genere va bene tutto. Ti ho quotato perchè ho avuto la stessa sensazione, quella di leggere la versione eccessivamente compressa delle tavole. Il lavoro certosino di certe vignette si perde e, sempre quotandoti, sarà necessario il formato 'big'. Spiace quasi di aver "sprecato" la prima lettura a rimpiangere di non aver una lente.

            Parlando del resto, che è ben poco a mio parere rispetto alla storia di Camboni, dico che la tutti contro rimane poco giudicabile, tutto sta nel finale come sempre in questi 'gialli'.

            La papersera mi è piaciuta , io sono uno dei pochi, i par di capire, che aveva gradito la parentesi 'fantasy' del papersera ma anche il genere più classico lo apprezzo sempre. Soldi ben spesi in attesa di poter apprezzare un formato più consono della storia principale. Sono abbonato ma la variant l avrei presa davvero volentieri.
            Grazie Babbo anche per quella volta nel 1980 in cui sei tornato a casa con un Topolino in mano chiedendomi se mi andava di leggerlo...non ho più smesso.

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              Re:Topolino 3493
              Risposta #20: Domenica 6 Nov 2022, 17:52:18
              L'Oceano Perduto lo presi subito e mi piacque.
              Quell'altro, La Terra degli Antichi, non l'ho MAI trovato da nessuna parte, né in edicola, né in edicola né in fumetteria. Ho provato anche a farlo ordinare ma invano, tanto da farmi persino dubitare che sia mai uscito in Italia...  :cry:

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                Re:Topolino 3493
                Risposta #21: Domenica 6 Nov 2022, 20:56:18
                Se proprio dobbiamo trovare un difetto lo riscontriamo nel formato di Topolino che non risulta adatto a tavole così ricche di particolari, che meriterebbero certamente una ristampa in un formato più consono alla loro bellezza e complessità.
                mia impressione è che Verdemare sia stata disegnata interamente in digitale e il livello di dettaglio utilizzato forse risulta eccessivo stampato sul piccolo formato di Topolino
                Purtroppo, mi trovo d'accordo; anzi, ho fatto addirittura fatica a leggerla!
                Per carità, l'età aumenta e la vista diminuisce, quindi temo che sia in gran parte colpa mia! Però, trovo che disegni così particolareggiati e, soprattutto, una colorazione così massiccia non aiutino la lettura, ed è un peccato vista l'eccezionale qualità dei disegni... :lipsrsealed:
                Per la prima volta in vita mia, spero di vedere presto la storia in un formato più grande!

                direi che per la ristampa in volume ci vorrà il formato superdeluxe  :D
                Non esageriamo, va bene l'extra! Basta con gli atlanti! ;D
                Io son nomato Pippo e son poeta
                Or per l'Inferno ce ne andremo a spasso
                Verso un'oscura e dolorosa meta

                *

                Anapisa
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                  Re:Topolino 3493
                  Risposta #22: Domenica 6 Nov 2022, 23:41:13
                  Se qualcuno sta ancora pensando all'acquisto del Topolino di questa settimana..beh non ci pensi due volte perché Topolino e il prigioniero di Verdemare è una avventura meravigliosa  :heart:
                  Questo è uno di quei racconti che ti rapisce mentre stai leggendo..funziona tutto in questa storia..inanzitutto la narrazione è chiara, scorrevole, coinvolgente.I disegni sono dettagliatissimi, i colori sono magnifici..
                  Non mi dilungherò sulla storia, va letta e assaporata,punto per punto.
                  Zio Paperone e il sapone truccato, altra ottima storia del ciclo Papersera, tocca argomenti delicati riguardanti economia e appalti in modo divertente.
                  Topolinia contro soffre secondo me della parte centrale degli episodi.Come spesso accade il "tempo di mezzo" vive di rendita,trovo che in questo secondo tempo accada poco,a differenza del primo episodio che mi ha coinvolta molto più.

                  *

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                    Re:Topolino 3493
                    Risposta #23: Lunedì 7 Nov 2022, 09:34:06
                    Se dovessi dare un consiglio direi proprio di NON prendere questo numero perchè Verdemare merita una prima lettura su ben altro formato, fatico a credere che lo sto dicendo ma dopo aver letto il post di conker sono andato a vedermela sul tablet e ho 'preferito' la versione digitale (l app l avrò usato 4 volte  nel 2022 a dir tanto).

                    Il consiglio B è prenderlo ma non leggerla...una tortura in pratica  :-)
                    Grazie Babbo anche per quella volta nel 1980 in cui sei tornato a casa con un Topolino in mano chiedendomi se mi andava di leggerlo...non ho più smesso.

                    *

                    conker
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                      Re:Topolino 3493
                      Risposta #24: Lunedì 7 Nov 2022, 11:14:35
                      comunque, Verdemare e Papersera sono le mie preferite assolute del numero (e non solo)... come detto, l'unico "neo" di Verdemare per me è che necessita di un formato più grande di quello di stampa di Topolino

                      "Topolinia contro" presenta una visione del personaggio Topolino che a me personalmente continua a non piacere molto, troppo distante da quello "americano" che fondamentalmente è e resta un personaggio umoristico con caratteristiche proprie, ben distinte da quelle di un Paperino

                      il Mickey moderno non è lo scavezzacollo delle origini, ha sviluppato un carattere calmo e gentile, con una visione della vita ottimista e dotato di gran coraggio (mai spavalderia), curiosità e spirito di avventura, ed è, soprattutto, un personaggio che si ama

                      qui in Italia non di rado sento citare Topolino come personaggio "antipatico", forse qualcosa da rivedere nell'approccio al personaggio c'è
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                        Re:Topolino 3493
                        Risposta #25: Lunedì 7 Nov 2022, 11:17:04
                        Non ho davvero nient'altro da aggiungere, concordo al 100% con quanto scritto da Gumi nell'ottima recensione.

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                          Re:Topolino 3493
                          Risposta #26: Lunedì 7 Nov 2022, 12:20:06
                          Mi permetto di fare una breve riflessione a partire dall' ottima prova data da Artibani e Camboni con Topolino e il prigioniero di Verdemare: questa è la prova che anche Topolino, al pari dei Paperi, è un personaggio che può essere concepito come avente una lore costituita dalle storie classiche del personaggio, una strada che, a parte Casty, Artibani e pochi altri, generalmente non viene considerata. Si preferisce, invece, realizzare cose come Topolino: Le origini che tolgono ogni fascino al personaggio, la cui forza è anche quella di avere dietro di sè un lunghissimo retroterra. Non a caso questo sequel di una gottfredsoniana è tanto apprezzato. Certo, gli autori sono fuoriclasse e hanno scritto e scriveranno ottime storie anche senza bisogno di continuity e tuttavia, se la storia è ben riuscita è anche perchè il mondo costruito da Gottfredson quasi 70 anni fa è ancora oggi pieno di potenziale, al punto che attingendovi si riesce a creare un gioiello come questo. Insomma, penso che, senza farsi ossessionare dalla continuity (i cui eccessi sono il primo ad aborrire), magari trattare Topolino come i Paperi (nelle cui storie la linea narrativa Barks-Rosa più innesti di altri autori è ormai quasi del tutto digerita) potrebbe aiutare molto a rilanciare il personaggio.
                          « Ultima modifica: Lunedì 7 Nov 2022, 14:52:09 da paolo87 »

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                            Re:Topolino 3493
                            Risposta #27: Lunedì 7 Nov 2022, 16:40:13
                            Viste le recensioni entusiaste su Verdemare di tutti voi, sono corso a comprare questo numero. Devo dire che le aspettative che avevo sono state addirittura superate! Oltre che, certamente, per i disegni veramente evocativi, per le tematiche toccate, per le atmosfere e la caratterizzazione dei personaggi, ci tenevo davvero a congratularmi con gli autori sia per la trama entusiasmante, coinvolgente e in alcuni punti emozionante, sia per le sottotrame portate avanti egregiamente. Sono davvero stupito in quanto è senz'altro la mia storia preferita degli ultimi anni.
                            Riguardo al resto del numero lo trovo piuttosto mediocre, forse per contrasto: "la spatola d'oro" su tutte l'ho trovata tremendamente piatta e insensata; "Topolinia contro" invece, forse perché non ne ho letto la prima parte, eccessivamente verbosa e lunga, con varie situazioni che potevano essere rese in maniera più concisa o in alternativa anche tagliate del tutto (essendo un episodio di mezzo immagino preparino il gran finale, ma perché non farla in due episodi allora, dico io); quella del Papersera infine penso avrebbe giovato di gag un po' più convincenti, in quanto la trama di per se non è particolarmente illuminata, ma perlomeno fa il suo dovere.

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                              Re:Topolino 3493
                              Risposta #28: Lunedì 7 Nov 2022, 21:57:41
                               :grandpa:


                              Circa 'Topolino e il prigioniero di Verdemare'.



                              Molto è già stato detto, con sensibilità e competenza, da altri utenti.
                              Pur non volendo risultare ridondante, come non ripetere quanto questa avventura sia felicemente riuscita?...

                              Artibani e Camboni si confermano Autori di grande talento, che hanno ben introiettato decenni di animazione Disney e non solo.

                              Il Mickey Mouse degli esordi, irripetibile oggi, era l' espressione della nuova generazione americana in opposizione alla "generazione di egoisti" contraria al New Deal, dal celebre discorso di Roosevelt del 1933.
                              Il Mickey Mouse di Bill Walsh incarnava le inquietudini della stagione del nucleare -ben rappresentate dall' incombente senso di morte presente anche in 'Topolino e la scarpa magica'-.
                              Il Mickey Mouse di Francesco Artibani e Silvio Camboni rappresenta un' ulteriore sintesi. Affonda le sue radici nella gottfredsoniana avventura del 1953 mantenendone lo spirito disturbante di fondo ma attualizzandolo ed adattandolo alla sensibilità odierna.

                              Il soggetto è un classicissimo topos: il regno, l' usurpatore, la magia, il viaggio dell' eroe, la battaglia, il ritorno allo status quo.
                              Il plot fila via come un treno (come quello preso da Topolino nel '53).
                              Le strizzate d' occhio all' avventura originaria sono garbate ma inserite come in un meccanismo svizzero: cito solo il riferimento alla mortifera crudeltà di Verdecupo che decide scientemente di rubare gli anni della giovinezza ad un padre e una figlia.

                              I disegni rappresentano l' eccellenza del fumetto odierno. 
                              I characters non rientrano nei canoni Disney. C' è davvero tanto Miyazaki e non solo, nei temi e nell' estetica.
                              Silvio Camboni, che in 'Mickey et l' océan perdu' aveva ripulito i suoi personaggi ottenendo un risultato da accademia, qui raggiunge un' ulteriore sintesi tornando a sporcarli, in un sincretismo illustrativo che tiene conto dell' illustrazione ottocentesca e di Miyazaki, della bande dessinée alla Métal Hurlant e della mimica di certi manga.
                              La costruzione della pagina, la capacità riempitiva della singola vignetta, la ricchezza di dettaglio della tavoletta grafica -effettivamente davvero troppo compressa nell' abituale formato del Topolino libretto!-, la colorazione... Tutto è azzeccato, tanto sviluppati sono il talento e la sensibilità di Silvio Camboni.

                              Come già di recente il Mickey Mouse di Tito Faraci e di Casty, anche questo Mickey Mouse fa giustizia di decenni di Topolini imbelli ed incolori. A riprova del fatto che grandi storie creano grandi personaggi, e non viceversa, come ben esemplificato dal Mickey Mouse di impronta scarpiana/castyana.
                              Francesco Artibani e Silvio Camboni infatti intessono ed illustrano un' avventura riuscitissima in ogni sua componente, ma in cui -mutuando le parole della Gestalt- "il tutto è più della somma delle singole parti".






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                                Re:Topolino 3493
                                Risposta #29: Mercoledì 9 Nov 2022, 09:35:03
                                Ho appena finito di leggere il Topo con soddisfazione. Concordo su tutto quello che è stato detto su "Topolino e il prigioniero di Verdemare". Finita la lettura quello che mi ha stupito di più è che pur avendo una trama "semplice" e lineare è stato fatto un lavoro egregio per massimizzarne l'impatto e il godimento. Pur non essendo il mio genere preferito di storie l'ho apprezzata tantissimo. I miei complimenti agli autori!
                                Avrei una piccola nota da dire sulla storia del Papersera. Complessivamente concordo che sia una buona storia con anche tematiche importanti e che forse si vedono poco (anche se 30-40 anni fa usava proporre storie di Zio Paperone con molti più spunti sull'economia reale) ma mi ha lasciato stranito il fatto che i personaggi canonici cioè Zio Paperone e i 2 nipoti si vedono solo in metà delle tavole e fanno "poco". Sia ben chiaro: sono loro a risolvere la situazione ma ho avuto l'impressione che molte cose siano avvenute dietro le quinte. Metà della storia racconta la vicenda di comparse se includiamo anche il sindaco tra di esse.
                                Anche questo è già successo (cito ad esempio "Reginella e la minaccia terrestre" che ho appena riletto ma ce ne sono sicuramente molte altre) ma qui l'ho notato un po' di più perché come ho detto sopra i personaggi principali li ho visti sì risolutivi ma un po' "assenti".

                                L'Oceano Perduto lo presi subito e mi piacque.
                                Quell'altro, La Terra degli Antichi, non l'ho MAI trovato da nessuna parte, né in edicola, né in edicola né in fumetteria. Ho provato anche a farlo ordinare ma invano, tanto da farmi persino dubitare che sia mai uscito in Italia...  :cry:
                                Io l'ho comprato sul sito Panini poco dopo l'uscita.

                                 

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